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What I do: UX + Management

Awarded the Apple Design Project in 1997, Leandro has played a key role in a wide array of impactful digital projects.
His work has been recognized by numerous organizations, such as:

  • Venice Biennale of Architecture: “2050 Visionary” (2010)
  • Association for Industrial Design: Compasso D’Oro finalist (2010)
  • New York Times: Top10 Internet of Things Products (2009)
  • WIRED: Nominated ItAliens, 12 best italian innovators (2009)

Business Model? INNOVATION!

Non c’è nulla di rivoluzionario per chi mastica innovazione ogni giorno in questa presentazione di Alex Osterwalder, ma OGGI -con un 2009 che tutti dicono sarà di Crisi alle porte- ha particolarmente senso vedere quanta poco basti per rendersi conto che chi non innova muore. Inoltre, Alex mi piace perché ha il coraggio di dire cose come:”Wikipedia non ha bisogno di donazioni, ma di un business model!“. Non devo per forza concordare con il suo punto di vista, ma sentirlo arricchisce comunque il mio.
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Dal mio punto di vista: Nessun tempo è più fecondo del tempo di Crisi per Innovare. La Crisi è la certificazione che la ricetta precedente è stata messa in discussione e che -ognuno in misura adeguata al suo caso- deve mutare. Può permettersi di attendere solo chi può permettersi di perdere tanto denaro e tante opportunità senza morire. E questo ha davvero poco a che fare con la saggezza o la prudenza.
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ah, consentitemi qualche ultima nota -per me- significativa: Alex parla in modo esplicito di OPEN INNOVATION e di TEAM INTERDISCIPLINARI. Pensateci bene: Come dovrebbe fare una azienda con un business consolidato a esplorare le possibili innovazioni di prodotto, tecniche e di business model, se non coinvolgendo un team interdisciplinare e che miscela talenti interni all’azienda con nuovi talenti acquisiti da fuori?
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Personalmente vengo spesso stupito dal vedere che genere di persone vengono messe a guidare l’innovazione -spesso intesa come parcheggio del manager che non si sa dove mettere- anche laddove una practice per l’innovazione esiste. Pensare dunque che una azienda che può permettersi di mettere a libro paga quattro persone in più -ovvero quanto basta per una vera practice di innovazione- e semplicemente decida di non farlo, beh, mi pare folle.
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Il futuro del Management, Gary Hamel - cover (IBS)Ma forse questo approccio è dato dal fatto che -in fondo- sia Alex Osterwalder che io continuiamo a tenere in una grande considerazione l’economista -dalle nostre parti spesso bistrattato- Gary Hamel, di cui consiglio la lettura di “The Future of Management” (Numero UNO nella classifica Libri di Business nel 2007 negli Stati Uniti). Esiste anche in italiano.
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Nota: The Wall Street Journal recently ranked Gary Hamel as the world’s most influential business thinker

Questo semplice video -registrato in piedi nella hall del SXSW Festival – spiega bene chi è Alex e perché un giovane talento di questo genere, finisca per piacermi parecchio.

Alexander Osterwalder over businessmodellen from erwin blom on Vimeo.
Ascolta questa intervista sino alla fine e saprete anche qual’è il business model e la exit strategy di Alex :D
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NOTE
1. non so perché ma penso che uno come Alex in Italia sarebbe solo un disoccupato. (troppo giovane per essere credibile)
2. Il SXSW è una ficata pazzesca!

Outliers: Il nuovo libro di Malcolm Gladwell

Dai Beatles a Bill Gates, il talento (o la passione) non basta per generare un caso di successo. Quello che serve è qualcuno che ti dia una opportunità.
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Eccovi Malcolm (mitico!) che racconta il suo libro in una intervista alla CNN ed alla CBS.
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Ma davvero l’entusiasmo è per gli sciocchi?

Ho visto pocanzi su Flickr questa foto scattata da Bruce Sterling. E’ “solo” una pubblicità ma -in qualche modo- mi da coraggio.
Fa parte di quell’immenso universo di segnali deboli che guardano con ottimismo al futuro. Per carità, non l’ottimismo televisivo ed ottuso. Semmai quello consapevole delle difficoltà e -al contempo- della propria forza.

