Archive for October, 2008

    Oct 24 2008

    La prossima bolla lascerà qualcosa di buono

    Green Jobs
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    Prendendo spunto da una fantastica copertine di TIME, David scriveva qualche giorno The Killer App Is Colored Green. D’altro canto, del ruolo dell’ICT nel cambiamento epocale nella produzione e nell’uso dell’energia, ne avevamo parlato citando le previsioni Gartner già a marzo.
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    Quello che c’è di nuovo è la pressione che i giornali stanno operando per dare visibilità a fatti e visioni molto più verdi di quelle che il Governo -parlo di quello italiano in particolare- sta predisponendo per il nostro futuro.
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    Ebbene, pur se non parlo spesso di politica su leeander e pur se non sono certo io ad inseguire quello che scrivono i giornali, mi fa piacere segnalare questo articolo su La Repubblica: Secondo una ricerca dell’università di Berkeley, 30 anni di politiche contro gli sprechi energetici hanno prodotto nello stato americano circa un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro.
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    La logica esposta nella ricerca dell’Università di Berkeley è semplicissima:
    Avendo la possibilità di spendere meno in energia - si legge nella ricerca - i consumatori hanno destinato questi soldi alla domanda di beni diversi. Ma spostare un dollaro di spesa dall’elettricità ai generi alimentari significa sostenere rivenditori, grossisti, l’industria della trasformazione e il settore agricolo lungo una filiera molto più lunga e a maggiore intensità di manodopera“.
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    Jeremy RifkinQuesto articolo fa il paio con un altro apparso qualche giorno fa sempre su La Repubblica. Stavoltà è il guru Jeremy Rifkin a parlare, e dice: “Roma ha sbagliato rotta solo il business verde ci può salvare”. Dice Rifkin: “La posizione del governo italiano rischia di trascinare l’ Europa verso l’ abisso. Berlusconi ha lo sguardo volto al passato, vede e pensa alla vecchia economia: ma su quella strada non c’ è scampo perché la crisi ha una dimensione non affrontabile con i parametri tradizionali. Per salvarsi bisogna innovare, rilanciare, scommettere sul futuro“.

    e poi ancora: “solo il green business è in grado di far ripartire l’ economia perché non siamo di fronte a una difficoltà congiunturale ma al passaggio tra due ere. Un momento molto simile al 1929, anche se stavolta è peggio: allora c’ era una crisi economica, oggi si sommano tre diverse crisi. La crisi del sistema creditizio, la crisi energetica e la crisi provocata dal riscaldamento globale. Però un’ analogia con il 1929 c’ è ed è fondamentale perché dà il segno del tempo che viviamo. Il ‘29 corrisponde al passaggio tra la prima e la seconda rivoluzione industriale, tra il vapore e l’ elettricità.

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    DAI SOCIAL NETWORK AI COSTRUTTORI DI BOLLE
    Personalmente sono estremamente a favore di un totale ripensamento delle politiche energetiche. Penso che ogni rione e presto ogni casa debba contribuire alla PRODUZIONE e alla gestione della energia elettrica. Questa politica di medio lungo termine, associata ad una URGENTE quanto drastica riduzione dei consumi, può cambiare il futuro (tetro) del Pianeta e della economia globale.

    Questa rivoluzione verde è della stessa portata della rivoluzione Internet e -per quanto penso- le due cose si legheranno in modo inscindbile. Serve molta nuova tecnologia per gestire in modo sostenibile il futuro energetico a cui aspiriamo e tutto questo sarebbe impossibile senza internet e senza i SOCIAL MEDIA.

    Non c’è modo infatti di gestire un livello così locale di comunicazione ed interscambio di informazioni tanto quanto di energia prodotta localmente, se non attraverso logiche e dinamiche del tutto simili a quelle che stanno emergendo nei social network.
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    Il livello di coinvolgimento diretto delle persone è molto più vicino alle logiche opensource e P2P, di quanto non sia assimilabile con le reti broadcast -elettriche quanto informative- di vecchia generazione.
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    IL PERICOLO è che -come accaduto già nella prima era del web e come si sta in parte rivedendo con il web2.0- saltino a bordo gli stessi speculatori e affaristi che hanno generato l’attuale crisi finanziaria gloable. Così, portando in borsa e sopravvalutando qualunque cosa sia tinta di GREEN, produrranno soldi rapidi per i loro voraci appetiti, e -alla fine, come sempre- finiranno per mandare in malora aziende -anche sane- e qualche milione di risparmiatori.

