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UXCON, Lugano: HW e/è SOCIAL (le slide)

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Con Stefano Avenia ed i ragazzi di Nuzoo abbiamo speso un giorno intero a saldare, tagliare, cucire, testare e poi eisaldare ancora. :) Dario Violi e Matti Nelli hanno lavorato per giorni a rendering 3D, interfaccia flash e a ragionare su come semplificare al massimo il prototipo realizzato. Alla fine però da iCrocco siamo riusciti a gemmare iTopo, un hacking del tipico peluche IKEA da un euro, con dentro una elettronica cutting edge in ambito Internet degli Oggetti.

iTopo ha una interfaccia sw che è del tutto equivalente alla sua realtà fisica, e consente il passaggio di attività di interazione e mood in modo trasparente tra Rete e Mondo Reale.

Hacking IKEA, ne dimostra la sua grande flessiiblità e lo spirito ludico che ne è insito, e noi siamo convinti che la cultura che stiamo sviluppando in termini di hardware sociali ed i software di comunicazione parallela (widespime) che vi sono nascosti. Il mondo dei giochi offline non attende che essere evoluto e -quando utile- connesso.

Internet delle cose, dalla teoria alla startup (Seminario, UniMiB)

Quello che segue è l’abstract del Seminario OpenSpime in Bicocca (ore 15,00 - oggi, in U14)
di Roberto Ostinelli & Leeander

Abstract
Aldilà delle visioni di medio o lungo periodo su ubiquitus computing ed altri paradigmi, gli oggetti intelligenti stanno già emergendo persino nella elettronica di consumo. Il panorama delle tecnologie ben identificabili e chiuse sta rapidamente evolvendo in un ecosistema dove macchine fotografiche “senzientI” che scattano solo se chi è inquadrato sorride (e non hai gli occhi chiusi) convivono e comunicano con numerosi oggetti internet-connessi che non sono ne computer ne telefoni.
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Gli aspetti tecnologici e progettuali da affrontare sono molteplici e non possono essere risolti da un solo attore. Nata nel marzo 2008, WideTag, Inc. è una azienda “italiana” fondata in California: una design driven company che si occupa di architetture software e protocolli di comunicazione per la Internet delle Cose. Ispirato agli SPIME di Bruce Sterling, il primo prodotto di WideTag si chiama OpenSpime. E’ un protocollo ed una architettura OpenSource che gestice le comunicazioni tra oggetti, occupandosi della sicurezza, della certificazione del mittente, della ricerca di uno spime etc.
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Questo Seminario ha lo scopo di mostrare un approccio alla Internet of Things attento al mercato ed alle sue dinamiche. Le applicazioni a cui faremo accenno, faranno emergere spunti come il “Social Hardware” e temi pratici come la “concurrency nella programmazione”. La parte di presentazione, volutamente breve, vuole lasciare ampio spazio alle domande ed al dibattito.

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Google & IBM insieme per evolvere ciò che sappiamo della medicina (usando la Internet delle Cose)

Even if the Internet appears ubiquitous, still the number of connected objects or devices is vastly inferior to those which are not connected. The coming revolution will raise from the necessity of substituting disconnected objects with connected ones, and making these more and more intelligent, and aware.

Mi scuserete se la prendo larga… In questo blog, con la piccola startup WideTag, con il sito OpenSpime, con i workshop di SpimeDesign e con tutte le nostre partecipazioni alle conferenza mondiali (e non conosco nessuna azienda “italiana” altrettanto presente), da mesi stiamo dicendo una cosa sola: La Internet delle Cose è l’abilitatore delle prossime ondate di cambiamento. Queste saranno enormi e rivolteranno come un calzino tutti i principali settori dell’economia. L’Energia prima di tutto (e speriamo presto di poter parlare del nostro Social Energy Meter), ma anche la tutela dell’ambiente, i consumi, e la Salute.

