DEAD LINK! Per far ripartire il paese cominciamo a seguire le regole della rete

City Desert
Spinti dall’entusiamo che arriva dagli States, diversi amici mi hanno sottoposto delle idee per tentare di far qualcosa per questo martoriato paese. Ognuno a suo modo ovviamente. Chi parla di politica. Chi parte dai network internettiani.
Personalmente non intendo sottrarmi al supporto di ogni eventuale tentativo, ma ho una posizione ben chiara: E’ un compito impossibile. Sapete perché? Perchè noi italiani NON abbiamo la SPERANZA. Non ne abbiamo perché siamo un popolo individualista e -da soli- è difficilissimo (sopravvivere) in tempi di crisi. Non ne abbiamo perché non c’è un sogno “italiano” a cui appellarci. Quindi, chi vuol tentare di cambiare questo paese, deve prima unirlo.

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E’ proprio qui che entra in campo la tecnologia. Non è solo un fatto di MEZZI, ma di MODELLI per la MENTE!
Nell’era industriale la società si vedeva come una catena di montaggio e ogni persona come un ingranaggio. Il buon dovere di ingranaggio era evidente: eseguire il task adeguatamente e NON spostarsi mai dalla propria posizione nella catena.
Oggi, il modello è la Rete. Il buon dovere di ognuno di noi è ESSERE CONNESSI e -soprattutto- accertarsi di essere un ANELLO DI CONNESSIONE e non un DEAD LINK.
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La TV ci separa, la Rete ci unisce. La TV (e spesso i telegiornali) raccontano un mondo virtuale. Il paese reale sta altrove e sta ancora perdendo tempo a chattare su Facebook! E’ un male? Forse NO. Forse è solo il necessario training!
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Allo stato attuale, è persino inutile sperare che arrivi un Obama italiano. Così come è inutile (ed anche grottesco) sperare che gli Usa ci invadano militarmente (link) per trasformarci in modo consensuale in una altra copia dell’america.
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Semmai sensato cominciare a far qualcosa TUTTI. Ognuno di noi.
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Cosa possiamo fare?
Ad esempio condividere le proprie conoscenze. Sia esse in senso culturale che in senso di relazione interpersonale.
Vedo crescere molto -rispetto al passato- la voglia di condivisione. Ma è ancora troppo poco.
Grazie ai Social Network stiamo imparando la lezione, e penso potremo presto capire che: NESSUNO VERRA’ A SALVARE NOI, come entità singola. Dobbiamo salvarci da soli, come NETWORK.

Quindi:
1) Entrate nei social network e cominciate a discutere, ma METTENDOCI LA FACCIA. Bando alle chat con “bellatopolona_39
2) Partecipare alla vita sociale ed agli eventi! Stare connessi non può essere sufficiente. Serve il contatto.
3) Condividete in profondità ogni vostra conoscenza culturale, scientifica, tecnica, etc.

ma soprattutto:
4) NON siate mai un DEAD LINK
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Colui il quale isoli i propri contatti, o difenda strenuamente le proprie relazioni sociali a scapito degli altri è il veleno che uccide la nostra capacità di creare ricchezza dal basso.
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Finiamola con i circuiti chiusi di industriali finto-ricchi, manager fintamente eccellenti, di politici per la vita, di circoli viziosi retti da head-hunter e responsabili delle HR, di medici e informatori farmaceutici, di vallette e calciatori, di baroni di ogni settore e grado, di blogger e innovatori che non parlano mai con nessuno che non conoscano già (e se lo fanno, se la tirano), etc etc.
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C’è una sola minutissima speranza: Aprisi completamente alle dinamiche tipiche della Rete. Ibridare le proprie conoscenze e metterle a disposizione di chiunque ne faccia richiesta. Diventare un NODO o un HUB della Rete di persone che vive e lavora per l’Italia e “vantarsi” di quanta conoscenza e link si fanno scorrere anziché di quanto esclusivo sia il proprio orto.
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Unirsi serve non solo ad informarsi (ed in italia sarebbe già un vanto), ma a crescere.
Aiutate chi potete! Aiutate un semplice conoscente a trovare un lavoro. Un estraneo a trovare un pasto. Un giovane a comprendere e raccogliere una opportunità. Non per spirito umanitario. Fatelo per salvare voi stessi.
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Oggi la scelta è: Combattere per irrorare ognuno un poco questo deserto o camminarci sopra da in desolata solitudine. Lamentarsi è inutile quanto attendere un messia nero o un duce.
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Infine,
questo semplice link al Manifesto di Obama per l’ambito Tecnologia & Ricerca chiarisce la siderale distanza tra gli abbranzati scherzosissimi tizi che governano l’italia (credo neanche conoscano i termini contenuti nel doc di Obama) e la vision di cui abbiamo bisogno.
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Coraggio.