Jhonny walker

E anche se so che: in una qualsivoglia situazione di equilibrio o stasi, fare qualcosa di nuovo costa fatica e promette insuccesso, io resto con quelli che qualcosa fanno. Magari pensando che i tempi di crisi sono ottimi per gli investimenti strutturali. Nella mia piccola startup, noi questo siamo: infrastruttura. Quando tornerà il sereno, in molti viaggeranno anche sulle nostre autostrade.
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Certo, sarebbe più facile crogiolarsi del fatto che per “n” aziende che vivono di innovazione assoluta- ne esistono “n” milioni a cui una innovazione relativa -o persino tardiva- è più che sufficiente. Quindi basta volare bassi: Accontentarsi del business della propagazione dell’innovazione e non tentare di realizzare l’innovazione in se.
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Beh, a noi non basta. C’è un gruppo che ha la faccia tosta di pensare di poter fare Innovazione e saltare a pié pari la filiera che della Silicon Valley porta -dopo anni- in Italia. A questa nostra faccia tosta abbiamo oggi assicurato dei FATTI molto concreti (e non ancora divulgabili), e siamo in cerca di quei talenti che possano accompagnarci in questa avventura. Tenete gli occhi aperti. Perché se siete consapevoli della vostra forza, il vostro entusiasmo non è da sciocchi: potrebbe anzi essere quella scintilla che accende il motore dell’economia.
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ps. non sono stordito ed ho dimenticato di linkare la startup. E’ che non è mettere un link lo scopo di questo mio post.

Obama: un ottimo inizio

Giorni fa sono stato abbastanza colpito da un articolo di Chomsky pubblicato da Internazionale. Oggi, ascoltando le prime mosse del piano Obama, non posso che ritenermi molto contento delle sue parole. …nonché brutalmente insoddisfatto dallo stupidario politico a cui siamo sottomessi qui nello stivale.

- http://change.gov/
(via Ibridazioni)

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A voi la Social Card fatta a musical da un grandissimo Crozza

La madre di tutte le DEMO, rivive questo 9 dicembre

Chi ha inventato il mouse? A questa domanda, il 50% delle persone dice Apple, il 20% scarso Xerox e la quasi totalità delle persone rimanenti, dice semplicemente “NON SO”. Ebbene, se c’è una persona a cui tutti noi che siamo nati dopo le GUI ed il mouse dobbiamo qualcosa, questa è il Prof. Doug Engelbart.

Doug Engelbart: XY pointer

Perché ve ne parlo oggi? Perché oggi apprendo di uno di quegli eventi che mi fanno desiderare di vivere in Silicon Valley molto di più di quanto non lo stia facendo adesso.
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L’evento è Engelbart and the Dawn of Interactive Computing, una celebrazione di Doug che si terrà il 9 Dicembre allo Stanford, Memorial Auditorium (Palo Alto). La notizia l’ho appresa da questo post su BAIA, ma è l’enfasi della pagina a lui dedicata e la presenza di emeriti digerati tra cui il grandissimo Alan Kay, che fa venir voglia di andare a sentire questo pezzo di storia.

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Se non lo avete mai visto, godetevi ogni istante di questo video (Non è DIE HARD IV, ma ha la sua rilevanza storica).

- altri video – Doug Engelbart giving the “mother of all Demos” 1968 Better resolution video
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Si noti che Doug non introduce soltanto il mouse ed il concetto di point and click, ma prova persino a mandare in pensione anticipata la TASTIERA, sostituendola con una keypad a cinque tasti, dalle cui combinazioni (oggi si direbbe multitouch) si possono produrre tutte le lettere dell’alfabeto. Questa keypad -sinceramente- non è una grande idea in termini di sostituto della tastiera (ne Doug ha realmente provato a venderla così) e -semmai- è l’archetipo di input device specializzato per un certo software. E di questi -davvero- ne abbiamo visto di ogni foggia e misura.
In quanto al mouse… beh, innanzitutto MOUSE è il nome commerciale che gli diedero in apple/xerox (non so bene) venti anni dopo! Doug si era limitato a chiamarlo freddamente XY pointer.

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Macintosh First MouseQuesto video, questa demo tecnologica è quindi un momento assolutamente fondamentale della storia della tecnologia per come oggi la conosciamo e -quel che più impressione- parliamo del 1968!!! Sono davvero TANTI anni fa. Fatelo dire a me che ci sono nato nel ’68 e sono contare usando le decine. :) Pensate, che la Apple ha messo in commercio il primo mouse vero nel 1984 (video) con Macintosh!
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D’altro canto, stiamo parlando di quella che -per definizione (wikipedia)- è la madre di tutte le demo. (dettagli sulla demo, fonte MIT)

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Grazie Doug,
Grazie per il futuro che ci aiutato a disegnare come umanità e per l’influenza e l’ispirazione personale che ci è giunta quando abbiamo lavorato ad I-Able.

