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Google & IBM insieme per evolvere ciò che sappiamo della medicina (usando la Internet delle Cose)

Even if the Internet appears ubiquitous, still the number of connected objects or devices is vastly inferior to those which are not connected. The coming revolution will raise from the necessity of substituting disconnected objects with connected ones, and making these more and more intelligent, and aware.

Mi scuserete se la prendo larga… In questo blog, con la piccola startup WideTag, con il sito OpenSpime, con i workshop di SpimeDesign e con tutte le nostre partecipazioni alle conferenza mondiali (e non conosco nessuna azienda “italiana” altrettanto presente), da mesi stiamo dicendo una cosa sola: La Internet delle Cose è l’abilitatore delle prossime ondate di cambiamento. Queste saranno enormi e rivolteranno come un calzino tutti i principali settori dell’economia. L’Energia prima di tutto (e speriamo presto di poter parlare del nostro Social Energy Meter), ma anche la tutela dell’ambiente, i consumi, e la Salute.

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…brevemente…
Evoluzione della Rete, dal web 1 alla Internet of Things
Non è stato sufficiente mettere in Rete i dati, come nel web 1, perché la Rete divenisse un crogiolo di attività Sociali. Con i soli dati remotizzati, il web è rimasto comunque in ottica broadcast, mentre con il web 2 e l’arrivo delle APPLICAZIONI remote, l’attività che le persone hanno potuto svolgere sono state molteplici e l’emersione di attività sociali è stata la naturale conseguenza. Adesso, è il momento della Internet delle Cose, ovvero di un nuovo livello di abilitatore fisico e interoperabile, che scatenerà le potenziali di Internet ben oltre i limiti del “digitale” e incorporerà la Rete nella nostra fisicità.
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images from blogspotMa veniamo alla notizia di oggi
L’accordo di oggi, con cui IBM e GOOGLE hanno deciso di convergere verso la piattaforma Google Health -che già permette di archiviare, gestire e condividere i dati medici su rete internet- e di farci convergere dentro i dati rilevati da centinaia di migliaia di singoli dispositivi elettronici PHR (personal health records), rischia di riscrivere ciò che sappiamo della medicina.

La capacità di elaborazione dei dati e di estrazione di informazioni utili, con un sistema di monitoraggio così esteso, aumenta enormemente. La possibilità che ciò reindirizzi il modo di effettuare una diagnosi è forte e -sembra forte a dirlo- anche della cura.

Faccio un esempio:
dal comunicato ufficiale “Google Inc., moving to improve its online health-record service, is teaming with International Business Machines Corp. to allow patients to add data generated from home-health monitoring products, such as blood-pressure cuffs and glucose meters.

Adesso, leggete questo:
- Under Skin Glucose Monitor is Painless and Acccurate

Ebbene, se è vero che da tempo sono disponibili sistemi per l’infusione sottocutanea e continua di insulina, è altresì vero che sarebbe rischioso lasciare che un piccola macchinetta con la potenza di calcolo di un orologio da polso decidesse quanta insulina iniettare in modo trasparente ed automatico al paziente.
Tutta un’altra cosa è se un dispositivo iniettivo CONNESSO, potesse ricevere ordini di SE e COSA fare, e questi ordini tengano conto delle casistiche di decine o centinaia di migliaia di pazienti che sono monitorati in real-time.

E questo è tanto un obiettivo dichiarato del progetto che IBM e Google dicono:”‘Il nostro software sarà di grande aiuto soprattutto nelle situazioni di emergenza, quando lo scambio tempestivo di informazioni può risultare fondamentale per salvare vite“.

E sapete una cosa? Saremo forse solo all’inizio, ma al connubbio tra IoT, web e Healthcare guardando queste mappe qui, comincio a crederci.

ps. sempre a proposito di insulina, ecco anche:Chewing gum all’insulina per curare il diabete

google health

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L’internet delle Cose, in questo caso, diventa un abilitatore trasparente per il campo medico. Così come può esserlo nel monitoraggio della produzione e dei consumi energetici (questi due concetti di produzione e consumo saranno spesso sovrapposti e comunque non più scindibili).
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L’internet delle Cose, così come ogni altra ondata di innovazione, porterà “vecchi player” ad accomodarsi al tavolo del grande nuovo business, ma -come sempre- ad ogni onda entraranno nuovi player. Yahoo ha regnato nel web 1, Facebook, Youtube ed altri sono stati i player fondamentali del web 2, anche detto GoogleKingdom. Adesso, per la Internet delle Cose, hanno già preso posizione Cisco, Sun, Google, IBM ed altri. Ma anche stavolta ci sarà spazio per nuovi player. E’ sufficiente crederci e trovare i finanziamenti giusti.

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ps. per chi ha voglia di deprimersi con le valutazioni sulla situazione del capitale di rischio che fanno coloro che sono riusciti a realizzare startup “italiane” di successo, date un occhio alla edizione di questa settimana di Economy. Penso che dia i brividi, ma anche il mood dell’ambiente, la frase di Paolo Ainio (fondatore di Matrix e Virgilio) che ha testualmente detto:”Meglio andare in California e fallire che riuscire a metà in Italia”.