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26 Comments on “DEAD LINK! Per far ripartire il paese cominciamo a seguire le regole della rete”

  • Qualcuno sta già cominciatìndo a “fare rete”:
    tutti criticano Beppe Grillo e dicono che fa antipolitica,
    ma ignorano il fatto che migliaia di persone
    si ritrovano nei meetup sparsi per l’Italia (e anche all’estero).
    In molti comuni verranno presentate liste civiche alle prossime
    amministrative, e ci si sta preparando per fare una campagna seria con proposte concrete.
    Informatevi su meetup.com o beppegrillo.it, prima di creare qualcosa da zero.

  • > 1) Entrate nei social network e cominciate
    > a discutere, ma METTENDOCI LA FACCIA.
    > Bando alle chat con “gisella39″

    Si? :D :D :D
    …scusa, era un post serio e forse non era il caso. :P

    Ma sono molto disilluso, mentre il resto già lo faccio. Anzi, spesso il problema è proprio: “A e B sono due persone competenti, come posso creare una occasione per farli incontrare?”. :P

  • Guardando alla tua riflessione in senso stretto, è obiettivamente deludente notare come una fetta della parte viva della rete italiana abbia immediatamente ricalcato le medesime logiche del mainstream mediatico e certe dinamiche di chiusura del potere. Ma forse è sbagliato aspettarsi il contrario (quanto meno in una prima fase) e tenere conto del fatto che certe logiche ci saranno sempre, quindi il punto diventa come non far sì che siano le principali (come creare alternative vere).
    Sicuramente il ridotto numero di opportunità che dà questo paese ha alimentato un atteggiamento più difensivo nei fatti (entro certi limiti più che comprensibile), anche se nelle parole poi sono tutti vestiti di un atteggiamento informale e aperto.
    Bisogna anche dire che in un contesto esplicitamente competitivo in senso classico non ci si crea nemmeno certe aspettative mentre in rete scatta un gioco tra “figure” che emergono e uno “sfondo” di valori open e logiche a rete che crea molta più dissonanza e delusione quando, anche solo in parte, sono tradite.

    Di fondo credo ci sia proprio paura (forse c’è un termine migliore …) e la crisi economica accentua le dinamiche.
    Paura di condividere conoscenza, paura di ripensare le gerarchie, paura di non essere all’altezza, paura di essere sostituiti dal nuovo che si rinnova a velocità incredibile, paura che il proprio mondo di competenze e conoscenza venga scosso.

    C’è un grande bisogno di sicurezza.
    Per assurdo, a volte, proprio la rete “liberatrice”, facilita con maggiore velocità quel meccanismo di protezione in un gioco sociale di riconoscimenti, rimandi e gerarchie.

    Credo che l’unica possibilità sia non parlare di forme di business alternative, di condivisione, di organizzazione, ecc. ma metterle in atto, realizzarle. Comunicare col successo di un progetto, di una azienda, di un evento, di un movimento che c’è speranza, che c’è un modello alternativo. In questo senso concordo con Foll, dal punto di vista operativo (in una prima fase), che bisogna aggregare “qualità” mettendo un’attimo da parte la massa e le sue dinamiche. Credo che il tasso di qualità sia ulteriormente elevabile …….

  • Amo molto Beppe e sono stato al primo meetup a Milano. Era il 2005!
    - http://www.flickr.com/photos/leeander/46413911/
    Così come ero lì anche quando si lavorava alla pagina di giornale che sarebbe apparsa sull’ Herald Tribune. La prima di una lunga serie di denunce pubbliche. - http://www.leeander.com/2005/11/piccolo-contributo-a-beppegrillo-c/

    Non credo si possa fare a meno di Beppe e dei Grilli ingiro per l’Italia se si cerca il nuovo, ma guai ad avere una sola Rete o una sola ricetta. Avrebbe senso se Grillo fosse candidato premier, ma non lo è.

