Grandioso Larry Lessig anti Zombie

larry_lessig

Un personale caloroso e incredibilemente inedito ringraziamento a http://capitaledigitale.webcasting.it/
Figo anche il doppio audio (Lessig in italiano è inaudibile ma sarà certamente stato utile a molti)

Fare la guerra ad Internet è fare la guerra ai propri figli

Una foto che è un racconto

P1020056
E’ stato bello essere ospite per qualche ora di questo “inventore, designer, tecnologo” nella sua casa di Parigi. In Internet i suoi conigli hanno rappresentato la prima vera ICONA della Internet degli Oggetti, e la storia che hanno scritto ha dato un enorme contributo all’esplorazione di questa nuova area. Dobbiamo tutti qualcosa a Rafi ed al modo in cui ha inseguito (e continua ad inseguire) le sue visioni.

Una proposta: Il Polo Italiano della Internet degli Oggetti

radio24Il discorso relativo ad un Polo Italiano della Internet degli Oggetti è abbastanza lungo ed articolato. Ci lavoro già da mesi e sto collezionando feedback da interlocutori accademici, politici, industriali.

Non so se il tema emergerà come il suono di una sveglia nel torpore e nella paura che mi pare abbia congelato il paese, ma noi ci proviamo.

Il tema è stato lanciato pubblicamente per la prima volta in questa intervista che Enrico Pagliarini di RADIO24, ha fatto a WideTag, con me & David dinanzi ai microfoni e la mia figlioletta di 3 anni e mezzo in sala regia. :)

Come si sta sviluppando la connessione tra le cose e quali opportunità di mercato offre l’ultima frontiera della rete? A 2024 intervengono due fondatori di Widetag, un’azienda californiana che osserva e sviluppa le opportunità della connessione tra gli oggetti: David Orban, chief evangelist (divulgatore), e Leandro Agrò, amministratore delegato.

- Ecco il link all’Articolo originale e Audio (nella quale David ed io parliamo più o meno a partire dal minuto 20)

- oppure IL FILE SOLO AUDIO della PUNTATA.

Better Software 2010: Una storia di SW dai protocolli alla startup

Una storia di SW dai protocolli alla startupC’era Al Gore sullo schermo della TV del salotto e le sue slide sul Climate Change si erano fissate indelebilmente nella mia mente.

"Noi" -pensai- sappiamo cosa fare. Sappiamo che misurare è meglio che seguire teorie e calcoli e -ancora di più- che misurare in tempo reale è la vera chiave di volta.

Ma come si può monitorare un intero Pianeta in tempo reale. Che tecnologie avremmo dovuto adoperare e -probabilmente in parte- anche inventare.

Le conseguenze del ragionamento andavano molto oltre il mio orizzonte e la mia comprensione di quel momento.

Serviva ragionare al contempo sia su scenari di Science Fiction (e 15gg dopo eravamo al tavolo con Bruce Sterling) che su protocolli e strutture software del tutto innovative.

E’ nato così il primo spime di sempre e con lui la WideTag Inc. la company italo-americana che vuole essere strumento e back end per la Internet degli Oggetti.


Quando? mer 05 mag 2010 ore 10:25 nella track Auditorium.

AVATAR: Colori, Bioluminescenze & Visione Animale

pandora
Personalmente sono contento di aver visto AVATAR così com’è. Con il giusto grado di approssimazione, l’assenza di wifi (ed i capelli wired), nonché il livello di effetti speciali al massimo concepibile. Non mi importa nulla se la storia è Pochaontas o Balla con i Lupi. AVATAR è il mio genere. le implicazioni -di cui volutamente non parlo qui- relative ai mondi virtuali sono eccellenti. Il videoblog una chicca. Oggi però non siamo qui per le lodi, ma per altro.

Comincio da qui: Dice Wikipedia, la bioluminescenza è un fenomeno per cui organismi viventi emettono luce attraverso particolari reazioni chimiche, nel corso delle quali l’energia chimica viene convertita in energia luminosa.

Se state pensando ad una “unica” bioluminescenza, abbandonate subito l’idea: Studi biochimici hanno dimostrato che i meccanismi di emissione di luce da parte di organismi viventi sono molto vari e quindi, con buona probabilità, tale proprietà si è sviluppata in maniera indipendente nei vari gruppi biologici. (sempre Wikipedia)

Adesso, premesso che la VISIONE è un processo tanto legato al nostro sistema visivo quanto inscindibilmente alla elaborazione che ne fa la nostra mente, parliamo di LUCE.
Dal punto di vista fisico, la luce è una radiazione elettromagnetica. Questa viene riflessa dalla superficie degli “oggetti” e l’intera gamma di sistemi visivi delle creature viventi ha sostanzialmente basato sulla capacità di percepire questa “luce riflessa” la propria capacità di creare una rappresentazione del mondo.

