Storie di Amici, Visioni, Microfoni e Coccodrilli. Storie di Frontiers.

Frontiers of Interaction V
Quando cinque anni fa, per trovare una scusa a Dirk Knemeyer -Californiano di adozione per la prima volta in viaggio in Europa- di attraversare il confine con l’Austria, pensammo di produrre un evento originale, dal nome Frontiers of Interaction, beh… non avremmo mai immaginato come sarebbe andata.

Frontiers of Interaction VLa cinquanta persone che videro la prima edizione di Frontiers, dove -ricordo- c’era la gente di Design Continuum nel pubblico, e dove io trovai poi quello che fu il mio datore di lavoro sugli assistenti virtuali, ci diedero una bella soddisfazione. Con Matteo, ovvero il socio di questa avventura, ci demmo una bella pacca sulla spalla. E non sapevamo ancora che l’avremmo rifatto. - Vedi il sito dei video di Frontiers.

Tre anni in Bicocca, con Flavio De Paoli come co-producer, un anno bellissimi al Museo di Arte Contemporanea a Torino, e tanti, tantissimi ospiti italiani ed internazionali, ci diedero una conferma forte che c’era fame e sete di Frontiers.
La voglia che avevamo di fare un evento così unico cresceva, e con noi cresceva la voglia di chi era pronto ad esserci: partecipare.

Sì perché è vero quello che dice Riccardo parlando del suo WIRED, quando menziona i precedenti tentativi di portare la rivista in Italia e… semplicemente non c’era un pubblico per Wired.

Un passettino lentissimo alla volta però, anche l’italia (sempre volutamente minuscola) cresce. Forse TROPPO lentamente nei suoi ridicoli governi di vario colore, nelle sue istituzioni e persino in tanti-troppi organigrammi di quei para-ministeri che tentano si spacciare se stessi come “mercato”.

…e mentre gli “apparati” mutano -forse- con il passare delle generazioni, FUORI cresce fluidamente la cultura della “gente comune”. Cresce la cultura di quegli “altri” di norma esclusi. Altri -intesi sempre come sottoinsieme, sottodotati, nicchia che invece -quando li vedi tutti insieme- sono una marea. Un esercito che non sa di essere tale, una maggioranza che non si può comprendere perché rimanga silenziosa. Un’onda culturale pronta a prendere le redini del cambiamento e persino del Paese SE -e ripeto se- solamente gli venisse concessa una opportunità.

Ed è così che, Frontiers, che ha sempre voluto percorrere una strada di indipendenza, si è naturalmente trovata in sintonia con tutto ciò. Non per caso. Forse persino partecipando ad ispirare ed alimentare tale crescita culturale (ma non voglio volare troppo alto). Certamente per merito dello spirito libero che ha originato l’evento.
Qualcosa che non è nato per essere l’eTech italiano o il ted italiano o chissà che copia di chissà cosa. E’ nato originale. Magari -anzi certamente- limitato. E persino quando il budget è ridicolo (Frontiers viene fatto con i soldi con cui altri eventi si e no pagano la carta da lettere) assolutamente votato al nuovo.

Ed è così che, improvvisamente a ROMA, il 7 giugno, giorno della vigilia…. eravamo un piccolo esercito. In cinquanta -venuti per vie, valori e connessioni diverse- eravamo lì a montare, provare, connettere insieme, quei cavi, quelle slide, quelle storie che il giorno dopo sarebbero stati Frontiers. 50 come coloro che guardavano -davvero un pò da spettatori- la prima edizione, adesso erano coloro che facevamo Frontiers il giorno prima.

E quando uscendo, alle 19,00 e dopo 9 ore filate di lavoro, Matteo mi dice:”…stiamo andando bene… E’ la prima volta che abbiamo a disposizione un intero PALAZZO!”, mi scappa da ridere e -come lui- ancora NON avevo compreso la dimensione di ciò che stava per accadere.