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    beh, in futuro mi piacerebbe vivere in un mondo dove l’allenza tra Green e Geek sia potente e determinata abbastanza da tenere fuori queste assurde logiche finanziarie. Perchè per certa gente l’unico posto disponibile dovrebbe essere la galera.
    Non so se questa mia visione sia semplicemente quella di un romantico, ma di una cosa sono quasi certo: La prossima bolla lascerà almeno qualcosa di buono. Una nuova cultura per l’energia che -sperabilmente- eviterà che il pianeta finisca in una unica enorme tempesta perfetta.

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    Se avete tempo, godetevi questa puntata di REPORT: Gli scoppiati, ma non fermatevi a questo; Andate anche a vedere sul sito di BARAK OBAMA, quali sono le idee su ENERGY & ENVIRONMENT. Per tornare al lavoro generato dalla svolta verde, le parole di Obama sono riassumibili in una frase:”5 Million Green Collar Jobs“.
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    Anche Obama fa riferimento alla California come uno Stato che NON HA AUMENTATO il proprio consumo energetico e -come è evidente- nessuno può affermare che negli ultimi 30anni la california non sia cresciuta economicamente!

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    beh, è pur sempre un discorso elettorale, ma è comunque il meglio che offre la piazza. Il 4 novembre è vicino.

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    Oct 23 2008

    “Get Real or Go Home”: Sequoia, i VC e la gestione del panico

    Filed under presentation, VC, sequoia

    Qualche settimana fa, mi è capitata sotto gli occhi questo articolo di TechCrunch: Sequoia Capital’s 56 Slide Presentation Of Doom.

    Sequoia Venture Capital Warning to CEOs - Get more Business Plans
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    Douglas Leone, uomo dall’esperienza infinita, di antica radice italiana e VP di Sequoia Capital, ammonisce le aziende in cerca di VC sulla necessità di tornare alle basi. Si tratta di consigli “semplici”, come ad esempio: DEVE esserci un PRODOTTO, con un chiaro business model e dei CLIENTI che possano PAGARE. Ma ammonisce anche il mercato in generale, indicando dei cambiamenti necessari che consentiranno di sopravvivere soltanto ai più veloci. E -sempre secondo Sequoia- persino nomi come CISCO, AMAZON, YAHOO e ADOBE, non sono veloci abbastanza.

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    Beh, è giusto così. Con quello che sta succedendo in borsa, non c’è certo da attendersi che TUTTI gli investitori siano con il portafoglio aperto e grondante di contanti, ma va detto che Sequoia -in genere- si occupa di grandi deal (di solito niente startup in cerca di seed) e che questa visione realistica della crisi diventa -forse- persino un pelo pessimistica.

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    Di certo anche qualche altra valutazione può essere fatta.
    Ad esempio, a metà tra ilarità e ragionamento cinicamente serio, oggi ho sentito il seguente commento:”Il primo punto è: tu VC o fondo, dove tieni il denaro che devi ancora investire? Perché se la risposta è in Banca… oggi come oggi… mi viene il panico solo a pensarci“.

    E già. Non soltanto i conti corrente sono poco redditizzi, ma non sai se la tua Banca ci sarà anche domani!!!
    Adesso sto estremizzando, ok, ma c’è almeno una altra valutazione che val la pena di fare: Chiunque abbia denaro da investire ai livelli di Sequoia, non può semplicemente SMETTERE di farlo. E’ il loro mestiere e grandi deal avvengono ogni giorno (DealPedia). Certo potrebbero attendere ma… in attesa di cosa esattamente? Una startup NON soltanto non è in balia della borsa, ma ANZI può approfittare del momento per prendere talenti ed asset a prezzi stracciati..

    Quindi, se da un lato il messaggio di concretezza di Sequoia è estremamente adeguato ai tempi, dall’altro, questo è il momento dei SALDI.

    Ed infatti, alla fine anche Leone indica che esiste una “soluzione”. Basta andare alla slide 52! (per un attimo ho pensato fosse: 42) La soluzione è: diventare al più presto possibile cash positive e restaci, risparmiando ogni centesimo.
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    Vien da dire che aziende così virtuose sono rare e quelle poche -in fin dei conti- forse possono anche fare a meno dei VC…

    Ma di contro, quello che penso io, è che proprio gente grande come Sequoia o Kleiner più di altri, subiranno forti pressioni politiche per continuare ad investire tanto. Soprattutto in una fase di crisi di liquidità delle Banche come questa.
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    Chi facesse pressioni su di loro, lo farebbe persino “a fin di bene”. Infatti, ammesso e non concesso che le banche avessero liquidità e voglia di farla circolare, questa NON sarà sufficiente per tutte le aziende che ne necessitano. E non voglio neanche pensare ai sistemi di valutazione (direi sperequazione) che le banche potrebbero mettere in campo. Invece, se c’è una cosa che i VC in generale fanno ogni giorno, questa è SCEGLIERE.

