Leeander.com

What I do: UX + Management

Awarded the Apple Design Project in 1997, Leandro has played a key role in a wide array of impactful digital projects.
His work has been recognized by numerous organizations, such as:

  • Venice Biennale of Architecture: “2050 Visionary” (2010)
  • Association for Industrial Design: Compasso D’Oro finalist (2010)
  • New York Times: Top10 Internet of Things Products (2009)
  • WIRED: Nominated ItAliens, 12 best italian innovators (2009)

A Declaration of Interdependence:

Always on, non significa avere una connessione uno ad uno con un provider di informazioni.
Always on, significa essere in contatto continuo, emotivo e robusto con una rete di conoscenze, amicizie, legami, che rappresentano il continuum del nostro mondo.

Non c’è nulla di “virtuale” in questo. Non è una allucinazione o una proiezione in Rete.

Interdipendenza non è “solo” un concetto da applicare a morale, diritti ed economia. La consapevolezza dell’interdipendenza, dell’essere connessi, è uno stadio della evoluzione umana.

- http://connectedthefilm.com/interdependence/

9/11 a NYC

Considerato che la mia famiglia ieri era dall’altra parte dell’Oceano. Considerato che questa non è la CA. Considerato il rischio attendibile di un ulteriore attentato. Considerato le fermate di metropolitana chiuse. Considerato il controllo con i metal detector in strada. Considerato quello che avrei visto. Considerato tutto, ieri, probabilmente non c’era al mondo un altro posto dove stare.
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Sul quanto sia stata toccante la celebrazione per i dieci anni dall’attentato alle torri gemelle, ci hanno già speso e lucrato in molti. Non è il mestiere di questo blog. Semmai, personalmente, posso testimoniare che non sia stato un fatto episodico: stesso livello di forza e sentimento, considero anche la parata -e al contempo lo sciopero- che il 10 settembre ha coinvolto le città, in un modo che mai avevo visto prima altrove.

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Così, tra vigili del fuoco a cavallo di incredibili Harley e presenze vintage in divisa, si sono succedute le organizzazioni dei lavoratori, ognuna incredibilmente orgogliosa del proprio contributo, così come della propria provenienza.

La loro forza, civiltà, rispetto, unione e al contempo dichiarazione delle loro necessità, è stata una incredibile lezione. Difficile, difficilissimo da spiegare e da capire.

Questo è un popolo che non dimentica ma che continua a costruire, geneticamente votato al futuro.
In ogni angolo, dalla Biblioteca Nazionale al Central Park, dallo shopping nei negozi alla fila al chiosco degli hotdog, questa NEW YORK CITY trasuda vita.

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Vero, dall’11 settembre tutto è cambiato, ma anche eventi nefasti come questo possono insegnarci qualcosa.

  • Gli Stati Uniti sanno di non essere invincibili e questo -oltre che l’ira- aumenterà anche la consapevolezza sugli errori commessi. La speranza data dall’elezione di Obama rappresenta un fatto memorabile.
  • Tutti abbiamo pagato o stiamo ancora pagando il costo economico di queste anacroniste follie belligeranti. E tutti -spero- si sia stufi abbastanza delle crisi. Per cui, se non sarà la capacità intellettuale a farci rinunciare a certe idee, magari potrà riuscirci il portafogli
  • anche perchè…

  • Come personalmente ho imparato da WARGAMES quando ero adolescente: solo le battaglie si possono vincere, mentre le guerre le si perde tutti sempre.

E poi, guerra tra CHI? Bianchi contro neri?
“Noi” contro “loro” è una colossale siocchezza. “Noi” è molteplice, globalizzato, complesso quanto “loro”.

Che sia male o bene è presto per saperlo e -certamente- ci sarà un repzzo da pagare, ma ciò che è innegabile è che: Stati, bandiere, colore della pelle, religioni, etc. stiano faticando ogni giorno di più a confinare i network spontanei che gli umani sviluppano tra loro secondo affinità nuove e profonde. Non è la globalizzazione baby, questa è la Rete.

