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WideTag Updates: Spime Design Workshop! Il futuro di OpenSpime. Il nuovo sito. Le applicazioni WideSPIME e SEM, nonché un WideNoise… da applausi

Ogni tanto ritengo sia cosa utile aggiornarvi su quanto accade sul fronte WideTag, ovvero la nostra startup californiana che opera in ambito Internet of Things. :)

Questo update (quasi un keynote testuale), comprende i seguenti capitoli:

  • CULTURA
  • OPENSPIME
  • NUOVO SITO WIDETAG
  • PRODOTTI & APPLAUSOMETRO
  • ADVISORS

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CULTURA
logo Spime Design WorkshopVa detto: WideTag contiene uno dei team che si stanno operando di più e meglio per delineare la cultura della Internet delle Cose. Considerato che siamo una piccola company in bootstrap (non finanziata da esterni) direi che è oggettivamente lodevole la nostra presenza alle maggiori conferenze mondiali, da Los Angeles alla Silicon Valley, da Amsterdam a Ginevra. Ma non contenti di ciò -grazie al nostro ottimo David- ci siamo inventati gli SPIME DESIGN WORKSHOP che stanno avvenendo sia nel mondo fisico -ad esempio a Lisbona- che in Second Life.

Il ciclo di eventi SPIME DESIGN WORKSHOP che è in calendario in varie isole di SL è notevole e i partecipanti sono pazzeschi. Qui -ad esempio- potete leggere di CISCO e della sua partecipazione attiva. Scrive Cisco:

Knowing how to create Spimes has a competitive advantage whether your a designer, developer, engineer, analyst or in sales and marketing. Strategic branding can use Spimes in real or virtual tradeshows and events to reveal and link an object to allow interactive or passive experiences to acquire historical knowledge about everything you wanted to know about it.

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OPENSPIME
OpenSpime è stato per quasi un anno il centro della attività WideTag. Questo protocollo, 100% OpenSource, è il nostro primo contributo al nascente mondo della IoT. E’ un contributo intrigante, utile per i makers, ma per fare un passo davvero importante in avanti, ci vorrebbe qualcosa di più.

OpenSpime, per giungere alla sua versione completa e davvero importante, deve trovare degli alleati e svilupparsi nella direzione di una architettura P2P. Deve tenere la base XMPP attuale ma aprirsi anche ad altro. Deve comunicare -come già fa oggi- ma essere in grado di discendere in profondità nella catena Iso->osi e fare discovery degli oggetti vicini nonché collaborare con loro.

Questi sono obiettivi ammirevoli, ma non possono essere perseguiti dalla sola WideTag. Ecco che è nata una prima collaborazione con gli RFID LAB della Sapienza di Roma, ed altri ne verranno.

Stiamo pensando alla OpenSpime P2P Evolution. Sempre OpenSource ed aperto. Capace di rispondere a molte più esisgenze di quanto non si faccia con il solo layer di comunicazione. Capace -magari- un giorno di ambire al ruolo di Fondazione.
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Homepage WideTag, Inc - marzo 2009

NUOVO SITO WIDETAG
WideTag cresce come azienda e nei prodotti software, come wideSPIME, il nostro core product per la Massive Data Collection. Ha dunque avuto senso splittare i website che usiamo per comunicare, in due grandi aree: .COM e .ORG

Sotto il punto ORG ci sono i siti di documentazione di OpenSpime e la community dei Developers OpenSpime. Sotto al punto COM, tutte le attività di business, compresi i contenuti di vision che erano nel blog openspime.COM. Essendo oggi OPENSPIME un progetto che tende alla fondazione, il suo .COM non ha più senso e rimanda al main website aziendale.
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PRODOTTI & APPLAUSOMETRO
WideTag è una azienda dedita al software. L’hardware che costruiamo -a livello di prototipi- serve a dimostrare la fattibilità tecnica e di business di alcuni progetti avanzati che abbiamo in mente e che -senza la prova sul tavolo- sembrano appartenere al futuro ed invece sono già qui.

Come ho detto poco sopra, wideSPIME il nostro core product per la Massive Data Collection. A questo framework, che sarà poi fornito anche in modalità Software as a Services, si aggiungeranno dei moduli. Il primo tra questo gestirà end-to-end le transazioni economiche online.

