E’ un insieme di buone idee semplici quello rappresentato da questo video: Adidas Scotland shirt launch using AR
Non c’è rocket science, eppure l’idea di usare le persone reali come “interruttore” di start di alcune sequenze registrate ingaggianti, ha avuto un risultato eccellente. Questo perchè le persone -una volta messe sullo schermo- hanno ben pensato di comportarsi come attori in una scena, facendo esattamente ciò che pensavano la scena richiedesse, avendo persino riguardo di non togliere spazio ai vip digitali pre-registrati.
Beh… in realtà, essendo -gli umani- costretti a restare su un tassellino di spazio limitatissimo, erano -di fatto- in catene. Mentre al contrario, i fantocci digitali, facevano un figurone con le loro simpatiche esibizioni.
Insomma, un comportamento prevedibile e psicologicamente legato ad una serie di meccanismi del tutto consueti, che ha dato un ottimo esito. Come esseri umani potremo forse anche non essere una specie intelligente (anche considerato che in molti erano a far le foto ad uno schermo che mostrava loro una allucinazione), ma come interruttori, spacchiamo. :D
Facebook sta diventando sempre più simile a Google: cento ne fa, pochissime ne imbrocca. Così, dopo aver fatto l’annuncione di skype (ve ne ricordavate ancora?) eccola qui a pensare a virtual coins, coupon e quant’altro.
Personalmente, penso che SQUARE vinca e queste robe qui, perdano miseramente. …ma ovviamente sarei anche felice di sbagliarmi. In fin dei conti quello che antropologicamente davvero ci serve è una “liberalizzazione” dalla moneta rigida che favorisca di più il commercio di beni e servizi da consumatore a consumatore. Il come, tutto sommato è del tutto secondario.
Qui di seguito i due articoli in questione.
Facebook come Banca…
- Facebook, Your Future Bank
“Forget sharing photos. Mark Zuckerberg may soon manage your finances (BUSINESS WEEK)
Facebook today both owns the Web—where 500 million-plus users now spend more time there than on any other site—and is a dominant app on smartphones. Beyond this customer base, Facebook has embedded “Like” buttons on almost every major website, becoming the only real product praise utility. Facebook has persuaded large retailers to build sites, called Facebook Pages, within its platform. Facebook already has a currency, its Credits. And Facebook recently expanded its monetary systems with Facebook Payments, purportedly for paying app developers. … If only one of every five Facebook users adopted Credits to buy things, Facebook would be as big as PayPal.”
Facebook ed i coupon
- Facebook Page: in futuro potrebbero distribuire Coupon!
“È notizia di questi giorni quella che vede Facebook pronta ad introdurre all’interno delle Brand Page la possibilità di erogare coupon da sfruttare per sconti e promozioni speciali. … i coupon infatti verrano pubblicati sulle pagine aziendali come se fossero dei veri e propri Post, i quali porteranno con se l’aggiunta di un nuovo pulsante chiamato “Get Coupon” .
I Post-Coupon potranno anche essere incorporati all’interno delle Facebook Ads, le quali compariranno sulla lato destro dello schermo all’interno delle interfaccia grafica del social network, in questo modo la visibilità di un servizio e il suo relativo couponofferta sarà ancora più capillare e targettizzata e gli utenti vi potranno accedere anche senza la necessità di recarsi sulla pagina dedicata.”
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Beh, il virtual coin di facebook non lo so… ma i coupon integrati nell’adv mi sembrano molto fighi.
Qualche giorno fa, David mi ha segnalato questo video e finalmente ho avuto modo di vederlo: Impressive!
Cosa mi è piaciuto? beh, aldilà del 3D, è un video di buona fattura con molteplici idee di interfaccia sensate. Ma quello che mi ha entusiasmato è quando il protagonista eccede, facendo un hacking della sua stessa realtà, modificandone il mondo che vede fuori, costruendo la sua propria allucinazione. Un tocco di Cyber Punk patinato (così patinato, che mi chiedo se l’autore abbia compreso quale vaso di Pandora ha scoperchiato).
Intrigante anche il finale: Il classico incontro con la ragazza qui assume un sapore tutto nuovo. Il protagonista si premura di proiettare attorno a sé -come fosse la ruota di un Pavone- tutto un suo micro-mondo di valori e passioni (la sua playlist, i suoi libri preferiti, etc). Mi ha molto ricordato la mia questione delle “interfacce estese” che ogni avatar si crea in un mondo online immersivo. Solo che qui sarebbe meno ingombrante… ognuno si porterebbe semplicemente dietro la propria “facebook page”, rendendola visibile ai friends o pubblica per chiunque volesse guardarla. E qui una AR basata su eye-tracking sarebbe molto meglio di questi digitatori dell’aria mostrati nel filmato.
Non so se funzionerà, ma ci sono numerosi elementi di fascino in questa storia.
