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A proposito di Silicon Valley: Un bell’articolo cartaceo invecchiato il giusto

Sino a pochi giorni fa non conoscevo www.businessgentlemen.it/
Un loro giornalista ha seguito l’evento MIND THE BRIDGE / POLIMI “Un Ponte tra Italia e Silicon Valley” in cui sono stato speaker. Ne è venuto fuori questo buon articolo dove sono in compagnia di due amici come Fabio Violante e Fabrizio Capobianco -con cui ho condiviso il palco- nonché di molti altri in sala.

L’articolo non da spazio allo splendido speech di Roberto Bonzio di IdF, e neanche la gente dell’Acceleratore del Polimi che -personalmente- trovo veramente tosta.

Il valore del networking in Silicon Valley

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Immaginate un Croato, o un Egiziano che arrivi in Italia e -in due settimane- provi a farsi una idea delle opportunità di business, delle storie di successo e delle potenzialità di finanziamento presenti in Italia. Provate a pensare che -soltanto una volta arrivato in Italia- contatti via email o telefono o tramite associazioni vari VicePresidenti e Ceo di compagnie locali. Secondo voi -e non ridete per favore- quante persone, aziende e testimoninanze riuscirà a raccogliere?

Beh, a questo giro ingiro in CA ho supportato gli amici di Wave nel networking e nei primi giorni abbiamo parlato e raccolto feedback da: Paul Graham (Partner, Y Combinator), Vittorio Viarengo (VP, WM Ware), Dirk Knemeyer (Ceo, Involution), Gianluca Rattazzi e Francesco Lacapra (MaxiScale), Mark Zuckerberg (Founder, Facebook), Enzo Carrone (Stanford), Fabrizio Capobianco (Ceo, Funambol), Alberto Savoia (Google), Frances Karandy (Yahoo), Laura Ventura (Sun), Marco Graziano (Visible Energy), Simone Rizzi (Nuventi) ed una serie di amici molto in gamba come Matteo Fabiano, Paolo Privitera, Fabio Ficano e molti altri incontri sono ancora in schedule. Pazzesco come funziona qui il networking.

Una testimonianza video -in italiano- dal SXSW, ovvero la Conferenza dove vale la pena essere (oggi)

sxsw-cover-2009Le Conferenze come il TED, l’eTECH, il Web2.0 hanno un riflesso fondamentale su ciò che accade nel mondo della innovazione tecnologica e sulla trekstor mix mission velocità con qui le sfide e le soluzioni di propagano. L’eTech -in particolare- nelle sue edizioni precedenti, ha dato molto (beh, tutto) alla innovazione a mezzo Internet per come l’abbiamo esperita. Quest’anno però lo scenario è mutato, ed una manifestazione che guardavamo -dall’esterno- con attenzione già da due anni, ha preso possesso della scena. E’ il SXSW, ovvero la South by Southwest “Conference” 2009.

La definizione di SXSW la troviamo in cima alla home, ed è:

“In its 22 years, SXSW has grown from a tiny music festival in the Texas capital into a massive, unavoidable media beast that reflects, discusses and showcases trends in culture and media but also often creates them.” National Post, 3/13/08

Quest’anno si tiene dal 13 al 22 Marzo e -per fortuna- qualcuno di noi c’è! Con Christian Racca e Max Zaglio, del Topix di Torino, abbiamo registrato in iChat quasi mezzora di video che -spero- vi dia il mood di questo evento. Mentre per approfondimenti e link, c’è il sito che sempre i topixxiani hanno messo onair, qui: http://dpsquare.top-ix.org/

Internet delle cose, dalla teoria alla startup (Seminario, UniMiB)

Quello che segue è l’abstract del Seminario OpenSpime in Bicocca (ore 15,00 - oggi, in U14)
di Roberto Ostinelli & Leeander