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…brevemente…
Evoluzione della Rete, dal web 1 alla Internet of Things
Non è stato sufficiente mettere in Rete i dati, come nel web 1, perché la Rete divenisse un crogiolo di attività Sociali. Con i soli dati remotizzati, il web è rimasto comunque in ottica broadcast, mentre con il web 2 e l’arrivo delle APPLICAZIONI remote, l’attività che le persone hanno potuto svolgere sono state molteplici e l’emersione di attività sociali è stata la naturale conseguenza. Adesso, è il momento della Internet delle Cose, ovvero di un nuovo livello di abilitatore fisico e interoperabile, che scatenerà le potenziali di Internet ben oltre i limiti del “digitale” e incorporerà la Rete nella nostra fisicità.
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images from blogspotMa veniamo alla notizia di oggi
L’accordo di oggi, con cui IBM e GOOGLE hanno deciso di convergere verso la piattaforma Google Health -che già permette di archiviare, gestire e condividere i dati medici su rete internet- e di farci convergere dentro i dati rilevati da centinaia di migliaia di singoli dispositivi elettronici PHR (personal health records), rischia di riscrivere ciò che sappiamo della medicina.

La capacità di elaborazione dei dati e di estrazione di informazioni utili, con un sistema di monitoraggio così esteso, aumenta enormemente. La possibilità che ciò reindirizzi il modo di effettuare una diagnosi è forte e -sembra forte a dirlo- anche della cura.

Faccio un esempio:
dal comunicato ufficiale “Google Inc., moving to improve its online health-record service, is teaming with International Business Machines Corp. to allow patients to add data generated from home-health monitoring products, such as blood-pressure cuffs and glucose meters.

Adesso, leggete questo:
- Under Skin Glucose Monitor is Painless and Acccurate

Ebbene, se è vero che da tempo sono disponibili sistemi per l’infusione sottocutanea e continua di insulina, è altresì vero che sarebbe rischioso lasciare che un piccola macchinetta con la potenza di calcolo di un orologio da polso decidesse quanta insulina iniettare in modo trasparente ed automatico al paziente.
Tutta un’altra cosa è se un dispositivo iniettivo CONNESSO, potesse ricevere ordini di SE e COSA fare, e questi ordini tengano conto delle casistiche di decine o centinaia di migliaia di pazienti che sono monitorati in real-time.

E questo è tanto un obiettivo dichiarato del progetto che IBM e Google dicono:”‘Il nostro software sarà di grande aiuto soprattutto nelle situazioni di emergenza, quando lo scambio tempestivo di informazioni può risultare fondamentale per salvare vite“.

E sapete una cosa? Saremo forse solo all’inizio, ma al connubbio tra IoT, web e Healthcare guardando queste mappe qui, comincio a crederci.

ps. sempre a proposito di insulina, ecco anche:Chewing gum all’insulina per curare il diabete

google health

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L’internet delle Cose, in questo caso, diventa un abilitatore trasparente per il campo medico. Così come può esserlo nel monitoraggio della produzione e dei consumi energetici (questi due concetti di produzione e consumo saranno spesso sovrapposti e comunque non più scindibili).
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L’internet delle Cose, così come ogni altra ondata di innovazione, porterà “vecchi player” ad accomodarsi al tavolo del grande nuovo business, ma -come sempre- ad ogni onda entraranno nuovi player. Yahoo ha regnato nel web 1, Facebook, Youtube ed altri sono stati i player fondamentali del web 2, anche detto GoogleKingdom. Adesso, per la Internet delle Cose, hanno già preso posizione Cisco, Sun, Google, IBM ed altri. Ma anche stavolta ci sarà spazio per nuovi player. E’ sufficiente crederci e trovare i finanziamenti giusti.

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ps. per chi ha voglia di deprimersi con le valutazioni sulla situazione del capitale di rischio che fanno coloro che sono riusciti a realizzare startup “italiane” di successo, date un occhio alla edizione di questa settimana di Economy. Penso che dia i brividi, ma anche il mood dell’ambiente, la frase di Paolo Ainio (fondatore di Matrix e Virgilio) che ha testualmente detto:”Meglio andare in California e fallire che riuscire a metà in Italia”.

Questa è migliore della mia :)

Il 20 Novembre porto alla QU-ID Conference un breve speech il cui titolo rivisita un articolo di SmartPlanet che ho letto mesi fa, e recita:”Può la Internet delle Cose salvare questo Pianeta?“.
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Le slide (eccole online in anteprima) sono simili a quelle presentate a Innovation Circus, ma il modo con cui intendo raccontarle è quello di chi volge lo sguardo a -come le ha definite qualcuno in questi giorni- Crisi Climatica ed altre applicazioni verticali.
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Questo post però, oltre a fare da reminder dello speech, serve a dare visibilità ad una presentazione sulla Internet of Things come evoluzione di quella che -in WideTag/OpenSpime- chiamiamo mobilità avanzata, che mi è piaciuta molto di più delle slide che ho fatto io. :)
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Ed allora, godetevela.

