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What I do: Awarded UX & Management

  • ADI INDEX Compasso D’Oro candidate (2012)
  • Web Award: Social Network Standard of Excellence (2012)
  • Venice Biennale of Architecture: “2050 Visionary” (2010)
  • Association for Industrial Design: Compasso D’Oro finalist (2010)
  • New York Times: Top10 Internet of Things Products (2009)
  • WIRED: Nominated ItAliens, 12 best italian innovators (2009)
  • Awarded the Apple Design Project (1997)

Una testimonianza video -in italiano- dal SXSW, ovvero la Conferenza dove vale la pena essere (oggi)

sxsw-cover-2009Le Conferenze come il TED, l’eTECH, il Web2.0 hanno un riflesso fondamentale su ciò che accade nel mondo della innovazione tecnologica e sulla trekstor mix mission velocità con qui le sfide e le soluzioni di propagano. L’eTech -in particolare- nelle sue edizioni precedenti, ha dato molto (beh, tutto) alla innovazione a mezzo Internet per come l’abbiamo esperita. Quest’anno però lo scenario è mutato, ed una manifestazione che guardavamo -dall’esterno- con attenzione già da due anni, ha preso possesso della scena. E’ il SXSW, ovvero la South by Southwest “Conference” 2009.

La definizione di SXSW la troviamo in cima alla home, ed è:

“In its 22 years, SXSW has grown from a tiny music festival in the Texas capital into a massive, unavoidable media beast that reflects, discusses and showcases trends in culture and media but also often creates them.” National Post, 3/13/08

Quest’anno si tiene dal 13 al 22 Marzo e -per fortuna- qualcuno di noi c’è! Con Christian Racca e Max Zaglio, del Topix di Torino, abbiamo registrato in iChat quasi mezzora di video che -spero- vi dia il mood di questo evento. Mentre per approfondimenti e link, c’è il sito che sempre i topixxiani hanno messo onair, qui: http://dpsquare.top-ix.org/

Da San Diego all’Italia, il viaggio di Timothy Ferriss e la sua settimana lavorativa di 4 ore

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Quando -insieme a Giuseppe Taibi e Andrea Vaccari- ho incontrato Timothy Ferriss, non l’ho preso molto sul serio. Lui era all’eTech in qualità di Speaker. Non tanto (o non solo) per presentare il suo americanissimo libro COME LAVORARE 4 ORE A SETTIMANA E VIVERE DA RICCHI, quanto proprio per divulgare la sua ricetta di vita. Beh, Timothy Ferriss è adesso il FENOMENO tra i BESTSELLER made in Usa. Vediamo un pò di che si tratta…

Conosciuto all’eTech di San Diego, già in quella sede, pareva lavorasse -anche se in modo divertente- molto più di quattro ore alla settimana, e quindi NON mi è sembrato molto credibile. Certo è uno che lascia il segno. Positivo, simpatico, con una volontà di ferro, disponibilissimo a chiacchierare con tutti, uno che è stato su CNN, WIRED, NBC, FORTUNE, FAST COMPANY etc etc e che -oramai- è completamente calato nel ruolo del vincente autore di bestseller.

Beh, tornato in Italia, mi sono quasi dimenticato di lui. Certo Giuseppe continuava ogni tanto a citarlo, ma con non so se per nota di colore o reale credito dato alla ricetta Timothiana.

Maddai… ma come si dovrebbe fare a lavorare solo 4 ore a settimana e vivere da ricchi?!?!

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Ebbene,
non pensavo che avrei visto il libro di Ferriss in italiano in una delle nostre librerie di Milano. Non lo pensavo perché troppo una americanata. E’ un pò come pensare superficialmente al fatto che NON dovrebbe esserci il McDonald in un paese che ha le nostre tradizioni di cucina. Naturalmente sbagliavo! Il mondo è bello perché è vario, e l’Italia è pronta ad accogliere qualunque ricetta per cavarsi fuori dalla disperazione per il vuoto di idee. Ben venga anche Timothy dunque.

Allora che fare? Beh, compro il libro e lo leggo. Tanto siamo ad Agosto (quasi) e almeno in vacanza lavorerò una cifra di ore vicina alle 4 a settimana.

Beh, l’idea lanciata da Timothy è provocatoria! Lui dice che è NECESSARIO sfruttare le nuove tecnologie per diminuire drasticamente il tempo che passiamo in ufficio. Questa prima mossa, serve a metterci nelle condizioni di slegare la nostra EFFICACIA nel produrre reddito dalla quantità di ore lavorate. Rendere INVISIBILE ai terzi questo rapporto è senz’altro il primo e fondamentale ingrediente della sua ricetta.

