Clay Shirky e gli altri libri per Agosto

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In questi giorni sono stato in libreria diverse volte ed ho finito per acquistare una decina di libri. Alcuni di questi sono in realtà un ri-acquisto, in quanto sostituiscono alcune copie di libri che ho avuto il piacere di regalare a degli amici, mentre cinque sono titoli “nuovi” in italiano.

Senz’altro il principale libro tra quelli che ho acquistato è la traduzione del già celebre “Here come Everybody”, portato in Italia dalla Codice Edizioni (Torino) di Clay Shirky.

Clay, che non ho la fortuna di conoscere di persona ma che ho potuto ascoltare dal vivo in un paio di occasioni, è una delle più influenti personalità della Rete. Tradotto (mi pare bene) da Federico Fasce, l’edizione italiana del suo libro si intitola “Uno per tutti, tutti per tutti“.

Clay fotografa in cambiamento sociale (ma anche degli universi personali e lavorativi) che i network sociali hanno scatenato nelle nostre vite, sottolineandone la rapidità e gli effetti.

La facilità di coordinamento e azione collettiva propria di questo nuovo paradigma, se da una parte favorisce la produzione di valore con uno sforzo apparente minimo dall’altra apre però a possibili distorsioni, insidiando le tradizionali forme organizzative, diminuendo il potere delle istituzioni e togliendo, in ultimo, alla società il potere di contrastare comportamenti devianti di gruppo.

Tutto è già cambiato e nulla è cambiato più dei media: “le nostre società non hanno bisogno dei giornali, ma del giornalismo. … Eppure è evidente che l’idea della scomparsa dei giornali per come li conosciuamo faccia paura a tutti noi.“. La ex-audience ha già cambiato le regole, ma le “Nuove Regole” sono bel lungi dall’essere già state scritte.

Aldilà del suo libro, di Clay Shirky ci sono in Rete una serie di interessanti video.


- A voi il blog (minimalissimo) di Clay Shirky
- il link al libro, sul sito dell’Editore

Ho preferito segnalarvi questo, registrato al Berkman Center, anche per sottolineare come in quel di Boston la cultura della Rete stia tornando ad altissimo livello e l’influenza che ha sulla Rete sta -lentamente- tornando quella avuta durante il passaggio della New Economy.

The Berkman Center’s mission is to explore and understand cyberspace; to study its development, dynamics, norms, and standards; and to assess the need or lack thereof for laws and sanctions.

L’elenco dei nomi prestigiosi tra i Fellows del Berkman Center è impressionante, così come si fa notare tra i nomi EMERITI, quello di Larry Lessig. Ma aldià della star Lessig (grandissimo), un piccolo grande segno del ritorno all’antico splendore, lo ha dato anche l’amico Jeffrey Schnapp, già direttore degli Stanford Humanities Lab in California, e adesso migrato ad Harvard.

Degli altri quattro libri -per adesso- vi do giusto i titoli e la cover image, ma qualcosa va notato..

Mi ha molto incuriosito questo “Le macchine invisibili” di Piero Bianucci (Longanesi | la pagina web relativa, su IBS). Un pò perché ha senso svestirsi dei consueti occhi con gui guardiamo (senza vederle veramente) le tecnologie di nostor uso quotidiano, ed un pò perché spero di trovarci dentro un grido di verità, ovvero: E’ tempo che noi “utilizzatori finali” si abbia una adeguata consapevolezza di ciò che usiamo. E non soltanto perché ci che usiamo a sua volta ci usa e vi modifica, ma anche perché -nostro tramite- usa il nostro Pianeta, il nostro futuro, modificandolo come conseguenza non del bene superiore, ma soltanto dell’inadegato disegno di chi ha voluto venderci un oggetto in più.

Abbiamo bisogno di libri come quelli di Clay Shirky per comprendere un pò di più la complessità del mondo che ci circonda, ma poi anche di cominciare ad agire a casa nostra. E’ (anche) per questo che -personalmente- mi batto per contribuire a generare tecnologie positive (termine che ho preso a prestito dall’amico Andrea Gaggioli). E se un tempo mi bastava contribuire con un pizzico di talento progettuale e usabilità, oggi voglio di più. Per cambiare e cambiarci positivamente ed in modo “sociale” ci vogliono tecnologie come SEM.

Sempre per restare in tema “consapevolezza in merito al mondo che ci circonda”, ho trovato due titoli con un approccio pressoché opposto. Il primo “Fisica per i Presidenti del Futuro“, con l’autore -Richard Muller- in copertina mentre istruisce i vari Obama, Merkel, Brown, Sarkozy, etc etc.

Trattto da un di lezioni tenute alla Berkeley per studenti di discipline non scientifiche interessati a capire come “funziona” il mondo che ci circonda -leggendolo- questo libro mi ha fatto sentire un pò “presidente” nonché mi sta dando l’opportunità di affrontare la complessità del mondo per come dovrebbe percepirlo chi ha il potere.

Come dice la stessa quarta di copertina del libro riprendendo una citazione da “Le Scienze”, il libro è utile “per i futuri capi di governo e per chi dovrà votarli“.
- il libro “Fisica per i Presidenti del Futuro”, su IBS
- il link alla pagine suk sito dell’Editore

nota: Pensate a qualunque politico italiano sia per voi un riferimento e provate a pensare cosa davvero conosce su armi ed energia atomica o inquinamento e crisi climatica. Quale competenza hanno davvero a disposizione per le loro scelte?

E se pensate che tutte le risposte della politica siano infine da leggere attraverso la lente del mero interesse economico, allora potrà tornarvi utile il quarto libro che volevo citarvi, ovvero:”Senza Pietà“, di Gregory Clark. Perché per parlare di come i ricchi sono tali ed i poveri lo siano rimasti, forse è utile la disamina -in alcuni momenti quasi una autopsia dato lo stato di crisi- di uno storico dell’economia.
Attenzione se vi aspettate un libro buonista contro i cattivi padroni, perché potreste poi ritrovarvi a leggere frasi durissime, come:”I fattori che determinano la ricchezza (o la povertà) di una nazione risiedono nei valori sociali e nelle capacità produttive che quella stessa nazione è in grado di esprimere. Da questo punto di vista, quindi, le politiche di intervento adottate nei confronti dei paesi più poveri da istituzioni come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale sono, nel migliore dei casi, del tutto inutili“.

Basta! Troppi libri “importanti” in una botta sola… Ero alla ricerca di qualcosa a minor impatto cognitivo-grastrico, e non ho potuto fare a meno di notare un libro (edito Ellint) “Idee strampalate che funzionano“, di Robert Sutton. Il titolo -per lo meno divertente- mi ha fatto prendere in mano il libro e -sul retro- ho letto:”Uno dei migliori dieci libri dell’anno”, Harvard Business Review.
- il link a “Idee strampalate che funzionano” su IBS

beh, per me è stata una scoperta (non mi ero mai interessato al “metodo antistronzi” dello stesso Sutton) e questo manuale aziendale per non restare vittima della routine, mi ha preso. Penso che lo sfoglierò superficialmente, per poi azzannarlo alle caviglie sotto l’ombrellone.

A voi.

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nota: Tre libri su cinque sono della stessa casa Editrice che -tra l’altro- ci aveva già regalato la traduzione di The Long Tale. Chissà chi ci sta dietro, comunque: Bravi.

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