AVATAR: Colori, Bioluminescenze & Visione Animale

Personalmente sono contento di aver visto AVATAR così com’è. Con il giusto grado di approssimazione, l’assenza di wifi (ed i capelli wired), nonché il livello di effetti speciali al massimo concepibile. Non mi importa nulla se la storia è Pochaontas o Balla con i Lupi. AVATAR è il mio genere. le implicazioni -di cui volutamente non parlo qui- relative ai mondi virtuali sono eccellenti. Il videoblog una chicca. Oggi però non siamo qui per le lodi, ma per altro.
Comincio da qui: Dice Wikipedia, la bioluminescenza è un fenomeno per cui organismi viventi emettono luce attraverso particolari reazioni chimiche, nel corso delle quali l’energia chimica viene convertita in energia luminosa.
Se state pensando ad una “unica” bioluminescenza, abbandonate subito l’idea: Studi biochimici hanno dimostrato che i meccanismi di emissione di luce da parte di organismi viventi sono molto vari e quindi, con buona probabilità, tale proprietà si è sviluppata in maniera indipendente nei vari gruppi biologici. (sempre Wikipedia)
Adesso, premesso che la VISIONE è un processo tanto legato al nostro sistema visivo quanto inscindibilmente alla elaborazione che ne fa la nostra mente, parliamo di LUCE.
Dal punto di vista fisico, la luce è una radiazione elettromagnetica. Questa viene riflessa dalla superficie degli “oggetti” e l’intera gamma di sistemi visivi delle creature viventi ha sostanzialmente basato sulla capacità di percepire questa “luce riflessa” la propria capacità di creare una rappresentazione del mondo.
Tutti gli occhi di cui la Natura ha dotato le creature di ogni genere conosciuto dall’uomo, hanno un solo principale ruolo: tradurre il segnale luminoso in segnale nervoso.
Molti degli occhi presenti oggi nel mondo animale, pur somigliandosi, NON hanno una univoca linea di evoluzione. Il fatto di coesistere in un ambiente con le medesime caratteristiche (la Terra) ha dato origine a strutture biologiche simili, ma con mille specializzazioni e differenze sostanziali.
Come esseri umani crediamo di avere una grande percezione del colore (soprattuto i designers), mentre sappiamo di NON “vedere” lunghezze d’onda scome l’infrarosso o l’ultravioletto.
Al contrario, le api percepiscono i raggi ultravioletti e non riconoscono il rosso (non male per chi va a caccia di fiori), mentre per il fedele amico dell’uomo sembra proprio che l’era del colore sia ancora di là da venire (vedono però meglio dell’uomo nella penombra e al crepuscolo).
Il punto è che tutti gli animali sono senbili alla luce e -in qualche modo- hanno “gli occhi”. Persino meduse, composte al 99% di acqua, invertebrati ed insetti. tra gli insetti, le mosche (che non distinguono chiaramente le forme) hanno il record di “fotogrammi” al secondo. Oltre 200 contro i 18 fps dell’uomo.
Ma se la rapidità della mosca vi pare un superpotere ecco che la vera “supervista” è forse quella dei rapaci, la cui fovea funziona come un teleobiettivo e zooma sulla preda anche a distanze… chilometriche.
La “tecnologia” dei rapaci si è anche evoluta in termini di visione nottura. Una caratteristica questa basata sulla capacità di osservare un maggiore spettro luminoso o la capacità di percepire fonti luminose si bassa insità luminosa. Questo caratteristica non è presente solo in diversi animali notturni ma anche in specie marine degli abissi ed è la causa degli occhi brillanti.
Per i serpenti il concetto di visione va persino allargato. Essi “vedono” anche grazie a “recettori termici” che si trovano sotto gli occhi e che il cervello associa alla visione oculare.
…e la lista sarebbe ancora lunga al punto da farci pensare di essere finiti sul blog del National Geographic, mentre io vorrei passare dal colore e finire su Avatar.
Quando ho visto le bioluminescenze di AVATAR (a proposito, vi segnalo un sito molto forte per parlare di Avatar) non ho potuto fare a meno di pensare alle bioluminescenze di quell’epico THE ABYSS scritto e diretto dallo stesso James Cameron (1989) e che trasforma creature del tutto terrestri (presenti sui fondali marini anche nella Bay Area) in amichevoli ALIENI.
A James, il giochino delle bioluminesceze piace proprio (ed anche a me), ma la rappresentazione di PANDORA ha un difetto concettuale: l’idea del mondo che ogni creatura genera nella propria mentre dipende in modo diretto dal proprio apparato visivo e questo è co-evoluto con il pianeta -la culla- da cui quella creatura proviene.
E’ altissimamente improbabile che PANDORA possa essere visto in egual modo dal sistema visivo UMANO quanto da quello dei Na’vi. Questi due “occhi” sono troppo diversi per genesi, percorso evolutivo e caratteristiche fisiche. L’occhio enorme dei Na’vi, così lucido e giallo/verde, sembra l’occhio del RAPACE terrestre, dotato di zoom, visione notturna e -probabilissimamente- una capacità naturale di ridurre o eliminare la componente VERDE dell’immagine. Questo -ovviamente nella ipotesi che propongo qui- come metodo per “isolare” meglio le prede (non verdi) sullo sfondo della foresta che ricopre l’intero pianeta Pandora.
Adesso, ammesso e non concesso che il sistema visivo dei Na’vi stia a quello degli umani come quello di un rapace, è proprio la questione bioluminescenza quella che mi convince meno. Tra tutti i comportamenti adattivi propri di Pandora, questo è il più profondo risultato di milioni di anni di evoluzione. Che questo comportamento sia così visibile e vistoso per un occhio umano così tanto più debole, beh, è proprio da film. Un capolavoro di film in questo caso. Ma tant’è.
Sull’onda di questa riflessione per cui NESSUNA CREATURA VIVENTE sulla Terra vede il nostro Pianeta esattemente nello stesso modo in cui lo vediamo noi, ho provato a pensare a DUE visualizzazionei di Pandora: quella dell’uomo e quella del Na’vi.
Di colpo le creature pericolose della foresta di Pandora sono divenute ancora più insidiose!
Da che mondo è mondo, i predatori non vanno ingiro con una tuta catarifrangente, tendono anzi al mimetismo!
Certo, in questo caso le atmosfere del film avrebbero abbandonato l’approccio da marines in gita al Jurassic Park e si sarebbero fatte più realisticamente cupe, ed -come immediata conseguenza- le tecnologia di visione avrebbero avuto un ruolo preponderante.