    Sarah Pelin
    E non importa se non tutte le scelte saranno quelle giuste. Almeno però saranno dettate da metodo ed esperienza e non da improvvisazione o rotazione casuale.
    Certo, a meno che anche tra i VC non sia scattato il metodo Pelin. Ovvero il modo umorale, istintivo e pericolosissimo, con cui il candidato alla Presidenza degli Stati Uniti che spero perderà, ha scelto la sua vice.
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    Beh, per fortuna, anche i VCs hanno i loro rating!
    Amen.

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    ps. Se non avete cliccato i link di questo post… beh, dateci un occhio, sono tosti.

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    Oct 22 2008

    Whao!

    Seth Godin on Tribes

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    Oct 16 2008

    TED Prize 2009: I vincitori

    Filed under Jose Abreu

    tedprize2009
    Ok, forse sono un pò addicted by TED, ma in fondo c’è poco di meglio su questo pianeta.

    Ecco dunque quelli che l’Organizzazione presenta come:
    - the woman leading the world’s search for extra-terrestrial life
    - the deep-sea explorer who’s spent her life campaigning for the oceans
    - the maestro who’s transformed the lives of tens of thousands of kids… through classical music
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    I vincitori del TED Prize 2009. Visitate il sito del TED nella pagina loro dedicata e -se ne avete voglia- date anche un occhio ai precedenti vincitori. Nel 2005 c’era anche Bono Vox. Cameron Sinclair era tra quelli del 2006. Bill Clinton era tra i tre premiati nel 2007. Quelli del 2008 sono però forse stati i più interessanti.

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    Oct 12 2008

    TED TALKS| David Perry: Will videogames become better than life?

    Filed under videogames, tad, perry

    Quale sarà la prossima industry superata -in fatturato- dai videogiochi? Dopo Hollywood, magari il turismo!
    Queste cifre e queste idee, dovrebbero far pensare alla virtualizzazione come ad un pezzo indiscutibile del nostro futuro. Con buona pace di quelli che dormono sonni più tranquilli adesso che SecondLife (non per ciò che è, ma per ciò che rappresenta nell’immaginario) non è più Hype.
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    A proposito di SL, ecco un progetto FANTASTICO per valore e significato. Come al solito con lo zampino dell’idearium co-founder Andrea Benassi.

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    Oct 09 2008

    Internet delle Cose e OpenSpime, domani a Innovation Circus

    Internet of Things

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    Non ho remora alcuna a dire che l’edizione 2007 di Innovation Circus è stata poco seguita, dispersiva e non esente da difetti organizzativi. Siamo però sempre lì: a sparare su ciò che non funziona si fa presto. Dare una mano a farlo funzionare, richiede ben altro livello di impegno.
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    Così, quando MariaGrazia Mattei mi ha chiesto di fare un talk che riprendesse quanto visto a Frontiers of Interaction a proposito di Internet delle Cose, non mi sono sottratto. Tra l’altro, con Alberto Dottavi, Luca Mascaro, Fabrizio Capobianco, Piero Rivizzigno, etc. si tratterà di una mezza rimpatriata. Dunque, che il web7 ce la mandi buona. A domani.
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    Ah, se volete partecipare, l’evento si terrà venerdì 10 / 10 dalle 10,00
    Qui ci sono i riferimenti ed il programma. Il Palazzo Dei Giureconsulti‎ è questo qua (mappa).

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    Oct 08 2008

    In 40 anni, almeno una cosa buona…

    Filed under srlabs, sla, iable, borgonovo

    borgonovoOggi compio quaranta anni e NON avevo certo pensato che lo avrei bloggato (mai parlato del privato sul web). Proprio oggi però, praticamente su tutti i TG della sera (Rai, Mediaset, Sky) ho visto le immagini di un grande Stefano Borgonovo -affetto da SLA- ed ugualmente capace di radunare due dozzine di campionissimi ed il popolo del calcio. Non voglio star qui a raccontare perché e per come, ma -in un giorno “milestone” per me- non ho potuto far altro che pensare che -anche senza i billion dollars di Youtube o Flickr- si può essere soddisfatti del proprio lavoro.
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    SI, qualcosa di buono ho avuto l’opportunità e la fortuna di farlo. E oggi NON mi viene in mente il sito web2, il prototipo avveneristico, la community tenuta in piedi dal 2000, o l’ultima conferenza organizzata, il team di talenti creato o chissà cos’altro mi sia capitato di fare in quasi 15anni: oggi penso solo che Borgonovo ha potuto dire la sua perché -già dal 2004- abbiamo lavorato duramente e bene alla tecnologia che lo assiste. E credo sia una cosa buona.
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    Adesso spero che Stefano Borgonovo possa lanciare altissimo un urlo che frantumi il silenzio che c’è attorno alla SLA e consenta alla ricerca di accelerare e sconfiggere la malattia, così come ai produttori di ausili per disabili e tecnologie correlate, di poter migliorare gli strumenti ogni giorno di più. In fin dei conti, fatto il core e le tecniche di interazione di base di iAble- alla fine anche io sono andato a fare altro. C’è invece chi lavora ogni giorno con l’obiettivo di perfezionare ogni dettaglio di quel sistema e -specialmente a loro- che vanno di rado sotto ai riflettori e NON diventeranno mai Facebook, al loro debugging quotidiano, alla loro icona “un filino più grande”, va il mio massimo rispetto.