    Il ruolo di Beppe -forse- sarebbe qui questo: http://www.leeander.com/2007/04/in-italia-lo-scouting-tecnologico-lo-fa-un-comico/ Il divulgatore delle tecnologie :))
    …altro che quelle MALEDETTE pubblicità per celebrolesi di Vodafone e Tim.
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    E noi? Oggi, ognuno nel suo piccolo, può agire su uno o più dei mille fronti aperti. Da Grillo mi attendo una opera di informazione e denuncia. Da altri lidi servirà far emergere quella leadership capace di unire che -invece- non si vede ancora all’orizzonte.

    Inutile bluffare. Senza un leader non si vince nulla.

  • Il nuovo che avanza non dà garanzie di successo, ma l’alternativa è la garanzia di insuccesso. Il livello di demonizzazione della rete, e degli strumenti che offre, da parte di coloro che si illudono di controllare l’informazione illustra bene la progressione gandhiana di “ignore, laugh, fight, … win!”. Siamo già al passaggio della lotta, con leggi repressive contro la rete, con la criminalizzazione di attività che vengono dalla maggioranza ritenute perfettamente lecite e quindi la fase della vittoria non deve essere lontana!

    La divisione tra chi è dentro e chi è fuori non è netta. Ci sono persone apparentemente dalla parte sbagliata del digital divide che invece hanno la mente aperta e, anche se non hanno gli strumenti per partecipare attivamente, si rendono conto della potenza e dell’importanza della nuova mentalità che la rete diffonde.

    Il declino del paese che rifiuta il futuro non sarà lineare. Arriverà con scossoni anche grandi, qualche volta tragici. Saranno questi scossoni che porteranno alla caduta delle forze e dei poteri inquadrati del passato. Quando questi saranno spazzati via, sarà poi possibile ricostruire e costruire un futuro condiviso e condivisibile.

  • Caro Leandro, innanzitutto ti faccio i miei complimenti per la lucidità della tua riflessione. Se penso alla mia realtà di dottorando che oltre alla carriera universitaria sta (per ovvi motivi) muovendo i primi passi anche in ambito aziendale, la scelta di cambiare aria trasferendomi all’estero sarebbe senza alcun dubbio la più saggia.

    Dal canto mio, forse perché sono ancora giovane, idealista e soprattutto sognatore, mi piace pensare che una rete davvero aperta e orizzontale tra persone appassionate e competenti possa portare innovazione anche in un paese disastrato come il nostro. Anzi, forse motivato da un sottile masochismo, ogni tanto penso che la sfida maggiore, quella più rischiosa ma proprio per questo più affascinante, sia proprio quella di provare a fare del buono qui prima di abbandonare a priori l’impresa.

    Mi rendo conto però che la tua esperienza non è minimamente paaragonabile alla mia, e i tuoi tanti anni di esperienza in questa realtà ti hanno certamente portato a parlare di questo problema con estrema cognizione di causa, cosa che a me evidentemente manca. Magari tra 10 anni o anche molto prima mi accogerò di aver soltanto fastasticato, ma per il momento sto lavorando con tutto me stesso (naturalmente sottopagato) per cercare di “rubare” qualcosa alle più prestiogiose realtà internazionali (non solo negli States) e provare a rimodellare questo qualcosa su suolo italico.

    Condivido pienamente il tuo invito a usare i soc nets in modo costruttivo e non soltanto per cazzeggiare o per farsi pubblicità. Facciamo un conto di quanti “markettari” spammano su facebook o su linkedin solo per darsi una parvenza di pseudo-professionisti… Io credo che a margine di simili individui ci siano persone estremamente in gamba e favorevoli alla condivisione orizzontale di esperienza e conoscenza. Sono proprio queste le persone che dovrebbero a mio avviso garantire un futuro sereno a questo paese, utilizzando la rete per arrivare a smuovere la verticalità e l’isolazionismo di aziende o istituzioni.

