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Progettare gli Oggetti della prossima Internet (TEDx)

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Il TED come Wikipedia, come le AI Class aperte da Stanford, come Singularity University e come -nel suo piccolo- anche Frontiers, sono un patrimonio eccezionale che l’umanità ha oggi a sua disposizione.
Esserne, in qualche modo partecipe, fornisce opportunità di incontro con persone davvero eccezionali. E ispirati da loro, si può trovare motivazione per aspirare ad essere persone migliori. Anche ieri, a TEDxBologna, ne ho viste di persone così.

C’era Bruno Murari, per me un mito, in quanto inventore del MEMS (di cui avevo parlato qui) e -insieme a Faggin- rappresentante di quell’Italia che HA INVENTATO alcuni dei pilastri del MONDO IN CUI VIVIAMO.
Certo, come lui stesso ha detto:”nulla si inventa da zero, nessuno lavora da solo, tanti sono i protagonisti dietro ad ogni piccola innovazione”. Ma è sempre necessario un “motore” e certi essere umani hanno quel quid in più. Ecco alcune foto (wired) che credo diano l’idea.

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E’ stato fantastico l’incontro con Simonetta Di Pippo, persona davvero SPAZIALE (e non solo perchè ha dedicato la sua vita allo Astrofisica) a cui ho potuto chiedere una validazione altissima di un fatto citato nella mia presentazione. Parlavo di Space Junk e volevo essere certo della effettiva pericolosità di questi oggetti rispetto alle missioni orbitanti. …chiederlo direttamente al Direttore dell’Agenzia Spaziale Europea, non capita tutti i giorni!

Ho anche re-incontrato uno degli innovatori italiani di più lunga e coerente carriera, Andrea Carignano leader della Seac02, un luogo dove tra affreschi e sale nobili, vivono computer dediti a rendering 3D in tempo reale, realtà aumentata ed altre diavolerie high-tech.

Ispirato da Gianumberto Accinelli, ho scoperto cose nuove ed interessanti, come: l’amore per gli insetti. E non come Gian, che vuol solo mangiarseli.

E che dire, del viaggio incredibile, da Milano a Shangai, realizzato dalla “auto senza pilota” di Alberto Broggi. Non vedo l’ora che questa prospettiva passi da “invenzione” a “prodotto”. Alcuni aspetti di queste “auto che vanno in giro da sole” sono infatti follemente divertenti ed estremamente utili, ed ho sia delle aspettative da “cliente” che idee da “progettista”, che spero di soddisfare presto.

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E poi, appena tornato da flatlandia, c’era Massimo Marchiori, matematico italiano insignito di premi e riconoscimenti che lo collocano tra i migliori cento del mondo (Technology Review) e che -stranamente o testardamente- vive ancora a Padova! Persino avendo contribuito -con le sue ricerche- al successo di Google. Gente simpaticamente strana, no?

E la storia non finisce lì: C’era chi si concentrava su fusilli di luce, sul trasferimento wireless della energia, sulla fusione fredda… Tutto emozionante, così come -probabilmente- un po’ meno alla portata dei miei poveri neuroni. Fortuna che un po’ di musica e qualche disegno e qualche mappa mentale, mi hanno rimesso in asse.

Infine, va detta una cosa:
TEDx, come le altre occasioni del genere, non sono mai “solo” i relatori. C’era tanta energia anche tra i partecipanti, e di tutto questo -come al solito- bisogna ringraziare innanzitutto gli organizzatori. Come Frontiers, faccio questo “mestiere” da sette anni. Rubando tempo a famiglia e sonno per mettere in piedi un palco e delle opportunità che -con coerenza estrema- non lasciano un euro ma donano preziosissima energia e sorrisi pieni di soddisfazione. Per questo, per quanto ogni edizione prima o seconda sia sempre perfettibile, il mio grazie va ai ragazzi del team di Bologna e alla DUCATI, padrina di casa assolutamente gentile e trasparente. Ne so pochissimo di moto, ma da ieri loro hanno il mio rispetto.

