Don Norman ed il Design del Futuro
Gli ultimi libri di Don Norman non hanno certo lasciato il segno come la sua vecchia caffettiera, ma quello che scrive il nostro nonnino della psicopatologia degli oggetti quotidiani è pur sempre un buon benchmark.
Così ho acquistato il libro (edizione italiana, IBS) e –come sempre accade- c’è qualcosa di cui val la pena di parlare.
Introduzione
L’ultima fatica (così si dice, no?) di Don Norman è un libro (amazon) dal titolo per lo meno ambizioso:”IL DESIGN DEL FUTURO”. Per sapere cosa contenesse io mi sono subito rivolto alla quarta di copertina dove ho letto la seguente frase:
Se pensate che il computer, il videoregistratore ed il DVD siano inutilmente complicati, immaginate quali meraviglie vi attendono con le nuove automobili a comando vocale!
Sarà che ero in Sicilia mentre leggevo queste righe, ma la prima espressione che mi è venuta in mente è stata: ”MINCHIA, ma chi le scrive queste robe, l’autore di Topo Gigio?!?!”
Comunque sia, per nulla demotivato dalla descrizione “PippoBaudesca” della quarta di copertina, ho affrontato la lettura.
D’altro canto, avevo già letto un bell’articolo su 7thFloor…
Due grandissimi come Sebastiano Bagnara e Patrizia Marti (ciao Zia Pat!) hanno avuto modo di sottoporre a Don Norman delle domande relative al suo “Design del Futuro”, ed essendo esperti da pari rispetto al vecchio Don, hanno esplorato i temi “giusti”.
L’articolo su 7thFloor, e non la quarta di copertina del solito librettino* APOGEO, mi ha convinto alla lettura e –prima di ciò- all’acquisto.
nota*: ho detto “librettino” e pare che io abbia sempre qualcosa da ridire sulla APOGEO. Raga, massimo merito a chi comunque investe i propri soldi per portare in italia questi autori (come dire, non è Simenon) ma mai che questi editori rischino un euro per fare un libro ANCHE bello!
Ad esempio, in questo nuovo Norman, è PESSIMA LA QUALITA’ DELLE FOTO STAMPATE! In alcune pagine quasi la foto non si “legge”, ovvero la vedi e non capisci a prima vista che diavolo c’è dentro.
Io invece dei 15euro di copertina, ne spenderei volentieri 20! Però per un libro fatto bene, con copertina rigida e rilegatura adeguata. Con foto di qualità e l’inchiostro ben steso. Insomma, un LIBRO! Un oggetto che non è solo un “media” su cui trasportare il contenuto testuale scritto in Word, bensì un OGGETTO verso il quale si possono scatenare relazioni emotive, affettive, e persino un culto.
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Ma torniamo ai contenuti di questo “Design del Futuro”.
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Il cuore del libro e l’evoluzione del concetto di AFFORDANCE
Il cuore del libro è l’analisi dei sistemi “intelligenti” che sono già presenti in vari ambiti (Norman fa particolare riferimento all’Automotive) ed ai loro limiti.
Don Norman parla con capacità e dovizia di particolari di come dovrebbe essere approcciata la progettazione di quei sistemi dove i sistemi intelligenti collaborano con gli esseri umani, ma lo scopo di questo post NON è risparmiarvi la lettura. Semmai, vuole essere un INVITO ALLA LETTURA.
Quello che –soprattutto da un punto di vista accademico- ha senso citare qui è semmai l’evoluzione del concetto di affordance che tanta gloria ha reso al suo “inventore*”, ovvero lo stesso Don Norman.
nota*: Per i puristi che NON riconoscano Don Norman come il primo inventore del concetto di Affordance, lasciatemi usare le parole dell’ideatore del CTRL-ALT-CANC quando dovette “difendersi” dall’accusa di essere l’inventore di tale assurdità progettuale. Lui disse, si l’ho inventato io, ma è stato Bill Gates a renderlo famoso. :)
Ai tempi dell’insuperabile “Caffettiera del Masochista” l’Affordance era definita come la somma delle capacità intrinseche di un oggetto, nell’essere USATO per compiere un certo tipo di azione. L’affordance di una sedia è quella qualità che consente di usarla per sedersici sopra, etc.
L’affordance era dunque fondata su visiblità di queste caratteristiche d’uso, sulla naturalezza con la quale venissero comunicate al suo utilizzatore, nonché sui suggerimenti impliciti dati da materiale e forme.
Beh, Don Norman ha evoluto la sua idea di affordance. O meglio, una professoressa brasiliana che lo ha contattato ed ha lungamente dibattuto con lui, gli ha suggerito un nuovo significato per la parola Affordance. Significato al quale lui ha aderito al punto da inserirlo in questo suo libro sul DESIGN DEL FUTURO.