A chi serve?
WideNoise, il nostro programmino per iPhone, ha dimostrato come può avere senso fare data collection su scala planetaria di uno specifico valore. Non importa se sia il mood di quando ci svegliamo la mattina o una rilevazione puntuale di precisissimi sensori. Il punto è indirizzare e gestire milioni di transazioni e comunicazioni al giorno. Mapparle, aggregarle, predisporle per il data mining, etc.

Dal punto di vista delle società che vendono prodotti world wide, la nostra tecnologia -a cui va aggiunto un dispositivo HW di collegamento- apre al monitoraggio continuo della posizione, attività ed efficienza dei macchinari. Una ricetta ideale non soltanto per chi deve tenere in perfetta affidabilità macchinari distribuiti su un vasto territorio, ma anche per coloro che -più che alla vendita- sono interessati al loro noleggio.

Questo fa WideSPIME. Massive data collection. Un MILIONE di comunicazioni in near real time con pochi server a gestire il tutto. Per questo c’è anche il modulo di pagamento, perché il cliente finale del macchinario noleggiato -o acquistato con contratto di manutenzione- possa completare i suoi acquisti o cambiare i piani tariffari in real-time.
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Punta di diamante tra le applicazioni basate su wideSPIME è il nostro Social Energy Meter: Una applicazione HW/SW completa che si occupa del monitoraggio dei consumi residenziali, opera in near real time, consente di gestire milioni di punti di lettura, è bidirezionale, criptato e fa anche il caffé. (citazione del primo Ballmer quando vendeva windoz urlando “a clock!”)

SEM, come lo chiamiamo noi, non è un prodotto B2C, ma una soluzione B2B che va veicolata attraverso le Energy Companies (meglio se locali). SEM ha notevoli vantaggi rispetto a qualsivoglia altra soluzione noi si sia vista sul mercato, perché consente una serie di attività di cross ed up selling.

SEM è fatto per quelle energy companies che vogliono abbassare i consumi dei loro clienti e -al tempo stesso- aumentarne il valore intrinseco, fornendo nuovi prodotti e servizi. Perché essere SOLO una commodity alla lunga stanca.
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Questa è la IoT che stiamo contribuendo a fare. Perché non di soli conigli si vive :)
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On more thing.
…di WideNoise si sanno un sacco di cose. E’ un giocattolino per iPhone che è stato recensito da una tonnellata di blog e che piace ai più per via della sua UI accattivante. Certo, qualcuno ha detto che misurare la quantità di rumore che c’è in un dato luogo e momento -in fondo- non è la più indispensabile delle attività umane… E anche noi di WideTag -in fondo- abbiamo scelto il rumore perché era una delle cose che si poteva realisticamente fare e che consentiva di mostrare bene questo concetto di monitoraggio globale.


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Però la fantasia degli utilizzatori supera spesso (beh, quasi sempre) quella degli autori, ed ecco che ieri ricevo una email che dice le testuali parole:

Greetings,
We just wrapped up the Greener Gadgets Design Competition on Friday, and I’ve got a sweet story about using your app onstage at the conference. I’m at 917-XXX-XXXX if you want to chat. Here’s the link though:

- http://www.core77.com/blog/…

Best,
Allan Chochinov (editor-in-chief of Core77)

Di cosa sta parlando? Di una competition che prevede premi in denaro (piccoli) e che ha raccolto proposte da oltre 60 Paesi attorno al mondo. La premiazione finale è stata durante un evento fisico.
Beh, hanno usato WIDENOISE come applausometro, ed assegnato i loro premi per acclamazione del pubblico in sala.:DD

che dire… CORE77 è fighissima e l’idea di usare wideNoise come applausometro mi è parsa davvero intelligente e divertente! Chissà, forse un giorno metteremo una funzione ad-hoc per la gestione degli applausi, nel frattempo, come dire… ci accontentiamo del suono che hanno evocato nella nostra mente.