    Sul commento invece di Massimo Sernesi, sinceramente non vedo in Beppe Grillo l’esempio migliore per un simile cambiamento. Non credo nelle rivoluzioni urlate a colpi di “vaffanculo”. Credo invece nelle rivoluzioni silenziose, “liquide” e quasi invisibili ai più. Credo nella possibilità di trasformare l’esistente attraverso uno scambio intelligente e regolato (l’anarchia non funziona) di conoscenza e sapere, a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. Non c’è certo bisogno di aspettare un Obama italiano perché ciò accada…

    Chiudo rifacendomi al programma tecnologico di Obama, che proprio stamattina ho dato in pasto a Wordle. La cloud generata, visibile qui http://www.nexres.org/2008/11/10/cloud-tecnologia-obama/, mostra chiaramente quanto il termine “ricerca”, messo ormai a margine in Italia, sia nel programma di Obama addirittura predominante rispetto a termini come “governo” e “nazione”. Non male vero? :D

  • Mi chiedo, basta la tecnologia per fare rete? Ovviamente se accompagnata dalla buona volontà di alcuni nodi (persone), dalla consapevolezza delle potenzialità degli strumenti (di tutti), dalla visione sul futuro e dalla constatazione del presente (di ???), la tecnologia è uno strumento eccellente: Facebook e LinkedIN “tecnicamente” funzionano perfettamente. Ma quali riscontri concreti ne derivano? Penso che il vecchio “sito” Idearium abbia collegato più teste che Facebook… ma questa è un’altra storia.

    Tornando ai dead link, chi di noi non si mai sentito un “Killed Link”? Hai voglia a fare gruppi virtuali di ricerca sulle staminali su Facebook o affidare la rinascita economica alla possibilità di collettivizzare l’intelligenza di milioni di zucche (vuote o piene che siano) che si appiccicano ali colorate in un mondo 3D pieno di bachi. Se poi però qualcuno in alto non supporta e non ascolta… ogni iniziativa viene decapitata sul nascere.

    Penso sinceramente che se un Obama (ormai già mito e catalizzatore delle speranze di mezzo mondo pur avendo “solo” parlato) sarebbe forse troppa grazia per l’Italia, una buona dose di imprenditori coraggiosi e teste pe(n)santi sia invece doveroso aspettarsela, e giusto pretenderla.

    Sarà poi compito di tutti sfruttare tutti gli strumenti e i mezzi a disposizione per spingere il cambiamento.

    Una nota ben-sperarante nata da esperienze professionali dirette: anche interi settori zombie come IL MARKETING e IL GIORNALISMO ormai stanno capendo che il mondo è cambiato anche da noi… e che è necessario adattarsi!

  • gianandrea mi segnala e prontamente rispondo. e avevo già detto a lui che, così a naso, questo tuo post poteva essere in qualche modo in linea con quanto pubblicavo stamattina, in maniera del tutto indipendente. e mi sembra proprio sia così :)

    giusto richiamo, il tuo. ma nello stesso tempo credo dobbiamo fare uno sforzo in più: smetterla di badare alle voci confuse della rete, e tantomeno a chi sta facendo “resistenza passiva” (e a volte attiva) contro la rete, e concentrarci invece sulle storie positive che la rete, anche la rete italiana, riesce ad esprimere

    laggiù in blogosfera, nella “parte bassa”, nella coda, di storie come quelle che chiami a gran voce ce ne sono eccome. di persone che non si peritano di strombazzare quanto sono social solo perché usano twitter o il blog, ma si limitano a bloggare e così facendo condividono, arricchiscono e, regalando parte dei loro sforzi, si arricchiscono a loro volta ce ne sono, eccome

    ma non me la prenderei con la confusione di facebook o similari. che gli italiani siano un popolo vivace e propenso al cazzeggio è storia nota. Cicerone protestava per la Roma dei suoi tempi, che considerava confusa, affollata, puzzolente e inquinata. in effetti, a quei tempi Roma aveva già due milioni di abitanti

    se è vero che Roma e l’Italia tutta forse non è poi così diversa dalla Roma di allora, è vero anche che oggi gli italiani in Rete ci sono, e pian piano imparano a farne buon uso

    e quindi, anche se andiamo verso un 2009 che sarà difficilissimo, perché sentiremo davvero duri gli effetti delle botte economiche di quest’anno, mi sento di calcare l’accento sull’ottimismo della volontà, una volta tanto, anziché sul pessimismo della ragione

    ribadisco: credo sia importante concentrarsi sulle storie positive, affinché il loro eco copra quello del cazzeggio negativo