Un grazie -anche- per aver reso possibile che io raccontassi questa storia:

Progettare gli Oggetti della prossima Internet (TEDx)

Su slideshare ci sono già le note alle slide, mentre spero che il video e/o altre versioni del mio live siano presto disponibili e possano dare pienamente l’idea di quanto sta oggi accadendo sia nella IoT in generale che nello specifico della eHealth in particolare.
Per chi fosse interssato a questi argomenti, in PHI ho dato vita ad una eZine specifica: GEEKS of HEALTH, dove da Amber Case agli scenari IoT, di cose ne stanno passando.

Una nota finale: Questa presentazione deve molto al lavoro svolto come fondatore e CEO della WideTag, Inc. Tre anni fantastici trascorsi fianco a fianco con David Orban (oggi a NYC) e Roberto Ostinelli (volato definitivamente in CA). Grazie Ragazzi.

Widenoise in bella mostra (in attesa della 3.0)

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Con la stupenda compagnia del progetto THE ITALIAN MOOD del CATTID, il nostro WIDENOISE campeggia nella prima pagina dei progetti (pag 51) del catalogo QUI SI RIFA’ L’ITALIA, con cui WIRED ha festeggiato i 150 anni dell’Unità d’Italia a Torino (Mostra Stazione Futuro).

Aver ricevuto stamani la copia del catalogo, mi ha fatto cominciar bene la settimana. :)
Tra l’altro, proprio mentre lavoriamo alla 3.0… con nuovi alleati importanti ed un progetto open… Spero di poterne parlare presto!

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ps. Adesso, c’è solo da vedere se dopo l’addio alla Luna, Wired saprà darsi nuovi e ancora più ambiziosi obiettivi.

Il New York Times, pubblica la “Visione sul Futuro degli Oggetti”

Disclaimer: oggi potrei anche avere 30minuti di totale mancanza di obiettività. Dopo aver rilasciato una intervista con RDS senza avere alcun merito musicale, adesso mi ritrovo anche sul New York Times senza passare per LaRepubblica. :D

leeander su NYTIMES

- Leggi tutto l’articolo del New York Times
- Leggi il post originale su widetag.com

Infine, il testo originale scritto per WIRED
italia 2050: perchè non dobbiamo avere paura

Discorso per un Polo Italiano della Internet degli Oggetti come rinascimento progettuale ed economico del Paese


INTRO & TEMPO

C’è spazio per discontinuità forti e persino per singolarità nella storia, ma spesso, per rendersi conto del futuro, basta trovarne dei pezzi nel presente o persino nel passato.

Volendo indicare una strada, una strategia, un mercato nel quale credo valga la pena di indirizzare i nostri sforzi, non posso che citare la “Internet degli Oggetti”.



Una Internet più larga e più profonda del web 2, una Internet su scala davvero planetaria, capace di farsi GAIA, così come di includere nelle stesse reti sociali sia gli umani che le loro “macchine”.



Questa Terza ondata di Internet NON si posiziona solo nel Futuro, anzi è ampiamente radicata nel passato. Da trenta anni si parla di essa con nomi diversi nel mondo accademico piuttosto che in quello industriale. La novità semmai è che nel 2010 questa Internet era già entrata nelle case della gente, accelerando il processo di re-invenzione sistematica degli oggetti. 

La prima ondata di oggetti connessi è già passato.

L’esercito di duecentocinquantamila conigli wifi ha avuto il merito di incidere il nuovo nel nostro immaginario, sacrificando se stesso per farlo. Nel 2010, una nuova generazione di oggetti connessi è già in vendita nei negozi, e mentre posta il vostro peso corporeo su Facebook è pronta per il suo reality check.


Ecco il link con l’Italia: Ripensare gli oggetti di ogni giorno, così come avvenne con l’avvento della plastica, e riformarli perché siano adeguati al futuro nel quale desideriamo vivere.