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NOTA: Avete visto quanti concept fighi nel video di CORE77 ?? Think Green è -per definizione- Think Global :)
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ADVISORS
Come risaputo, i soci di WideTag sono Leandro Agrò, Roberto Ostinelli, David Orban. Attorno a queste tre persone, si sono aggregati talenti che aiutano non poco a rendere concreta la visione dei founders. Ma tutto ciò non sarebbe comunque abbastanza. Ecco perché abbiamo voluto con noi le persone che sto per citarvi:
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Giuseppe Taibi, Boston (USA)
Ovvero la star del software, l’italiano più noto tra gli sviluppatori iPhone (anche oggi sul Corriere).
Member of the Board of Directors, An advisor for the Italy/America Chamber of Commerce & Trade of New England, Giuseppe was a Visiting Scholar at Boston University, has taught his own course on Applied Innovation in Mobile Computing at Harvard University.

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Fabrizio Capobianco (Redwood City, Usa)


Il mago dell’OpenSource su Mobile, nonché uno dei pochi italiani della mia generazione capaci di far business in Silicon valley. Un grande CEO, come ne ho incontrati davvero pochi (direi DUE in totale) nella mia vita professionale.
Member of the Board of Advisors, CEO of Funambol, Fabrizio is an italian entrepreneur that developed his company in the californian environment. Today, Funabol is the largest opensource company in the mobile field. The email client from funambol support 1,882,821,049 devices
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Alex Papanastassiou (Bruxelles, Belgium)
L’anima finanziaria di Widetag. L’uomo dei business model, ma anche un exCeo da azienda che produce sensori. :)
Member of the Board of Advisors, Business adviser & facilitator - passionate about business quests - often operating on the frontier between business and technology. Alex was the Ceo of Maasneotech a Sensor’s Factory in Belgium.
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Carlo Maria Medaglia (Rome, Italy)


Ultimo acquisto in termini di tempo, Carlo è una persona dalla produttività incredibile. La sua esperienza di lavoro negli States e la sua apertura, sono per WideTag e per il progetto OpenSpime, un faro nella perigliosa navigazione.
Member of the Board of Advisors, 
Carlo Maria Medaglia is the Coordinator of the RFID Lab of “Sapienza”, University of Rome. 
Since 1999, Mr. Medaglia has been working at several international research institutions around the world as NASA, ESA, NOAA, etc. He is a full professor at Mass Communication / Computer Sciences Department of University of Rome.
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Joi Ito (Kyoto, Japan)
L’uomo WideTag (beh, ANCHE Widetag :D ) che ha bisogno di esser meno presentato. Quello che sarà tanto più utile quanto noi più grandi ed interessanti. Un pezzo del futuro.
Member of the Board of Advisors, Ito has founded, among other companies, PSINet Japan, Digital Garage and Infoseek Japan. He maintains a blog, a wiki and contributes to the Tokyo Metroblogging. Ito is the CEO of Creative Commons. Ito was listed by Time Magazine as a member of the “Cyber-Elite” in 1997 and was also named by Businessweek as one of the 25 Most Influential People on the Web in 2008.
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widetag logo
WideTag, Inc. è una company incorporta in California a Marzo 2008 (headquarter a Redwood City). Presente all’eTech ed un numerose altre conferenze internazionali, citata da WIRED, menzionata al recente convegno IoT indetto della Business School di Stanford, etc. ha già realizzato interessanti prodotti come Widenoise, WideSpime ed il Social Energy Meter. I suoi soci fondatori vivono in Italia e stanno lavorando al finanziamento ed alla crescita della più promettente tra le software startups “italiane”.

Il suo nome è Giuseppe Taibi ed è una star del software

Il suo nome è Giuseppe Taibi, ed è una star del softwareA dirlo non sono io, che sono troppo amico di Giuseppe per non essere di parte, ma Luca De Biase, dalla prima pagina del suo Nova. Mi diverte anche il fatto che il direttore mi citi esplicitamente (ringrazio) e dica di aver letto di Giuseppe qui sul mio blog.
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Nel frattempo, oltre che con la citata applicazione Go Learn Skateboarding (che costa ben 5 dollaroni), Giuseppe ha bissato in ambito musicale con una FREE utile a sintonizzarsi sulle Public Radio presenti su Internet, ma questa è un’altra storia.