Tutti gli occhi di cui la Natura ha dotato le creature di ogni genere conosciuto dall’uomo, hanno un solo principale ruolo: tradurre il segnale luminoso in segnale nervoso.

Molti degli occhi presenti oggi nel mondo animale, pur somigliandosi, NON hanno una univoca linea di evoluzione. Il fatto di coesistere in un ambiente con le medesime caratteristiche (la Terra) ha dato origine a strutture biologiche simili, ma con mille specializzazioni e differenze sostanziali.

Come esseri umani crediamo di avere una grande percezione del colore (soprattuto i designers), mentre sappiamo di NON “vedere” lunghezze d’onda scome l’infrarosso o l’ultravioletto.
Al contrario, le api percepiscono i raggi ultravioletti e non riconoscono il rosso (non male per chi va a caccia di fiori), mentre per il fedele amico dell’uomo sembra proprio che l’era del colore sia ancora di là da venire (vedono però meglio dell’uomo nella penombra e al crepuscolo).

Phidippus_pius_eyes
(occhi di ragno!)

Il punto è che tutti gli animali sono senbili alla luce e -in qualche modo- hanno “gli occhi”. Persino meduse, composte al 99% di acqua, invertebrati ed insetti. tra gli insetti, le mosche (che non distinguono chiaramente le forme) hanno il record di “fotogrammi” al secondo. Oltre 200 contro i 18 fps dell’uomo.

Ma se la rapidità della mosca vi pare un superpotere ecco che la vera “supervista” è forse quella dei rapaci, la cui fovea funziona come un teleobiettivo e zooma sulla preda anche a distanze… chilometriche.

La “tecnologia” dei rapaci si è anche evoluta in termini di visione nottura. Una caratteristica questa basata sulla capacità di osservare un maggiore spettro luminoso o la capacità di percepire fonti luminose si bassa insità luminosa. Questo caratteristica non è presente solo in diversi animali notturni ma anche in specie marine degli abissi ed è la causa degli occhi brillanti.

Per i serpenti il concetto di visione va persino allargato. Essi “vedono” anche grazie a “recettori termici” che si trovano sotto gli occhi e che il cervello associa alla visione oculare.

…e la lista sarebbe ancora lunga al punto da farci pensare di essere finiti sul blog del National Geographic, mentre io vorrei passare dal colore e finire su Avatar.

090317-jellyfish_big

Quando ho visto le bioluminescenze di AVATAR (a proposito, vi segnalo un sito molto forte per parlare di Avatar) non ho potuto fare a meno di pensare alle bioluminescenze di quell’epico THE ABYSS scritto e diretto dallo stesso James Cameron (1989) e che trasforma creature del tutto terrestri (presenti sui fondali marini anche nella Bay Area) in amichevoli ALIENI.

A James, il giochino delle bioluminesceze piace proprio (ed anche a me), ma la rappresentazione di PANDORA ha un difetto concettuale: l’idea del mondo che ogni creatura genera nella propria mentre dipende in modo diretto dal proprio apparato visivo e questo è co-evoluto con il pianeta -la culla- da cui quella creatura proviene.

occhi_avatar

E’ altissimamente improbabile che PANDORA possa essere visto in egual modo dal sistema visivo UMANO quanto da quello dei Na’vi. Questi due “occhi” sono troppo diversi per genesi, percorso evolutivo e caratteristiche fisiche. L’occhio enorme dei Na’vi, così lucido e giallo/verde, sembra l’occhio del RAPACE terrestre, dotato di zoom, visione notturna e -probabilissimamente- una capacità naturale di ridurre o eliminare la componente VERDE dell’immagine. Questo -ovviamente nella ipotesi che propongo qui- come metodo per “isolare” meglio le prede (non verdi) sullo sfondo della foresta che ricopre l’intero pianeta Pandora.

Adesso, ammesso e non concesso che il sistema visivo dei Na’vi stia a quello degli umani come quello di un rapace, è proprio la questione bioluminescenza quella che mi convince meno. Tra tutti i comportamenti adattivi propri di Pandora, questo è il più profondo risultato di milioni di anni di evoluzione. Che questo comportamento sia così visibile e vistoso per un occhio umano così tanto più debole, beh, è proprio da film. Un capolavoro di film in questo caso. Ma tant’è.

Sull’onda di questa riflessione per cui NESSUNA CREATURA VIVENTE sulla Terra vede il nostro Pianeta esattemente nello stesso modo in cui lo vediamo noi, ho provato a pensare a DUE visualizzazionei di Pandora: quella dell’uomo e quella del Na’vi.

Di colpo le creature pericolose della foresta di Pandora sono divenute ancora più insidiose!
Da che mondo è mondo, i predatori non vanno ingiro con una tuta catarifrangente, tendono anzi al mimetismo!

