WIRED: l’attesa è finita



Arriva una mattina -con troooppi anni di ritardo- che la tua edicola ha WIRED in bella mostra. In italiano. Non una traduzione, bensì tante storie italiane tutte da scoprire.
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Nonostante la mia assoluta dedizione al WIRED degli anni belli e l’impostazione pro-WIRED, non posso non dire che la copertina è stata un pò una deluzione. La Levi Montalcini ha 150 anni e -per quanto possa meritare rispetto infinito come scienziato- non è un bell’esempio. Come ho letto su un twit “la RLM in cover ha WIRED è la dimostrazione che l’Italia non è un paese per giovani“.
Non c’è cattiveria nel non gradire lady montalcini in cover. E’ un Nobel, un mito, merita certamente questo ed altro… (di politica oggi non parlo). E poi sono grato a RLM: Mi ha anche fatto sorridere, perché -con la veste argentea con cui è stata riprodotta- la cosa a cui assomigliava di più era l’immagine di HAN SOLO sotto grafite (STAR WARS)!!! :) - Così, da geek assolutamente senza rispetto, un attimo dopo l’aveva già ribattezzata nonna-in-domopack.
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Cover a parte, questo lancio di WIRED è stato un lungo, positivo ed interessante percorso. Pur non volendo considerate ciò che ho visto in quanto persona che è stata -in qualche modo- coinvolta (colazione da wired, etc), restano moltissime attività utili o ludiche (tutta la parte 2.0) messe in piedi dal buon Riccardo Luna ed il suo team.
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Anche se non si tratta di PLAYBOY, le edicole sono gonfie di WIRED e ingiro -in metropolitana, aeroporto, etc.- vedi proprio la rivista nella mani e sotto gli occhi dei suoi lettori. Da ieri, persino io nel mio piccolo, avrò ricevuto una dozzina di sms, email, etc. di persone -non addette ai lavori- che mi avevano visto su Wired.
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Oggi, a SKYTG24 c’è stato un breve intervento di Riccardo, in ora di pranzo, che definirei davvero utile ed importante.
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In questo paese infatti INTERNET è citata soltanto quando nella stessa frase c’è pedofilia, sboom economico, le cavallette, o chissà cos’altro. Vedere un tranquillo ragazzo sino a “ieri” ignoto ai più, che al TG del pranzo, parlava di Louis Rossetto, dell’importanza di non essere una rivista di tecnologia bensì un luogo per le idee che cambiano il mondo, mi ha rincuorato. Nel suo intervento, Riccardo ha anche spiegato perché la Montalcini e WIRED: banalmente perché il suo sguardo è ancora rivolto al futuro!
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Dentro WIRED
Ho amato il primo numero Zero. Magari ancora un pò incasinato nella impaginazione e nel colore ma con storie lunghe e pazzesche. Ho intravisto il secondo numero zero, con delle foto di qualità pazzesca ed il coraggio di anticipare le storie e non limitarsi a raccontre quelle che sono già a lieto fine (intendo di successo).
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Questo numero uno mi piace per i suoi ItAliens, per il pezzo sulla dimenticata Echelon, per il fatto che -parlando degli italiani che non mollano- usa le parole “Paese” e “Coraggio“. Trovo fantastica la infografica spalmata su tutto il numero e -come impaginazione- preferisco la seconda parte della rivista, da PLAY in poi. Eccellente la foto della “tana” di Will Wright. Buona anche la parte Gadgets. Quelli non non ti lasciano i neuroni in subbugli come le storie, eppure non bastano mai.
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Alcune firme ed alcuni ritorni sono davvero uno spettacolo. I rubrichisti da cui mi attendo di più, certamente Nicola Nosengo e Raf Valvola (ma anche Matteo Bittanti). Quelli da cui mi aspetto di meno, Linus e Vito Di Bari. Molte delle persone che ruotano attorno a WIRED, poi non li conosco nemmeno, e questo ritengo sarà un valore enorme di WIRED. Tutti vogliono fare RETE con WIRED e quindi, se WIRED non sarà un dead link e farà da HUB, il valore di questa “Rete Italia” aumenterà di certo.