Abstract
Aldilà delle visioni di medio o lungo periodo su ubiquitus computing ed altri paradigmi, gli oggetti intelligenti stanno già emergendo persino nella elettronica di consumo. Il panorama delle tecnologie ben identificabili e chiuse sta rapidamente evolvendo in un ecosistema dove macchine fotografiche “senzientI” che scattano solo se chi è inquadrato sorride (e non hai gli occhi chiusi) convivono e comunicano con numerosi oggetti internet-connessi che non sono ne computer ne telefoni.
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Gli aspetti tecnologici e progettuali da affrontare sono molteplici e non possono essere risolti da un solo attore. Nata nel marzo 2008, WideTag, Inc. è una azienda “italiana” fondata in California: una design driven company che si occupa di architetture software e protocolli di comunicazione per la Internet delle Cose. Ispirato agli SPIME di Bruce Sterling, il primo prodotto di WideTag si chiama OpenSpime. E’ un protocollo ed una architettura OpenSource che gestice le comunicazioni tra oggetti, occupandosi della sicurezza, della certificazione del mittente, della ricerca di uno spime etc.
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Questo Seminario ha lo scopo di mostrare un approccio alla Internet of Things attento al mercato ed alle sue dinamiche. Le applicazioni a cui faremo accenno, faranno emergere spunti come il “Social Hardware” e temi pratici come la “concurrency nella programmazione”. La parte di presentazione, volutamente breve, vuole lasciare ampio spazio alle domande ed al dibattito.

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Da San Diego all’Italia, il viaggio di Timothy Ferriss e la sua settimana lavorativa di 4 ore

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Quando -insieme a Giuseppe Taibi e Andrea Vaccari- ho incontrato Timothy Ferriss, non l’ho preso molto sul serio. Lui era all’eTech in qualità di Speaker. Non tanto (o non solo) per presentare il suo americanissimo libro COME LAVORARE 4 ORE A SETTIMANA E VIVERE DA RICCHI, quanto proprio per divulgare la sua ricetta di vita. Beh, Timothy Ferriss è adesso il FENOMENO tra i BESTSELLER made in Usa. Vediamo un pò di che si tratta…

Conosciuto all’eTech di San Diego, già in quella sede, pareva lavorasse -anche se in modo divertente- molto più di quattro ore alla settimana, e quindi NON mi è sembrato molto credibile. Certo è uno che lascia il segno. Positivo, simpatico, con una volontà di ferro, disponibilissimo a chiacchierare con tutti, uno che è stato su CNN, WIRED, NBC, FORTUNE, FAST COMPANY etc etc e che -oramai- è completamente calato nel ruolo del vincente autore di bestseller.

Beh, tornato in Italia, mi sono quasi dimenticato di lui. Certo Giuseppe continuava ogni tanto a citarlo, ma con non so se per nota di colore o reale credito dato alla ricetta Timothiana.

Maddai… ma come si dovrebbe fare a lavorare solo 4 ore a settimana e vivere da ricchi?!?!

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Ebbene,
non pensavo che avrei visto il libro di Ferriss in italiano in una delle nostre librerie di Milano. Non lo pensavo perché troppo una americanata. E’ un pò come pensare superficialmente al fatto che NON dovrebbe esserci il McDonald in un paese che ha le nostre tradizioni di cucina. Naturalmente sbagliavo! Il mondo è bello perché è vario, e l’Italia è pronta ad accogliere qualunque ricetta per cavarsi fuori dalla disperazione per il vuoto di idee. Ben venga anche Timothy dunque.

Allora che fare? Beh, compro il libro e lo leggo. Tanto siamo ad Agosto (quasi) e almeno in vacanza lavorerò una cifra di ore vicina alle 4 a settimana.

Beh, l’idea lanciata da Timothy è provocatoria! Lui dice che è NECESSARIO sfruttare le nuove tecnologie per diminuire drasticamente il tempo che passiamo in ufficio. Questa prima mossa, serve a metterci nelle condizioni di slegare la nostra EFFICACIA nel produrre reddito dalla quantità di ore lavorate. Rendere INVISIBILE ai terzi questo rapporto è senz’altro il primo e fondamentale ingrediente della sua ricetta.

