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Metropoli ocenaniche Carbon Negative

Le principali sfide del nostro tempo sono acqua, sostenibilità energetica, sovrappopolazione. Quando mi capita di imbattermi in visioni del futuro che -se anche a livello di concept- provano ad indirizzare questi problemi, non posso che provare un sentimento di stima per chi affronta tematiche così complesse.

Se poi, nel farlo, genera soluzioni, prototipi o anche solo concept che sono capaci di sedurre per via della loro bellezza o della loro “intelligenza”, beh, allora il minimo che io possa fare è tracciarne un ricordo su questo blog.

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Questa qui sopra è la città metropoli che si ottiene collegando insieme singole isole circolari del diametro di 1Km, ognuna delle quali potrebbe ospitare da 10,000 sino a 50,000 persone.

Scrive Gizmag

Joining these districts together would form a city or module that would be home to 100,000 people, while a group of modules would form a country (though we assume there is some red tape involved before you get a seat at the U.N.).

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Questa follia -o meglio- questo sogno che moltiplica la superfice edificabile del pianeta, ma ha impatto negativo in temini energetici è più che un concept. E’ un progetto di ricerca che occupa alcune grandi realtà giapponesi, tra cui la Shimizu Corporation, azienda più che storica (fondata nel 1804 a quanto leggo) e coinvolta nella realizzazione di alcune delle grandi opere che rendono il Giappone l’incredibile luogo che tutti conosciamo.


- qui il video si vede meglio

Provabilmente, ciò che rende affascinante questo progetto, non è solo l’essere Carbon Negative, ma anche la lussureggiante vegetazione che vi vede in questi rendering. …non so se si tratti di sedimenti ed alghe :) ma certo colpisce l’immaginario e fa sognare un “mondo migliore”.

…anche perché -mi si consenta la digressione- la popolazione cresce, le risorse non bastano e partire per viaggi interplanetari NON è che si faccia poi così presto. Siamo lontanissimi da queste tecnologie!

Di contro, anche se ci ostiniamo a chiamare il nostro pianeta TERRA, è proprio visto dallo spazio che si capisca quanta ACQUA c’è intorno. Quindi il MARE potrebbe essere la prossima frontiera. Parafrasando James Cameron -in questo caso nella veste di regista di THE ABYSS (nella mia personale top10 di sempre) e del documentario Aliens of the Deep (visto in IMAX!!!), sono più gli uomini che hanno camminato sulla superfice della LUNA che non sui fondali abissali della TERRA.

Di contro, non c’è da attendersi solo “eden” verdeggianti.
Da buon geek, non ho potuto fare a meno di pensare a quel pianeta di clonatori hyper-tech (Kamino) che -in STAR WARS- è la fabbrica dell’esercito dalla repubblica.
Kamino | Star Wars

Beh, ma adesso non montiamoci la testa. Questa storia delle Metropoli ocenaniche -per adesso- è solo uno straordinario ed affascianante concept.

La cordata giapponese in capo al progetto, conta di trasformarlo in realtà per il 2025 (dieci soli anni dopo l’expo di Milano, please verificate la differenza di ambizione) ma è evidente come questo obiettivo sembri davvero così ambizioso da non essere realizzabile.

Citando nuovamente GizMag, la cui conclusione dell’articolo è insuperabile…

But ambition isn’t something that seems to be lacking at Shimizu. The company also proposes encircling the moon in a belt of solar collectors that would collect solar energy and transmit it to Earth using microwave and laser transmission technologies. You definitely couldn’t accuse this organization of thinking small.

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E noi, di gente capace di immaginare il futuro, ne abbiamo proprio bisogno.

foi10: l’abbiamo fatto ancora

Sognatori, Eroi o forse -semplicemente- peccatori recidivi.
Lo abbiamo fatto ancora. Abbiamo rifatto Frontiers of Interaction per la sesta volta. E più andiamo avanti e più ci prendiamo gusto.
Abbiamo edificato un vero e proprio Tempio dei Geek, e poi -non contenti- lo abbiamo aperto e condiviso

Se l’Italia fosse quella vista lì dentro all’Acquario Romano, non mi sarebbe mai venuta voglia di andarmene dall’Italia. Se l’Italia sapesse anche solo ASPIRARE ad essere quella che ho visto li dentro, varrebbe la pena di combattere per restare. E, nel dubbio, anche se sogno spesso luoghi oltre oceano, sono ancora qui.