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Il risultanto dello squadrone messo in campo (anche in termini di quantità di gente coinvolta) e che ci sono un sacco di storie su questo WIRED in edizione italiana. Percepisco meno presente la pubblicità rispetto alla edizione Usa e -finalmente- le cartoline ci sono ma non si sparpagliano per terra appena afferri la rivista. aaahhh!
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infine…
Ho trovato molto positivo anche il modo in cui WIRED sta dando voce a cose belle e troppo poco conosciute (nonostante tutto) come il Meet The Media Guru. Non vedo l’ora di riascoltare Cory Doctorow, il 6 Marzo in Mediateca a Milano.
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Proviamo a muoverci verso qualche conclusione…
Sto ancora sfogliando e risfogliando la rivista, come volessi assimilarla e -sin qui- il principale difetto mi pare la poca presenza di URL. Vorrei andare subito ai rimandi delle persone e delle storie che ho letto, ma devo passare da google per trovare la maggior parte di esse.
In termini di strumenti e attegiamenti più di Rete, mi aspetterei un tot di cose da WIRED.
Ad esempio che le foto pubblicate possano -almeno in qualche caso- divenire patrimonio pubblico. Immagino l’account WIRED su Flickr non debba mostrare soltanto la redazione al lavoro, ma servire da WIRED-Repository per tutti i WIRED-People. Queste parti pubbliche potrebbero essere gestite con licenza Creative commons e crescere nel tempo.
Dentro alla rivista, vorrei anche avere chiare le policy di interscambio (ri-pubblicazione) di contenuti presenti altrove.
Ad esempio, se un pezzo è una traduzione, vorreai sapere di quale WIRED in quale data. (es. visto su WIRED USA, IT o UK)
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Ma queste sono tutte finezze che si possono affinare nel tempo. Quel che importa -per adesso- è che WIRED ci sia. Adesso spero non ci tocchi fare i wired-people… :D
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Le ultime righe le uso per parlare ancora della copertina.
Personalmente, non avrei avuto dubbi, nel volere fortemente una faccia italiana in cover, e -senza esitazioni- ci avrei schiaffato il faccione da stregone di laboratorio: Maurizio Banzi. Arduino non è rocket science. Pare un giocattolo banale, ma ha introdotto il concetto di opensource hardware, conquistato MAKE e l’attenzione di migliaia di sviluppatori attorno al Globo. E’ una delle poche cose italiane che hanno fatto il giro del mondo partendo con tre soldi in croce. Innovazione dal basso. Messaggio di speranza per gli altri inventori che vogliono tirarsi fuori dal pantano. E noi italliani -grazie alla latitanza dei capitali di rischio e non certamente all’assenza di talento- Google, Yahoo, Flickr, Facebook, youtube etc etc NON CE LI ABBIAMO MAI AVUTI!
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Io non so se WIRED sia in italia per far profitti vendendo gadget ed eventi che celebrano il marchio (io ne comprerei) o per dare un contributo di cambiamento a questo martoriato paese. Quello che so è che c’è bisogno del WIRED che viene dal futuro. Della rivista -anche un pò sperimentale ed ottimista- che ci aiuti a pensare che l’unico limite sia il cielo. E dato che non tutte le storie fniscono bene, WIRED -immagino- avrà il ruolo di raccontare i tentativi, gli errori ed i successi di quelle menti inquiete che hanno ereditato l’italico DNA di inventori e naviganti.
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…E come dice Louis Rossetto, è meglio tentare di raccontare il futuro e sbagliare che accettare supinamente le idee preconcette o basate sul conformismo…
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Non siete ancora stanchi? tuffatevi su:
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(messaggio per chi WIRED lo fa davvero: Gran bei content anche online, ma visto l'aggregatore e visto il sito... accidenti che disastri!!! ah... c'è qualche banner di SKY... )

