Può una iPhone APP vincere il Compasso D’oro?
Probabilmente NON quest’anno. O forse non WIDENOISE. Ma prima o poi qualcuno riuscirà.
Probabilmente NON quest’anno. O forse non WIDENOISE. Ma prima o poi qualcuno riuscirà.
Era dal 2002 che non partecipavo alla stesura di un libro con un qualche mio contributo. L’ultima volta era accaduto con il libro sul Content Management curato dall’ottimo Alessandro Lucchini (con molti autori interessanti come, Matteo Abba, Luca Accomazzi, Luisa Corrada, Mafe De Baggis, Roberto Venturini, ed altri) ed edito da Apogeo ISBN 88-503-2023-X. nel quale ho scritto un paio di pagine sui modi di progettare reti di UMANI (oggi diremmo Social Netowrk) e “notando” come queste di estendessero in modo più rapido e/o robusto lungo le aree della rete dove i contenuti si muovevano con maggiore facilità e portata. …viste da oggi quelle riflessioni sembrano enormemente incomplete, ed avere avuto quello “spunto” senza riuscire ad approfondirlo, beh, un peccato.
E venne poi il 2010…

Durante quest’anno è già il terzo libro che viene pubblicato nel quale ho messo lo zampino. Del primo, legato alla Biennale della Architettura di Venezia, ho già ampiamente scritto in “leeander il barbaro“. (AILATI, Riflessi dal Futuro | Ed. SKIRA | ISBN 978-88-572-0726-1) Del secondo, legato al più vasto corso di Interaction Design del pianeta, ne avevo parlato poco tempo fa (INDEX, Percorso di specializzazione in Interaction Design Experience | Ed. FRANCO ANGELI | ISBN 978-88-568-3206-8)). Il terzo, a cui faccio riferimento nel titolo di questo post, è tutto nuovo, e questa è una ANTEPRIMA.
We Economy: l’Economia riparte dal NOI
Si tratta di un libro collettivo, assolutamente unico per il panorama italiano. E’ basato su una struttura ipertestuale, colmo di linkografie, stampato interamente a colori e con una grafica degna di wired, accompagnato da un sito (dal 16 novembre) dove tutti i temi possono essere approfonditi e dove TUTTO IL LIBRO -regolato da licenza Creative Commons- PUO’ ESSERE SCARICATO in PDF.
Sfogliando le pagine mi hanno colpito espressioni come: “Singolarità collettiva” o come “l’innovazione è una recita collettiva”, ed ancora, espressioni fortissime come “chi divide PERDE, chi condivide VINCE”.
Ci ho trovato molti spunti interessanti dentro. Da tutti i variegati punti di vista sulla evoluzione del mondo Retail (che, insieme ai Parchi a Tema, ritengo essere uno dei temi di progettazione più frizzanti dei prossimi anni), sino a spunti e video che avevo appena postato qui sul blog. Ad esempio, questo: Dall’era degli hyper-consumi a quella dei Consumi Condivisi
WE Economy, l’Economia riparte dal NOI, è edito da BALDINI CASTOLDI DALAI. Dal 16 Novembre in libreria.
Weconomy from weconomybook on Vimeo.
Sono stato uno dei tre relatori al Convegno di fine anno del Corso in Interaction Design Experience, ed (anche) il mio contributo è diventato parte del libro che racconta il Corso (numericamente e geograficamente il più esteso del mondo) e sue le tematiche. FRANCO ANGELI EDITORE
il mio pezzullo, inizia così…
Mi chiamo Leandro Agrò e sono un Interaction Designer. Questa frase l’ho detta molte volte dal 1997, anno in cui sono uscito da Domus Academy. Eppure, negli anni, ha avuto un senso molto diverso, e io stesso ci ho creduto in modo differente.
Domus Academy, con i suoi workshop spaccacervello, la sua competition al MediaLab a cui sono debitore di un amico per la vita, e la sua sfida chiamata Apple Design Project, che ci portò sino a Cupertino, non è stata certo una esperienza che si dimentica facilmente.Avevamo visto tavoli interattivi composti da tavolette capaci di scambiarsi informazioni in wireless e reagire quando si toccavano tra loro, proiettori minuscoli, casse acustiche nascoste dentro ogni materiale che potesse vibrare almeno un po’, sistemi wireless di ogni genere, città “intelligenti”. E tutto partendo da prospettive antropologiche, di design, di user centered design. Avevamo visto il futuro o -almeno- il suo concept.
…
Un giorno -intorno al 1999- emerse nella mia mente la seguente definizione: L’Interaction Designer è un Architetto della Relazione. Per quanto già la figura dell’architetto -nonostante la sua veneranda età- subisca ancora stravaganti interpretazioni, non vi è dubbio che sia una figura orientata al progetto. Non un ingegnere focalizzato sulla tecnica. Non un geometra che guarda al delivery. Non un artigiano. Mai un artista.
Un Interaction Designer dunque progetta, e si concentra non su cose intrinsecamente “statiche” come una sedia o un palazzo, bensì su cose dinamiche centrate su luoghi in senso lato (reali, tradizionali, aumentati tecnologicamente, etc) e soprattuto sulle persone.
In questo senso, la definizione “Architetto della Relazione”, mi ha convinto. Ci ho ritrovato dentro il taglio da dare alla mia professione, la centralità del fattore umano, l’ergonomia cognitiva e la human computer interaction.