La “Nuova Affordance” è un processo continuo di comunicazione che avviene tra un oggetto e il suo utilizzatore. Il cavallo ed il cavaliere che “dialogano” sulle azioni da intraprendere, oppure si “avvicendano” al controllo.
Secondo Don Norman, una sintesi perfetta per il settore automotive. Qualcosa che porta ad un click dalle auto con cui parlare.
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NOTA AGGIUNTA:
Mentre parlavamo di questo post, un amico mi chiede: Ma tu, in fin dei conti, cosa pensi di dell’approccio che Norman propone per cambiare il design dei sistemi intelligenti-automatici?
Beh, penso che NON troveranno spazio da parte dei produttori di auto, ma potrebbero rientrare in gioco attraverso le terze parti, ovvero: gente come TomTom. …comunque sia, a me guidare NON PIACE e continuo a pensare che abbia ragione Obi Wan Kenobi quando asserisce che “volare è roba da Robot”.
In un mondo dove NON CI FOSSE IN STRADA ALCUN GUIDATORE, ma soltanto AUTOPILOTI, io rinuncerei volentieri al controllo dell’auto, a patto di avere modo di dialogare (non necessariamente a voce) con essa.
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Don Norman, l’italiano
Il vecchio politico venuto da fuori è l’unico tipo di bacucco che in italia non trova posto (troppa concorrenza con i nostri), mentre i vecchietti di spettacolo, sport, arte e tecnologia altrove sono già stati messi in cantina, da noi trovano nuovo splendore.
E’ ANCHE per questo motivo che Don Norman –ritengo- sia così tanto preso in considerazione dalle nostre parti.
Lo so, è una affermazione irrispettosa e –in italia- abbiamo bisogno di tutto, persino di super-Nonno-Norman. Però, faccio notare che teniamo in cantina talenti giovani che potevano essere i Norman di oggi. Li facciamo fuggire, ne abbattiamo il valore economico, mortifichiamo le ambizioni. Li lasciamo invecchiare come si fa con il vino, per poi ripescarli –se proprio non se può fare a meno- come “giovani” di talento quando hanno già 40 anni.
Un po’ come per il revival dei grandi gruppi rock degli anni ’70, quando Norman con Nielsen, Tognazzini e Brenda Laurel inaugurarono la loro impresa (parlo del 2000, ed io c’ero a NYC a vederli) io li battezzai i “Crosby, Still, Nash & Young” dell’usabilità. Grandi come il Buena Vista Social Club.
Vecchietti intraprendenti e piacevoli, ma giusto se hai voglia di revival e li ascolti con la devozione che spetta a chi ha avuto un grande passato ed è ancora lì, sul palco, a suonare per te. Massimo Rispetto.
Al contempo, le cantine italiane sono piene di talenti.
Nella intervista di 7thFloor che citavo prima, ci sono Patrizia Marti (credo, l’unica italiana a finire sulle pagine cartacee del WIRED dei tempi d’oro) e Sebastiano Bagnara. Ma davvero pensate che Don Norman ne sappia tanto di più di questi due?
Sebastiano ogni tanto rilascia delle interviste illuminanti come e più di quelle di Norman, mentre Patrizia –che si occupa da lungo tempo di sicurezza nel controllo del traffico aereo- mi sa che di sistemi cavaliere-cavallo ne sa moooolto più di quanto Norman non ne abbia scritto nel suo libro.
Capiamoci, non è un gioco a chi ne sa di più, ne intendo citare questi due amici come “giovani” da anteporre a Norman: E’ solo un modo di dare alle cose la giusta dimensione.
E’ lo stesso Don Norman che –nello stesso libro di cui parliamo oggi- cita l’italianissimo Cristiano Castelfranchi (pp.58) e la sua definizione di “Comunicazione Comportamentale Implicita”.
Cosa significa questo? Significa che Don Norman NON è solo uno studioso, ma anche un AMPLIFICATORE!
Il Don Norman attuale è un po’ meno fonte originale del pensiero ed un po’ più globetrotter con un punto di osservazione privilegiato sul mondo. Lui racconta esperienze e progetti di terzi che poi incastona nel suo percorso personale. Un approccio che se fatto da uno qualunque sarebbe privo di valore, ma se fatto da lui –che un percorso in cui incastonare le cose lo ha- acquisisce un altro tono.
Ciò nondimeno, SI: è soprattutto capace di far arrivare le idee laddove altri non avrebbero credito sufficiente. E se questo fa di lui ANCHE un divulgatore, allora lo è.
E adesso –mentre il talento giovane rimane comunque in cantina- vediamo se ciò di cui Don Norman parla è davvero il DESIGN DEL FUTURO.
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Design de che?
Quello che Don Norman vede come Futuro a me sembra tanto la crema dei soliti progetti Europei ricolmi di buon senso e buone intenzioni che MAI hanno portato ad un PRODOTTO REALE capace di incidere nella società.