Quella Rete “prodotto” unico ed irrinunciabile al punto da rendere secondario il fatto che -questo burger king in foto- faccia anche i panini. Scena questa, resa surreale dagli SWAT appostati sul tetto a protezione delle celebrazioni dell’11 settembre.
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Sarà anche grazie a quei social network criminalizzati o sottovalutati, che l’umanità va a palestra di un pensiero radicalmente nuovo. Sarà forse così che -con il tempo- capiremo che il pianeta è solo uno, e che questa realtà segna la nostra totale e definitiva INTERDIPENDENZA.

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ps. Mi sono ritrovato a NYC per il decennale solo per caso. Btw, come molti di noi, avevo una ragione per commemoralo. L’11 Settembre 2001 eravamo nel pieno di un Consiglio di Amministrazione della allora Altoprofilo SpA e stavamo cercando di far capire al nostro proprietario e finanziatore che era il momento di vendere o di comprare, ma serviva crescere veloci perchè sarebbe arrivata dagli States la crsi. Era una riunion tesa e neanche facemmo in tempo ad illustrare l’intero proposito che la responsabile HR entrò -senza neanche bussare- nella sala. Era in lacrime. Quando ci disse che le torri gemelle erano state colpite da due aerei, nulla fu più rilevante. Non facemmo mai più un CDA con quell’ordine del giorno.

D’sltro canto, dato che l’11 agosto ero con mia moglie sul QUEL volo da Boston per San Francisco della American Airlines, ci era già andata bene.

Say Cheese! La seconda startup di Kaplan: dopo la FlipCam il fast food dei formaggi grigliati (con Sequoia Capital)

Le FlipCam che vedete qui sopra, sono -a mio personale parere- tra i pochissimi oggetti non prodotti da Apple che avrebbero potuto tranquillamente essere frutto del duo Jobs/Ive. Certo c’è ancora qualche vite a vista di troppo, ma la facilità d’uso, la sua assoluta dedizione a far bene UNA cosa e la miriade di estenzioni tanto software quanto di accessori, hanno reso le FlipCam un prodotto davvero amato dai propri utilizzatori.

Jonathan Kaplan è stato il founder di PureDigital, ovvero l’azienda che ha generato FlipCam, e l’ha venduta al gigante CISCO nel 2009.
Purtroppo CISCO, ad Aprile di quest’anno, sembra abbia comunicato vuole chiudere FlipVideo (a proposito è bello anche il sito!) e -come prima conseguenza- Jonathan Kaplan è andato via.

Tutta questa storia, sin qui, mi ha dato l’opportunità di parlare di un bel prodotto di design, ma il centro del mio discorso è: cosa è andato a fare Jonathan Kaplan?

A questo risponde questo articolo di Mashable (sempre una fonte straordinaria) che -con dovizia di foto e dettagli- racconta la nuova avventura di Kaplan nel settore ristorazione: THE MELT!

…beh, anche a voi sarà capita di dire che SE bla bla qualcosa, avreste aperto una pizzeria… però di solito non lo si fa davvero! :D

Ovviamente, un tecnicone come Kaplan, non poteva puntare su gourmet e servizio di lusso, la sua “ricetta” è tutta focalizzata altrove:

The Melt is not your normal restaurant. Sure, it serves delicious grilled cheese sandwiches and soups but it’s how you order the sandwiches that makes The Melt unique.

The Melt allows diners to order their meals via their mobile phones. Placing an order on your phone creates a QR code that you can then swipe in the store. Once swiped, your order appears on the “Order Board” and your grilled cheese is placed in a propriety grill with a built-in microwave. Kaplan’s goal is to go from swipe to grilled cheese in two minutes or less.

The Melt è una vera starup high tech, con alle spalle l’ex Apple retail guru Ron Johnson ed il soldi pregiati di Sequoia Capital.
Come sempre, per ogni sperimentazione in cerca di primi utilizzatori, si parte da San Francisco. Ma il modello, molto all’americana, prevede che sia creata una catena in tutti gli States.

Di fatto, questo THE MELT, è una ennesima catena di fast food. Superfast in questo caso. Grazie all’ordine diretto del cliente via cellulare ed al processo messo in piedi in cucina, questo “pranzo” vi sarà servito in meno di tre minuti. Un super-fast food dunque, ma che porta su scala industriale alcune delle innovazioni tecniche a cui -in tanti- stanno già pensando.