Frontiers of Interaction VFrontiers of Interaction V
Frontiers of Interaction VFrontiers of Interaction V

L’8 Giugno 2009, alle 09,30 del mattino, all’Acquario Romano, davvero non sembrava che fossimo in ITALIA. Niente di quello che stavamo vedendo aveva NULLA A CHE VEDERE con altre robe che ho visto prima in italia per eventi simili.
C’erano 190 posti a sedere stracolmi, due ali di sgabelli (altri 30/35 posti) pieni, gente seduta in terra (direi almeno 30 persone) e un numero MAI VISTO di laptop aperti, telefoni accessi, telecamere e macchine fotografiche che immortalavano ogni respiro.

Il picco della gente che entrando ha cominciato ad usare la Rete Wireless ha -per minuti- messo in crisi i 10 MEGABIT di connessione dedicata. Incredibile.

Ma NON SONO STATI I NUMERI AD IMPRESSIONARMI. Una conferenza con 250/300 persone non è un evento totalmente straordinario. Quello che era incredibile -e lo si notava subito- era l’atmosfera. Quella atmosfera che Mario Lupi -ad esempio- ha paragonato a “l’effetto che fa un bel negozio con l’aria condizionata per chi sta costantemente in mezzo al traffico rumoroso e pieno di smog“, già nell’incipit del post che ha dedicato a Frontiers.

Ma i blog sono un media che è persino LENTO, mentre l’amosfera si incendiava in tempo reale per quello che noi stessi leggevamo sul twitter wall proiettato in sala! Ed è stato incredibile vedere stratificarsi frasi come:

MicheleMelis: #frontiers09 figata aver potuto seguire lo streaming da nancy, aah siamo in europa davvero.. (o semplicemente su internet?)

massimosgrelli: #frontiers09 has been an incredible experience. Nice people, great speakers, awesome venue. Waiting for #frontiers10

Riccardowired #frontiers 09 Amazing atmosphere here in Rome. Sembra di stare in Silicon Valley

giuliodeluise: Thanks to all the #frontiers09 guys. Great innovation day!

Nstreet_Nokia: Reduce da Frontiers of Interactions V. Una gran bella giornata. Ecco alcuni video http://tinyurl.com/ktxxhq

IRADAPALLANCA: #frontiers09 clapping frontiers of interaction V ed. org. Thx @leeander very good job! enjoyed contents and mood fm live stream

technicoblog: Siamo alla sintesi di tutto, la tecnologia applicata all’Antropologia. Il cerchio si chiude: uomo-tecnologia-uomo #frontiers09

stain: #frontiers09 btw bella conf, bella gente, bell’atmosfera informal e bella location (ma è Roma eh, mica la fuligginosa Milàn ;-)

@technicoblog Frontiers of Interaction è un evento veramente da tener presente ! Peccato che sta finendo! #frontiers09

Camps: Looking at #frontiers09 from Denmark!

ezekiel: a #frontiers09 location bellissima, atmosfera piena di ispirazioni

#frontiers09 in Italia tante persone in gamba ma… manca il “framework di sviluppo! e quindi tutti sognano gli USA ;-) almeno proviamoci!

stain: #frontiers09 ssà ssà prova prova provaaa (dai basta!)

#frontiers09 ispirato da brian eno inizio a progettare una macchina del tempo che mi faccia andare avanti un secondo al secondo

maxrama: Great live tech music, what a wonderful way to avoid post lunch sleep! #frontiers09

moroplace: prima dal vivo adesso in remoto #frontiers09… connesso è come se fossi li con voi

stefanobernardi: Electro, break, techno live at #frontiers09,looks like a rave.. after all the wine I had at the lunch break..it’s kinda weird! but it rocks!

stain: #frontiers09 tutti sfregano i giornali (ehi, il riciclaggio musicale potrebbe essere un’idea per il futuro dell’editoria…)

ConfBasics: the venue, speakers and audience at #frontiers09 are spectacular!

bongfactory: #frontiers09 non ho visto una sola cravatta per tutta la giornata….. ^_^

già… non c’è stata un sola cravatta.
Non so se è per questo motivo che ha spinto Riccardo a twittare:”con l’energia di oggi ci faccio tre numeri di Wired!”. Mentre il giorno dopo alla conferenza sulla Innovazione degli industriali… beh, andatevi a leggere i suoi twit.