Timothy FerrissUna ricetta che può sembrare (beh, lo è) molto sbrigativa quando -ad esempio- consiglia di basarsi sul concetto di IGNORANZA SELETTIVA, ovvero eliminare la maggior parte delle email senza leggerle, abolire gli smartphone, leggere poche news da fonti selezionate solo una volta la settiman, etc. Questa è quella che lui chiama la low information diet.

Tutta la ricetta di Ferriss è basata sul less is more e sulla legge di Pareto 80/20. Timothy esorta a tagliare tutto ciò che non sta dentro al 20% più produttivo (economicamente) e abbandonare tutto il resto. Senza pietà. Ad esempio, con la lettura di email e news (che a me pare il taglio più difficile) Timothy aggiunge: se necessario pagate un filippino o un indiano 4 dollari ad ora per farvi da filtro e selezionare ciò che vale la pena di essere letto!

Personalmente, non ho dovuto attendere l’americanino campione di lotta e di tango per sentir parlare della Legge di Pareto, la quale vedo realizzarsi SPESSO anche nel mio conto economico. Purtroppo resta difficile prevedere con esattezza QUALE 20% dello sforzo produrrà l’80% del reddito, e su questo la ricetta di Ferriss non è robusta. Gli esempi che fa Timothy sono validi, ma spesso incrinati dal fatto che lui vive nel mondo nel prodotto e non in quello -ad esempio- della consulenza.

Alcuni consigli, come ELIMINARE I CLIENTI CHE FANNO PENARE TROPPO possono essere anche validi, ma forse è più facile da fare quando il tuo mercato è globale e non l’area metropolitana di una città italiana, parte di un microcosmo economico e sociale molto preciso.
Una cosa è mandare a quel paese un cliente del Kentucky che non hai mai visto in faccia, altro un cliente di una azienda top20 italiana con sede centrale a Milano e che ti ha comunque dato del lavoro come consulente. La tua reputazione cala facilmente (in italia consulente è spesso sinonimo di contapalle o -al contrario- di schiavo) e le opportunità di produrre denaro sono sempre un insieme limitato.

Badate bene, Timothy non è un fanfarone superficiale. E’ uno che ci crede. Uno che va a fare talk ad Harvard o Princetown (che sono audience belle sfidanti) e mette in palio premi in denaro (che paga di tasca sua) per gli studenti che risolvono i task che offre loro in sfida.

Sin qui però ho concentrato l’attenzione sulla parte LAVORARE MENO, ma come si farebbe a GUADAGNARE DI PIU’?

Qui c’è il punto fondamentale che sta alla base di tutta la ricetta economica di Ferriss, ovvero: la totale separazione tra quello che SEI e quello che FAI per vivere. Quello che SEI è in effetti molto più sfaccettato e complesso di quello che può raccontare la tua professione, eppure -un pò tutti- in prima istanza tendiamo a definire ciò che uno è a partire da quello che fa. E la ricetta di appiattimento sul proprio lavoro è talmente diffusa ed accettata, che spesso definendo una persona da quel che fa, ci si azzecca in pieno.

Dal punto di vista meramente contabile, il messaggio -come spesso capita ai bestseller americani di questo genere- si può sintetizzare in una frase, ovvero: Metti il pilota automatico alle tue entrate. Concentra l’attenzione su quelle fonti di guadagno che sono automatizzabili e NON prevedono interventi manutentivi o di postvendita o di qualunque altro genere che non sia gestibile tramite outsourcing o tramite delega.

Nulla di rivoluzionario ovviamente. Queste “regole” sono le stesse che seguono le imprese e -semmai- il merito di Timothy è quello di riportarle al livello del singolo. Certo, avendo appena finito (si, David, adesso posso prestartelo) di leggere il libro di Leander Kahney (WIRED) “Inside Steve’s Brain”, c’è da dire che l’approccio è per lo meno opposto a quello che ha fatto la fortuna di Steve Jobs, ovvero:”Total Controll, the whole widget”. In questo caso, il successo di prodotti come iPod/iTunes è stato possibile solo perché Apple ha avuto il controllo di ogni singolo aspetto del sistema e delle sue tecnologie chiave. Altro che outsourcing, e delega: Le cose core di Apple le fa solo Apple e spesso in un team ridottissimo di persone. Basta pensare che quando lanciarono iPod, soltanto 15 persone in azienda erano consapevoli di tutti gli aspetti del prodotto. Centinaia di sviluppatori e persino i pubblicitari, avevano lavorato per mesi NON sapendo esattamente a cosa servisse il tassello del puzzle che stavano perfezionando. (…mi chiedo cosa scriverebbe Kahney della FERRARI)