Timothy FerrissUna ricetta che può sembrare (beh, lo è) molto sbrigativa quando -ad esempio- consiglia di basarsi sul concetto di IGNORANZA SELETTIVA, ovvero eliminare la maggior parte delle email senza leggerle, abolire gli smartphone, leggere poche news da fonti selezionate solo una volta la settiman, etc. Questa è quella che lui chiama la low information diet.

Tutta la ricetta di Ferriss è basata sul less is more e sulla legge di Pareto 80/20. Timothy esorta a tagliare tutto ciò che non sta dentro al 20% più produttivo (economicamente) e abbandonare tutto il resto. Senza pietà. Ad esempio, con la lettura di email e news (che a me pare il taglio più difficile) Timothy aggiunge: se necessario pagate un filippino o un indiano 4 dollari ad ora per farvi da filtro e selezionare ciò che vale la pena di essere letto!

Personalmente, non ho dovuto attendere l’americanino campione di lotta e di tango per sentir parlare della Legge di Pareto, la quale vedo realizzarsi SPESSO anche nel mio conto economico. Purtroppo resta difficile prevedere con esattezza QUALE 20% dello sforzo produrrà l’80% del reddito, e su questo la ricetta di Ferriss non è robusta. Gli esempi che fa Timothy sono validi, ma spesso incrinati dal fatto che lui vive nel mondo nel prodotto e non in quello -ad esempio- della consulenza.

Alcuni consigli, come ELIMINARE I CLIENTI CHE FANNO PENARE TROPPO possono essere anche validi, ma forse è più facile da fare quando il tuo mercato è globale e non l’area metropolitana di una città italiana, parte di un microcosmo economico e sociale molto preciso.
Una cosa è mandare a quel paese un cliente del Kentucky che non hai mai visto in faccia, altro un cliente di una azienda top20 italiana con sede centrale a Milano e che ti ha comunque dato del lavoro come consulente. La tua reputazione cala facilmente (in italia consulente è spesso sinonimo di contapalle o -al contrario- di schiavo) e le opportunità di produrre denaro sono sempre un insieme limitato.

Badate bene, Timothy non è un fanfarone superficiale. E’ uno che ci crede. Uno che va a fare talk ad Harvard o Princetown (che sono audience belle sfidanti) e mette in palio premi in denaro (che paga di tasca sua) per gli studenti che risolvono i task che offre loro in sfida.

Sin qui però ho concentrato l’attenzione sulla parte LAVORARE MENO, ma come si farebbe a GUADAGNARE DI PIU’?

Qui c’è il punto fondamentale che sta alla base di tutta la ricetta economica di Ferriss, ovvero: la totale separazione tra quello che SEI e quello che FAI per vivere. Quello che SEI è in effetti molto più sfaccettato e complesso di quello che può raccontare la tua professione, eppure -un pò tutti- in prima istanza tendiamo a definire ciò che uno è a partire da quello che fa. E la ricetta di appiattimento sul proprio lavoro è talmente diffusa ed accettata, che spesso definendo una persona da quel che fa, ci si azzecca in pieno.

Dal punto di vista meramente contabile, il messaggio -come spesso capita ai bestseller americani di questo genere- si può sintetizzare in una frase, ovvero: Metti il pilota automatico alle tue entrate. Concentra l’attenzione su quelle fonti di guadagno che sono automatizzabili e NON prevedono interventi manutentivi o di postvendita o di qualunque altro genere che non sia gestibile tramite outsourcing o tramite delega.

Nulla di rivoluzionario ovviamente. Queste “regole” sono le stesse che seguono le imprese e -semmai- il merito di Timothy è quello di riportarle al livello del singolo. Certo, avendo appena finito (si, David, adesso posso prestartelo) di leggere il libro di Leander Kahney (WIRED) “Inside Steve’s Brain”, c’è da dire che l’approccio è per lo meno opposto a quello che ha fatto la fortuna di Steve Jobs, ovvero:”Total Controll, the whole widget”. In questo caso, il successo di prodotti come iPod/iTunes è stato possibile solo perché Apple ha avuto il controllo di ogni singolo aspetto del sistema e delle sue tecnologie chiave. Altro che outsourcing, e delega: Le cose core di Apple le fa solo Apple e spesso in un team ridottissimo di persone. Basta pensare che quando lanciarono iPod, soltanto 15 persone in azienda erano consapevoli di tutti gli aspetti del prodotto. Centinaia di sviluppatori e persino i pubblicitari, avevano lavorato per mesi NON sapendo esattamente a cosa servisse il tassello del puzzle che stavano perfezionando. (…mi chiedo cosa scriverebbe Kahney della FERRARI)

