Wired porta (anche) leeander alla Biennale dell’Architettura !!!
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L’abbiamo fatto!
Frontiers of Interaction viene annunciata da una intera pagina di WIRED MAGAZINE.
Ma cosa c’è da gasarsi nel fare una pubblicità?
Il fatto che NON lo è. Almeno non in senso stretto. Frontiers ha voluto usare questa pagina non per vendere il biglietto o fare branding (se no c’era un logo alto un metro e la foto dell’Acquario Romano).
Questa pagina è -prima di ogni cosa- un esperimento di comunicazione! Il concept, elaborato da Paolo Guglielmoni (che ricordo a Frontiers terrà un workshop su GeekAdvertising) ed il team di Leo Burnett, trasforma un QR CODE in un elemento grafico. La pagina è piena di trucchi, ed alcuni di essi saranno aperti a tempo. Persino tra mesi. Divertitevi.


ps. c’è Fiorello in copertina a WIRED. NON è lesa maestà e neanche una sconsacrazione del terreno geek. Il motivo è forse iPad?

L’ho sognata su fondo NERO PROFONDO, ma è ugualmente bellssima (ok, sono di parte), la mappa dell’Ubiquitous Computing che ho avuto l’onore di curare per WIRED ITALIA. …e non avrei potuto trovare un posto migliore per fare una infografica che un articolo per Roberto Siagri. Se non conoscete Roberto… leggetevi l’articolo! La sua azienda è unica in Italia per tecnologie e risultati!
Tornato all’infografica: La chiave di lettura sono cinque personaggi base. Non necessariamente in ordine cronologico-tecnologico…
A) Adamitico
B) Connesso
C) Esploratore
D) Argonauta
E) Transumano (che avrei preferito disegnato in modo meno tech e con le orecchie a punta :D )
che si muovono verso cinque “ambienti”:
1) Casa
2) Città
3) Hub Pubblico
4) Natura
5) Spazio
lungo i vari intrecci tra PERSONE e AMBIENTI si snodano le tante tecnologie, e -come in ogni monopoli che si rispetti- ci sono anche le PROVABILITA’ ed IMPREVISTI, che qui si chiamano: SINGOLARITA’ e ZONA MORTA.
Un grosso grazie a Daniele Cassandro che ha coordinato il lavoro e… buon WIRED a tutti.

Sono un FAN di OBAMA, eppure ho trovato abbastanza sgradevole il vederlo insignito con il Nobel per la Pace. Per lui un vincolo in più da gestire nonché un “Problema” di comunicazione non da poco (è oggettivo che si sia trattato di una premio alle intenzioni).
DI contro, per l’Organizzazione del Nobel, arrivare ad una candidatura così “acerba” ha aperto un vero e proprio problema di credibilità.
Così, pur nelle migliori intenzioni di tutti, viene da chiedersi: Ma se neanche un OBAMA merita quel premio, a chi può davvero spettare?
Personalmente, la risposta a questa domanda l’ho trovata quasi sotto casa. La risposta sta nella dirompente proposta di Riccardo Luna (Wired, Italia) di candidare INTERNET al premio Nobel per la Pace 2010.
La motivazione è presto spiegata: INTERNET è il più grande strumento di avvicinamento tra le persone che l’umanità abbia mai concepito.
I Social Network come Facebook/LinkedIn etc, la condivisione della conoscenza come WIkipedia, il teatro unico offerto dai vari Vimeo e YouTube, e tutti gli altri strumenti di condivisione di idee, pensieri, progetti, fanno di Internet il LUOGO IN CUI L’UMANITA’ SI INCONTRA OGNI GIORNO.
E se questa vi pare una affermazione forte, fate caso a quanti “abitanti” ha Facebook (oltre 250M) e paragonatela alla dimensione di una Nazione come l’Italia (meno di 60M). Facebook ha più utenti che Italia, Germania e Giappone (insieme) abitanti!!!
Dal dating alla Cultura, gli abitanti di questo pianeta stanno usano la Rete per incontrarsi e conoscersi. E questo avviene in ogni dove e in ogni istante. Questa vicinanza costituisce le condizioni ideali nelle quali la PACE può avere l’opportunità di fiorire. (Alla faccia di quella disinformazione televisiva e spesso politica che gode dal citare la Rete solo quando deve parlare di pedofilia).