Personalmente -non me ne voglia Kaplan- mi guarderò bene dall’entrare in uno dei suoi “ristoranti”. So che sbaglio e che lui invece farà altri fantastilioni, ma personalmente penso che -almeno per me stesso- il tempo del fast sia finito.

Se proprio dovessi avere voglia di mangiare formaggio grigliato, andrei a cercarmi l’originale che -probabilmente- proprio Kaplan avrà visitato e copiato.
Questo SI, in stile con l’idea di “sogno americano” che i telefilm visti da ragazzo, mi hanno inculcato (vedi i fantastici documentari di PIF il testimone, sulla vita negli States).

…e adesso di corsa a NYC, dove spero di riuscire ancora a trovare una FlipVideo con custodia per le riprese in acqua ed altri fantastici accessori. Magari a prezzo di svendita.

ps.
- un altro bell’articolo: Say cheese! Flip camera founder opens a restaurant
- Davvero FUORI DI TESTA: la storia dei tatoo nel The Melt “originale”

Two chatbots talking to each other

Anche se l’approccio che seguivamo era molto più figo e legato a prodotti come CRM e giochi dove anche oggi si potrebbero fare dei gran bei soldoni… tutto sommato forse ho fatto bene a smettere di occuparmi di assistenti virtuali! :D …almeno se il livello di AI mostrato in questo dibattito, e che mi ricorda tanto le tribune politiche italiane.

btw: Nel 2006, con gli assistenti virtuali, eravamo giunti qui. Purtroppo, le migliori applicazioni, ovvero quello a contorno dei videogiochi, non abbiamo mai avuto la possibilità di realizzarle.

Summit CHI ad Alghero

alghero
Non credo servano scuse per passare qualche giorno d’estate in Sardegna, eppure, ci si può andare anche per estendere la proprie competenze e conoscenze in ambito Computer Human Interaction (come odio il fatto che nella dizione ufficiale, la parola “computer” venga ancora prima), magari in un contesto che sappia essere accademico ma anche dinamico e aperto.

A questa edizione 2011 del CHI-Italy partecipano infatti tanti nomi che sono stati vicini anche a Frontiers: Sebastiano Bagnara, che ha fortemente contribuito ad organizzare questo evento in Sardegna era stato presente a due edizioni di Frontiers. Liam Bannon, la cui carismatica presenza è stata parte dello primo show di Frontiers all’Acquario Romano (2009). David Kirsch, speaker finale a quel Frontiers della svolta nel 2007. Patrizia Marti, ovvero un’altra di quelle persone da cui imparo qualcosa di nuovo ogni volta che la incontro, e che -proprio a quell’edizione di foi07- ha grandemente contribuito condividendo dei suoi contatti eccezionali.

E poi, ancora altri nomi in comune con Foi (un sacco di amici): Carlo Maria Medaglia (co-host delle due edizioni romane), Francesco Di Nocera (speaker foi06 e tutor di workshop a foi09), Antonio Rizzo (speaker in contumacia a foi06. Il suo video è forse il più bello di sempre), Maurizio Caporali (avvistato persino a #foi11), ed altri ancora.

Ciao Sebastiano, ciao tutti. In bocca al lupo per la vostra quattro giorni: CHIITALY2011

Foi Tweetwall: breve storia di una delle magie di #foi11

OrfWare Twitter Wall @ FOI11 from Orf Quarenghi on Vimeo.

Metti attorno ad un tavolo per una birra, leeander, Orf e Babele. Babele è colpevole, perchè è consapevole del rischio che comporta far incontrare gli altri due, ma decide di farlo lo stesso, un po’ come quando i Ghostbusters incrociano i raggi e speran che tutto vada bene,

Babele pensava che Orf si potesse inventare qualche diavoleria delle sue -installazioni per lo più- anche per Frontiers.

Orf mi fa subito vedere delle nuvole di caratteri casuali che si muovono su uno sfondo nero. Interessante penso…. un filino mimale forse. Non ne ho ancora capito il potenziale, ma ho già deciso a pelle che il “resident geek artist” di foi11 è Orf! basta conoscerlo.

Non so se sia stata la birra, i salatini o l’asciugamano, ma il punto è che ad un certo momento Orf butta sotto le nuvole di caratteri casuali una immagine di sfondo: il mare.

