Bezos spiega come si fa… la prossima Amazon :)
Poco fa, Marco Montemagno, mi ha segnalato questo video apparso IERI su YouTube. Protagonista del video è quel pazzerello geniale di JEFF BEZOS, dio creatore di AMAZON.COM
Bezos l’ho ascoltato parlare dal vivo, ci ho scambiato qualche frase in un corridoio dell’eTech e… mi è davvero sembrato un matto :D
Un matto positivo, ovvero quel tipo di persona che non si prende assolutamente cura di ciò che gli altri pensano si possa fare o meno. Quest’uomo NON ha confini, non teme le cose che non sono MAI state fatte prima, e -soprattutto- sa darsi delle rigorosissime priorità. Sono quelle che racconta in questo breve video. Una lezione assoluta, soprattutto se siete (o volete essere) una azienda B2C.
Le ricette, anche quelle più semplici come “dai la priorità assoluta ai tuoi clienti”, acquisiscono la forza di una religione quando li porti all’estremo.
Cosa mi direste se tra i dipendenti di Amazon nessuno ha avuto una VERA SCRIVANIA per anni, perché si RECICLAVANO LE PORTE degli UFFICI per farne ripiani delle scrivanie?
Solo un matto -oltre che pensarla- metterebbe in pratica una soluzione simile.
Capiamoci NON è un modo per ridurre le spese generali, bensì per massimizzare la quantità di denaro che può essere spesa sui clienti!
Ma queste sono storie vecchie. Le trovate sul libro AMAZON.COM, mentre queste che racconta dal giardino di casa con un semplice pennarello e qualche foglio di carta, sono storie nuove.
- OBSESS ABOUT YOUR CUSTOMERS
- INVENT
- THINK LONG TERM
- IS ALWAYS DAY ONE!
(5 to 7 years)
enjoy.

aggiungo solamente che questo video è apparso ieri perchè amazon ha appena cacciato $850M per l’acquisizione di zappos, che al di la della profitability si distingue per quell’attenzione maniacale B2C e i metodi di comunicazione duepuntozzero: http://mashable.com/2009/04/26/zappos/
[...] Leandro Agrò ha segnalato sul suo blog un interessante video di Jeff Bezos (lo vedete qui sopra). Da un rigoglioso giardino, il patron di [...]
Grande video, congratulazioni!
La cosa che mi colpisce di più è quando dice “è arrivato il primo ordine che non fosse dai nostri parenti, eravamo già in dieci in azienda”!!! Ma dio bono, ma dieci persone costano mezzo milione di euro l’anno, come fai a fare un investimento simile prima di aver venduto il primo libro a un estraneo? Non so, è un altro mondo.
Caro Francesco, questa tua osservazione meriterebbe un post a parte e -forse- lo scriverò.
Il punto NON è il talento o la produzione di innovazione: in italia siamo maestri. Il punto è uscire dal garage e fare azienda. In questo siamo dei SOMARI.
Banalmente SE è vero che si sta facendo qualcosa di innovativo, è evidente che il mercato NON è subito lì pronto. Deve maturare.
Mentre sei in questa fase in cui sei concentrato più sul prodotto e sul partire BENE che non su business model e clienti, sei fragile come il cristallo.
Negli Stati Uniti -potenzialmente- trovi prima il family and friends, poi l’angel, poi il VC. In italia… trovi solo qualcuno che ti chiede quanti clienti hai e dov’è il tuo business plan a cinque anni. Su COSA lo basi il ricavo dei cinque anni successivi se il prodotto è davvero innovativo? Analisi di marketing???
inoltre,
Quando sei piccolo e metti al rischio la tua sicurezza nel tentativo di produrre innovazione -anche qualora tu non riesca- negli Stati Uniti ti vedono con rispetto. In italia sei solo uno stupido disoccupato che chissà cosa ha in testa.
Io dico soltanto una cosa: Ma vi immaginate se facebook o google fossero italiane?
Esattamente come sono adesso, ma con proprietà di un fondo italiano e headquarter in Toscana o in Liguria!
Sarebbe una cosa di tale portata dal cambiare gli equilibri della nazione. Si parlerebbe di modello italiano per l’innovazione.
Però a Google hanno dato i primi 100k quando i due ragazzacci che l’hanno fondata non avevano neanche il conto in banca. …e NON hanno preso il 51% (e potrei fare nomi e cognomi di gente così in Italia).
Sinceramente, tutto quello che vedo accadere nel mondo del capitale di rischio in italia mi sembra un vago miglioramento rispetto al passato. Ma devo ancora incontrare qualcuno che faccia sul serio.
Quando ho fatto la mia prima società fondata su capitale di rischio, l’investor di allora (con meno di 500K€) trasformò i founder in banali manager-dipendenti (per carità, ben pagati) con stock options. Noi non avevamo altre opportunità. Accettammo e la società -nonostante tutti gli avvisi dei founders- fu poi inghiottita dalla crisi della new economy. Inutile dire “te lo avevamo detto un anno prima”. Non eravamo più noi a comandare.
La seconda l’ho fatta con un partner industriale che ha preso il 50% (per 400K). E’ andata benone, ma ci ha messo SEI ANNI a crescere ad un livello accettabile. Questo per tenere sempre i conti in regola.
La terza, quella che ho adesso, dopo 18 mesi NON ha ancora aperto ad alcun investitore. Non abbiamo ancora trovato qualcuno adeguato.
WideTag è una società completamente posseduta dai suoi founders e senza alcun debito. Certo, se avessimo un investitore, forse diventeremmo come Amazon. Ma questo in italia non può accadere.
Eppure…
segnatevi questo:
INTERNET DEGLI OGGETTI, è la prossima onda
la prossima grande occasione
Servirebbe una mobilitazione nazionale su questi temi
perché è un pò come quando è cominciato il web 2
solo MOLTO più grande
possiamo attendere che l’onda maturi
e questo farebbe di noi dei meri utilizzatori
di tecnologie sviluppate da altri
oppure gettarci nelle onde
fallire in una serie di casi
ma avere anche alcuni successi
ovvero alcune tecnologie IoT che sono parte del panorama globale
e detto tra noi
sino a quando non saremo pronti a fallire
non saremo pronti a vincere
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