Non so se questo post riuscirà a trasmettere l’energia che c’era in sala quel giorno. Non bastano le foto, i video e quant’altro a farlo. Io stesso ci ho messo oltre 20 giorni a metabolizzare il tutto. Venti giorni nei quali ho anche raccolto pareri, idee, proposte per il futuro.

Giorni che mi hanno dato qualche speranza in più per l’italia. Ho sempre saputo che il talento ci fosse, ma l’8 giugno c’era una FORZA fuori scala. Non so se è facile da comprendere ma le persono con i propri laptop accesi, persino e forse soprattutto quelle sedute in terra con il mac sulle ginocchia, sono la nostra ultima speranza.

In un paese che costringe gli innovatori ad essere dei martiri -spesso- affamati e acclama come eroi e ministri personaggi di dubbia caratura e spessore catodico, NON CI SONO PIU’ MODELLI. E questo NON è un problema se si da per scontata la fine dell’era del broadcast culturale -e quindi dei modelli- e si pensa in termini di Rete e di comportamente sociali emergenti.

Ergo, le mie speranze oggi sono maggiori, perché ho visto fluire, inabissarsi e riemergere qualcosa di forte dalla Rete.

Oggi non so se siamo pronti, dico tutti noi in che sono stati o sarebbero voluti essere in ogni dove a Frontiers, a passre al livello superiore, ovvero dalla PARTECIPAZIONE alla COLLABORAZIONE. Ma questo è ciò che dovrebbe avvenire per continuare a crescere e mantenere lo spirito libero che abbiamo -insieme- sempre avuto.

Non so se siamo pronti -e noi producer l’abbiamo fatto molte volte (e quest’anno Carlo Maria, producer su Roma, lo ha fatto più di tutti) ad assumerci le responsabilità ed il peso del cambiamento. Lo vedremo insieme.

Perché tra i grandi cambiamenti globali, la politica del paese, e la piccola frontiers, in fondo c’è un filo rosso: quello della gente che sta vivendo questo mondo e sta prendendo consapevolezza di non essere solo un “consumatore” del mondo disegnato da altri. gente che -sperabilmente- il Pianeta vuol cambiarlo in meglio.

Stay Hungry. Stay Foolish.
Ci vediamo a FrontiersX

ps. un enorme grazie a Robin Good per le sue interviste, Fabrizio Ulisse che con i producer e Korinami ha definito il format unico delle Frontiere, DOL per la fantastica video presenza, Current la loro presenza, WIRED per esistere! Roberto Bonzio per averci dato la speranza, tutti i relatori per aver condiviso le loro visioni, Luca Perugini per aver scaricato la tua macchina fotografica a via di scattare, gli amici dell’Espresso per essere venuti mentre impazzavano le elezioni, Bruce Sterling per i suoi libri e le birre bevute insieme, il TOPIX perché su di loro si può SEMPRE contare, WaveGroup e MaisonThe per avere ancora una volta dimostrato che i soldi sono solo uno strumento a servizio delle idee, il CATTID per l’enorme sudore ed i neuroni spesi, Andrea con il suo 7th Floor, Salvatore & Luca per la storia dei teli e dei proiettori, Roberto e Stefano per avere regalato a Frontiers una applicazione mobile UNICA AL MONDO, Carlo Maria Medaglia per essere stato un co-producer perfetto. Ed un grazie a ROMA, perché l’Acquario Romano toglie il fiato ed amplifica le energie delle tante persone che hanno PARTECIPATO, facendo di Frontiers una emozionante storia di Amici, Visioni, Microfoni fischianti e Coccodrilli.

Il resto, leggetelo qua: [event] Frontiers of Interaction V – Summary of a remarkable event, di Gianfranco Chicco. Perché come l’evento l’ha fotograto lui -anche con le parole- non ha saputo farlo nessun altro.

pps. ma quanto fiche erano le magliette :DD

il blog di Frontiers, anche per le prossime edizioni, starà qui: http://frontiers.idearium.org
I video della edizione IV (2008) e V (2009), invece stanno qui: http://frontiers.dolmedia.tv

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