Suppose someone took every meaningful detail from all the books you love. Every song mentioned, every person, every food or place or movie title. And what if they did that for all the books everyone else loves, too. The ones you’ve never heard of. Suddenly you’ve got a whole world of seemingly random people, places and things, all gathered in one place. Together they create something vast, wonderful and entirely new. A Storyverse.
Spero davvero che alla https://www.smalldemons.com/ abbiano in mano molto di più di un parsing di testo che mette dei link. Spero abbiano dei gran bravi UX designers.
Con la scusa del Natale, Starbucks ha “inventato” il gadget a realtà aumentata.
Di per sé non è rivoluzionario ed anche il video mostra i suoi limiti. Al contempo, mi immagino che un proliferare di applicazioni simili ci possa trasformare in cercatori di realtà aumentata, che scansionano casa in cerca di oggetti che manifestino la loro unicità digitale in precise condizioni e momenti. Una via di mezzo tra una caccia al tesoro, una lotteria ed una allucinazione. Buone feste.
Il Web fa il compleanno e a festeggiarlo -a Roma- ci saranno molti degli italiani che in questi anni sono stati protagonisti della rivoluzione digitale, e ci sarà sopratutto LUI: Tim Berners-Lee. Il papà del web.
L’evento, curato da Riccardo Luna, è il frutto di una collaborazione tra molte teste, moltissime aziende a supporto e contribuzioni di talenti di ogni genere. Al contempo è anche il primo vero evento PRODOTTO DA FRONTIERS che non sia… un evento Frontiers. :)
Alle operation avremo il solito Marcello Merlo, alla regia l’onnipotente Alessio Mazzolotti, e molti altri del team originale di #foi11, compreso il CEO, Matteo Penzo.
Per chi non potrà essere presente, c’è lo streaming e… non dovreste far fatica a trovarlo, perchè sarà sul sito ufficiale HBW, ma anche su LaRepubblica.it, CorrieredellaSera.it, LaStampa.it, ilFattoquotidiano.it, Rainews24.it, Wired, Tg3 web, l’Unità.it ed altri che si aggiungeranno last minute.
Mentre ero all’evento Mind the Bridge (a proposito: davvero bravi Marinucci & soci) mi è spontaneamente partito questo tweet dove dicevo: Jack Dorsey è il nuovo Steve Jobs.
Immediatamente, sono giunti un sacco di messaggi, da quelli più colpiti per l’irriverenza data dalla stessa ricerca di una nuova icona, a quelli che argomentavano il perchè lui e non un altro. Ad esempio uno dei tanti indicati di recente da Wired Italia.
Beh, innanzitutto Steve Jobs non si nasce. E’ un percorso che deve avere delle ottime basi, ma è comunque un percorso. La ricetta è composta da molteplici ingredienti, come il carisma, la acutezza di pensiero, la capacità di ispirare e far lavorare per sé i grandi talenti, la capacità di produrre denaro per nutrire e far crescere i propri progetti e dunque finanziarne lo sviluppo di nuovi. Il tutto in un ciclo senza fine che punta ad obiettivi sempre più grandi.
Jack Dorsey, in poche righe: Nato nel 1976. E’ “l’altro” dei due ragazzacci che hanno creato TWITTER. E’ un informatico che dalla sua creatura è già uscito e rientrato (vi ricorda nulla?) e che oggi è soprattutto il fondatore e amministratore delegato di SQUARE, compagnia che sta rivoluzionando il nostro rapporto con il denaro.
Nel 2008 la rivista Technology Review, pubblicata dal Massachusetts Institute of Technology, l’ha inserito nella lista “TR35″, come uno dei 35 più importanti innovatori nel mondo sotto i 35 anni di età.
Jack ha dunque all’attivo due aziende, che forse oggi non suonano come APPLE e PIXAR ma che hanno un potenziale davvero grande e -in quanto a cambiare il mondo- beh, TWITTER lo ha già fatto in più di una occasione (basti vedere la primavera araba).
Ma aldilà dei più o meno forzati parallelismi, il motivo per cui vedo un nesso tra queste due storie, è perchè l’ingrediente più rilevante dell’intera storia di Apple è la capacità di fare innovazione di sistema e -al contempo- la accuratezza con cui progetta ogni singolo touch point.
Twitter avrà anche sbagliato molte volte durante il suo percorso (beh, ma neanche il Lisa era figo) , ma è pur sempre il risultato di più teste. Molto più che twitter, Square, è davvero pensato in modo sistemico e -ancora più di twitter- è “just beautiful” in ogni istante del suo uso. Il modo migliore di vedere cosa intendo con “Just Beautiful” è visitare il sito di Square, in particolare quando si parla di Card Case, ed anche vedere questo video qui:
A case for more personal payments
Beh, questa esperienza -per me- è semplicemente favolosa. Come il mac, semplifica, rende invisibili molte parti e complessità. Certo, come per il mac, molti diranno che ci sono complessità tecniche, difficoltà logistiche, varie altre ragionevoli motivazioni per agire in modo convenzionale. Ma io dico: Gli utenti semplicemente lo ameranno.