  • caro Leandro,
    grazie per la riflessione e l’incitamento.. come sappiamo serve anche quello!
    …fare ripartire il Paese dal basso…
    lo si puó fare sicuramente a livello imprenditoriale.. c’e’ sempre piú bisogno di start-up, spin-off, iniziative che favoriscano l’imprenditorialitá… solo cosí é possibile creare l’Italia post-industriale. Perché molto spesso ci affanniamo a difendere vecchi settori, non rendendoci conto che cosí facendo ci imponiamo la resistenza al cambiamento che avanza….. vedo un futuro in cui al posto delle acciaierie, delle fabbriche pesanti, ci saranno imprese ad alta intensitá di conoscenza… il fordismo lo troveremo a pochi km da noi, dove il costo della manodopera sará sempre piú basso..
    Ma un cambiamento a livello politico… é piú difficile….. dovrebbe nascere dalla rete, da questa rete? In linea teorica sí, il potere é nelle connessioni. Ma guardando il panorama dei blog a volte si rimane un po’ imbarazzati dal qualunquismo dilagante. Ho la sensazione che alcuni tra i blogger considerati tra i piú influenti in Italia facciano delle grandi chiacchiere da bar stadio. Non sono sicuro che possa emergere qualcosa da qui.
    Probabilmente non é il mezzo che conta. é il concetto. Potrebbe non essere internet il luogo di elezione di questa emergenza. Potrebbe tornare ad essere il territorio ad esempio. Distretti non piú industriali, ma culturali. Le associazioni. L’importante, come dici giustamente, é che nessuno sia un dead link. Attenzione perché tanti blogger sono dead link, stanno in rete ma sono solo auto-referenziali. Mentre si puó essere connettori al di fuori della rete.

  • E’ vero, Beppe Grillo è putroppo un non-leader, o quasi leader, perchè non ha intenzione di candidarsi (e per questo può usare i suoi toni spesso eccessivi).
    La gente dei meetup però è molto più costruttiva e pacata, io sto collaborando e spero ne esca qualcosa di buono.
    Il nostro Obama, se mai lo troveremo, è molto più probabileche esca dai Meetup che dai partiti già esistenti…

  • Premessa obbligatoria: scrivo da emigrato, anche se non mi considero decisamente un cervello (semmai una persona, ma è un’altra storia).
    Ho lasciato l’Italia nel gennaio del 2006, soprattutto perché curioso di esplorare altre realtà, ma anche perché già allora non riuscivo a riconoscermi in nessuna delle forze in competizione per la guida del paese. Tristemente, la storia mi sta confermando quell’intuizione.

    Credo sia importante capire un paio di cose:
    1. piangersi addosso non serve. È l’unica vera differenza culturale che vedo tra l’Italia ed il resto del mondo, e l’unica che condanno. Ci sono proposte, idee, influssi e stimoli che vengono da dentro e da fuori la nazione e la reazione standard è “ma no, in Italia non funzionerà mai”. Ora, zoom su Londra: qui sta arrivando ora l’onda d’urto del crunch economico; Londra vive _esclusivamente_ di servizi finanziari. Ergo, Londra è in ginocchio. Roba che tutti i nostri clienti stanno cancellando le cene di natale. Le cene di natale, dico. Nelle ultime settimane ho tastato un po’ il terreno con alcuni amici impiegati a diversi livelli nella City. Sapete qual’è stata la risposta che ho ricevuto più spesso? “mah, qui mi sa che l’anno prossimo si guadagnerà poco, mi sono iscritto ad un master a oxford/nottingham/berkeley/wherever, parto settimana prossima, ci vediamo tra un paio d’anni”. Sono solo io a notare una certa differenza d’attitudine?

    2. Non solo condividere, ma anche essere più “golosi”. Sì, condividere è fondamentale (anche se metterei l’accento, come ha fatto giustamente Leandro, sulle condivisioni di qualità, che di vedere 200 autoritratti e 75 marchette al giorno me ne faccio pochino) ma è importante, secondo me più importante, anche saper ascoltare. E quando dico ascoltare non intendo subire ciò che ci viene irradiato, ma andare a scovare le radici, leggere tra le righe, percepire i movimenti e gli strattoni dati alle reti anche e soprattutto fuori dall’Italia. Questo richiede, come primo essenziale passo, di rinunciare al monolinguismo. E quando lo faremo sarà sempre troppo tardi. L’inglese è una necessità già da ieri, il cinese lo sarà da domani. La cultura italiana va preservata, certo, ma come gli uomini anche nessun popolo è un’isola, e nel villaggio globale tenderemo a dover dire “scusa” e “permesso” sempre più di frequente, e sempre più spesso chi avremo a fianco non capirà il nostro idioma di “minoranza”.

    quanto ad obama e agli usa, sì ho sorriso e mi sono commosso quando è stato eletto, ma scusatemi se non accetto di affidare l’ideale avanguardia della civiltà ad una nazione che insiste ad accettare la pena di morte, che è impegnata in guerre inutili e il cui stato di “frontiera” (California) ha appena fatto passare leggi come la prop8. Se e quando Obama manterrà le sue promesse e agirà anche in merito a queste barbarie, forse comincerò a pensare che sì, sarebbe bello averne uno anche in Italia.