DEAD LINK! Per far ripartire il paese cominciamo a seguire le regole della rete

City Desert
Spinti dall’entusiamo che arriva dagli States, diversi amici mi hanno sottoposto delle idee per tentare di far qualcosa per questo martoriato paese. Ognuno a suo modo ovviamente. Chi parla di politica. Chi parte dai network internettiani.
Personalmente non intendo sottrarmi al supporto di ogni eventuale tentativo, ma ho una posizione ben chiara: E’ un compito impossibile. Sapete perché? Perchè noi italiani NON abbiamo la SPERANZA. Non ne abbiamo perché siamo un popolo individualista e -da soli- è difficilissimo (sopravvivere) in tempi di crisi. Non ne abbiamo perché non c’è un sogno “italiano” a cui appellarci. Quindi, chi vuol tentare di cambiare questo paese, deve prima unirlo.

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E’ proprio qui che entra in campo la tecnologia. Non è solo un fatto di MEZZI, ma di MODELLI per la MENTE!
Nell’era industriale la società si vedeva come una catena di montaggio e ogni persona come un ingranaggio. Il buon dovere di ingranaggio era evidente: eseguire il task adeguatamente e NON spostarsi mai dalla propria posizione nella catena.
Oggi, il modello è la Rete. Il buon dovere di ognuno di noi è ESSERE CONNESSI e -soprattutto- accertarsi di essere un ANELLO DI CONNESSIONE e non un DEAD LINK.
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La TV ci separa, la Rete ci unisce. La TV (e spesso i telegiornali) raccontano un mondo virtuale. Il paese reale sta altrove e sta ancora perdendo tempo a chattare su Facebook! E’ un male? Forse NO. Forse è solo il necessario training!
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Allo stato attuale, è persino inutile sperare che arrivi un Obama italiano. Così come è inutile (ed anche grottesco) sperare che gli Usa ci invadano militarmente (link) per trasformarci in modo consensuale in una altra copia dell’america.
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Semmai sensato cominciare a far qualcosa TUTTI. Ognuno di noi.
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Cosa possiamo fare?
Ad esempio condividere le proprie conoscenze. Sia esse in senso culturale che in senso di relazione interpersonale.
Vedo crescere molto -rispetto al passato- la voglia di condivisione. Ma è ancora troppo poco.
Grazie ai Social Network stiamo imparando la lezione, e penso potremo presto capire che: NESSUNO VERRA’ A SALVARE NOI, come entità singola. Dobbiamo salvarci da soli, come NETWORK.

Quindi:
1) Entrate nei social network e cominciate a discutere, ma METTENDOCI LA FACCIA. Bando alle chat con “bellatopolona_39
2) Partecipare alla vita sociale ed agli eventi! Stare connessi non può essere sufficiente. Serve il contatto.
3) Condividete in profondità ogni vostra conoscenza culturale, scientifica, tecnica, etc.

ma soprattutto:
4) NON siate mai un DEAD LINK
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Colui il quale isoli i propri contatti, o difenda strenuamente le proprie relazioni sociali a scapito degli altri è il veleno che uccide la nostra capacità di creare ricchezza dal basso.
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Finiamola con i circuiti chiusi di industriali finto-ricchi, manager fintamente eccellenti, di politici per la vita, di circoli viziosi retti da head-hunter e responsabili delle HR, di medici e informatori farmaceutici, di vallette e calciatori, di baroni di ogni settore e grado, di blogger e innovatori che non parlano mai con nessuno che non conoscano già (e se lo fanno, se la tirano), etc etc.
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C’è una sola minutissima speranza: Aprisi completamente alle dinamiche tipiche della Rete. Ibridare le proprie conoscenze e metterle a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Diventare un NODO o un HUB della Rete di persone che vive e lavora per l’Italia e “vantarsi” di quanta conoscenza e link si fanno scorrere anziché di quanto esclusivo sia il proprio orto.
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Unirsi serve non solo ad informarsi (ed in italia sarebbe già un vanto), ma a crescere.
Aiutate chi potete! Aiutate un semplice conoscente a trovare un lavoro. Un estraneo a trovare un pasto. Un giovane a comprendere e raccogliere una opportunità. Non per spirito umanitario. Fatelo per salvare voi stessi.
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Oggi la scelta è: Combattere per irrorare ognuno un poco questo deserto o camminarci sopra da in desolata solitudine. Lamentarsi è inutile quanto attendere un messia nero o un duce.
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Infine,
questo semplice link al Manifesto di Obama per l’ambito Tecnologia & Ricerca chiarisce la siderale distanza tra gli abbranzati scherzosissimi tizi che governano l’italia (credo neanche conoscano i termini contenuti nel doc di Obama) e la vision di cui abbiamo bisogno.
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Coraggio.