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Beh, dopo la deriva Apple, proviamo a concludere questo post sulla settimana lavorativa di 4 ore: ho cominciato a scrivere questo post alle 07:20 del mattino, quindi potrei essere incriminato di lavorare troppo e star facendo una cosa -infine- improduttiva relativamente al conto economico… Ma voi ci credete che il blog non porti nulla? Certo porta poco, ma avrebbe senso tagliarlo senza pietà? Mi piacerebbe sentire quanti di voi sono pronti a spegnere il loro blog perché il reddito prodotto non rientra in quell’80% prodotto con solo il 20% dello sforzo. :)

Personalmente, sono nel bel mezzo del lancio di una startup, il chè mi da una scusa adeguata per rinunciare a qualsivoglia ricetta da 4 ore lavorative la settimana, ma sono anche consapevole che spesso (ben oltre il 50% del tempo) lavoro stando fuori dall’ufficio (abbiamo sede a Redwood e abito a Miano!), e che il controllo della alternanza tra lavoro ed altro è totalmente nelle mie mani. Insomma, sono nelle condizioni ideali, per sparire senza sparire, e soprattuto senza far sparire i miei guadagni. Chissà… potrebbe anche aver ragione lui.

Un focus per la Ricerca Italiana (+ altre considerazioni)

In ITALIA la Ricerca è la cenerentola delle priorità. Intesa così irrilevante che oramai non la si sventola neanche in campagna elettorale. (nda. Campagna che mai è stata più stitica ed inutile). Di Ricerca si è invece occupato uno studio della Observa, Associazione senza fini di lucro che MAI avevo sentito citare sino a qualche giorno fa, ma che mi pare muoversi in modo interessante… (continua…)

eTech DAY2: Larry Lassig on Stage

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Oggi qui a San Diego è stata una giornata formidabile. Non soltanto abbiamo incontrato player diversissimi (dalle Telco, alla EFF, passando per potenziali clienti ad importanti Fondazioni interessate alla protezione dei dati) e raccolto forti consensi attorno al progetto OpenSpime, ma soprattutto abbiamo vissuto una storica giornata.
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Larry Lessig, nel Keynote serale, ha lanciato una nuova incredibile campagna. Stavolta nel mirino non c’è la tutela della libertà dei singoli nell’uso dei contenuti digitali, bensì il modo stesso in cui gli Stati Uniti -ed in qualche modo il mondo intero- sono governati.

Moltissimi i messaggi forti (vedi il mio twit), con tanti in fila a far domane (compreso il padrone di casa Tim O’Reilly ed il nostro david) e stand innovation finale. Session da brivido.

Stay tuned on lessig08.com

A SanDiego, ma anche su WIRED

Quest’anno sono al mio quarto eTech, e ci sono un paio di novità che vale la pena di sottolineare. Ad esempio, per la prima volta c’è un italiano che non sia io e che non venga dal Top-ix di Torino. Non l’ho ancora incontrato, ma voglio assolutamente conoscerlo.

E poi, per la prima volta, sto portando in California una mia idea che -grazie al talento di alcuni dei soliti noti- si è trasformata in azienda e sta provando a fare sul serio. Ebbene si, abbiamo dato il via alla classica startup californiana e adesso speriamo che qualcuno si accorga di noi. Ad esempio, se ne è accorto Bruce Sterling, editorialista della mitica Wired che -guardacaso- da mesi vive a Torino dove cura lo Share Festival (Grazie, Simona).

Tra gli italiani, sempre in prima fila invece Emil Abirashid ed i grandissimi di 7thFloor.

Beh, noi qui a SanDiego abbiamo il nostro primo talk (non in schedule), mentre tra poche ore c’è il meeting con Vernor Vinge, amico di David, che di spime ha colmato il suo ultimo libro.

Alcune info:
OpenSpime è il nome della tecnologia, mentre la Company si chiama WideTag, Inc. Molte delle cose che abbiamo realizzato sono nate sotto l’ala protettrice del Development Program del Top-ix di Torino. David Orban e Roberto Ostinelli sono i miei partner di avventura.

DSC08454.JPGQui a San Diego sono con David e abbiamo delle magliette con sopra un loghino tricolore e una grande scritta sulla spalle:EARTH MONITORING. Questa è la info minima da sapere riguardo al progetto OpenSpime per il monitoraggio globale della CO2. I primi partner ad aver firmato un agreement con noi, sono italiani! La CPS Group, che -tra le altre cose, distribuisce i prodotti del gigante cinese ZTE.