Certo, in questo caso le atmosfere del film avrebbero abbandonato l’approccio da marines in gita al Jurassic Park e si sarebbero fatte più realisticamente cupe, ed -come immediata conseguenza- le tecnologia di visione avrebbero avuto un ruolo preponderante.
marines, night vision

La questione del MIMETISMO -ad esempio- non è per nulla banale.
Pensateci -nonostante tutto- noi umani del COLORE sappiamo ancora poco. E nonostante esista un solo tipo di uomo sul pianeta, le nostre culture ci differenziamo profondamente nel dare riconoscimento e senso al colore. La cultura orientale e quella occidentale sono opposte nel considerare COLORE e FORMA. In Oriente, il colore è magnifico, le forme “meschine e brutte”. La cultura occidentale precristiana era invece molto attenta alla forma e all’uso, ma poverissima di colore.

Ma persino tutte le differenze culturali appaiono improvvisamente “sciocche e strumentali” quando ci rendiamo conto che né gli oggetti né le luci sono colorate. Pur basandosi su alcune proprietà fisiche degli oggetti e delle luci, l’esprienza umana della visione dei colori è concepibile solo come il risultato della complessa interazione tra la luce disponibile nell’ambiente fisico e il nostro sistema visivo. Ed in questa interazione, la parte di elaborazione “dentro” la mentre, psicologica e culturale, è senz’altro più rilevante di quanto i nostri sensi abbiamo semplicemente riportato” dall’esterno.

Forse, i predatori alati (e non) di Pandora sono “mimetici” secondo lo schema di rifrazione e percezione co-evolutosi su quel pianeta e che agli umani si mostra come super-appariscente. Se così fosse però, con gli occhi dei Na’vi, dovrebbero vedersi appena.

Seguendo questo ragionamento, io proprio NON so come noi umani potremmo spiegare Van Gogh ad un Alieno. Spero però che lo reputi un capolavoro, come io reputo tale i mostruosi picasso-toruk di Pandora. E da domani, anziché occhialini 3D made in China, tutti ingiro con le lentine colorate.

-
-
-
Questo è AVATAR.

foi10: Quelli che aspettano… Boston

boston
Il mio amore per Boston risale a “secoli” fa. Quando ancora il web 2 non era neanche nei nostri sogni e le pagine internet erano così low tech che… ingiallivano!
La AltoProfilo SpA, ovvero la mia prima Startup, nacque BIPOLARE tra Milano e Boston. A cavallo tra la capitale della ricerca tecnologica targata MIT e l’ombelico del mondo del design, ovvero Milano.

Ciclicamente, Boston, con le sue Università, la sua forma mentis, i suoi progetti culturali, le iniziative -persino- politiche, trova il modo di essere protagonista. Unico balurado ad “East” di un NordAmerica a trazione “West”.

Ebbene,
sebbene le nostre energie di producer di Frontiers siano al 99% concentrate su ROMA, l’ipotesi di una data -già nel 2010- a Boston, sta assumendo sempre maggiore forza e credibilità. L’interesse per un format nuovo persino da quella parte dell’Oceano e per dei contenuti che -negli States- sarebbero marcatamente italiani ed orientati al design, ha preso rapidamente piede. Stiamo dunque vagliando date e locations “adeguate” ;)

Giuseppe Taibi (e chi altro, se no?) sarà quindi il nostro “Producer Locale” e -a dirla tutta- siamo già all’opera.
Frontiers @Boston... Work in Progress

WideTag, Valencia e la mitica America’s Cup

Che emozione stamani!
Nel giorno della inaugurazione della 33a America’s Cup, il logo WideTag campeggia sul fronte del Main Building di GreenComm Challenge a Valencia.
widetag a Valencia

Questa sfida per noi è partita a Giugno 2009, quando il team, ha raccolto la sfida di mettere insieme la Massive Data Collection e la gara di vela più veloce e prestigiosa del pianeta.

Oggi, con le gare che -finalmente dopo le mille obiezioni legali poste da Oracle- cominciano davvero (vento permettendo), comincia davvero anche la nostra avventura. Una avventura che non soltanto è per noi motivo di eccitazione e -speriamo- fonte di soddisfazione, ma è anche l’avventura più “giusta” alla quale potessimo pensare di partecipare.

Nonostante il nostro desiderio di bilanciare questa equazione, WideTag è una company 100% statunitense. Ammesso che fossimo in grado di “sponsorizzare” (anche sono come sponsor tecnico) un team in un qualsivoglia sport, avrebbe dovuto essere una cosa “americana” e -a nostro avviso- mantenere un sapore italiano.
Ebbene, non è certo la NBA o NHL o il Baseball che hanno una presenza ed una sfida italiana al loro interno. Ci sarebbe stato spazio nelle gare aumobilistiche con auto italiane, ma i tubi di scarico non erano la nostra prima scelta.

