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L’ESPRESSO parla degli Assistenti Virtuali

Articolone su l'Espresso

Personalmente sono abbastanza convinto che -nel futuro breve- avremo sempre più spesso a che fare con agenti intelligenti -o assistenti virtuali che dir si voglia- per molte delle attività che svolgiamo in self-service. Basti pensare a come abbiamo “imparato” ad usare gli ATM, l’home banking o -semplicemente- a prenderci da soli la roba dallo scaffale del supermarket (una volta il bancone del droghiere separava le robe dai clienti). Di questo parlerò anche al World Business Forum, ma -di questo- parla oggi anche l’Espresso. Un ampio articolo (3 pagine con belle foto etc) di Federico Ferrazza, racconta degli K-Human realizzati dai ragazzi della Kallideas SpA (dove -per chi non lo sapesse- faccio il “design and vision Director”), come anche cita i discorsi di Umberto Basso e la concorrente H-care.

Cover dell'Espresso del 19oct07Per certi versi è vero anche che l’italia sta -in qualche modo- facendo da capofila in questo potenziale mercato degli assistenti virtuali, soltanto che mi piace sottolineare anche le difference culturali messe in campo dal Lab nel quale lavoro. I concetti di Embodiment (che mi hanno portato come speaker al BayCHI in Silicon Valley), le interfacce emotive (che si sono meritate un articolo su UXmatters), l’intelligenza composita (altro articolo su UXmatters) e adesso il talk al World Business Forum (dove parlerò di assistenti virtuali in chiave “marketing” nell’era del Total Access), dimostrano -credo- una capacità di creare cultura che va molto oltre la semplice produzione di tecnologia.

D’altro canto, l’approccio open nel quale tutti noi crediamo, è tale per cui su slideshare, Viddler, Youtube etc, rendiamo sempre pubblici i “concept” e i “valori” nei quali crediamo. Tanto, dopo le parole che ognuno può far sue anche se è eterno secondo, poi serve saper fare davvero le cose. E lì non è una passeggiata per nessuno.

btw: Ray kurzweil è un singolarista e prevede che -già nel 2009- una gran parte delle transazioni commerciali saranno realizzate attraverso “personalità animate” e molti professionisti saranno impegnati nel design di caratteri digitali. Come al solito io sono un paio d’anni in anticipo :DD

Le Frontiere dell’Interazione viste dagli States

Matteo + LeeanderSono tutti autori italiani quelli che hanno contribuito al report di Frontiers of Interaction 2006, ma la rivista che li ospita è quanto di più “Silicon Valley” si possa immaginare.
L’evento -pensato a metà tra show e divulgazione ideato, nonché ideato da me (come Idearium.ORG) e Matteo Penzo (Uxnet ambassador)- continua a riscuotere attenzione.
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Dalle GUI alle interfacce emozionali

assistenti virtuali al lavoroDa tempo sto lavorando alla definizione di interfacce emotive, ovvero che basano le loro risposte anche su input multimodali ed emotivi (tono della voce, piuttosto che livello di ansietà) e -soprattutto- sono capaci di connotare emotivamente le loro risposte.

Ovviamente, il campo di applicazione delle eUI sono gli assistenti virtuali (il frigo di casa può effettivamente essere emotivamente meno performante di un personaggio simil-umano) e quindi il tutto ci riporta ai video concept presentati in anteprima all’evento Frontiers of Interaction II, che tanta visibilità ha avuto.

UXmatters logoIl punto è che, per parlare di eUI bisogna capire meglio cosa sono e -ove possibile- delineare una sorta di manifesto delle interfacce emotive. Per quest’ultimo obbiettivo è forse presto, ma in questo articolo apparso sulla eZine americana UX matters, ho provato a fare i primi passi. eUI e HumanLike Interaction sono quindi concetti che -a partire da UXmatters- cominciano a percorrere la loro strada.

- l’articolo from GUI to eUI su UX matters