
Quando -insieme a Giuseppe Taibi e Andrea Vaccari- ho incontrato Timothy Ferriss, non l’ho preso molto sul serio. Lui era all’eTech in qualità di Speaker. Non tanto (o non solo) per presentare il suo americanissimo libro COME LAVORARE 4 ORE A SETTIMANA E VIVERE DA RICCHI, quanto proprio per divulgare la sua ricetta di vita. Beh, Timothy Ferriss è adesso il FENOMENO tra i BESTSELLER made in Usa. Vediamo un pò di che si tratta…
Conosciuto all’eTech di San Diego, già in quella sede, pareva lavorasse -anche se in modo divertente- molto più di quattro ore alla settimana, e quindi NON mi è sembrato molto credibile. Certo è uno che lascia il segno. Positivo, simpatico, con una volontà di ferro, disponibilissimo a chiacchierare con tutti, uno che è stato su CNN, WIRED, NBC, FORTUNE, FAST COMPANY etc etc e che -oramai- è completamente calato nel ruolo del vincente autore di bestseller.
Beh, tornato in Italia, mi sono quasi dimenticato di lui. Certo Giuseppe continuava ogni tanto a citarlo, ma con non so se per nota di colore o reale credito dato alla ricetta Timothiana.
Maddai… ma come si dovrebbe fare a lavorare solo 4 ore a settimana e vivere da ricchi?!?!
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Ebbene,
non pensavo che avrei visto il libro di Ferriss in italiano in una delle nostre librerie di Milano. Non lo pensavo perché troppo una americanata. E’ un pò come pensare superficialmente al fatto che NON dovrebbe esserci il McDonald in un paese che ha le nostre tradizioni di cucina. Naturalmente sbagliavo! Il mondo è bello perché è vario, e l’Italia è pronta ad accogliere qualunque ricetta per cavarsi fuori dalla disperazione per il vuoto di idee. Ben venga anche Timothy dunque.
Allora che fare? Beh, compro il libro e lo leggo. Tanto siamo ad Agosto (quasi) e almeno in vacanza lavorerò una cifra di ore vicina alle 4 a settimana.
Beh, l’idea lanciata da Timothy è provocatoria! Lui dice che è NECESSARIO sfruttare le nuove tecnologie per diminuire drasticamente il tempo che passiamo in ufficio. Questa prima mossa, serve a metterci nelle condizioni di slegare la nostra EFFICACIA nel produrre reddito dalla quantità di ore lavorate. Rendere INVISIBILE ai terzi questo rapporto è senz’altro il primo e fondamentale ingrediente della sua ricetta.
Una ricetta che può sembrare (beh, lo è) molto sbrigativa quando -ad esempio- consiglia di basarsi sul concetto di IGNORANZA SELETTIVA, ovvero eliminare la maggior parte delle email senza leggerle, abolire gli smartphone, leggere poche news da fonti selezionate solo una volta la settiman, etc. Questa è quella che lui chiama la low information diet.
Tutta la ricetta di Ferriss è basata sul less is more e sulla legge di Pareto 80/20. Timothy esorta a tagliare tutto ciò che non sta dentro al 20% più produttivo (economicamente) e abbandonare tutto il resto. Senza pietà. Ad esempio, con la lettura di email e news (che a me pare il taglio più difficile) Timothy aggiunge: se necessario pagate un filippino o un indiano 4 dollari ad ora per farvi da filtro e selezionare ciò che vale la pena di essere letto!
Personalmente, non ho dovuto attendere l’americanino campione di lotta e di tango per sentir parlare della Legge di Pareto, la quale vedo realizzarsi SPESSO anche nel mio conto economico. Purtroppo resta difficile prevedere con esattezza QUALE 20% dello sforzo produrrà l’80% del reddito, e su questo la ricetta di Ferriss non è robusta. Gli esempi che fa Timothy sono validi, ma spesso incrinati dal fatto che lui vive nel mondo nel prodotto e non in quello -ad esempio- della consulenza.
Alcuni consigli, come ELIMINARE I CLIENTI CHE FANNO PENARE TROPPO possono essere anche validi, ma forse è più facile da fare quando il tuo mercato è globale e non l’area metropolitana di una città italiana, parte di un microcosmo economico e sociale molto preciso.