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    FIRENZE, 8 ottobre - “Penso che insieme abbiamo fatto nascere qualcosa che distruggerà la stronza”. - Stefano Borgonovo

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    Oct 04 2008

    Welcome to Silicon Valley

    Molte volte, in molti Paesi, si è usata una espressione che recitava più o meno come “la Silicon Valley italiana” o irlandese, moldava o chissà cosa altro. La verità è che la Silicon Valley è soltanto una, ed è il risultato di cinquanta anni di investimenti non facilmente replicabili.

    Di base, questa, è una CATTIVA notizia per tutti quelli che NON sono nati negli States o vogliono fare business altrove. Ma neanche le cattive notizie durano per sempre e -in fin dei conti- viviamo in un mondo globalizzato. Che i vari Governi se ne rendano conto o meno, questa globalizzazione -almeno in prima istanza- la fa il business e non le politiche varie. Ecco dunque che qualche porta si apre e che ricette “stravaganti”; come quella che vide protagonista la fù Altoprofilo SpA nel 2000 (Company già allora nata bipolare tra Milano e Boston), e che adesso -con interpreti forse più efficaci e ma soprattutto con portafoglio NON italiano- è divenuta il culto del momento.
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    Fabrizio Capobianco, Founder & Ceo di Funambol è una delle persone più in gamba che abbia conosciuto in tempi rencenti. Fabrizio non soltanto ha creato la sua company a cavallo tra Pavia (dove c’è lo sviluppo) e Redwood City (dove c’è la testa ed il portafoglio), ma adesso ha anche lanciato il progetto Gymnasium, dove è pronto ad ospitare altri italiani che vogliano sbarcare in Silicon valley.

    Beh, qui sotto trovate il video di Fabrizio che propone la sua iniziativa. Grande! Ma questo post non finisce qui.

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    Come probabilmente ho scritto già troppe volte, la mia attuale attività è una startup focalizzata su Mobilità Avanzata (leggi iPhone/Android) e Internet of Things. Vedi il nostro sito aziendale e quello legato alla nostra tecnologia OpenSpime. Beh, il punto è che WideTag è una Inc. 100% californiana ed i suoi uffici sono a Redwood City a due passi dalla sede di Funambol. Noi abbiamo scelto il Plug and Play Tech Center (nota: Gymnasium non c’era ancora :) ) e qui di seguito trovate una ISTRUTTIVA intervista ad uno dei leader del PnP, Amir Amidi.

    Amir è una persona amabile e proviene da una famiglia che ha una storia notevole. Come in tutte le storie da American Dream, la famiglia Amidi è una famiglia di immigrati. Hanno cominciato vendendo tappeti pregiatissimi ai ricchi clienti californiani e che hanno costruito un piccolo impero immobiliare prima, ed un fondo di investimento high-tech dopo. E quando azzecchi investimenti come PAYPAL (di cui Amizad è stato il primo investitore) le cose possono anche mettersi molto bene. Come vedrete nel video, adesso la ricetta Plug’n Play è una istituzione in Silicon Valley e recentemente (e devo dire grazie a WideTag) la hanno scoperta anche club molto attivi come il SiliconValleyStudyTour (ciao Paolo!), lo SVIEC, il Politecnico di Milano ed altri. Per ulteriori informazioni, leggete questo articolo del Corriere.

    beh, so già che con questo post mi tirerò addosso qualche critica ed una cascata di domande in merito a come partire in Silicon Valley. Sono pronto a rispondere e mi interessa rispondere. In ogni caso, eccovi due FAQ semplici:
    1) Non sono io a potervi dire come avere un visto!
    2) Nel 99% dei casi, se dovessi dire da dove partire per operare in Silicon Valley, non avrei dubbi!

    E adesso, godetevi i video di Fabrizio Capobianco con Gymnasium e di Amir Amidi con il suo Plug and Play Tech Center.

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    Interview About Plug and Play Tech Center from leeander on Vimeo.

    Il video di Amir è disponibile anche qui (GoogleVideo)

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