…e BLINK, l’ho visto! Ho visto un dei tweet, la Toscana, il paesaggio! Orf aveva la cosa giusta per foi11!

Novanta secondi dopo, Aaron stava già pensando come fornire al sw di Orf delle stringhe di caratteri selezionati da twitter, mentre io stavo cercando chi potesse farmi un fantastico fondale grafico ispirato alla Toscana (visto che foi11 era a FI).

Ho trovato Davide Limido, che più di una volta deve aver pensato fossimo matti, ma che -con un paio di review, ha prodotto esattamente quello che avevo immaginato: un perfetto fondale ispirato alla Toscana ma che avesse dei segni minimali come twitter.

Giorni dopo, quando abbiamo cominciato a mettere insieme i pezzi, Orf si è lanciato in una serie di autolesionistiche (ovvero più lavoro) intuizioni, come introdurre le fasi del giorno, e far volare ogni genere di oggetto stravagante, con le dovute citazioni a Star Wars come anche altro. Questo però, per vederlo, dovevate esserci.

Andrei, il twitter guy speaker a foi11, ne ha chiesto una copia per sé.
Direi che per il team è stato il modo migliore di sentirsi dire: Bravi.

In quanto a me, posso dirvi che ciò che amo di Foi è (anche) l’opportunità che genera per lavorare con dei dream team che difficilmente si potrebbero aggregare altrove. Quindi, grazie Frontiers. Di cuore.

ps. di Korinami, Ale, Paco, Joe e tutti i tantissimi altri, scriverò a breve: video alla mano :)

Reinventarsi le “vending machines” digitalizzandole

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Quando si tratta di VENDERE, il digitale sgretola ciò che è più meccanico ed atomico, tentando di acquisire la scalabilità dei bit. E’ così che una banale macchinetta distribuisci bevande, in Giappone diventa completamente digitale.

Il prodotto REALE NON SI VEDE PIU’, la sua anima digitale, scalabile, aggiornabile in remoto, collegabile ad ogni trucco social, entra nel DISPLAY che sostituisce la realtà del prodotto con la sua finzione.

Se vi state chiedendo…
Ma come funziona? Il prodotto reale c’è nella macchina o no? Cosa si compra? Se le bottigliette ci sono comunque nella macchina quale è il vantaggio di digitalizzare l’immagine?

beh, mille risposte, tra cui…
Innanzitutto: Nelle macchine c’è il prodotto reale. Il diplay del prodotto è totalmente digitalizzato, ergo scalabile come i bit.

  • non c’è da mandare un tecnico per cambiare un prezzo (viene tolta intelligenza “locale” al tipo che riempie le macchinette con basso committment a favore si una intelligenza distribuita)
  • si può migliorare l’aspetto del prodotto in vendita che diviene hypernaturale
  • si può generare fidalizzazione con dei “premi” post-acquisto, come un effetto speciale o un jingle
  • si può usare l’intero layout del distribuitore come display pubblicitario
  • si posssono generare effetti di emulazione d’acquisto, statistiche, etc

insomma è digitale, anzi HYPENATURALE!

In questo senso mi riallaccio al Massimo esponente di hypernaturalismo e già Speaker a foi11, che sul suo blog scrive.

Gli HNO sono oggetti sociali che hanno comportamenti non semplici features, mostrano un corpo fisico (sensoriale) contrapposto ad una “anima di software” che vive in Rete.
Gli HNO, in un sistema esteso quanto il mondo formeranno l’Hyper Natural Environment. Ovvero la realtà per come sarà conosciuta nel prossimo futuro.
Esisteranno (ed esistono già) HNO per prendere appunti, per cogliere l’attimo, per ascoltare la realtà (dagli odori ai suoni inascoltati, al suono degli alberi). Ed esisteranno oggetti che non avranno neanche più bisogno dell’uomo che nutriranno l’Hyper Natural Environment.

L’Articolo originale è “Frontiers of Interaction: un’introduzione e una richiesta di suggerimenti…” a me piace molto anche perché la storia di oggetti connessi la cui “anima” è in Rete mi ricorda moltissimo il “mio” iCrocco e le avventure della WideTag.