L’unica manifestazione che mette insieme l’essere vicini alla natura e -pur essendo “americana”- persino nel nome, ha dentro una sfida italiana, è la America’s Cup: La Formula UNO della Vela.

logo-wall America's Cup con WIdeTag
sx: David Orban, Chief Evangelist e Capo Regata :) WideTag, Inc.
dx: Francesco De Leo, Chairman GreenComm Challenge

- le altre foto da Valencia

E adesso, al lavoro.

Apoteosi e caos della Realtà Aumentata

Gli scenari che si aprono vedendo questo video hanno il sapore della cybercultura estrema, pure rinunciando alla “immersività totale” o ai “download mentali”. Puoi pensare di essere perennemente (e gratuitamente?) connesso alla Rete, in modo da aumentare la tua conoscenza su qualsivoglia item esistente, ma questo -almeno nel video- di collassare la tua mente dentro ad un eCommerce totale che si impadronisce ed usa i tuoi spazi vitali. Si tratti finanche di uno stipetto della cucina. Buona visione.

nota: Su questi argomenti, vi segnalo GeekAdvertising (che sarà protagonista di un seminario alle Frontiere dell’Interazione 2010) e questo twittatore seriale.

Augmented (hyper)Reality: Domestic Robocop from Keiichi Matsuda on Vimeo.

L’Uomo in lattina, e la visione della “casa portatile”

Un paio di giorni fa, nella mia visita periodica al mitico YANKODESIGN, mi sono ritrovato dinanzi questa immagine:

Almost Portable "home"
L’articolo, ed il concept che vedete, ha a che fare con un modo più comfortevole di esperire i non-luoghi come gli aeroporti e le stazioni dove ci si possa ritrovare a trascorrere un certo numero di ore.
Il concetto è dunque di una “casa temporanea“.

Leender cura una infografica WIRED sul disappearing computingIn realtà, forse la sua forma di ruota, associata alle pareti che fungono da schermo e le dimensioni davvero quasi da scatoletta contieni umano, mi hanno riportato a questa mappa del disappearing computing che ho concepito per WIRED (numero di Dicembre), dove proprio il mio concetto di “Man in a Can” è stato il più discusso nelle revisioni interne, nonché l’unico a NON essere tradotto in italiano.

Pensate se queste route abitabili fossero capaci di muoversi su strada, agganciarsi ad altri autoveicoli…
Forse potremmo persino parcheggiarle impilate in città o -come nel “sogno” della infografica- potrebbero essere parcheggiate in aria (per non occupare spazio in ambienti sovraffolati). A recuperarle a terra e custodirle ci penserebbero dei robot-isola geostazionari, collegati tra logo da “treni volanti” che impilano le “case su ruota” e fanno in modo che si trovino sempre sul drone più vicino a voi (basta un buon software di routing).

Schermata 2010-02-01 a 11.31.23

In un futuro così :) nei miei giri ingiro mi basterebbe aprire l’apposita applicazione iPhone con cui chiamare il robot-drone volante pronto a consegnerarmi in pochi minuti la mia “routa abitabile” ovunque o -se proprio la zona NON è coperta- andare allo spazio porto più vicino a recuperala.

Ricevuta la mia casa portatile, potrei riposarci dentro, usarla come ufficio e persino farci brevi spostamenti. Insomma, come la roulotte, ma grande quanto una moto. Solo che questa “moto” posso lasciarla ovunque e sapere che mi seguirà e sarà sempre disponibile ovunque io vada.

Certo, i difetti ci sono persino in una casa portatile di questo genere…
La ruota abitabile -ad esempio- NON ha il bagno o la cucina.
Per accedere a queste commodity, serve un “mobile social network” di “ruote abitali” a cui aggregarsi. E a quel punto, sarà quasi come andare ai raduni harley.

harley raduno

GEOmedicina: una mappa che vale mille parole

http://www.ted.com/talks/bill_davenhall_your_health_depends_on_where_you_live.html
Questa mappa degli States, mostra come i casi di ATTACCO CARDIACO non siano scevri da valutazioni di tipo geografico. Forse, il nostro medico, oltre che chiederci del nostro stile di vita e della nostra alimentazione, dovrebbe chiedere:”hei, ma dove trascorri il tuo tempo?”.

A questi pensieri -sulla salute- forse arrivo perché ho 40anni. O forse perchè in questi giorni l’aria a Milano toglie il respiro. Certamente però, il video TED di Bill Davenhall:”Your health depends on where you live”, per quanto andrebbe messo a confronto con altre informazioni demografiche etc etc, fa parechio pensare, ed il MONITORAGGIO DAL BASSO (leggi Crowdsouced Ecology, Self Tracking, etc) resta una delle chiavi di volta del nostro futuro..