L’articolo ci ha colto tutti di sorpresa e la notizia di questo titolo in prima pagina (di Nova) è rimbalzato rumorosamente tra i parenti, dalla Sicilia (io e Yus siamo siculi) a Milano e poi sino a Boston.
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Leeander + Yus @ JACK: Altoprofilo FoundersChe dire… è stato divertente e sono felice di aver contribuito a far nascere una “star del software” nonché prendermi la definizione di “importante ed acclamato designer di interfacce”. D’altro canto, ieri l’altro sono stato “Ingegnere, Artista, Filoso: Ibrido” su WIRED. :) Quindi potremmo chiuderla così, a lieto fine… Due amici che stanno attraversando un buon periodo.
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O forse no: Forse val la pena di ricordare che questi due ex-compagni di Liceo ci avevano provato a fare insieme qualcosa in Italia (l’articolo qui accanto è apparso su JACK nel 2000), mentre adesso uno sta a Boston e l’altro è un pendolare con la California. Non pensate che ciò sia sempre dettato da scelte ed ambizione, perché spesso è soltanto il risultato della mancanza di opportunità. La strada -in questo caso- è sempre la più dura. …D’altro canto è vero che: non siamo mica tutti meritevoli come Mr-guadagno-500keuro-all’anno-Waterloo. Senza voler infierire, ma neanche dimenticare.
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WIRED
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reuters logo
UPDATE: Adesso di Giuseppe ne parla anche la REUTERS

Una storia italiana di successo sull’APP Store (iPhone)

Primi in classifica!Chi mi conosce sa che spesso ho lavorato in tandem con Giuseppe Taibi. Un cervello fuggito da tempo a Boston con il quale avevo tirato su la nostra Altoprofilo Spa.

Giuseppe -che adesso è un Board Member della piccola WideTag, Inc- si è dedicato al mobile già dagli albori di questo mercato, finendo per insegnare Innovation in Mobile Computing ad Harvard University, oppure a costruire da zero iShop. Un software mobile che legge i codici a barre, li confronta con il DB dei contenuti di Amazon, fornisce prezzi e recensioni. Oggi, Amazon usa correntemente questa piattaforma e sfortunatamente NON la ha comprata da Giuseppe che… beh, l’aveva costruita e ampiamente mostrata al suo content partner Amazon nel lontano 2003/4. Un intero lustro! Era geologiche di distanza su Internet.
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Adesso, la mecca degli sviluppatori mobile è iPhone. La potenza dello APP Store è qualcosa di mai visto prima nel mondo della distribuzione del software.
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Così, Giuseppe, si è dedicato anima e corpo ad iPhone, sviluppando per la Californiana Whagaa (mentre lui continua a vivere a Boston) tutta una serie di applicazioni in ambito training sportivo e fitness.

Go Learn Skateboarding on top of APP StoreLe prima applicazioni -a me- sono sembrate un pò noiose, perché legate al mondo delle palestre e del coaching personale. …Si sa, io non sono un patito della ginnastica. E si vede
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La seconda ondata di Applicazioni è stata molto più dinamica, legata agli sport estremi, graficamente intrigante. Così è venuto fuori il titolo GO LEARN SKATEBOARDING, che è in vendita alla non modica cifra di cinque dollari e che -dopo un paio di mesi di buoni risultati- è stata messa tra le Applicazioni in evidenza (hot) proprio in testa allo store ed alla pagina SPORT.
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Beh, meno di una settimana dopo, GO LEARN SKATEBOARDING è prima assoluta per vendite nella sua categoria, ed io ne sono ampiamente felice per Giuseppe, che tiene alto il vessillo del talento (emigrato) italiano e per la gente di Whagaa che ha riposto fiducia in lui e gli ha sempre consentito di avere il $UPPORTO necessario per inseguire un simile risultato.

Perché al solito, a non spender niente non si ottiene niente.
Come diceva Renzo Arbore (che in questo post italo-americano ci sta tutto):”meditate gente, meditate“.