Future Of Mobile
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Non siete ancora stanchi? Allora questo video vi stenderà! Noioso da morire, ma maledettamente istruttivo:
Google,iPhoneWebDev.com,Skype,Telco 2.0 & Vodafone - What Will Drive Wireless Innovation?
NB. Nel 2009 eComm parte da un titolo davvero forte: Defining the Post-Telecom Era. Nel nostro piccolo, ne abbiamo scritto qui:”Neither telecoms, nor computing: people

Shaping the vocabulary - L’Internet of Things alla Sterling

Bruce Sterling ha fatto una gran bella performance (direi teatrale) al MObile MOnday di Amsterdam e vi esorto a vederne la registrazione video. Personalmente, voglio anche ringraziarlo per la citazione openspime tra le righe. Shaping the vocabulary!

Internet delle Cose e OpenSpime, domani a Innovation Circus

Internet of Things
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Non ho remora alcuna a dire che l’edizione 2007 di Innovation Circus è stata poco seguita, dispersiva e non esente da difetti organizzativi. Siamo però sempre lì: a sparare su ciò che non funziona si fa presto. Dare una mano a farlo funzionare, richiede ben altro livello di impegno.
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Così, quando MariaGrazia Mattei mi ha chiesto di fare un talk che riprendesse quanto visto a Frontiers of Interaction a proposito di Internet delle Cose, non mi sono sottratto. Tra l’altro, con Alberto Dottavi, Luca Mascaro, Fabrizio Capobianco, Piero Rivizzigno, etc. si tratterà di una mezza rimpatriata. Dunque, che il web7 ce la mandi buona. A domani.
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Ah, se volete partecipare, l’evento si terrà venerdì 10 / 10 dalle 10,00
Qui ci sono i riferimenti ed il programma. Il Palazzo Dei Giureconsulti‎ è questo qua (mappa).

Drink-Link LIVE on Mogulus

openspime_logoIl Drink-Link non è una conferenza, ma una conversazione attorno alle cose. Beh, in questo caso attorno alla OPEN INTERNET delle cose. :)

Quindi non aspettatevi, un video ordinato e preciso. Semmai, una finestra su quanto accadrà.

UPDATE:

foto by: Tommaso Correale Santacroce, altre foto della serata

The Long Tail of Gadgets

David ha fatto in tempo a fotografare questa slide mentre eravamo all’eTech. In qualche modo, questa slide raffigura la mia personale visione dello scenario Internet of Things.

Infatti, parlare di coda lunga dei gadgets connessi, è un pò come dire che: accanto ai cellulari di oggi, ed agli sfidanti iphone/androids che nel complesso occupano l’intero nostro sguardo, vanno emergendo nuove forme di comunicazione internet SENZA computer, come chumby, ambient orb, nabaztag, etc.
beh, comunque la sia metta -in prospettiva- il numero ed il genere degli oggetti connessi aumenterà enormemente, rendendo MINORITARIO il numero dei cellulari (ed affini) rispetto alla biodiversità presente nella parte lunga della coda. Ovviamente, tutta questa variabilità di oggetti, dagli spime più basilari, ad oggetti monofunzionali di ogni tipo, necessita di un linguaggio comune. Ed è questo quello che noi stiamo costruendo. In modo Aperto.

Ecco perché, sempre visto in prospettiva di medio termine e considerati i tanti player entranti in questo nuovo enviroment (es. FireEagle, SunSpot, Arduino, BugsLab ), non c’è molto da stupirsi dell’attenzione che WideTag (OpenSpime Project) sta suscitando.

Tra l’altro, gli scenari qui accennati, non si discostano da quelli più “istituzionali”, dove GREEN & GEEK siano termini sempre più sovrapponibili.

A SanDiego, ma anche su WIRED

Quest’anno sono al mio quarto eTech, e ci sono un paio di novità che vale la pena di sottolineare. Ad esempio, per la prima volta c’è un italiano che non sia io e che non venga dal Top-ix di Torino. Non l’ho ancora incontrato, ma voglio assolutamente conoscerlo.

