Qualche giorno fa, un giornalista che stimo, mi ha posto la domanda che vedete nel subject. Qui di seguito, mooooolto in breve, provo a riportare il mio pensiero in merito alla questione.
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Premesso che associo il termine innovazione alla trasformazione della conoscenza in denaro (se fosse il contrario sarebbe, invece, Ricerca) per me il punto fondamentale non è tanto chi produce innovazione ma chi la finanzia e chi la compra. Se penso al software, penso ai decision maker italiani (parlo dei buyer) come gente “prudente”. (aaaarghhhh!!!!)

Se buona parte del mercato è fatta da follower che non “consumano” innovazione, il prodotto innovativo rischia di morire di stenti, e l’azienda che produce innovazione -anche se di qualità- finisce per non avere i soldi per svilupparsi.
Insomma, l’Italia non è un mercato sufficientemente grande per dare spazio alle contrastanti esigenze di lobbies, follower-prudenti e all’innovazione.
Contemporaneamente non sono in molti gli investitori pronti ad investire in qualcosa che NON ha ancora dimostrato di avere un mercato, e qui si entra nel circolo vizioso che strozza una nazione colma di inventori. Ma anche le aziende innovative hanno i loro difetti: Ad esempio, è verissimo che spesso non hanno una adeguata tensione verso l’internazionalizzazione, o una visione globale della competizione. Ficcandosi da sole nel vicolo cieco italiano.
Ma le responsabilità non sono tutte del mercato: a fronte di una quantità di talento più o meno sempre sufficiente, c’è poca capacità nelle aziende di assumere sia i manager giusti che i talenti giusti.
In questa era “ibrida” non si può fare innovazione usando le “formine per la sabbia” che troppe volte vengono usate dalle Risorse Umane, e NON si possono assumere dei super-tecnici per GESTIRE l’innovazione. Questo genere di progetti non possono essere centrati sull’informatica in sé e –d’altro canto- la complessità dei progetti necessità di figure interdisciplinari ed ibride.
Personalmente, più lavoro e più mi rendo conto di quanto poco diffuse siano anche le più banali tecniche di progettazione. Tra noi addetti ai lavori ci raccontiamo un sacco di belle robe, ma fuori -anche chi ha soldi da investire- non ha idea ne dei processi, ne dei deliverables. Persino tra ventures alla ricerca di talenti e idee, ho visto una totale mancanza della conoscenza necessaria per creare aziende e prodotti design driven. Il che, ion ITALIA, è qualcosa di pazzesco. Soprattutto oggi, dove il “designed in California” fa soldi a palate anche se il prodotto è “made in China” o “assembled in Vietnam“.
Infine, se mi è consentito, il talento va pagato. Se all’estero pagano di più, significa che hanno più fame di innovazione e –ripeto- innovare significa investire per fare più soldi.
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ps. una nota speciale per tutti quelli che vogliono far rinascere la Olivetti… L’Italia è governata da vecchi, è incapace di rinnovare le persone e gli approcci. Si attacca a tutto pur di non coniugare il pensiero al futuro. Beh, una tomba è una tomba, e se il marchio vale, allora fateci le felpe ed i gadgets con il marchio Olivetti. E poi… diciamolo… per COMINCIARE rifare davvero la Olivetti (non parlo delle stampanti a 35euro al discout) ci vogliono cifre nell’ordine di 100 milioni di euro. Ma non è meglio finanziare 35 startup con adeguato potenziale e sperare che almeno una di questa faccia BINGO, ed altre 6 o 7 guadagnino qualcosina?