Questa è l’opportunità che l’Italia -più di tanti altri sistemi e Paesi- è tagliata per affrontare. Una opportunità strategica, non solo per non scomparire, ma anche per entrare in un neo rinascimento in cui tornare protagonisti. 

Gli oggetti d’uso quotidiano sono la nostra storia archeologica, ma anche il nostro specchio. Noi disegniamo i nostri “attrezzi” e poi -almeno in parte- ci evolviamo nel modo ideale per utilizzarli.




PERCHE’ ?
Ma perché e come bisognerebbe reinventare gli oggetti comuni oggi?
Ogni oggetto dovrebbe avere una storia. Una storia del suo passato (materiali, luoghi di produzione, istruzioni) e del suo futuro (differenziazione, smontaggio, riciclo).

Ogni oggetto dovrebbe conoscere attivamente qualcosa di sé (essere senziente o almeno conoscere il tempo ed il luogo del proprio uso), essere connesso e sociale, ovvero appartenere a noi umani, sedimentando le interazioni con i propri utilizzatori e “vivendo” nella nostra rete digitale e sociale.



Se prendiamo a riferimento gli oggetti culto di questo ultimo decennio, con iMac o iPad, scopriamo che sono “Progettati in California” e prodotti in Cina. 

Questo connubio, California e Cina è l’alimento perfetto delle nostre paure. La paura dell’incapacità dell’Italia di farsi California, come anche la paura di misurarsi con la forza produttiva della Cina.
Sembra una impresa impossibile e invece non lo è.

Già oggi -quando guardiamo un oggetto di stile, un’auto o un abito- siamo spesso in grado di riconoscere il “made in Italy”.

Nel futuro è altrettanto possibile proiettarsi nel paragonare il “designed in California” con il “Designed in Italy”. In questa terza ondata di internet la tecnologia resta un pilastro fondamentale, e per realizzare prodotti sensati serve mettere a lavorare insieme team interdisciplinari e ibridi. Nelle scuole di design lo si fa da anni. Adesso è tempo di portare questi approcci nelle aziende e usarle come motore del paese. Il progettare deve diventare altrettanto importante del saper fare artigianale che ha finora contraddistinto i prodotti italiani più blasonati.

Questa enorme necessità di ripensare gli oggetti anche più semplici, è insita nel fatto di volere continuamente re-inventare il nostro futuro. 
Al contempo reinventa la progettualità stessa e pone il settore artigianale, piccolo manifatturiero e l’ingegneria del software, a lavorare da co-protagonisti.



Non è impossibile pensare che gli oggetti che l’Italia produrrà nei prossimi 40 anni, e che quindi -in parte- saranno anche l’Italia stessa, potranno condividere un nuovo “stile” tecnologico che renda i prodotti italiani ricchi di informazioni su sé stessi e sul contesto; capaci di essere connessi e sociali; capaci di alimentare e rinnovare il made in Italy, evolvendolo dallo stile alla interazione. Così, domani, nell’immaginario di chi lo guarda, un oggetto sociale potrebbe essere associato all’Italia non solo per lo stile estetico, bensì per il behaviour che eroga.

Tutto questo non è semplice, ma la semplice prospettiva del 2050 è sufficiente per allontanare i limiti della quotidianità e far comprendere che la semplice rassegnazione, non ha davvero alcun senso.

In un Paese di inventori (ma anche di ingegneri, interaction designer e creativi di ogni specie) il tempo gioca sempre a favore del futuro.

Ringraziamenti: Questa menzione del NYTimes è conseguenza di una reazione a catena. Senza WIRED che mi ha scelto per 2050, READ WRITE WEB che segue widetg e senza l’immancabile zampino di David Orban che ha postato sul blog di WideTag, tutto questo non sarebbe successo.

Social Hardware ludici e Mobile come frontiera IoT

Questo video qui sopra mostra un device animato (motorini, led e forse -chissà- anche dei sensori) che può essere collegato ad un computer e riceve comandi da una interfaccia residente su un cellulare ANDROID.