W: Otto pessimi anni, finiscono oggi.


:::::: W – THE MOVIE

Disclaimer: questo è un post politico. Leeander.com NON parla di politica di solito e tanto meno di politica italiana (ho troppo a cuore i miei neuroni). Oggi però non si può non volgere lo sguardo agli Stati Uniti ed alle sue elezioni presidenziali. Così, in quella che è una settimana decisiva anche per la mia piccola startup, vedremo che alba attende il mondo.
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George W. Bush è stato una sventura per il Pianeta Terra. W ci ha rubato un presidente come AL GORE, e dato in cambio un paio di guerre sbagliate nonché una noncuranza della deriva economica che ha portato al disastro finanziario. Questo per non parlare dell’immobilismo nella tutela dell’ambiente e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Non ne faccio un problema di democratici contro repubblicani, perché si può essere buoni presidenti sia con una maglia che con l’altra. Swarzy il governator è Repubblicano! E la California va come un treno.

W ha fatto un enorme danno agli States. Ha rubato -a tutti noi- il faro di democrazia e progresso che gli Stati Uniti hanno saputo essere quando serviva, e ci ha dato in cambio una diversa forma di Stato canaglia. Anche questo però con le torture, le carceri in cui non contano le Leggi, le uccisioni di civili (numeri!), le occupazioni militari. etc. etc.

L’intera capacità del mondo occidentale, di rappresentare un modello di riferimento, è adesso in profonda crisi. E se è certamente vero non è tutta colpa di questi otto anni di W, è vero anche che non si poteva dare risposta peggiore ai mutamenti del mondo.
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Non ci possiamo permettere altri quattro o otto anni così. E sono davvero contento che -negli Stati Uniti- non ci si possa candidare oltre due mandati. Sono persino contento che questa regola abbia messo fuori gioco anche Clinton (e famiglia) e che il modo in cui sui escludono i perdenti, abbia fatto fuori persino uno come Gore.
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Credo che l’avvicendamento sia un un segno di civiltà che noi italiani dovremmo apprendere: SUBITO!
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E adesso, pensate che bello dire: Addio W! Torna al tuo Ranch e a MAI PIU’ RIVEDERCI.

- Qui c’è il link per seguire tutto in tempo reale, via CNN.

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ps. Per chi volesse saperlo: io non sono equidistante tra le parti.
Ecco perchè: Ragione e Speranza.

La prossima bolla lascerà qualcosa di buono

Green Jobs
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Prendendo spunto da una fantastica copertine di TIME, David scriveva qualche giorno The Killer App Is Colored Green. D’altro canto, del ruolo dell’ICT nel cambiamento epocale nella produzione e nell’uso dell’energia, ne avevamo parlato citando le previsioni Gartner già a marzo.
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Quello che c’è di nuovo è la pressione che i giornali stanno operando per dare visibilità a fatti e visioni molto più verdi di quelle che il Governo -parlo di quello italiano in particolare- sta predisponendo per il nostro futuro.
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Ebbene, pur se non parlo spesso di politica su leeander e pur se non sono certo io ad inseguire quello che scrivono i giornali, mi fa piacere segnalare questo articolo su La Repubblica: Secondo una ricerca dell’università di Berkeley, 30 anni di politiche contro gli sprechi energetici hanno prodotto nello stato americano circa un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro.
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La logica esposta nella ricerca dell’Università di Berkeley è semplicissima:
Avendo la possibilità di spendere meno in energia – si legge nella ricerca – i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi. Ma spostare un dollaro di spesa dall’elettricità ai generi alimentari significa sostenere rivenditori, grossisti, l’industria della trasformazione e il settore agricolo lungo una filiera molto più lunga e a maggiore intensità di manodopera“.
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Jeremy RifkinQuesto articolo fa il paio con un altro apparso qualche giorno fa sempre su La Repubblica. Stavoltà è il guru Jeremy Rifkin a parlare, e dice: “Roma ha sbagliato rotta solo il business verde ci può salvare”. Dice Rifkin: “La posizione del governo italiano rischia di trascinare l’ Europa verso l’ abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c’ è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro“.