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ps. Ah, si, a proposito di spendere… Se avete voglia di provare GO LEARN SKATEBOARDING… - http://tinyurl.com/buyGoLearn

Da San Diego all’Italia, il viaggio di Timothy Ferriss e la sua settimana lavorativa di 4 ore

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Quando -insieme a Giuseppe Taibi e Andrea Vaccari- ho incontrato Timothy Ferriss, non l’ho preso molto sul serio. Lui era all’eTech in qualità di Speaker. Non tanto (o non solo) per presentare il suo americanissimo libro COME LAVORARE 4 ORE A SETTIMANA E VIVERE DA RICCHI, quanto proprio per divulgare la sua ricetta di vita. Beh, Timothy Ferriss è adesso il FENOMENO tra i BESTSELLER made in Usa. Vediamo un pò di che si tratta…

Conosciuto all’eTech di San Diego, già in quella sede, pareva lavorasse -anche se in modo divertente- molto più di quattro ore alla settimana, e quindi NON mi è sembrato molto credibile. Certo è uno che lascia il segno. Positivo, simpatico, con una volontà di ferro, disponibilissimo a chiacchierare con tutti, uno che è stato su CNN, WIRED, NBC, FORTUNE, FAST COMPANY etc etc e che -oramai- è completamente calato nel ruolo del vincente autore di bestseller.

Beh, tornato in Italia, mi sono quasi dimenticato di lui. Certo Giuseppe continuava ogni tanto a citarlo, ma con non so se per nota di colore o reale credito dato alla ricetta Timothiana.

Maddai… ma come si dovrebbe fare a lavorare solo 4 ore a settimana e vivere da ricchi?!?!

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Ebbene,
non pensavo che avrei visto il libro di Ferriss in italiano in una delle nostre librerie di Milano. Non lo pensavo perché troppo una americanata. E’ un pò come pensare superficialmente al fatto che NON dovrebbe esserci il McDonald in un paese che ha le nostre tradizioni di cucina. Naturalmente sbagliavo! Il mondo è bello perché è vario, e l’Italia è pronta ad accogliere qualunque ricetta per cavarsi fuori dalla disperazione per il vuoto di idee. Ben venga anche Timothy dunque.

Allora che fare? Beh, compro il libro e lo leggo. Tanto siamo ad Agosto (quasi) e almeno in vacanza lavorerò una cifra di ore vicina alle 4 a settimana.

Beh, l’idea lanciata da Timothy è provocatoria! Lui dice che è NECESSARIO sfruttare le nuove tecnologie per diminuire drasticamente il tempo che passiamo in ufficio. Questa prima mossa, serve a metterci nelle condizioni di slegare la nostra EFFICACIA nel produrre reddito dalla quantità di ore lavorate. Rendere INVISIBILE ai terzi questo rapporto è senz’altro il primo e fondamentale ingrediente della sua ricetta.

Timothy FerrissUna ricetta che può sembrare (beh, lo è) molto sbrigativa quando -ad esempio- consiglia di basarsi sul concetto di IGNORANZA SELETTIVA, ovvero eliminare la maggior parte delle email senza leggerle, abolire gli smartphone, leggere poche news da fonti selezionate solo una volta la settiman, etc. Questa è quella che lui chiama la low information diet.

Tutta la ricetta di Ferriss è basata sul less is more e sulla legge di Pareto 80/20. Timothy esorta a tagliare tutto ciò che non sta dentro al 20% più produttivo (economicamente) e abbandonare tutto il resto. Senza pietà. Ad esempio, con la lettura di email e news (che a me pare il taglio più difficile) Timothy aggiunge: se necessario pagate un filippino o un indiano 4 dollari ad ora per farvi da filtro e selezionare ciò che vale la pena di essere letto!

Personalmente, non ho dovuto attendere l’americanino campione di lotta e di tango per sentir parlare della Legge di Pareto, la quale vedo realizzarsi SPESSO anche nel mio conto economico. Purtroppo resta difficile prevedere con esattezza QUALE 20% dello sforzo produrrà l’80% del reddito, e su questo la ricetta di Ferriss non è robusta. Gli esempi che fa Timothy sono validi, ma spesso incrinati dal fatto che lui vive nel mondo nel prodotto e non in quello -ad esempio- della consulenza.

