Jun 30 2008

    WideTag Presentation at TechGarage (Italiano)

    Posted at 6:17 am under video, widetag, techgarage, challenge

    Il TechGarage di Roma è uno di quegli eventi per startup ed investitori che tenta di fertilizzare il deserto del mercato del capitale di rischio in Italia. Mentre io ero in CA (presto saprete a far cosa) David Orban -Chief Evangelist di Widetag- è andato a presentare la nostra tecnologia OpenSpime. Beh, vi sembrerà assurdo da sentire, ma io NON sapevo come avrebbe raccontato di noi.

    Stupiti di questa dichiarazione spontanea? Beh, siamo minuscoli ma non per questo non tentiamo approcci innovatici :). In WideTag abbiamo a disposizione talenti diversi, e sentire le diverse angolature e prospettive della narrazione, può incrementare l’efficacia del racconto stesso. Noi vogliamo diventare la nostra migliore storia e grazie ad eventi come questo e sperimentazioni continue, la storia migliora ogni giorno.

    Personalmente ho trovato ottima la chiave di lettura usata da David per introdurre la sfida a cui OpenSpime sta dando una risposta, e vi invito a scrivermi per feedback, suggerimenti o critiche.

    7 responses so far

    7 Responses to “WideTag Presentation at TechGarage (Italiano)”

    1. Smashon 30 Jun 2008 at 8:04 am 1

      Seguendo questi eventi sempre in background cioè informandomi, leggendo post dove si tratta di questi argomenti o di persone che sono state da qualche parte non posso non papparmi questo video…
      OpenSpime è proprio una rivoluzione? Me lo chiedo ma ci credo…
      Essere presente domani a Torino sarebbe stata una sfida ma anche un modo per discutere su questa “cosa” dello Spime che forse non ho ancora compreso al 100% ma penso ancora nessuno ci sia arrivato LOL ;-)
      Grazie Leeander in bocca al lupo per domani…lo streaming per fortuna aiuterà :D

    2. adminon 30 Jun 2008 at 8:57 am 2

      Grazie. :)

      Spero che lo stream di domani sia di qualità adeguata a seguire un evento così lungo. Se va bene, già in real time, ne estrarremo poi dei video dei singoli talk. Se andasse tutto di traverso (non controlliamo noi la connettività dal Museo sino ai nostri server e speriamo vada tutto ok), allora li troverai comunque disponibili in qualche giorno.

      Spime… secondo me la rivoluzione non è nella definizione di spime ma in chi saprà interpretare l’estensione dei social network ai nostri hardware ed alla machine to machine communication.

      Io non credo saremo noi di Widetag la rivoluzione. Spero però ne saremo un pezzo importante come abilitatori. Stiamo spingendo il software in modo che abbia la “cultura” giusta. :))

    3. Antonio Leonforteon 03 Jul 2008 at 10:21 pm 3

      Leandro, l’idea generale della Internet of things secondo me è molto potente, penso ad esempio alla comunicazione fra automobili lungo una strada, e fra automobili e infrastrutture viarie (semafori, etc.).

      Su quel fronte però vi scontrate con i meccanismi di comunicazione machine to machine a corto raggio, tipo blutooth e RFID che stanno ad esempio prendendo piede come strumento di pagamento o controllo accessi.

      La mia osservazione è che secondo me vi manca una killer application per gli spime (oppure ce la avete ma la tenete ben segreta :-)

      Vedo che continuate a spingere sul monitoraggio della CO2, che va molto di moda, ma secondo la mia personale opinione questa strada non porta lontano perchè dubito fortemente della affidabilità dei rilevamenti puntuali di tale gas (a meno che tu non abbia studi che provino il contrario, nel qual caso mi scuso in anticipo e ti invito a indicarli).

      Immaginiamo un sensore CO2 sul cellulare. Entri un un bus affollato e schizza alle stelle. Poi vai sotto una ciminiera industriale e basta che soffi un pò di brezza sopravvento perchè il tuo sensore non si accorga di nulla. Anche perchè la CO2 da combustione, ben calda, sale nella parte alta dell’atmsfera dove è spazzata via dai venti in quota.

      So what ? Per trarre conclusioni attendibili avresti bisogno di milioni di campioni, ed avresti bisogno di mediare su aree geografiche molto ampie, per poi correggere con dati su climi e venti, gradienti verticali e quant’altro. Un bel problema algoritmico, e questo per avere un dato con una risoluzione geografica molto bassa (italia centrale, meridionale e settentrionale, per intenderci).

      Su queste basi, l’obiettivo di “aumentare la consapevolezza” sulle responsabilità individuali che ognuno ha sul climate change mi sembra arduo da giustificare.

      Ad ogni modo in bocca al lupo, come startup italo-americana per me restate comunque un modello da imitare, e da quanto ho visto Davit è veramente un mostro, sul piano della comunicazione.