e poi ancora: “solo il green business è in grado di far ripartire l’ economia perché non siamo di fronte a una difficoltà congiunturale ma al passaggio tra due ere. Un momento molto simile al 1929, anche se stavolta è peggio: allora c’ era una crisi economica, oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale. Però un’ analogia con il 1929 c’ è ed è fondamentale perché dà il segno del tempo che viviamo. Il ’29 corrisponde al passaggio tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l’ elettricità.

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DAI SOCIAL NETWORK AI COSTRUTTORI DI BOLLE
Personalmente sono estremamente a favore di un totale ripensamento delle politiche energetiche. Penso che ogni rione e presto ogni casa debba contribuire alla PRODUZIONE e alla gestione della energia elettrica. Questa politica di medio lungo termine, associata ad una URGENTE quanto drastica riduzione dei consumi, può cambiare il futuro (tetro) del Pianeta e della economia globale.

Questa rivoluzione verde è della stessa portata della rivoluzione Internet e -per quanto penso- le due cose si legheranno in modo inscindbile. Serve molta nuova tecnologia per gestire in modo sostenibile il futuro energetico a cui aspiriamo e tutto questo sarebbe impossibile senza internet e senza i SOCIAL MEDIA.

Non c’è modo infatti di gestire un livello così locale di comunicazione ed interscambio di informazioni tanto quanto di energia prodotta localmente, se non attraverso logiche e dinamiche del tutto simili a quelle che stanno emergendo nei social network.
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Il livello di coinvolgimento diretto delle persone è molto più vicino alle logiche opensource e P2P, di quanto non sia assimilabile con le reti broadcast -elettriche quanto informative- di vecchia generazione.
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IL PERICOLO è che -come accaduto già nella prima era del web e come si sta in parte rivedendo con il web2.0- saltino a bordo gli stessi speculatori e affaristi che hanno generato l’attuale crisi finanziaria gloable. Così, portando in borsa e sopravvalutando qualunque cosa sia tinta di GREEN, produrranno soldi rapidi per i loro voraci appetiti, e -alla fine, come sempre- finiranno per mandare in malora aziende -anche sane- e qualche milione di risparmiatori.

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beh, in futuro mi piacerebbe vivere in un mondo dove l’allenza tra Green e Geek sia potente e determinata abbastanza da tenere fuori queste assurde logiche finanziarie. Perchè per certa gente l’unico posto disponibile dovrebbe essere la galera.
Non so se questa mia visione sia semplicemente quella di un romantico, ma di una cosa sono quasi certo: La prossima bolla lascerà almeno qualcosa di buono. Una nuova cultura per l’energia che -sperabilmente- eviterà che il pianeta finisca in una unica enorme tempesta perfetta.

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Se avete tempo, godetevi questa puntata di REPORT: Gli scoppiati, ma non fermatevi a questo; Andate anche a vedere sul sito di BARAK OBAMA, quali sono le idee su ENERGY & ENVIRONMENT. Per tornare al lavoro generato dalla svolta verde, le parole di Obama sono riassumibili in una frase:”5 Million Green Collar Jobs“.
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Anche Obama fa riferimento alla California come uno Stato che NON HA AUMENTATO il proprio consumo energetico e -come è evidente- nessuno può affermare che negli ultimi 30anni la california non sia cresciuta economicamente!

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beh, è pur sempre un discorso elettorale, ma è comunque il meglio che offre la piazza. Il 4 novembre è vicino.

TED TALKS| David Perry: Will videogames become better than life?

Quale sarà la prossima industry superata -in fatturato- dai videogiochi? Dopo Hollywood, magari il turismo!
Queste cifre e queste idee, dovrebbero far pensare alla virtualizzazione come ad un pezzo indiscutibile del nostro futuro. Con buona pace di quelli che dormono sonni più tranquilli adesso che SecondLife (non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta nell’immaginario) non è più Hype.
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A proposito di SL, ecco un progetto FANTASTICO per valore e significato. Come al solito con lo zampino dell’idearium co-founder Andrea Benassi.

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