Davvero Frontiers è così rilevante?
Questione di essere o forse di desiderare, ma dove altro troverei un posto -edificato nel 1887 con colonne e affreschi- dove si possono incontrare in un sol giorno: Lightsaber & Ministri; Geni della Robotica e Guru dell’Energia; Ingeneri dei materiali da superman e Istituzioni; Studenti (anche canadesi) e Cantastorie; magari con in sottofondo musica elettronica o anche Jazz?
Luke Williams Keynote

E di contro: questa storia dell’esserci o del fuggire è anacronistica.
Viviamo in un mondo complesso e c’è un solo grande ecosistema lì fuori. Se -da un lato- preferisco il cibo LOCALE in quanto più controllabile e sostenibile, non posso pensare che il software e certi servizi -come i social network stessi- siano “locali”.

Facebook ha senso perché è l’elenco del telefono del Pianeta, come Google ne è l’archivista della conoscenza. Questi progetti non possono essere concepiti in modo locale.

Nella mia mente, ha senso parlare di LIFECYCLE dell’innovazione: Innovazione -qui intesa come trasformazione di conoscenza in denaro- è un processo di trasformazione che può avere luogo soltanto se coesistono in esso: RISORSE ed OPPORTUNITA’.

Frontiers è stato il LUOGO, dove alcune delle persone di maggiore talento che stanno in Italia, sono state a stretto contatto con imprese, personaggi, autori, giornalisti e persino il Ministro competente. Per appunto: RISORSE e OPPORTUNITA’.

Abbiamo generato un terreno in cui si possono sospendere le distanze (oltre 300 presenti contro 3200 in streaming!) e focalizzarsi sulle idee.

Idee, come quelle, raccontate, editate, proposte, discusse e rielaborate nei workshop: Nuovo content e format di Frontiers che -ritengo- non lasceremo più.

Difficile adesso, così a caldo, fare un elenco delle cose accadute che ho voglia di fissare nella memoria attraverso il blog. Come spesso accade, alcune delle cose che si fissano sono più relative al mood e all’effetto visivo, mentre ogni giunzione sinaptica diventa parte di noi stessi, indistinguibile dal resto.

Così finisce che l’applauso sgortato potente e spontaneo alla citazione del tema musicale di STAR WARS, o gli applasi per i Workshop, o le immagini che arrivavano dal megaschermo del Duomo di Milano, saranno probabilmente ciò che io ricorderò più a lungo.

Per tutto il resto, ovvero la sostanza di Frontiers…
Ci sono mille foto, mille volti, mille idee che rappresentano quello che accade ogni volta e -su tutti- come anche lo scorso anno, emerge il racconto di Roberto Bonzio. Un altro che -guardacaso- ha la parola FRONTIERA tatuata nel nome del suo progetto.

Lo speech di Roberto Bonzio, è un po’ l’archetipo per i talk “alla Frontiers”. E da qui, vale la pena di ripartire per scoprire cosa è stata l’edizione 2010.

Questo, invece, il mio personale messaggio: Diamoci da fare nella Internet degli Oggetti

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- Tutti video sono qui

Non avere tasti fisici E’ o NON E’ un errore nel design di iPhone? Lasciamolo dire ai GIOCHI!

foto by SOCIALisBETTERUna modesta premessa: Penso che la vera rivoluzione NON sia l’oggetto iPhone, che sarà certamente presto emulato da Android e declinato in mille modi, quanto il degno compagno di giochi. Ancora una volta lui: iTUNES.
La Apple replicherà il miracolo che ha completamente re-inventato il commercio della musica (e non solo online, visto che iTunes vende più musica di WallMart), creando -quasi da zero- il mercato delle applicazioni per mobile.

Smaltito l’entusiasmo da appassionato dei prodotti Apple e visti crescere uno dopo l’altro gli iPhone aziendali (in WideTag sono “macchine di sviluppo”), mi sono dato allo shopping ed ho acquistato due dozzine di Applicazioni iPhone! Volevo provarne quante più possibile, ed ho investito un piccolo capitale. :) (more…)