Archive for the 'politica dell'Innovazione' Category

    Nov 21 2007

    Quali le difficoltà del fare innovazione in italia?

    Qualche giorno fa, un giornalista che stimo, mi ha posto la domanda che vedete nel subject. Qui di seguito, mooooolto in breve, provo a riportare il mio pensiero in merito alla questione.

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    Premesso che associo il termine innovazione alla trasformazione della conoscenza in denaro (se fosse il contrario sarebbe, invece, Ricerca) per me il punto fondamentale non è tanto chi produce innovazione ma chi la finanzia e chi la compra. Se penso al software, penso ai decision maker italiani (parlo dei buyer) come gente “prudente”. (aaaarghhhh!!!!)

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    Se buona parte del mercato è fatta da follower che non “consumano” innovazione, il prodotto innovativo rischia di morire di stenti
    , e l’azienda che produce innovazione -anche se di qualità- finisce per non avere i soldi per svilupparsi.

    Insomma, l’Italia non è un mercato sufficientemente grande per dare spazio alle contrastanti esigenze di lobbies, follower-prudenti e all’innovazione.

    Contemporaneamente non sono in molti gli investitori pronti ad investire in qualcosa che NON ha ancora dimostrato di avere un mercato, e qui si entra nel circolo vizioso che strozza una nazione colma di inventori. Ma anche le aziende innovative hanno i loro difetti: Ad esempio, è verissimo che spesso non hanno una adeguata tensione verso l’internazionalizzazione, o una visione globale della competizione. Ficcandosi da sole nel vicolo cieco italiano.

    Ma le responsabilità non sono tutte del mercato: a fronte di una quantità di talento più o meno sempre sufficiente, c’è poca capacità nelle aziende di assumere sia i manager giusti che i talenti giusti.

    In questa era “ibrida” non si può fare innovazione usando le “formine per la sabbia” che troppe volte vengono usate dalle Risorse Umane, e NON si possono assumere dei super-tecnici per GESTIRE l’innovazione.
    Questo genere di progetti non possono essere centrati sull’informatica in sé e –d’altro canto- la complessità dei progetti necessità di figure interdisciplinari ed ibride.

    Personalmente, più lavoro e più mi rendo conto di quanto poco diffuse siano anche le più banali tecniche di progettazione. Tra noi addetti ai lavori ci raccontiamo un sacco di belle robe, ma fuori -anche chi ha soldi da investire- non ha idea ne dei processi, ne dei deliverables. Persino tra ventures alla ricerca di talenti e idee, ho visto una totale mancanza della conoscenza necessaria per creare aziende e prodotti design driven. Il che, ion ITALIA, è qualcosa di pazzesco. Soprattutto oggi, dove il “designed in California” fa soldi a palate anche se il prodotto è “made in China” o “assembled in Vietnam“.

    Infine, se mi è consentito, il talento va pagato. Se all’estero pagano di più, significa che hanno più fame di innovazione e –ripeto- innovare significa investire per fare più soldi.
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    ps. una nota speciale per tutti quelli che vogliono far rinascere la Olivetti… L’Italia è governata da vecchi, è incapace di rinnovare le persone e gli approcci. Si attacca a tutto pur di non coniugare il pensiero al futuro. Beh, una tomba è una tomba, e se il marchio vale, allora fateci le felpe ed i gadgets con il marchio Olivetti. E poi… diciamolo… per COMINCIARE rifare davvero la Olivetti (non parlo delle stampanti a 35euro al discout) ci vogliono cifre nell’ordine di 100 milioni di euro. Ma non è meglio finanziare 35 startup con adeguato potenziale e sperare che almeno una di questa faccia BINGO, ed altre 6 o 7 guadagnino qualcosina?

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    Nov 07 2007

    Ok, sei il Ministro dell’Innovazione. E Adesso?

    American BreakfastChiunque abbia una buona idea, oppure una buona iniziativa, merita il mio rispetto. Anche quando non è simpatico o non è nella mia top-ten delle letture imperdibili. E’ con rispetto dunque che linko un furbo del Web. Speriamo che serva a qualcosa, oppure che il prossimo Ministro dell’Innovazione sia meno inadeguato di quello che il passato ci ha -purtroppo- costretto ad esperire.

    Ecco il link: Se tu fossi Ministro per l’Innovazione quali sarebbero i principali punti del tuo programma?

    Ho scritto le mie proposte nei commenti. Se non volete leggerli sul link di destinazione (ci sono tanti altri utili pareri), potete comuqne farlo qui Continue Reading »

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    Jan 26 2007

    Sull’arretratezza dell’Italia: una proposta semplice!

    imaginationRipresa? ICT? Innovazione? Chi pensa che l’Italia abbia a che vedere con questi termini, farebbe bene a non leggere questo post. Perché l’Italietta informatica è defunta da tempo e -quella poca che rimane- talvolta è spersa e talvota -purtroppo- guidata da inetti che trascinano il talento nelle cantine.
    L’innovazione rimane quindi isolata in aziende piccole che -spesso- per la penuria di fondi di investimento (o anche presenza di investitori paurosi e ingordi) finiscono secondi nella competizione globale: morendo anzitempo o venendo depauperate dalla fuga dei talenti.