Ad esempio, perchè questo sistema consente un tracking delle proprie spese senza alcun precedenti!
L’innovazione di Square a me ricorda il modo in cui iTunes/iPod hanno ridisegnato l’industria discografica. Card Case è infatti una tessere di un puzzle più grande che parte da un gingillo hardware che consente a chiunque abbia un iPhone o un Android di accettare pagamenti in carta di credito.
Riguardo la natura di SQUARE, c’è questa intervista “sporca” di Jack Dorsey che io -per la sua franchezza- preferisco a mille speech puliti. In questa Jack dice tre cose utilissime a capire la sua visione (nonché ciò che pensa dei sistemi competitor):
1. un hardware così semplice e “generalista” che potrebbe essere regalato
2. uno forte sbilanciamento a favore del software e del “sistema” rispetto alla parte hw stessa
3. una grandiosa esperienza utente che -grazie a quanto questa sia garantita dal sw rispetto all’hw- può evolvere rapidamente seguendo le necessità degli utenti (molti twitter style, questo).
Pensateci: mentre gli “ingegneri” di Google pensano al near field, agli rfid, etc, Jack ti fa pagare il conto pronunciando il tuo nome e -quindi- reiterando la più semplice delle convenzioni:”lo metti sul mio conto?”
Solo che non è l’esercente che fa credito, ma è la tua carta di credito a farlo, usando anche qui tutto un sistema consolidatissimo.
ed infine,
Per capire quanto Jack sia in sintonia con l’APPLE pensiero, basta notare quanto entrambi stiano facendo per demolire il momento del passaggio alla cassa, ovvero la parte nera della esperienza d’acquisto.
The other major feature coming in Apple’s new app? Customer self check-out at retail stores. This is a huge deal and Apple is the first to be able to put it together. Here is how this will work: after you find the item you want to buy, like an accessory, you launch the Apple Store app on your iOS device and there will be an option to buy a product in the store. You scan the product with the camera on your device in the app, click purchase, and it will charge whatever credit card is associated to your Apple ID. You then just walk out of the store. Yes, we have been told that Apple will not be checking purchases which seems hard to believe, but this self check-out option will launch Thursday worldwide at all Apple retail stores.
La conclusione di questo post, forse richiede un doppio salto, ma non penso di essere criptico:
APPLE, PIXAR, TWITTER, e forse presto aggiungeremo anche SQUARE sono companies che fanno SOLDI, RENDONO il MONDO un posto MIGLIORE, facendo INNAMORARE i propri clienti. Se impariamo a copiare loro nel progettare in modo sistemico e rendendo ogni punto di contatto “just beautiful”, io non credo ci siano crisi che non si possano superare. Torniamo ad innovare o andiamo allegramente a fondo lamentandoci che “tanto non si può far nulla”.
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Due altri articoli da leggere:
- Questo articolo di Wired Italia, mi è parso un pò basico. Grande foto però :)
- Quest’altro articolo qui su FASTCOMPANY mi pare già meglio
Questo è un gran bel video concept. Pieno di spunti interessantissimi e parte di una vera e propria collezione di scenari sul near future davvero affascinanti.
Peccato che la credibilità di M$ nel realizzare tutto ciò sia meno di zero.
Fatto da loro è un video pubblicitario. Un po’ come se lo avesse fatto Barilla, ma alla fine si fossero dimenticati di far vedere i biscotti del futuro. :D
Dopo aver giocato -anzi fatto giochi e hack- con basic e assembler 6502, ho smesso di programmare che non ero neanche maggiorenne. Aldilà dei motivi, certamente l’uso dei tools di programmazione davvero primitivi di allora (si sa, in quanto ad interfacce ho gusti difficili) non ha aumentato il mio interesse verso il coding.
Incredibilmente, a venti anni di distanza, quel mondo non è poi cambiato più di tanto. Ci sono authoting tool che fanno un sacco di cose belle ma spesso pongono anche molti limiti (e si ritorna subito a line coding) e -tutto sommato- senza innovare più di tanto le tradizionali interfacce utente text based.
Poi oggi, Babele mi ha mostrato questo video.
Di certo io non tornerò a programmare ma… non avevo mai pensato prima a incrociare la programmazione a singola linea di testo con oggetti e pannelli come questi. Ho intravisto la luce.
Adesso, so che puristi e gente che programma DAVVERO, comunque guarderà con sospetto a questa applicazione iPad. Di fatto è altamente improbabile che questa sia LA soluzione. Però ha aperto uno squarcio in un mondo che pareva chiuso. E adesso… beh, vien voglia di sperimentare, no?
Leandro Agro'
With 15 years of experience in Interaction Design (IXD), Leandro Agro' (aka leeander) is one of WIRED's ItAliens, an "Italian of the Frontiers", who won the Apple Design Project in Cupertino in 1997, and work incessantly on the frontiers of innovation.