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Beh, dopo la deriva Apple, proviamo a concludere questo post sulla settimana lavorativa di 4 ore: ho cominciato a scrivere questo post alle 07:20 del mattino, quindi potrei essere incriminato di lavorare troppo e star facendo una cosa -infine- improduttiva relativamente al conto economico… Ma voi ci credete che il blog non porti nulla? Certo porta poco, ma avrebbe senso tagliarlo senza pietà? Mi piacerebbe sentire quanti di voi sono pronti a spegnere il loro blog perché il reddito prodotto non rientra in quell’80% prodotto con solo il 20% dello sforzo. :)

Personalmente, sono nel bel mezzo del lancio di una startup, il chè mi da una scusa adeguata per rinunciare a qualsivoglia ricetta da 4 ore lavorative la settimana, ma sono anche consapevole che spesso (ben oltre il 50% del tempo) lavoro stando fuori dall’ufficio (abbiamo sede a Redwood e abito a Miano!), e che il controllo della alternanza tra lavoro ed altro è totalmente nelle mie mani. Insomma, sono nelle condizioni ideali, per sparire senza sparire, e soprattuto senza far sparire i miei guadagni. Chissà… potrebbe anche aver ragione lui.

eTech DAY2: Larry Lassig on Stage

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Oggi qui a San Diego è stata una giornata formidabile. Non soltanto abbiamo incontrato player diversissimi (dalle Telco, alla EFF, passando per potenziali clienti ad importanti Fondazioni interessate alla protezione dei dati) e raccolto forti consensi attorno al progetto OpenSpime, ma soprattutto abbiamo vissuto una storica giornata.
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Larry Lessig, nel Keynote serale, ha lanciato una nuova incredibile campagna. Stavolta nel mirino non c’è la tutela della libertà dei singoli nell’uso dei contenuti digitali, bensì il modo stesso in cui gli Stati Uniti -ed in qualche modo il mondo intero- sono governati.

Moltissimi i messaggi forti (vedi il mio twit), con tanti in fila a far domane (compreso il padrone di casa Tim O’Reilly ed il nostro david) e stand innovation finale. Session da brivido.

Stay tuned on lessig08.com

OpenSpime on Stage! Etech sala plenaria dopo il keynote di O’Reilly

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L’ETech non ha soltanto una favolosa cornice naturale e un hotel molto bello (meno dell’Hyatt degli scorsi anni) che lo ospita. L’ETech è e resta soprattutto il luogo dove è più facile incontrare i grandi personaggi che si occupano di innnovation tecnologica. Ovviamente abbiamo visto, parlato, incontrato Tim O’Reilly (che l’estate scorsa era in vacanza dietro casa mia, a Selinunte e ha definito gli antichi abitanti della Sicilia, “Hackers” che è il maggior complimento che lui sappia fare) come anche Chris Anderson (competenza infinita! quest’uomo è molto oltre la semplice “long tail” per cui è famoso).

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DSC08533.JPGI nostri SPIME sono stati nelle mani di tanti geek e numerosi personaggi molto interessati a quello che stiamo facendo. Dall’Inghilterra, all’Australia, passando per ogni angolo della Silicon Valley, l’attenzione per l’ambiente e la voglia di far business in questo campo.

Avere avuto uno speech (Ignite) dopo il keynote di O’Reilly, con la sala plenaria ancora piena è stato un successo enorme. Nessun italiano e nessuna azienda italiana era mai stato sul palco dell’eTech, e non importa se David sia mezzo Ungherese e WideTag sia incorporata in California, avevamo tutti un tricolore ricamato sulla maglietta.