Se ne volete sentire la forza, semplicemente pensate a quella -arrogante ma vera- frase che recitava “non c’è mai stata la guerra tra due Paesi dove è presente la catena McDonalds“. Oppure, più coscientemente, pensate a quel muro di Berlino è stato abbattuto anche dalla TV e dalla musica Rock, oppure alle guerre mediatiche in Medio Oriente a suon di Parabole Satellitari.
Adesso pensate quanto infleunte è già oggi la Rete e quanto -ancora di più- lo sarà nella mente dei digital nativi. Quindi SI, Internet è la mia candidata al Nobel per la Pace 2010, e spero che -una volta vinto- a ritirare il premio sia più che il solo e sempre verde Tim Berners Lee.
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IL MANIFESTO WIRED PER LA CANDIDATURA UFFICIALE

il sito Ufficiale dell’iniziativa INTERNET FOR PEACE: http://www.internetforpeace.org/
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E adesso, usando anche le parole di chi meglio di me ha scritto sulla necessità di abolire il Decreto Pisanu: Aggiungo questa opportuna ed urgente lettera protesta
Il 31 dicembre 2009 è in scadenza il Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) il cui articolo 7 assoggetta la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi, come l’identificazione tramite documento d’identità degli utenti.
Questa norma fu introdotta per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005. Doveva essere provvisoria, ma è stata due volte prorogata.
Si tratta di una norma che non non ha alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.
Ancora di più oggi, alla luce della candidatura di INTERNET al Premio Nobel per la Pace, si comprende come il Decreto Pisanu sia una Legge da Guerra. Una misura frena la PACE ma ancor prima CASTRA l’ECONOMIA. Una misura figlia di quelle incompetenze che -aldilà dei colori- NON vorremmo mai più vedere al governo.
ps. Grazie RIccardo. Senza di te, non so chi avrebbe avuto la forza di osare tanto.
Tutti sanno che sono un fan di WIRED, e che siamo in una nazione dove persino il più estremista dei detrattori comprende che senza wired staremmo peggio. Proprio per la certezza del mio essere PRO-wired penso di poter scrivere questa critica: Perché una pagina come quella qui sopra, proprio non la si può tollerare.
Immagino che sul WIRED online ci si stia lavorando. Cosa non fare è chiaro: drogare il sito di pubblicità stile 1.0 abbassa mostruosamente la credibilità.
Immagino che dopo la visita di Cory e con tutto quello che la redazione sa già, non ci sia problema a pensare un WIRED.it che sappia includere i lettori e trarre beneficio dal web 2.0. MA NON BASTA
Mi è evidente che c’è chi vorrebbe che il lavoro di vendere (in questo caso pubblicità) fosse facile. Ma NON è così. Non si tratta soltanto di un format facilmente ripetibile all’infinito e di qualche cold call da fare in batteria.
L’ADV online è qualcosa che ancora si deve in parte inventare, ed io spero che WIRED accetti questa sfida e faccia strada anche per coloro che verranno dopo.
Se non WIRED chi può accollarsi la sfida di comprendere con quali dinamiche l’adv può far stare in piedi un magazine online al punto da garantire persino i costi dell’offline? Il primo HotWired lo fece quando NON vi erano le condizioni per avere successo. Oggi è mandatorio ritentare.
Essendo WIRED parte di un grande gruppo editoriale, avrebbe molto senso stretegico fare una cosa simile.
O qualcuno pensa ancora che l’editoria senza innovazione abbia una strada dinanzi a sé?
Tratto dal quarto numero di WIRED:
…Wide Tag, una start up tecnologica che ha l’obiettivo di amplificare al massimo la nostra percezione del mondo. Immaginate di avere milioni di occhi e di orecchie che vedono e sentono per voi. Immaginate di poter conoscere in tempo reale la qualità dell’aria del luogo in cui vi trovate o il tasso di inquinamento acustico di una zona in cui state per comprare casa. O di avere un feedback immediato su quanta energia consumate e su quanta ne consumano i vostri vicini. Tutto magari su una mappa virtuale da aprire sul vostro iPhone….