    4. adminon 04 Jul 2008 at 10:42 am 4

      L’esempio del cellulare con sensore CO2 dentro al bus è perfetto per mettere in difficoltò il modello. :) Certo, si può rispondere che quando hai milioni di sensori ingiro per il mondo quello sull’autobus peserà meno, ma è vero la raccolta di informazioni dal basso necessita di meccanismi correttivi e -comunque- ingenererà falsi positivi, etc etc. Nuovo approccio significa anche nuovi problemi da risolvere. Mutatis mutandis è lo stesso per Wikipedia versus Britannica. Io -oggi- uso solo Wikipedia e sono lieto che ci sia. Sono molto grato ai molti che si siano fatti la punta al cervello per smussarne i difetti ed amplificarne gli aspetti positivi, e sono pronto ad aiutarli nei limiti delle mie competenze.

      Quindi -Antonio- adesso attendo con ansia che anche tu possa indicare alcune soluzioni e non solo i problemi che nessuno -spero- penserà che noi si sia trascurati per semplice incuria. :))

      Ma oggi ho voglia di aggiungere uno stimolo difficile.
      Siamo un paese pieno di avvocati del diavolo tutti pronti a mostrare i limiti di qualunque progetto e iniziativa.

      Quello che però voglio dire -ribadisco per stimolo- è che forse dovremmo concentrarci sul come RISOLVERE e SUPERARE i problemi evidenziati dal nuovo approccio. O piuttosto spendere il nsotro tempo per trovare il campo di applicazione perfetto per la nuova tecnologia disponibile.

      …e adesso dirò una cosa difficile e poco gradevole. Spero si comprenda il senso delle mie parole…

      Come dice l’ottimo Stefano Sanna, siamo nati in un paese senza rampa di lancio. Ammettimolo: siamo poveri, senza un sistema politico e finanziario adeguato e con molti limiti caratteriali e di approccio.

      Io dico che dovremmo tutti stare alla finestra pronti a cogliere ogni nuova opportunità, rischiando se è il caso, e non alla finestra per lanciare sassi al nuovo che passa.

      Non è una risposta a te Antonio, ma un richiamo ad un paese che credo debba cambiare attegiamento.

      Pensa a Frontiers.
      In molti mi hanno detto che non avevano mai visto in italia un frontline di speaker ed un evento così ben impostato. OK grazie per il complimento. Il punto è: perché non mi dai una mano a fare ancora meglio l’anno prossimo. Perchè non diventi parte attiva!

      Ecco, è questo che intendo. Smettiamo di essere critici osservatori e diventiamo protagonisti. Questo IMPONE la necessità di affrontare e risolvere PROBLEMI, ma non credo vi siano altre vie alla sopravvivenza.

      Se no davvero emigriamo tutti. Con o senza startup e venture californiani. Credemi, a dover lasciare il proprio paese per mera necessità, non c’è nulla di cool.

    5. Antonio Leonforteon 07 Jul 2008 at 4:45 pm 5

      Ma guarda Leandro che io sono assolutamente d’accordo con te, sulla necessità di non stare alla finestra e di darsi da fare. Se noti ho iniziato il mio commento accennando ad alcuni esempi concreti sui quali secondo me il paradigma spime avrebbe maggiore prospettiva.

      Il fatto che il discorso del monitoraggio della CO2 non mi convinca non è una critica all’impianto generale o al concetto di spime, e tanto meno alla vostra iniziativa che mi sembra da rispettare e imitare.

      Fra l’altro anche io sto lavorando ad una startup, con passione e letteralmente tutti i soldi che ho, quindi non credo di essere esattamente l’archetipo del lassista capace solo di criticare.

      Anzi guarda, forse il vero motivo per cui seguo con interesse la vostra esperienza (oltre al fatto che anche io inizialmente volevo fondare l’azienda direttamente in SV) è che giorno dopo giorno, da due anni, convivo con il fascino, l’entusiasmo ma anche la paura di stare creando una piattaforma in cerca di un problema :-)

    6. adminon 07 Jul 2008 at 5:34 pm 6

      eh eh, non siamo i primi e non saremi gli ultimi a guardare DUE passi avanti e dover -al contempo- fare i conti con il primo gradino dinanzi a noi. Ma d’altro canto, viviamo in una era dove Flickr è stato il prodotto di ripiego della LUDICORP quando si sono resi conto che un gioco era troppo ambizioso per loro. O della PAYPALL che doveva fare sistemi di encryption per rendere possibili i pagamenti da PALmare. O di GOOGLE che non ha avuto un biz model per tre anni, ma che con tutti gli utenti che aveva, ed i problemi reali che risolveva, si capiva che prima o poi avrebbe trovato modo di far cassa. Nel frattempo si può sempre andare pubblici, e trovare un talentuoso coder italiano capace di scrivere google ads.

      Vedremo come andrà a finire questa storia. Certo, stando in CA, è tutto davvero più semplice. E’ una PALESTRA che ti allena al successo. Certo devi aver talento, perseveranza e NESSUNA paura di faticare, ma si riesce a spuntarla. Altro cosa è stare -come dice Stefano Sanna- in un paese senza rampa di lancio.

      Se la green card crescesse sugli alberi, metà dell’italia dell’ict che conosco, sarebbe un deserto in meno di un’ora.

    7. paolo marencoon 21 Aug 2008 at 11:30 pm 7

      …vero, se crescesse sugli alberi, dove sei ora in Sicilia a Milano o qui a SFO?? io sono qui, in paradiso, arrivano i ragazzi per il 4° study Tour, dal 25 agosto al 5 settembre, se ci sei fatti sentire…un abbraccio

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