  • Ringrazio davvero tutti per le tante cose saggie espresse. Rick -ad esempio- parla con maturità ed equilibrio (anche riguardo Obama).

    Segnalo Rick ANCHE perché è uno che ha lasciato l’Italia. Lui come molti amici intelligenti e fortunati. Fortunati non perchè hanno lasciato questo paese, ma perchè possono non ricordarsi ogni giorno quanto frustrante possa essere starci dentro.

    In genere chi è fuori segue lo stesso iter. Prima comincia ad alzare la testa ed avere equiibrio e non ansia. Poi -lentamente- dimentica questo dolore celebrale latente a cui siamo sottoposti qui nello stivale. E -alla fine- magari arriverà anche il giorno dove -sentità l’ennesima cazzata su abbronzature e presi alla sprovvista- al migrante italiano scapperà di bocca: non sono più italiano.

    Sincermanete non mi sento di condannare nessuno. Ne quello che si piange addosso stupidamente, ne quello che rinnega incazzato. Entrambi -probabilmente a modo loro- continueranno per sempre ad amare questo paese. Certo, il mio messaggio (oserei dire parole ed opere) è rivolto ai terzi. Quelli che non piangono e non rinnegano.

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    QUINDI:
    Proprio perché non c’è alcun Obama da attendere, ognuno faccia subito ed in modo coerente la propria parte. Questo alla faccia dei ministri lewinsky, dei ministri gasp-arri, dei tele-celebro-lesi e tutti gli altri.

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    ps. Sarebbe bellissimo andare a fare un Master quando il mercato è down. E’ una cosa intelligente. Ottimo modo di mettere a frutto ciò che si è guadagnato lavorando e investire su se stessi. Già… questo a patto che il tuo precedente lavoro ti abbia messo nelle condizioni di farlo. Gli ultimi 4 incarichi di consulenza mi sono stati pagati mediamente a 160gg/lavorativi dalla data prevista, mentre l’ultima azienda nella quale ho lavorato ha lasciato insoluti ad ogni angolo. Questo in un paese che -mediamente- ha già gli stipendi più bassi d’Europa. Vogliamo parlarne?

  • Hei Luca, non conoscevo il tuo blog. Complimenti! http://www.lucacomello.blogspot.com/
    (hai scelto anche una ottima tinta di BLU :) )

  • Non basta avere una base di sostenitori, occorre anche avere dei contenuti, un programma e una visione strategica. Beppe Grillo non ha nulla di tutto questo, quando glielo si fa notare si nasconde dietro il fatto che lui è solo un comico.
    Abbiamo bisogno di leader, ma soprattutto di un sogno condiviso, lo scriveva Jeremy Rifkin, per questo mi sento di condividere questo post che affronta importanti temi su cui non si discute abbastanza.

  • Ciao Leandro,

    complimenti per il blog e per il post. Volevo aggiungere una mia riflessione personale, nel mio caso da dottorando in informatica (Biologically Inspired Artificial Intelligence). Personalmente sono pessimista sulle possibilità che questo paese abbia di rialzarsi, anche dal basso. Forse tale pessimismo è legato al mio ambito che non ha praticamente interessi in Italia (ne molti in Europa a dir la verità).

    Quindi penso che l’unica soluzione sia spostarsi nella SV (SF o San Jose) e li adoperarsi per trasformare i frutti della ricerca in prodotti e/o servizi. MA ad essere complesso è lo spostamento. Come molti di voi sanno (e molto ma molto meglio di me) i primi problemi si pongono già con i VISA e per l’acquisizione dello status di residente a tempo permanente… Parlo di VISA per poter aprire una company (es. LLC) e ivi poter lavorare fulltime.

    Su questo trasferimento umano e tecnologico servirebbe far “rete”.

