Silicon Valley: coevoluzione, ingredienti, prospettive
Ogni tanto sento delle frasi tipo “fare una Silicon Valley in Italia“, come anche in Russia o altrove.
Il mio modesto pensiero in merito è che c’è una sola California su questo pianeta e non è replicabile, o -almeno- non lo è quanto non è replicabile una barriera corallina e/o qualsivoglia altro complesso e delicato ecosistema. Tutte le molteplici componenti dell’ecosistema Silicon Valley sono COEVOLUTE lungo cinquanta anni di ininterrotti investimenti su ricerca, università, aziende, mercati. Per farne un’altra ci vuole almeno pari energia, pari tempo, pari coevoluzione. Generando almeno pari complessità.
Personalmente, preferisco pensare che i confini del mercato, nel cosidetto mondo globalizzato, siano quelli che ci diamo.
Ritengo sia ARROGANTE colui che ritiene di poter trovare -in un singolo luogo- tutte le idee che gli servono per generare una company, tutto il talento per la esecuzione di queste idee, tutte le risorse finanziarie per renderle disponibili al mercato, tutto il mercato necessario per prosperare.
…Ed anche se riusciste a trovare tutti e quattro questi ingredienti in un unico luogo, restate comunque una eccezione.
La presentazione qui sotto non vuole rappresentare una “dimostrazione”, bensì soltanto un esempio. Anche a LONDRA, dove il mondo dei VC è molto più sveglio di quello italiano (che ho smesso di criticare in quanto vedo i primi sintomi positivi), si guarda alla California come ad un tassello necessario per la crescita delle startup.
Aggiungo alle molte motivazioni che già questa contiene, che la Silicon Valley rappresenta anche il più ampio bacino di early adopter che sia disponibile sul pianeta. E dato che le tecnologie sopravvivono non in base alla loro bontà bensì in base alla loro adozione, direi che questo E’ IL PUNTO.
A voi la presentazione di Andy McLoughlin. Enjoy.
ps. Se qualcuno sta pensando che tutta questa enfasi sulle startup è esagerata e che bisognerebbe piuttosto LIMITARSI capire come tutelare i posti di lavoro in essere, io vorrei suggerire la lettura di questo studio: Job Growth in U.S. Driven Entirely by Startups
The study reveals that, both on average and for all but seven years between 1977 and 2005, existing firms are net job destroyers, losing 1 million jobs net combined per year. By contrast, in their first year, new firms add an average of 3 million jobs.
Ergo, in poche parole:
- - l’italia non può generare UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO (o altre panzanate) SENZA LE STARTUP
- - le startup necessitano TUTTI e QUATTRO gli INGREDIENTI di cui SOPRA
- - Semmai il punto è sostenere la capacità (che già l’Italia possiede) di GENERARE TALENTI ed usarli in company che siano -almeno in parte- italiane, anziché star solo a parlare di FUGA DI TALENTI.
…di base nessun talento ama la fuga (semmai la sfida!). Siamo noi che li cacciamo.
Concludo con una nota positiva.
In Italia, negli ultimi anni, è stato un fiorire di iniziative. Da Working Capital a WIRED (più che del magazine -in questo caso- mi riferisco ai tantissimi eventi a cui WIRED ha dato energia e progettualità), da Frontiers of Interaction a Mind the Bridge, da SiliconValley Study Tour a BAIA. L’elenco si sta allungando e -se anche nessuna di queste organizzazione è “perfetta” o “definitiva”- queste stanno comincando a fare massa critica e -incredibilmente- a collaborare tra loro (fatto unico per questo Paese).
Diamoci da fare, magari a partire dal seguire questo evento BAIA:Transplanting start-ups in Silicon Valley: does it work?.







Questo video, questa demo tecnologica è quindi un momento assolutamente fondamentale della storia della tecnologia per come oggi la conosciamo e -quel che più impressione- parliamo del 1968!!! Sono davvero TANTI anni fa. Fatelo dire a me che ci sono nato nel ‘68 e sono contare usando le decine. :) Pensate, che la Apple ha messo in commercio il primo mouse vero nel 
Molte volte, in molti Paesi, si è usata una espressione che recitava più o meno come “la Silicon Valley italiana” o irlandese, moldava o chissà cosa altro. La verità è che la Silicon Valley è soltanto una, ed è il risultato di cinquanta anni di investimenti non facilmente replicabili. 