La questione del MIMETISMO -ad esempio- non è per nulla banale.
Pensateci -nonostante tutto- noi umani del COLORE sappiamo ancora poco. E nonostante esista un solo tipo di uomo sul pianeta, le nostre culture ci differenziamo profondamente nel dare riconoscimento e senso al colore. La cultura orientale e quella occidentale sono opposte nel considerare COLORE e FORMA. In Oriente, il colore è magnifico, le forme “meschine e brutte”. La cultura occidentale precristiana era invece molto attenta alla forma e all’uso, ma poverissima di colore.
Ma persino tutte le differenze culturali appaiono improvvisamente “sciocche e strumentali” quando ci rendiamo conto che né gli oggetti né le luci sono colorate. Pur basandosi su alcune proprietà fisiche degli oggetti e delle luci, l’esprienza umana della visione dei colori è concepibile solo come il risultato della complessa interazione tra la luce disponibile nell’ambiente fisico e il nostro sistema visivo. Ed in questa interazione, la parte di elaborazione “dentro” la mentre, psicologica e culturale, è senz’altro più rilevante di quanto i nostri sensi abbiamo semplicemente riportato” dall’esterno.
Forse, i predatori alati (e non) di Pandora sono “mimetici” secondo lo schema di rifrazione e percezione co-evolutosi su quel pianeta e che agli umani si mostra come super-appariscente. Se così fosse però, con gli occhi dei Na’vi, dovrebbero vedersi appena.
Seguendo questo ragionamento, io proprio NON so come noi umani potremmo spiegare Van Gogh ad un Alieno. Spero però che lo reputi un capolavoro, come io reputo tale i mostruosi picasso-toruk di Pandora. E da domani, anziché occhialini 3D made in China, tutti ingiro con le lentine colorate.
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Questo è AVATAR.




“Visione” - per l’appunto - molto interessante… Si potrebbe ironicamente obiettare che la differenza tra il nostro sistema visivo e quello dei Na’Vi la fanno gli occchialini 3d o che ciò che vediamo è sempre in una sooggetiva umana :-)
Seriamente parlando penso sia difficile che un alieno possa apprezzare appieno un van gogh come capolavoro della nostra cultura
:-)
Il film è una bella visione, ma non và oltre secondo me.
Non basta creare una scenografia strepitosa se poi ci piazzi dentro una sceneggiatura mediocre e una narrazione banalotta.
Un film è fatto di tante componenti.
Ho letto che Cameron volesse creare una cosa che facesse dimenticare guerre stellari…
bè, insomma…
Grande Cameron per la Visione.
Grandi gli artisti analogici e digitali che l’hanno fatto.
Ma non di più.
Una piccola integrazione: l’occhio umano non ha il limite a 18fps:
. i film di default sono ~25fps con motion blur (il motion blur permette di avere meno fps e fare sembrare cmq il tutto fluido)
. i monitor non scendono sotto i 50hz (50fps) di solito, al di sotto il nostro occhio si affatica
. alcune ricerche effettuate dall’aeronautica USA ha stimato che il nostro occhio raggiunge i “almeno” i 200fps (ma non riesco a ripescare la fonte, scusatemi, la più vicina che trovo è qui).
Questa era una questione che avevo affrontato molto in dettaglio quando ero netgamer, dove il gioco era fondamentale riuscisse ad avere almeno 60fps, fino a degli ideali teorici di 120fps con dei monitor adeguati a supportarli. Meno? Beh, agli alti livelli era come essere “lento”, e quindi… morivi. :)