L’Italia NON è un paese facile. Non è un posto dove -senza soldi e coperture politiche- si possano fare miracoli. Eppure -ogni tanto- qualche eccezione capita. Non è mai un caso, bensì il risultato di talento, tanto sudore ed un pizzico di fortuna. Per cinque anni Frontiers of Interaction è riuscita a dare il suo contributo di speranza per l’innovazione, generando le condizioni per cui è stato possibile condividire conoscenze di vario tipo ed estrazione.
In cinque anni si sono avvicendati circa 50 tra speaker internazionali e menti emergenti italiane. Tra questi ci piace ricordare: Dirk Knemeyer, Bruce Sterling, Elizabeth Chirchill, Takanori Shibata, Pabini Gabriel Petit, David Kirsh, Jeffrey Schnapp, Nathan Shedroff, Dario Nardi, Nicolas Nova, Matt Jones, Jeffrey Haung, David Orban, Asheley Benigno, Rafi Haladjian, Muriel Waldvogel, Howard Rheingold, Luca Mascaro… e poi ancora Antonio Rizzo, Fabio Sergio, Paolo Rigamonti, Stefano Sanna, Alessandro Valli, Bruno Giussani, Fabrizio Capobianco, Giorgio De Michelis, Roberto Fraboni, Roberto Borri, Teresa Colombi, Sebastiano Bagnara, Francesco DiNocera, …e sono certo di star dimenticando molti nomi.
Frontiers of Interaction viene realizzata grazie alla collaborazione attiva di persone ed aziende che credono in questo progetto e ne coprono le spese vive o realizzano le attività necessarie perché abbia successo. Senza che mai nessuno tenga un euro per sé.
Frontiers è senza fronzoli, senza cravatte, senza chiacchiere. E’ il posto dei Maker, degli innovatori seriali, di coloro che prediligono FARE.
Frontiers è un evento nato dal basso, fortemente voluto da quelli che WIRED definisce ItAliens. Persone che non si arrendono all’idea di una Italia incapace di fare della Innovazione sistematica e -tramite questa- costruire un Paese più moderno, sostenibile, libero. Una Italia capace di fornire maggiori opportunità ai talenti e -loro tramite- capace di creare maggiore ricchezza per tutti.
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Domani (entro la mezzanotte) va online il nuovo sito ufficiale della Conferenza, ma già adesso trovate il gruppo Facebook e la registrazione aperta su Upcoming. L’8 Giugno Frontiers ritorna. Appuntamento a ROMA.



Arriva una mattina -con troooppi anni di ritardo- che la tua edicola ha WIRED in bella mostra. In italiano. Non una traduzione, bensì tante storie italiane tutte da scoprire.
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Nonostante la mia assoluta dedizione al WIRED degli anni belli e l’impostazione pro-WIRED, non posso non dire che la copertina è stata un pò una deluzione. La Levi Montalcini ha 150 anni e -per quanto possa meritare rispetto infinito come scienziato- non è un bell’esempio. Come ho letto su un twit “la RLM in cover ha WIRED è la dimostrazione che l’Italia non è un paese per giovani“.
Non c’è cattiveria nel non gradire lady montalcini in cover. E’ un Nobel, un mito, merita certamente questo ed altro… (di politica oggi non parlo). E poi sono grato a RLM: Mi ha anche fatto sorridere, perché -con la veste argentea con cui è stata riprodotta- la cosa a cui assomigliava di più era l’immagine di HAN SOLO sotto grafite (STAR WARS)!!! :) - Così, da geek assolutamente senza rispetto, un attimo dopo l’aveva già ribattezzata nonna-in-domopack.
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Cover a parte, questo lancio di WIRED è stato un lungo, positivo ed interessante percorso. Pur non volendo considerate ciò che ho visto in quanto persona che è stata -in qualche modo- coinvolta (colazione da wired, etc), restano moltissime attività utili o ludiche (tutta la parte 2.0) messe in piedi dal buon Riccardo Luna ed il suo team.