Il metodo Scrum (leggi Agile) e altre dritte made in Silicon Valley, raccontate da un VP di Oracle 100% italiano

Vittorio's talkMi sono sempre chiesto se la mia personale ed istintiva via al management avesse un razionale difendibile dinanzi ai “grandi esperti” tipici delle società di consulenza o delle aziende tradizionali. Adesso ho un riferimento preciso: Vittorio Viarengo, VP Product development niente meno che di Oracle, che dice esattamente le cose che professo sul campo da anni. Ma Vittorio non è certo venuto in Italia solo per darmi ragione (eh eh), di cose ne ha dette tante e -persino- qualcuna su cui NON ho potuto non intervenire sostenendo che “per quella strada” si finiva tutti male.

Vabbhuo, oggi va così, una volta tanto faccio il blogger (arghhhhh) un poco autoreferenziale, ma il succo c’è, quindi cliccate pure avanti fiduciosi. (more…)

Program Unveiled for the O’Reilly ETech08


O'Reilly Emerging Technology Conference 2008
dal comunicato stampa
The final touches are being added to the O’Reilly Emerging Technology Conference, taking place March 3-6 in San Diego, California. Now in its seventh year, ETech hones in on the ideas, projects, and technologies that the alpha geeks are thinking about, hacking on, and inventing right now, creating a space for all participants to connect and be inspired. ETech is expected to draw more than 1,200 technologists, CxOs, IT managers, hackers, product developers, researchers, academics, thought leaders, business managers, strategists, artists, fringe technologists, entrepreneurs, business developers, and venture capitalists.
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Conference sessions include:
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- “How Technology Almost Lost the War: In Iraq, the Critical Networks Are Social–Not Electronic,” Noah Shachtman, Wired Magzine
- “Sexual Identity Online,” Violet Blue, blogger, author
- “Users, Socializers, and Producers,” Elizabeth Churchill, Yahoo! Research
- “DIY Drones: An Open Source Hardware and Software Approach to Making ‘Minimum UAVs,’” Chris Anderson, Wired Magazine
- “Use Your Head: The Future of Mind Hacks,” David Pescovitz, BoingBoing.net
- “Personalized Genomics: Benefits and Risks,” Pauline Ng, J. Craig Venter Institute
- “The PC-Free Internet,” David L. Rose, Ambient Devices
- “Information Visualization is a Medium,” Eric Rodenbeck, Stamen Design

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Tutorial sessions include:
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- “Storyboarding for Non-Fiction,” Kathy Sierra
- “iPhone Software Development,” Nate True
- “Live, Vast, and Deep: Web-native Information Visualization,” Tom Carden, Eric Rodenbeck
- “Debugging Hacks: What They Never Taught You about Solving Hard Bugs,” Marc Hedlund
- “Kitchen Hack Lab: Food Hacking for Techies,” Marc Powell
- “Making Things Talk Tutorial,” Brian Jepson, Tom Igoe

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Quanti saranno gli italiani quest’anno?

K-Humans sulla stampa (fica) californiana

Communication Art / Interactive Annual - (cover)Communication Arts è una rivista Californiana che -personalmente- considero La Bibbia della grafica. Durante il mio speech al BayCHI a SunnyValle ho incontrato Sam McMillan giornalista che si occupa di Emerging Media.

E’ nato così un articolo davvero incisivo (4 pagine a colori sull’Interactive Annual di Communication Arts non sono una sciocchezza) dove si parla di SecondLife, della Electric Sheep, ma anche della mia visione sull’ Embodiment (cornice culturale a cui tengo molto), e degli italianissimi K-humans.
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Personalmente considero questo articolo un grande successo per tutti gli attori coinvolti. Primi tra tutti il team che ha inventato e realizzato i K-Humans. Una volta tanto, abbiamo giocato in SerieA.
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- il link alla versione online di Communication Arts

- le pagine dell’articolo (via Flickr)