    Un saluto a tutti

  • Caro Alessio,
    innanzitutto ti segnalo il SiliconValleyStudy Tour dell’amico Paolo Marenco (gran networker) nonché i fantastici ragazzi del BAIA Network, piuttosto che il programma Mind The Bridge di Marinucci & C. Nessuno più di loro può darti spunti per la Silicon Valley.

    Comunque sia, da qui alla Visa, però ce ne corre. Con le attuali leggi (idiote) volute da W. -se vuoi far business- fai prima ad investire un milione di dollari in una azienda, oppure -soluzione che costa meno- sposare una americana. :D

    Di fatto, l’unico pertugio aperto rimane quello per i ricercatori o neulaureati che vanno a fare il PhD negli States.
    Insomma, proprio quelle categorie di talenti che l’italia butta via o a cui offre precarietà totale.

    ah, infine, considera però che gli italiano che possono immigrare sono contingentati (possono avere la Visa un tot di italiano l’anno) come tutti gli altri. Quindi c’è da muoversi per tempo.

  • grazie Leandro per i complimenti :)

    …una cosa non mi piace di tanti interventi che si sentono sempre piú spesso…
    come Italiani abbiamo una naturale tendenza a lamentarci, a piangerci addosso.. sado-masochismo imperante..
    e non consideriamo tutti gli esempi di imprenditorialitá emergente dal basso che ci sono, sempre di piú.. NONOSTANTE l’ambiente, le politiche, le culture non certo favorevoli.. o, forse, proprio GRAZIE A QUESTE…. grazie alla mancanza di interventi top-down nella giusta direzione, io credo che in Italia si sia sviluppata una particolare abilitá nell’emergenza bottom-up… si veda l’esempio dei DISTRETTI INDUSTRIALI, su cui si fonda buona parte dell’economia italiana, studiati da esperti di tutto il mondo come esempi di auto-organizzazione.
    Ne avevo parlato in un post qualche mese fa, e faccio la scortesia di citarmi:
    http://lucacomello.blogspot.com/2008/03/siamo-un-paese-bottom-up.html

    ciao,
    Luca

  • Grazie per i riferimenti, davvero utili e mi metto subito al lavoro :)

    Comunque, è davvero un paradosso che chi sviluppa tecnologia ed
    ha i potenziali clienti in USA, i riferimenti di ricerca in USA, può aprire la società in USA (anche se fiscalmente rimane Italiana, vedasi esterovestizione, anche questa idiozia …se il business è tutto in USA non vedo questo perchè) poi non possa essere residente in loco per seguire ed esercitare la direzione del proprio business (anche piccolo ma con potenzialità di sviluppo) …. chiederò nei siti/forum che mi hai indicato.

    Si può sperare in Obama ? La crisi economica può essere invece una opportunità per far entrare idee e capitali (anche

  • Anche se non sono un esperto di Visa, so che una “investor Visa” si ottiene con una certa facilità. E’ come dire che “la patente” di imprenditore NON basta di certo ad avere la residenza o il permesso di lavoro, mentre il fatto che tu investa in una compnay americana (anche la tua) è un -potenziale- lasciapassare. Non lo trovo sbagliato. Anzi.

    Obama… anche qui non penso di essere io a poterlo dire ma -sinceramente- penso ne abbia parecchie e ben più importanti gatte da pelare. Arriverà -immagino- anche all’import di talenti (che ha fatto degli States quello che sono) ed aziende, ma potrebbe anche metterci degli anni. Vedremo.

  • E’ un bel post Leandro sarebbe bello ricevere i contributi di tutti quelli che sono all’estero, quali sono le diverse caratteristiche tra la nostra società e quella degli altri. Non per scopiazzarne le dinamiche ma per fare confronto. Sono sempre stato convinto che gli italiani sono un popolo generoso ma spesso pieno di personalismi dove ognuno pensa a tirare avanti il suo piccolo mulinello senza guardarsi attorno, contare l’acqua che spreca, le opportunità che gli passano avanti. Forse manca un’unità nazionale che sia in grado di costruire una coscienza civica forte.
    In questo scenario come fai a fare rete in maniera attiva, ad uscire fuori dal monolinguismo, dall’analfabetizzazione, dall’illegalità?
    Credi possa bastare creare spontaneamente nodi e vincoli, comunità di persone aperte al dialogo? Riuscirebbero a far circolare un humus che coltivi da altre parti, altri nodi?