E poi, per la prima volta, sto portando in California una mia idea che -grazie al talento di alcuni dei soliti noti- si è trasformata in azienda e sta provando a fare sul serio. Ebbene si, abbiamo dato il via alla classica startup californiana e adesso speriamo che qualcuno si accorga di noi. Ad esempio, se ne è accorto Bruce Sterling, editorialista della mitica Wired che -guardacaso- da mesi vive a Torino dove cura lo Share Festival (Grazie, Simona).

Tra gli italiani, sempre in prima fila invece Emil Abirashid ed i grandissimi di 7thFloor.

Beh, noi qui a SanDiego abbiamo il nostro primo talk (non in schedule), mentre tra poche ore c’è il meeting con Vernor Vinge, amico di David, che di spime ha colmato il suo ultimo libro.

Alcune info:
OpenSpime è il nome della tecnologia, mentre la Company si chiama WideTag, Inc. Molte delle cose che abbiamo realizzato sono nate sotto l’ala protettrice del Development Program del Top-ix di Torino. David Orban e Roberto Ostinelli sono i miei partner di avventura.

DSC08454.JPGQui a San Diego sono con David e abbiamo delle magliette con sopra un loghino tricolore e una grande scritta sulla spalle:EARTH MONITORING. Questa è la info minima da sapere riguardo al progetto OpenSpime per il monitoraggio globale della CO2. I primi partner ad aver firmato un agreement con noi, sono italiani! La CPS Group, che -tra le altre cose, distribuisce i prodotti del gigante cinese ZTE.

La lista dei ringraziamenti ai makers coinvolti è lunga: Dario (che spero pubblichi la sua terzina sugli Spime) e Foll in prima fila, ma senza dimenticare l’Hiroshima Mon Amour, con il mitico Giacomo.

OpenSpime is a project of WideTag Inc, a technology infrastructure company providing hardware and software solutions for an open Internet of Things.

Internet of Things & Virtual Enviroments

collage_comunicato_frontiersDopo le interfacce naturali (2005) e quelle emotive (2006), arriva una edizione di Frontiers che mette a confronto due diverse visioni della tecnologia, ovvero: la via del pervasive computing, degli spime di Sterling e -più in generale- dell’Interaction Design, con la via dell’immersività più o meno profonda, dei mondi virtuali alla SecondLife e della Realtà Virtuale.

Queste due prospettive una volta potevano considerarsi quasi antitetiche, perché -come è ovvio- una cosa è diffondere la tecnologa negli ambienti, rendendoli intelligenti e capaci di reagire proattivamente alle necessità umane. Altro è immergere una persona in una mondo di simulazione al computer, dandogli dunque infinito potere ma distaccandolo dalla cosidettà realtà fisica.

La separazione tra queste due prospettive è però più larga quanto più teorica rimane la discussione, mentre il gap diventa sempre più labile -e talvolta sparisce- se affrontiamo la questione a partire dagli oggetti e dalle tecnologie davvero esistenti. Questo fatto in parte è dovuto comunque ad un complessivo indebolimento delle ambizioni della Realtà Virtuale che ha abbandonato i suoi pesanti hardware per travestirsi da videogioco e sedurre interi mercati. E d’altro canto la stessa dizione di “Virtuale” ha perso parte del suo senso e della sua efficacia, in quanto di virtuale c’è quasi tutto ciò che noi usiamo per comunicare. Sarà una banalità, ma la concretezza percepita di una email si basa su Bytes dello stesso peso di quelli necessari per compiere una passeggiata in SecondLife.

SecondLife che -già introdotto pesantemente alla scorsa edizione delle Frontiere- quest’anno non sarà protagonista per via delle mode, ma strumento consolidato. Luogo che è estenzione fisica degli spazi della conferenza e che consentirà di creare opportunità di interazione verso l’esterno. E se ad ogni istant message ricevuto da inworld, un Nabaztag scuoterà le sue orecchie, la distanza tra fisico e virtuale sarà completamente colmata.

Ci proveremo in questa edizione di Frontiers, la mattina parlando soprattutto di Internet of Things mentre il pomeriggio concentrandoci sui Mondi Virtuali. Speriamo che funzioni tutto. :)

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