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Anche se non si tratta di PLAYBOY, le edicole sono gonfie di WIRED e ingiro -in metropolitana, aeroporto, etc.- vedi proprio la rivista nella mani e sotto gli occhi dei suoi lettori. Da ieri, persino io nel mio piccolo, avrò ricevuto una dozzina di sms, email, etc. di persone -non addette ai lavori- che mi avevano visto su Wired.
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Oggi, a SKYTG24 c’è stato un breve intervento di Riccardo, in ora di pranzo, che definirei davvero utile ed importante.
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In questo paese infatti INTERNET è citata soltanto quando nella stessa frase c’è pedofilia, sboom economico, le cavallette, o chissà cos’altro. Vedere un tranquillo ragazzo sino a “ieri” ignoto ai più, che al TG del pranzo, parlava di Louis Rossetto, dell’importanza di non essere una rivista di tecnologia bensì un luogo per le idee che cambiano il mondo, mi ha rincuorato. Nel suo intervento, Riccardo ha anche spiegato perché la Montalcini e WIRED: banalmente perché il suo sguardo è ancora rivolto al futuro!
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Dentro WIRED
Ho amato il primo numero Zero. Magari ancora un pò incasinato nella impaginazione e nel colore ma con storie lunghe e pazzesche. Ho intravisto il secondo numero zero, con delle foto di qualità pazzesca ed il coraggio di anticipare le storie e non limitarsi a raccontre quelle che sono già a lieto fine (intendo di successo).
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Questo numero uno mi piace per i suoi ItAliens, per il pezzo sulla dimenticata Echelon, per il fatto che -parlando degli italiani che non mollano- usa le parole “Paese” e “Coraggio“. Trovo fantastica la infografica spalmata su tutto il numero e -come impaginazione- preferisco la seconda parte della rivista, da PLAY in poi. Eccellente la foto della “tana” di Will Wright. Buona anche la parte Gadgets. Quelli non non ti lasciano i neuroni in subbugli come le storie, eppure non bastano mai.
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Alcune firme ed alcuni ritorni sono davvero uno spettacolo. I rubrichisti da cui mi attendo di più, certamente Nicola Nosengo e Raf Valvola (ma anche Matteo Bittanti). Quelli da cui mi aspetto di meno, Linus e Vito Di Bari. Molte delle persone che ruotano attorno a WIRED, poi non li conosco nemmeno, e questo ritengo sarà un valore enorme di WIRED. Tutti vogliono fare RETE con WIRED e quindi, se WIRED non sarà un dead link e farà da HUB, il valore di questa “Rete Italia” aumenterà di certo.
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Il risultanto dello squadrone messo in campo (anche in termini di quantità di gente coinvolta) e che ci sono un sacco di storie su questo WIRED in edizione italiana. Percepisco meno presente la pubblicità rispetto alla edizione Usa e -finalmente- le cartoline ci sono ma non si sparpagliano per terra appena afferri la rivista. aaahhh!
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infine…
Ho trovato molto positivo anche il modo in cui WIRED sta dando voce a cose belle e troppo poco conosciute (nonostante tutto) come il Meet The Media Guru. Non vedo l’ora di riascoltare Cory Doctorow, il 6 Marzo in Mediateca a Milano.
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Proviamo a muoverci verso qualche conclusione…
Sto ancora sfogliando e risfogliando la rivista, come volessi assimilarla e -sin qui- il principale difetto mi pare la poca presenza di URL. Vorrei andare subito ai rimandi delle persone e delle storie che ho letto, ma devo passare da google per trovare la maggior parte di esse.
In termini di strumenti e attegiamenti più di Rete, mi aspetterei un tot di cose da WIRED.
Ad esempio che le foto pubblicate possano -almeno in qualche caso- divenire patrimonio pubblico. Immagino l’account WIRED su Flickr non debba mostrare soltanto la redazione al lavoro, ma servire da WIRED-Repository per tutti i WIRED-People. Queste parti pubbliche potrebbero essere gestite con licenza Creative commons e crescere nel tempo.
Dentro alla rivista, vorrei anche avere chiare le policy di interscambio (ri-pubblicazione) di contenuti presenti altrove.