Un “cellulare” che non è lì a caso. E non certo perché il “robottino” necessiti di un sistema operativo.

Android ed il mobile però hanno davvero MOLTO SENSO, perchè il mobile è il punto di transizione naturale tra il web che conosciamo e la Internet degli Oggetti.

Nel complesso, questo accrocchio verdino lampeggiante è GRAZIOSO, ben prototipato ed apre una serie di scenari in ambito ludico, piuttosto che verso ambienti “sociali” online e non.

NON è un device rivoluzionario, ma fa capire la direzione.

Ragionandoci…
NON è un vero device connesso, nel senso che NON è autonomo. NON è neanche un device SENSIZIENTE. NON è SOCIALE. Per certi versi ANZI E’ DAVVERO POCA COSA, rispetto a quello che i nomi ed i soldi disponibili quando parli di google e soci, potrebbero consentire.

E’ un futuro che -ai miei occhi- scorre lentissimo e claudicante.
Una sequela di piccoli errori progettuali, di pensare in modo limitato…
Copiare i suoni di STAR WARS sarà “geek” ma non brilla per inventiva…

Eppure, nonostante tutto, un pò fa sognare.
E’ la carica di chi è forte e sa che -comunque vada- vincerà la partita.

Nel frattempo, con zero soldi ma tanta creatività, altri hanno fatto molto di più. Hanno aperto strade, fatto cultura, generato workshop, mixato, etc… ma senza poter avere IMPATTO.

Io non posso fare a meno di chiedermi cosa potrebbe accadere ad un paese che avesse un sistema per investire sul talento prima che questo emigri, perda fiducia in sé, oppure -semplicemente- venga raggiunto da chi poi farà il denaro facendo esattamente le stesse cose e/o anche facendole peggio.

Continuo a pensare che sia l’Italia il paese degli oggetti connessi. E penso a tutti questi cosidetti investitori che ci sono ingiro… che non sanno vedere, non sanno rischiare e poi si chiedono come mai in Italia non trovano gente di talento equivalente a quella che c’è in Google… Già. …chissà perché i “nostri” investitori sono così sfortunati :D

Un link da Google a WideTag passando per il Corriere

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Nei vari giri Californiani ci sono tre italiani che cerco di incontrare sempre, perché stare con loro è una festa per il cuore ed i neuroni. Uno dei tre è Alberto Savoia: un italiano in California dal ‘77, ed anche Googler davvero speciale per mentalità ed incarico.

Alberto è -infatti- Director of Engineering a Google e ha la missione di accelerare il già impressionante record di innovazione di Google. D’altro canto, il garage di casa Savoia è imbarazzante: Stracolmo di premi! The 2005 Wall Street Journal Technical Innovator Award, InfoWorld Top 25 CTOs Award, AlwaysOn Top Innovators Award (2004, 2005, 2006) and InfoWorld’s Technology of the Year Award (2005, 2006).

Questo l’abstract del suo ultimo talk dello scorso 13 Maggio.

In his presentation “Innovation at Google”, Google’s Engineering Director Alberto Savoia will introduce three basic models for innovation: Top-Down, Democratic and “eXtreme”. He will describe how Google’s core beliefs, culture, organization and infrastructure have successfully enabled Democratic innovation throughout its growth, and conclude by discussing “Unleash the Innovators”, a practical manifesto to leverage eXtreme Innovation in any organization.

corriere_savoiaPerché tutto questo panegirico?
E’ doveroso e anche interessato, perché Alberto ha rilasciato una intervista al Corriere e -senza avvisarmi- ha buttato dentro me e Widetag, citandoci come esempio di quelle Companies self-funded che attraversano l’Oceano e provano a costruire da soli il proprio spazio nella culla dell’innovazione. Per usare le stesse parole di Alberto…

These days, with open-source software and cheap hardware, entrepreneurs don’t need to raise a lot of money (or any money) to get started. As a result, I am seeing more self-funded Italian start-ups (with two or three people) coming to Silicon Valley to get funding and form partnerships for their next stage of growth after they’ve completed initial product development and have already some customers. One such example is a very interesting and exciting Italian start-up called WideTag

A voi sembrerà sciocco, ma a me questi riconoscimenti da persone così speciali, non solo mi rendono orgoglioso di quanto stiamo facendo, ma mi fanno anche pensare che questo paese ha ancora un speranza.