D’altro canto, in un post successivo, sempre Massimo l’hypernaturalista scrive:

Se gli oggetti cominciassero a giocare – magari semplicemente perché lo hanno imparato dall’uomo (attraverso un software ed un corpo meccanico) – allora potremmo pensare che tra 10, 100 o mille generazioni (ricordiamoci che l’evoluzione degli oggetti è esponenziale non lineare) cominceranno a “divertirsi”.
Gli oggetti cominceranno a discernere ciò che è piacevole da ciò che non lo è, ciò che fa bene ed aiuta l’apprendimento, quindi la sopravvivenza della specie da ciò che porta dolore e morte. Ovvero proveranno il dolore e la gioia. Proveranno sentimenti e impareranno il linguaggio. Ed utilizzeranno il linguaggio per costruire senso.

Una visione forse scritta più con le tinte dell’arte che con quelle di chi il futuro lo realizza a suon di economie di prodotto, ma io -leggendo il post- non ho potuto far a meno di pensare alla vending machine che per ingaggiare me, cominciava a giocare con l’iPhone che porto in tasca. E questo -per molti versi- mi esalta certamente più che gli scenari commerciali visti in Minority Report.

C’è sempre tanto da conoscere, e la strada migliore resta speriment-fare.

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ps. Per questo post, sono partito da un tweet dell’amico Kurren. Ciao Ale, grazie di aver condiviso.

I felt like my body was hacked: Uno script per muovere (fisicamente) gli esserei umani

Il mio buon amico GianAndrea è spesso fonte di stimoli e spunti davvero interessanti. Oggi mi ha girato questo link a PossessedHand: Techniques for controlling human hands using electrical muscles stimuli.

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Su questo argomento NEW SCIENTIST scrive:

PossessedHand, being developed jointly by the University of Tokyo, Japan, and Sony Computer Science Laboratories, also in Tokyo, electrically stimulates the muscles in the forearm that move your fingers. A belt worn around that part of the subject’s arm contains 28 electrode pads, which flex the joints between the three bones of each finger and the two bones of the thumb, and provide two wrist movements. Users were able to sense the movement of their hands that this produced, even with their eyes closed. “The user’s fingers are controlled without the user’s mind,” explains Emi Tamaki of the University of Tokyo, who led the research.

Al momento, tutto ciò è ancora un prodotto da laboratorio ed ha finalità che sono più vicine alla rieducazione e -secondo il programma di ricerca- ad imparare a suonare uno strumento… ma la frase I felt like my body was hacked mi ha mandato fuori di testa e connesso neuroni che -sin qui- tenevo alla dovuta distanza.

SLSLSL

Vedete l’immagine di sopra? beh, è il BUON VECCHIO SECOND LIFE.
Un mondo “virtuale” dove ogni oggetto così come ogni avatar, può essere ASSOGGETATO AD UNO SCRIPT di MOVIMENTO!. Era così, cliccando su delle pilloline bianche che contenevano lo script, che si riusciva a far ballare il proprio avatar, farlo sedere. farlo giocare, suonare il piano, accoppiare, etc etc.

Vedendo PossessedHand a me è venuto in mente che beh… se si può IMPARTIRE un ORDINE al tuo FISICO a partire da un computer… si possono tirar fuori degli hacking da libro cyberpunk.

So che state pensando di spargere di pillole bianche contententi uno script anche la strada davanti casa vostra…. io invece la prima cosa che ho pensato è stata: Forse si può immaginare un modo per porsi in stato di “sonno” e poi impartire al tuo fisico 2 ore di palestra!!!

Ok, magari son fuori di testa io, ma di certo SecondLife qualcosa c’entra.
Guardate questa immagine, tratta dall’articolo: Thought control in Second Life

People with severe paralysis could find new opportunities from shopping to doing business or making new friends in the virtual world of Second Life. In a recent demonstration, Junichi Ushiba, an associate professor at Keio University and head of the project, showed how electrodes attached to the scalp can pick up the electrical changes associated with brain activity.
The data can be interpreted by a computer, allowing a user to manipulate his or her on-line persona, or avatar, around the streets of Second Life without using a keyboard or mouse.

…e quel che mi manda in disibilio è che QUESTO E’ IL PASSATO. PossessedHand a parte, era infatti il lontano 2007.

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