Quest’uomo alla mia dx (per chi guarda) per me è un mito. Uno che -scrivendo codice- ha messo una firma indelebile nel mondo della musica realizzando Audio ProTools e mettendo lo zampino persino nel Core Audio di mamma Apple. Antonio Tuzzi è da olimpo dei MegaGeek. Approfittando dell’Evento di fine corso del Master in Interaction Design Experience, ero a Cagliari e -con Antonio- ci siamo lasciati andare a due ore di Sound analogico nella sua music cave. Per noi, è stato uno sballo! Il video, l’abbiamo registrato per Babele (twit). Così la prossima volta viene anche lui. :)
Protuzzi’s Music Cave from leeander on Vimeo.
Su invito del mitico Sebastiano Bagnara, settimana prossima prenderò parte all’evento conclusivo (presentazione dei progetti) del Corso di Interaction Design chiamato INDEX: INteraction DEsign eXperience
Ci saranno molti di quelli che l’Interaction Design lo hanno nutrito per quasi un ventennio, come lo stesso Sebastiano, Gillian Crampthon Smith, Liam Bannon ed altri.
Io parlerò per una dozzina di minuti di come vedo OGGI, l’Interation Design. Come al solito ho un punto di vista che non fitta il mainstream e devo ancora pensarci bene.
al contempo…

Stamani mi sono imbattuto in questo bell’articolo (come al solito d’altronte) di Alberto Dottavi (Infoservi.it): A quando Microsoft Research Milano? Parlava di Interaction Design e non ho potuto esimermi dal commentarlo di getto.
IxD
E’ una mezza follia OGGI parlare di IxD nelle stesse modalità in cui lo si è “inventato come practice” nel 1995 ed ancora prima. Oggi, questa practice, sconta la litigiosità dei sui “luminari” e l’incapacità di fornire idee, metodi e professionisti adeguati alle necessità del mercato. Basti vedere come OGGI, la cosa più vicina ai paradigmi di IxD sia la Internet degli Oggetti, e come la maggior parte di coloro che si definiscono Interaction Designer sappiamo POCO, POCHISSIMO o NULLA di quali siano le problematiche tecniche, le ricadute sociali, i metodi di progettazione e le opportunità di business, di questa nuova onda che sommerge ed ingloba le internet precedenti.M$
Spero che M$ riesca a smetterla con i copia/incolla e con gli sterili approcci simil-accademici. Dopo Zune, Surface, la UI di Vista, quanti altri fallimenti vogliono ancora digerire?
Non è bello avere maggiore forza economica ed essere ripetutamente ridicolizzati dalla Apple di turno (Eppure, l’unica differenza vera, sta nel talento delle persone). Sarebbe ora che M$ tornasse a mettere al mondo qualcosa che è utile al progresso del Pianeta.Auguri.
…Forse ho già cominciato a lavorare al mio talk di Cagliari. Se volete sentire come si evolverà il ragionamento… beh, ci vediamo in Sardegna.