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ps. E’ abbastanza rilevante e prende robustezza ogni giorno maggiore, questo fronte di nuovi Italiani alla Frontiera (come li chiamerebbe Roberto Bonzio), composto da BAIA, SVST, Mind The Bridge, e poi personaggi che ben rappresentano tutto questo movimento, come Fabrizio Capobianco.

La Coda lunga dell’Acceleratore (TechGarage)

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Social Energy Meter Corriere della Sera  inserto Scienze &Tecnologia martedì 6aprile 2010La presenza WideTag al TechGarage voluto dall’Acceleratore del Poilitecnico di Milano (insieme ad altre Aziende ed Istituzioni) sta avendo una sua coda lunga per il nostro amato SEM (Social Energy Meter). Dopo la presenza a Rai3 sotto Pasqua, ecco qui un articolo del Corriere Scienza & Tecnologia ed un servizio televisivo del TGR Neapolis. Dunque… Bravo David che ha anche portato a casa WideTag anche un paio di Premi!

premi techgarageDavid Orban, parla di SEM a TG3 Neapolis
Qui sopra i due premi ricevuti da WideTag e David Orban (visibilmente provato dalle settimane di andirivieni dagli States).

Regalo di Pasqua: SEM va in RAI (TG3)

WideNoise NUMERO 1: Effetto FREE per il SXSW

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Operazione a Peluche aperto (il video)

Finalmente ho trovato il tempo di postare il video (senza purtroppo la necessaria sintesi) della OPERAZIONE iTOPO, ovvero: Come far divertire l’audience della UXCON di Lugano mostrando una operazione di alta manualità elettronica a “peluche aperto”.

Social Hardware (ita): From iCrocco to iTopo from leeander on Vimeo.

- QUI trovate le slide della presentazione e tutto il resto della storia

WideNoise sulla RAI, TG3 Neapolis

Registrato con un mac che guarda la TV (difronte, non collegato), questo è il video (un pò quick and dirty) della puntata di TG3 Neapolis di cui WideNoise è stato protagonista.

L’evoluzione della rete -Nea Polis 22/12/2009

Un primo esempio pratico lo fornisce Leandro Agrò, fondatore di Wide Tag, start up che ha sede nella Silicon Valley: “Il microfono di un iPhone può essere utilizzato per misurare la quantità di rumore che c’è qui, in questo momento. Questa quantità – intesa come media in 5 secondi – viene mandata su internet e contribuisce a creare una grande mappa dell’inquinamento acustico del pianeta. Una mappa che nasce dal basso e che tutti possono vedere attraverso un social network.” Wide Noise, che è stata nominata nella TOP dieci dei prodotti della cosiddetta Internet degli Oggetti 2009, è dunque uno dei nuovi tipi di microapplicazioni che consentono al web di uscire dal computer per entrare negli oggetti della vita quotidiana, dove elementi del mondo reale transitano nel mondo virtuale. E con le nuove applicazioni nascono nuovi modelli economici.

WideNoise @TG3 Neapolis (RAI) from leeander on Vimeo.

- La pagina ufficiale della RAI dove trovate la puntata.

Infine, due note a latere:
1) Oltre WIDETAG, come spesso accade quando si parla di arogmenti simili, ci sono soltanto giganti come IBM.
2) La conferenza TOPIX ha rotto la barriera della Rete ed è finita in TV. Non capita spesso in generale e NON capita mai quando il tasso di innovazione comincia a crescere sul serio.

Pensiamoci…