Una cosa è mandare a quel paese un cliente del Kentucky che non hai mai visto in faccia, altro un cliente di una azienda top20 italiana con sede centrale a Milano e che ti ha comunque dato del lavoro come consulente. La tua reputazione cala facilmente (in italia consulente è spesso sinonimo di contapalle o -al contrario- di schiavo) e le opportunità di produrre denaro sono sempre un insieme limitato.
Badate bene, Timothy non è un fanfarone superficiale. E’ uno che ci crede. Uno che va a fare talk ad Harvard o Princetown (che sono audience belle sfidanti) e mette in palio premi in denaro (che paga di tasca sua) per gli studenti che risolvono i task che offre loro in sfida.
Sin qui però ho concentrato l’attenzione sulla parte LAVORARE MENO, ma come si farebbe a GUADAGNARE DI PIU’?
Qui c’è il punto fondamentale che sta alla base di tutta la ricetta economica di Ferriss, ovvero: la totale separazione tra quello che SEI e quello che FAI per vivere. Quello che SEI è in effetti molto più sfaccettato e complesso di quello che può raccontare la tua professione, eppure -un pò tutti- in prima istanza tendiamo a definire ciò che uno è a partire da quello che fa. E la ricetta di appiattimento sul proprio lavoro è talmente diffusa ed accettata, che spesso definendo una persona da quel che fa, ci si azzecca in pieno.
Dal punto di vista meramente contabile, il messaggio -come spesso capita ai bestseller americani di questo genere- si può sintetizzare in una frase, ovvero: Metti il pilota automatico alle tue entrate. Concentra l’attenzione su quelle fonti di guadagno che sono automatizzabili e NON prevedono interventi manutentivi o di postvendita o di qualunque altro genere che non sia gestibile tramite outsourcing o tramite delega.
Nulla di rivoluzionario ovviamente. Queste “regole” sono le stesse che seguono le imprese e -semmai- il merito di Timothy è quello di riportarle al livello del singolo. Certo, avendo appena finito (si, David, adesso posso prestartelo) di leggere il libro di Leander Kahney (WIRED) “Inside Steve’s Brain”, c’è da dire che l’approccio è per lo meno opposto a quello che ha fatto la fortuna di Steve Jobs, ovvero:”Total Controll, the whole widget”. In questo caso, il successo di prodotti come iPod/iTunes è stato possibile solo perché Apple ha avuto il controllo di ogni singolo aspetto del sistema e delle sue tecnologie chiave. Altro che outsourcing, e delega: Le cose core di Apple le fa solo Apple e spesso in un team ridottissimo di persone. Basta pensare che quando lanciarono iPod, soltanto 15 persone in azienda erano consapevoli di tutti gli aspetti del prodotto. Centinaia di sviluppatori e persino i pubblicitari, avevano lavorato per mesi NON sapendo esattamente a cosa servisse il tassello del puzzle che stavano perfezionando. (…mi chiedo cosa scriverebbe Kahney della FERRARI)
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Beh, dopo la deriva Apple, proviamo a concludere questo post sulla settimana lavorativa di 4 ore: ho cominciato a scrivere questo post alle 07:20 del mattino, quindi potrei essere incriminato di lavorare troppo e star facendo una cosa -infine- improduttiva relativamente al conto economico… Ma voi ci credete che il blog non porti nulla? Certo porta poco, ma avrebbe senso tagliarlo senza pietà? Mi piacerebbe sentire quanti di voi sono pronti a spegnere il loro blog perché il reddito prodotto non rientra in quell’80% prodotto con solo il 20% dello sforzo. :)
Personalmente, sono nel bel mezzo del lancio di una startup, il chè mi da una scusa adeguata per rinunciare a qualsivoglia ricetta da 4 ore lavorative la settimana, ma sono anche consapevole che spesso (ben oltre il 50% del tempo) lavoro stando fuori dall’ufficio (abbiamo sede a Redwood e abito a Miano!), e che il controllo della alternanza tra lavoro ed altro è totalmente nelle mie mani. Insomma, sono nelle condizioni ideali, per sparire senza sparire, e soprattuto senza far sparire i miei guadagni. Chissà… potrebbe anche aver ragione lui. :)