Perchè penso che Jack Dorsey sia il nuovo Jobs
Mentre ero all’evento Mind the Bridge (a proposito: davvero bravi Marinucci & soci) mi è spontaneamente partito questo tweet dove dicevo: Jack Dorsey è il nuovo Steve Jobs.
Immediatamente, sono giunti un sacco di messaggi, da quelli più colpiti per l’irriverenza data dalla stessa ricerca di una nuova icona, a quelli che argomentavano il perchè lui e non un altro. Ad esempio uno dei tanti indicati di recente da Wired Italia.
Beh, innanzitutto Steve Jobs non si nasce. E’ un percorso che deve avere delle ottime basi, ma è comunque un percorso. La ricetta è composta da molteplici ingredienti, come il carisma, la acutezza di pensiero, la capacità di ispirare e far lavorare per sé i grandi talenti, la capacità di produrre denaro per nutrire e far crescere i propri progetti e dunque finanziarne lo sviluppo di nuovi. Il tutto in un ciclo senza fine che punta ad obiettivi sempre più grandi.
Jack Dorsey, in poche righe: Nato nel 1976. E’ “l’altro” dei due ragazzacci che hanno creato TWITTER. E’ un informatico che dalla sua creatura è già uscito e rientrato (vi ricorda nulla?) e che oggi è soprattutto il fondatore e amministratore delegato di SQUARE, compagnia che sta rivoluzionando il nostro rapporto con il denaro.
Nel 2008 la rivista Technology Review, pubblicata dal Massachusetts Institute of Technology, l’ha inserito nella lista “TR35″, come uno dei 35 più importanti innovatori nel mondo sotto i 35 anni di età.
Jack ha dunque all’attivo due aziende, che forse oggi non suonano come APPLE e PIXAR ma che hanno un potenziale davvero grande e -in quanto a cambiare il mondo- beh, TWITTER lo ha già fatto in più di una occasione (basti vedere la primavera araba).
Ma aldilà dei più o meno forzati parallelismi, il motivo per cui vedo un nesso tra queste due storie, è perchè l’ingrediente più rilevante dell’intera storia di Apple è la capacità di fare innovazione di sistema e -al contempo- la accuratezza con cui progetta ogni singolo touch point.
Twitter avrà anche sbagliato molte volte durante il suo percorso (beh, ma neanche il Lisa era figo) , ma è pur sempre il risultato di più teste. Molto più che twitter, Square, è davvero pensato in modo sistemico e -ancora più di twitter- è “just beautiful” in ogni istante del suo uso. Il modo migliore di vedere cosa intendo con “Just Beautiful” è visitare il sito di Square, in particolare quando si parla di Card Case, ed anche vedere questo video qui:
A case for more personal payments
Beh, questa esperienza -per me- è semplicemente favolosa. Come il mac, semplifica, rende invisibili molte parti e complessità. Certo, come per il mac, molti diranno che ci sono complessità tecniche, difficoltà logistiche, varie altre ragionevoli motivazioni per agire in modo convenzionale. Ma io dico: Gli utenti semplicemente lo ameranno.
Ad esempio, perchè questo sistema consente un tracking delle proprie spese senza alcun precedenti!
L’innovazione di Square a me ricorda il modo in cui iTunes/iPod hanno ridisegnato l’industria discografica. Card Case è infatti una tessere di un puzzle più grande che parte da un gingillo hardware che consente a chiunque abbia un iPhone o un Android di accettare pagamenti in carta di credito.
Riguardo la natura di SQUARE, c’è questa intervista “sporca” di Jack Dorsey che io -per la sua franchezza- preferisco a mille speech puliti. In questa Jack dice tre cose utilissime a capire la sua visione (nonché ciò che pensa dei sistemi competitor):
1. un hardware così semplice e “generalista” che potrebbe essere regalato
2. uno forte sbilanciamento a favore del software e del “sistema” rispetto alla parte hw stessa
3. una grandiosa esperienza utente che -grazie a quanto questa sia garantita dal sw rispetto all’hw- può evolvere rapidamente seguendo le necessità degli utenti (molti twitter style, questo).
Pensateci: mentre gli “ingegneri” di Google pensano al near field, agli rfid, etc, Jack ti fa pagare il conto pronunciando il tuo nome e -quindi- reiterando la più semplice delle convenzioni:”lo metti sul mio conto?”
Solo che non è l’esercente che fa credito, ma è la tua carta di credito a farlo, usando anche qui tutto un sistema consolidatissimo.
ed infine,
Per capire quanto Jack sia in sintonia con l’APPLE pensiero, basta notare quanto entrambi stiano facendo per demolire il momento del passaggio alla cassa, ovvero la parte nera della esperienza d’acquisto.
Leggete:
- New Apple Store app launches Thursday; here’s how it will change Apple’s retail operations
The other major feature coming in Apple’s new app? Customer self check-out at retail stores.
This is a huge deal and Apple is the first to be able to put it together. Here is how this will work: after you find the item you want to buy, like an accessory, you launch the Apple Store app on your iOS device and there will be an option to buy a product in the store. You scan the product with the camera on your device in the app, click purchase, and it will charge whatever credit card is associated to your Apple ID. You then just walk out of the store. Yes, we have been told that Apple will not be checking purchases which seems hard to believe, but this self check-out option will launch Thursday worldwide at all Apple retail stores.
La conclusione di questo post, forse richiede un doppio salto, ma non penso di essere criptico:
APPLE, PIXAR, TWITTER, e forse presto aggiungeremo anche SQUARE sono companies che fanno SOLDI, RENDONO il MONDO un posto MIGLIORE, facendo INNAMORARE i propri clienti. Se impariamo a copiare loro nel progettare in modo sistemico e rendendo ogni punto di contatto “just beautiful”, io non credo ci siano crisi che non si possano superare. Torniamo ad innovare o andiamo allegramente a fondo lamentandoci che “tanto non si può far nulla”.
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Due altri articoli da leggere:
- Questo articolo di Wired Italia, mi è parso un pò basico. Grande foto però :)
- Quest’altro articolo qui su FASTCOMPANY mi pare già meglio























George Osborne -esponente britannico del partito conservatore- si è domandato come mai la Gran Bretagna non abbia prodotto colossi come Yahoo! o Google. Ecco che il gran capo Tony Blair -praticamente alla fine del suo mandato- si è dato al “turismo” ed è riuscito a mettere attorno ad un tavolo californiano Steve Jobs, John Chambers di Cisco Systems, Hector Ruiz di Advanced Micro Devices e Jonathan Schwartz di Sun Microsystems, ed altri. Lo scopo? Capire come funziona la Silicon Valley!