Ad esempio, se un pezzo è una traduzione, vorreai sapere di quale WIRED in quale data. (es. visto su WIRED USA, IT o UK)
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Ma queste sono tutte finezze che si possono affinare nel tempo. Quel che importa -per adesso- è che WIRED ci sia. Adesso spero non ci tocchi fare i wired-people… :D
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Le ultime righe le uso per parlare ancora della copertina.
Personalmente, non avrei avuto dubbi, nel volere fortemente una faccia italiana in cover, e -senza esitazioni- ci avrei schiaffato il faccione da stregone di laboratorio: Maurizio Banzi. Arduino non è rocket science. Pare un giocattolo banale, ma ha introdotto il concetto di opensource hardware, conquistato MAKE e l’attenzione di migliaia di sviluppatori attorno al Globo. E’ una delle poche cose italiane che hanno fatto il giro del mondo partendo con tre soldi in croce. Innovazione dal basso. Messaggio di speranza per gli altri inventori che vogliono tirarsi fuori dal pantano. E noi italliani -grazie alla latitanza dei capitali di rischio e non certamente all’assenza di talento- Google, Yahoo, Flickr, Facebook, youtube etc etc NON CE LI ABBIAMO MAI AVUTI!
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Io non so se WIRED sia in italia per far profitti vendendo gadget ed eventi che celebrano il marchio (io ne comprerei) o per dare un contributo di cambiamento a questo martoriato paese. Quello che so è che c’è bisogno del WIRED che viene dal futuro. Della rivista -anche un pò sperimentale ed ottimista- che ci aiuti a pensare che l’unico limite sia il cielo. E dato che non tutte le storie fniscono bene, WIRED -immagino- avrà il ruolo di raccontare i tentativi, gli errori ed i successi di quelle menti inquiete che hanno ereditato l’italico DNA di inventori e naviganti.
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…E come dice Louis Rossetto, è meglio tentare di raccontare il futuro e sbagliare che accettare supinamente le idee preconcette o basate sul conformismo…
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Non siete ancora stanchi? tuffatevi su:
>>>>> WIRED.IT è ONLINE <<<<<<<<<<
(messaggio per chi WIRED lo fa davvero: Gran bei content anche online, ma visto l'aggregatore e visto il sito... accidenti che disastri!!! ah... c'è qualche banner di SKY... )
Questi video raccolgono le testimonianze di chi ha partecipato alla colazione di WIRED. Tutti “soliti noti” e molti capaci di dare un contributo significativo alla discussione. A me sono piaciute le parole di Lele con la sua frase “il mio ‘68 è stato Internet” ed anche le romanzate visioni storiche di Zampe. Poi, si sa, il mondo si divide in chi le cose le fa e chi ne parla. Quindi, lode al coraggio di chi -senza una corporate che paga lo stipendio- fa le cose che fa MariaGrazia con il suo MeetTheMediaGuru (non perdetevi il grande e simpatico Cory Doctorow, il 6 marzo) o Andrea con 7thFloor. (beh, si c’è anche Idearium e anche Frontiers)
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ah, guardando i video… in generale, delle due domande raccolte in questi brevi video, la più interessante è la seconda:”Esiste una Italia da Wired?”
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Qui sotto trovate le mie risposte e -volendo completare la testimonianza- dico anche che WIRED potrebbe essere quello specchio in cui tutti noi ci si possa guardare e -visto il riflesso- potrebbe anche farci venir voglia di diventare migliori. - E adesso tutti ad attendere gli ultimi dieci giorni prima dell’edicola.
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A proposito del Manifesto Tecnologico di Barak Obama, linko ancora con piacere questa traduzione di Apogeo. Qui -invece- c’è il documento originale in Inglese (trascritto)
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Ultimi link: avevo già parlato della Colazione…
- 7thFloor racconta WIRED (e genera commenti :)
- Colazione da WIRED (foto di Gruppo)
Questa autocelebrazione sembra non finire mai, ma -vi garantisco- è puro divertimento e zero fighettitudine. D’altro canto, come han ben detto Lele:
“Io non ho avuto il ‘68. Il mio ‘68 è stato Internet“.