  • Leandro, ottimo post davvero.
    Sono d’accordo con Riccardo, anche se spesso, in questo paese, è difficile proporre e sperimentare, proprio perché tutti sembrano aver perso la capacità di ascoltare. Non solo: i naysayer qui sono la maggioranza, c’è una paura generalizzata di provare cose nuove. Ma è anche vero che spesso non c’è la voglia di proporle queste cose.
    Tempo fa ho scritto un post sulla situazione dei professionisti della conoscenza con partita iva nel nostro paese. Una situazione allucinante da molti punti di vista, e condivisa da parecchie persone nei commenti. Eppure da quella discussione non è nato nulla, si è fermato tutto lì. Anche per colpa mia, forse. Eppure…

  • Credo che nella riflessione di Bru (Riccardo) la stimolo più importante sia che prima o poi dobbiamo ragionare e muoverci come professionisti, come imprenditori in un mercato globale. Tutt’altro che semplice, lo so! Ci voglio anni ma è l’unica strada sulla quale ha senso investire a medio e lungo termine.
    La massa critica di competenze e qualità compresse e inespresse in italia è impressionante. Questo stato delle cose o lo si subisce o lo si schiva (pochi) o diventa spinta per mettersi in gioco fuori da logiche unicamente nazionali.
    La possibilità di creare dreamteam pescando in italia è notevole (risorsa molto importante), ma ci vuole tempo, capacità e un pò di fortuna ….. insomma, anni di Bush hanno prodotto Obama, no? :)

    Ci vuole ovviamente anche un imprenditore tosto, visionario ma concreto, con grande fiuto per il business ma sensibile alle dinamiche organizzative e umane (non i soliti che spostano solo denari e considerano i dipendenti come “ingranaggi”).

    In fine, non dimentichiamo che, con la tecnologia di oggi è molto più semplice mettere in piedi una organizzazione a rete, più destrutturata …..

  • [...] fa il paio con i post che sto pubblicando di questi tempi. Prima Obama, poi il post sul “DEAD LINK“, che parlava di come, un semplice cambio di attegiamento, può produrre risultati positivi. [...]

  • io sono d’accordo con Luca Comello.

    ho amici che sono andati in Spagna, in USA, in Francia, a Londra e che tutte le volte che li vedo, ma come fai a stare in Italia.

    Io in Italia ci sto bene, perchè è il mio Paese, perchè trabocca di talento e di persone fantastiche e di storia e di cultura e di creatività.

    Quello che apprezzo nel post di Leandro è proprio il tentativo di spezzare la spirale negativa dell’autocommiserazione.

    ad maiora

  • ficcato nella fanghiglia della mediocrità (grazie per la formula e anche per il POST illuminante), fino al collo, ti leggo con piacere (anche se in ritardo)
    e approvo
    il marcio di questo paese è ormai dilagante e non parlo di classe politica, di “caste” varie, quelle sono squalificate ormai da anni (politici, giornalisti senza notizie, magistrati, grandi manager dei miei coglioni, artisti presenzialisti e via così)
    parlo di noi medi/mediocri
    il pessimismo e l’individualismo e l’autocommiserazione (oh come adoro commiserarmi!) tutti i soliti vizi italiani prevalgono
    li vedo i miei simili, li incontro e non riesco a farmi capire
    questi qui pensano di poter sopravvivere alla crisi che verrà abbassando un poco la testa, convinti che gli passerà sopra, continuano a fare gli Alberto Sordi (quando Nanni Moretti prendeva a pugni un tizio al bar per le sue frasi qualunquiste e gridava “Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Ve lo meritate Alberto Sordi!”, Ecce bombo, 1978)
    si sbagliano (spero sempre di essere io quello in errore mah…)
    gli unici segnali positivi mi arrivano dalla rete, dai tanti come te che condividono il loro talento e che cercano di guardare oltre le macerie della crisi (morale, economica, culturale, ecc) e magari anche oltre Facebook…
    sono convinto anche io che dalla rete e dal modello rete si possa far maturare una società nuova e più sostenibile
    per convincermi che l’Italia possa colmare il suo gap mostruoso su questi argomenti mi servirebbe però tutto il tuo ottimismo elevato alla Obama
    ce lo meritiamo Alberto Sordi… (e pure Beppe Grillo, ma questo è un altro discorso)
    grazie caro, scusa per il post ritardatario e sconnesso
    un abbraccio, Gabriele

  • [...] importanza del networking (concetto da espandere con il post sui deadlink) [...]

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