La lista dei ringraziamenti ai makers coinvolti è lunga: Dario (che spero pubblichi la sua terzina sugli Spime) e Foll in prima fila, ma senza dimenticare l’Hiroshima Mon Amour, con il mitico Giacomo.

OpenSpime is a project of WideTag Inc, a technology infrastructure company providing hardware and software solutions for an open Internet of Things.

Program Unveiled for the O’Reilly ETech08


O'Reilly Emerging Technology Conference 2008
dal comunicato stampa
The final touches are being added to the O’Reilly Emerging Technology Conference, taking place March 3-6 in San Diego, California. Now in its seventh year, ETech hones in on the ideas, projects, and technologies that the alpha geeks are thinking about, hacking on, and inventing right now, creating a space for all participants to connect and be inspired. ETech is expected to draw more than 1,200 technologists, CxOs, IT managers, hackers, product developers, researchers, academics, thought leaders, business managers, strategists, artists, fringe technologists, entrepreneurs, business developers, and venture capitalists.
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Conference sessions include:
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- “How Technology Almost Lost the War: In Iraq, the Critical Networks Are Social–Not Electronic,” Noah Shachtman, Wired Magzine
- “Sexual Identity Online,” Violet Blue, blogger, author
- “Users, Socializers, and Producers,” Elizabeth Churchill, Yahoo! Research
- “DIY Drones: An Open Source Hardware and Software Approach to Making ‘Minimum UAVs,’” Chris Anderson, Wired Magazine
- “Use Your Head: The Future of Mind Hacks,” David Pescovitz, BoingBoing.net
- “Personalized Genomics: Benefits and Risks,” Pauline Ng, J. Craig Venter Institute
- “The PC-Free Internet,” David L. Rose, Ambient Devices
- “Information Visualization is a Medium,” Eric Rodenbeck, Stamen Design

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Tutorial sessions include:
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- “Storyboarding for Non-Fiction,” Kathy Sierra
- “iPhone Software Development,” Nate True
- “Live, Vast, and Deep: Web-native Information Visualization,” Tom Carden, Eric Rodenbeck
- “Debugging Hacks: What They Never Taught You about Solving Hard Bugs,” Marc Hedlund
- “Kitchen Hack Lab: Food Hacking for Techies,” Marc Powell
- “Making Things Talk Tutorial,” Brian Jepson, Tom Igoe

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Quanti saranno gli italiani quest’anno?

Etech: Conclusioni… updated!

Dopo due settimane negli States -concluse con l’eTech- la sensazione è quella di essere “updated”. Non è solo che la conferenza sia andata bene (anche se non “magica” come il tema lasciava intendere), ma che -come NON capita in Italia- si può davvero seguire ciò che accade attorno dalla viva voce dei prostagonisti: Sostituite “ho letto sul blog di tizio che parlava di Adobe”, con “ho parlato con il capo progetto di Apollo”. (continua…)

eTech day3: Thursday, March 29

DSC05745.JPGSiamo all’ultimo giorno dell’eTech e -come tradizione- non sarà quello più intenso. C’è curiosità per lo speech di Matt Webb che apre la mattina, e mooolta attesa sui due big: Apollo (Adobe) e Google.
Abode è qui per reclutare makers che lavorino alle loro applicazioni usando Apollo, mentre Google… beh, Google -al solito- è qui per fare recruiting mostrando quanto è fico lavorare e vivere al GooglePlex e -relativa novità- come si fa a non essere il diavolo schierandosi con l’ecologia.

Una nota della Google Way… vuoi rendere la tua società almeno parzialmente verde? Comprati una società che fa pannelli solari e ricoprici l’intera sede! Il bello è che così ci guadagneranno subito, anziché attendere i dieci anni (loro dicono 7 o 8) necessari per ammortizzare l’installazione dei pannelli! (continua…)

eTech day 2: Wednesday, March 28

DSC05670.JPGAll’eTech oggi è una giornata davvero fitta. Si con l’introduzione dall’era della magia nella tecnologia. Magari forzando un pò i concetti e -bisogna ammetterlo- lanciando anche alcune sfide che il mercato non assumerà così rapidamente. Però dando grandi stimoli a chi di design e HCI vive. Contribuendo magari a svecchiare un pò l’approccio da HCI ingegneristica. Beh, sciogliamo un attimo le briglie e lasciamoci guidare dentro a questa metafora del magic. Chissà cosa ne scriveranno gli amici del Topix, qui con me a San Diego.
btw: di queste cose leeander.com ne parlava ad ottobre 2006… (continua…)

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