Alcuni consigli, come ELIMINARE I CLIENTI CHE FANNO PENARE TROPPO possono essere anche validi, ma forse è più facile da fare quando il tuo mercato è globale e non l’area metropolitana di una città italiana, parte di un microcosmo economico e sociale molto preciso.
Una cosa è mandare a quel paese un cliente del Kentucky che non hai mai visto in faccia, altro un cliente di una azienda top20 italiana con sede centrale a Milano e che ti ha comunque dato del lavoro come consulente. La tua reputazione cala facilmente (in italia consulente è spesso sinonimo di contapalle o -al contrario- di schiavo) e le opportunità di produrre denaro sono sempre un insieme limitato.

Badate bene, Timothy non è un fanfarone superficiale. E’ uno che ci crede. Uno che va a fare talk ad Harvard o Princetown (che sono audience belle sfidanti) e mette in palio premi in denaro (che paga di tasca sua) per gli studenti che risolvono i task che offre loro in sfida.

Sin qui però ho concentrato l’attenzione sulla parte LAVORARE MENO, ma come si farebbe a GUADAGNARE DI PIU’?

Qui c’è il punto fondamentale che sta alla base di tutta la ricetta economica di Ferriss, ovvero: la totale separazione tra quello che SEI e quello che FAI per vivere. Quello che SEI è in effetti molto più sfaccettato e complesso di quello che può raccontare la tua professione, eppure -un pò tutti- in prima istanza tendiamo a definire ciò che uno è a partire da quello che fa. E la ricetta di appiattimento sul proprio lavoro è talmente diffusa ed accettata, che spesso definendo una persona da quel che fa, ci si azzecca in pieno.

Dal punto di vista meramente contabile, il messaggio -come spesso capita ai bestseller americani di questo genere- si può sintetizzare in una frase, ovvero: Metti il pilota automatico alle tue entrate. Concentra l’attenzione su quelle fonti di guadagno che sono automatizzabili e NON prevedono interventi manutentivi o di postvendita o di qualunque altro genere che non sia gestibile tramite outsourcing o tramite delega.

Nulla di rivoluzionario ovviamente. Queste “regole” sono le stesse che seguono le imprese e -semmai- il merito di Timothy è quello di riportarle al livello del singolo. Certo, avendo appena finito (si, David, adesso posso prestartelo) di leggere il libro di Leander Kahney (WIRED) “Inside Steve’s Brain”, c’è da dire che l’approccio è per lo meno opposto a quello che ha fatto la fortuna di Steve Jobs, ovvero:”Total Controll, the whole widget”. In questo caso, il successo di prodotti come iPod/iTunes è stato possibile solo perché Apple ha avuto il controllo di ogni singolo aspetto del sistema e delle sue tecnologie chiave. Altro che outsourcing, e delega: Le cose core di Apple le fa solo Apple e spesso in un team ridottissimo di persone. Basta pensare che quando lanciarono iPod, soltanto 15 persone in azienda erano consapevoli di tutti gli aspetti del prodotto. Centinaia di sviluppatori e persino i pubblicitari, avevano lavorato per mesi NON sapendo esattamente a cosa servisse il tassello del puzzle che stavano perfezionando. (…mi chiedo cosa scriverebbe Kahney della FERRARI)

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Beh, dopo la deriva Apple, proviamo a concludere questo post sulla settimana lavorativa di 4 ore: ho cominciato a scrivere questo post alle 07:20 del mattino, quindi potrei essere incriminato di lavorare troppo e star facendo una cosa -infine- improduttiva relativamente al conto economico… Ma voi ci credete che il blog non porti nulla? Certo porta poco, ma avrebbe senso tagliarlo senza pietà? Mi piacerebbe sentire quanti di voi sono pronti a spegnere il loro blog perché il reddito prodotto non rientra in quell’80% prodotto con solo il 20% dello sforzo. :)

Personalmente, sono nel bel mezzo del lancio di una startup, il chè mi da una scusa adeguata per rinunciare a qualsivoglia ricetta da 4 ore lavorative la settimana, ma sono anche consapevole che spesso (ben oltre il 50% del tempo) lavoro stando fuori dall’ufficio (abbiamo sede a Redwood e abito a Miano!), e che il controllo della alternanza tra lavoro ed altro è totalmente nelle mie mani. Insomma, sono nelle condizioni ideali, per sparire senza sparire, e soprattuto senza far sparire i miei guadagni. Chissà… potrebbe anche aver ragione lui.