    Ma questo non è un post vomita-acido. Al contrario voglio fare una semplice e -spero- concettualmente dirompente proposta per stimolare l’innovazione:”Pensiamo ad un futuro ibrido!”
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    Jan 25 2007

    Non è una news, ma una riflessione: Il Governo ha tassato i brevetti!

    patentSono cliente di alcune società milanesi specializzate nella registrazione di marchi e brevetti. Nelle scorse settimane, una di queste società, ha inviato a tutti i cllienti una allarmante missiva che -in soldoni- diceva:”Il Governo ha messo una tassa di registrazione sui brevetti, quindi dateci il tempo di capire che impatto ha e come e regolamentata perché ci sarà un discreto casino”.

    La mia prima reazione è stata di stizza: “Quale ratio ha una tassa sull’innovazione in paese (inutile non riesco a mettere la maiuscola) che stenta già così tanto a crescere?”. Ho però evitato di scriverne su questo blog. Non ne sapevo ancora abbastanza. Adesso però…

    Disclaimer: Credo si possa avere spirito critico ed eventualmente valutare le specifiche azioni di un Governo, senza per questo sentirsi attribuire una faziosità di destra o sinitra. Queste ultime -infatti- sono classificazioni non sostenibili ne nell’architettura delle informazioni e neanche a lume di ragione.
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    Oct 30 2006

    INTERNET GOVERNACE FORUM !!!

    Se vogliamo che INTERNET abbia un futuro libero, dobbiamo stare a guardare cosa accade qui.
    Non perdiamoli di vista, perché insieme ai visionari, ci potrebbero essere personaggi davvero poco qualificati (per non dire non onesti). Questi gli italiani che ci rappresentano e qui trovate il REPORT della giornata.

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    Oct 16 2006

    A caccia di talento (dall’Economist)

    da BusinessWeek, via InternazionaleSearch for Talent, è una recente ricerca pubblicata da Economist. Qui trovate un breve estratto tradotto in italiano da Internazionale.

    Il punto è: il talento è raro. All’estero le aziende fondano università interne e si battono per offrire “il paradiso in terra” ai talenti. In Italia paghiamo centinaia di migliaia di euro i “soliti” cinque manager affonda aziende, teniamo separate aziende e università, non diamo sufficiente spazio al talento.
    Prima capiamo che l’unica KILLER-APP sono le persone (sia esse consumatori, che talenti che lavorano con noi) e prima l’Italia comincerà a crescere. Chi ha da meditare, lo faccia subito.

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    Oct 12 2006

    I 7 italiani più importanti della Rete

    i magnifici sette della Rete italianaNegli USA, guru e politici interessati alla Rete (nel bene e nel male) stanno battendosi per ridefinirne il futuro: meglio una Rete stupida o selettiva? Si, il tema è la “neutralità” della Rete e -in ballo- c’è il nostro futuro.
    In tal senso, alla fine del mese di ottobre, si svolgerà ad Atene il Forum sulla Governance di Internet voluto dall’ONU. L’Italia ha quindi predisposto una “task-force” di sette saggi (a parte -forse- uno, tutti gli altri sono degli sconosciuti) di cui è bene seguire l’attività. Vediamo dunque meglio chi sono.
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    Oct 12 2006

    Goodbye Europa: Cronache di un declino economico e politico

    Due economisti italiani (Francesco Giavazzi e Alberto Alesina) che insegnano negli Usa e a cui piace molto il modello americano, hanno messo nero su bianco la loro ricetta per il futuro (a suon di liberalizzazioni).
    Io devo ancora leggerlo, però voglio già segnalarvelo, in modo che si possano raccogliere in merito pareri diversi.
    - il libro su IBS
    - il video a l’Infedele (LA7)

    (grazie a GianAndrea per la segnalazione)

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    Oct 05 2006

    Chi sono i sette più saggi della Rete?

    Does Internet governance concern you?Tra pochi giorni ci sarà il Forum sulla Governance di Internet. I lavori prevedono un giorno di partecipazione aperta, ma -immagino- saranno parecchio influenzati dal Comitato appositamente creato (coordinato dal Professore Stefano Rodotà) e composto da sette autorevoli esperti sulle tematiche di Internet. DOMANDA: chi sono i sette esperti?
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    Sep 26 2006

    Quarantaduesimi!

    Global Competitiveness Report 2006-2007Il “Rapporto sulla competitività globale” viene aggiornato annualmente e -oggi 26 settembre 2006- è stato pubblicata la “classifica” e relativo paragone con il 2005. L’Italia, passa da un deprimente 38simo posto, ad un UMILIANTE 42esimo.
    Colpa delle liberalizzazioni non fatte, della inadeguata spesa in Ricerca ma soprattutto di una generale intolleranza e disinteresse che troppe aziende hanno verso l’innovazione.

    Parlando dell’Italia, non ci sono dubbi: I colpevoli siamo “Noi”, il sole, il mare, la furberia, la mancanza di coraggio mista ad ignoranza che si riflettono verticalmente nell’azienda e ammorbano una classe manageriale più centrata sulle “conoscenze” che non sulla conoscenza.
    …sinceramente, con tutto il talento che c’è ingiro per strada o che si ritrova a lavorare part-time in un call-center, è come star seduti sull’oro e tirare a campare pieni di paure.

    ps. noto una certa ironia nell’essere alla piazzola n° 42. Si da infatti il caso che “42″ sia la risposta alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto è…

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