D’altro canto, se così fosse stato, in tanti anni di talenti e denari, non dovremmo poi attendere che sia la californiana APPLE a mostrare al pianeta quale è la prossima “rivoluzione” o il prossimo oggetto del desiderio.
ok, adesso ho detto che NON mi piacciono i progetti europei e quindi apriti cielo… Quello che intendo dire è che la VENA ACCADEMICA che è indispensabile perché un progetto di ricerca europeo nasca e si sviluppi, rende di default il progetto distante dal mercato e dal mondo “reale”. Questo, se da un lato rende merito ai ricercatori, dall’altro è un immenso spreco di talento, in quanto DIFFICILMENTE questo know-how finisce da qualche parte.
Quindi, da un lato l’industria non migliora, dall’altro l’accademia si parla allo specchio. Decidete un po’ voi se va bene così!
Quest’ultimo libro di Don Norman è così anche lui: un po’ più accademico di quel che dovrebbe essere. E non parlo dello stile della scrittura (semplice come sempre) ma dei contenuti ed approcci.
Io devo moltissimo a Don Norman. La mia personale riconoscenza per la sua Caffettiera non è però tale da farmi perdere di oggettività e –sinceramente- rispetto a tutto ciò che di nuovo accade sul pianeta, non posso non dire che un titolo come “Il Design del Futuro” è davvero troppo ambizioso per il tasso di innovazione che Don Norman è oramai in grado di offrire. Per carità, libro bello ed io sono il primo a comprarlo e parlarne, però si doveva chiamare “Il buon senso che manca ai sistemi intelligenti” o qualcosa di simile.
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Un po’ di Architettura delle Informazioni, ovvero: Come Martoriare ANCORA la quarta di copertina…
Prima di passare alle conclusioni, vorrei farvi notare due righe scritte in stampatello sulla quarta di copertina: QUESTO LIBRO VA NELLO SCAFFALE MEDIA>COMUNICAZIONE.
Cooooooooosa?
A parte il fatto che il librario da cui di solito compro è abile abbastanza da fregarsene di questo genere di indicazione e riporlo nello “scaffale” DESIGN! Ma a chi sarebbe rivolta questa indicazione? Alla libreria interna alle COOP per distinguerlo da broccoli e conserve?
Ed ammesso e non concesso che esista una fetta di librai così scalcinati (o globalizzati verso il basso) da necessitare questo genere di indicazione, siamo certi che stiano ricevendo l’indicazione corretta? MEDIA > COMUNICAZIONE ??
Personalmente DISSENTO FORTEMENTE da questa categorizzazione! Nell’era delle TAGs e delle architetture a “faccette”, la collocazione MEDIA > COMUNICAZIONE è DAVVERO LIMITANTE.
Ma c’è di più: Alimenta una incomprensione tutta italiana sul significato della parola DESIGN! To Design significa PROGETTARE. Don Norman parla di PROGETTAZIONE e –a mio modesto parere- il suo testo andrebbe riposto nello scaffale DESIGN. Come il titolo stesso annuncia, come il contenuto conferma e come il mio libraio fa senza neanche notare l’esistenza di questa indicazione in STAMPATELLO.
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Conclusioni:
Lo dico in modo diretto: A parlare del “Futuro” lasciamo siano Sterling, Gibson, Vingi, Stevenson e non Don Norman. Non è un fatto di età, ma di Vision.
Faccio un salto in politica per darvi un esempio e poi torno a Norman.
Personalmente sono arci-stufo dell’INFORMATICA come fantoccio dell’innovazione che risolve i problemi dall’alto proposta da gente come l’avvocato dell’IBM STANCA in Italia o dall’ex manager del MIT NEGROPONTE. Solo un paese VECCHIO ha bisogno di questi monumenti di dubbia capacità di indirizzo futuro.
VERO: A quanto pare di divulgatori in italia non ne abbiamo mai abbastanza, quindi ben venga Don Norman (a cui voglio bene) e persino Negroponte (che non riesco a “catalogare” come personaggio). Però davvero NON può esistere che gli unici che trovano riscontro siano i divulgatori “lenti”, dal capello brizzolato e dalle idee “accettabili”. Questi qui, con la prossima big thing non hanno niente a che vedere, non sono dei makers, non sono degli innovatori.
Non confondiamo l’avvocato dell’informatica vecchio stampo con la “mentalità internet” usata come strumento di innovazione. Non confondiamo il progetto “One Laptop for Child” con le vere soluzioni del Digital Divide. Ammesso che il Digital Divide sia IL PROBLEMA e che vada affrontato con un computer!
Questa gente è vecchia e pensa in modo vecchio, ovvero applica vecchie soluzioni e vecchi modelli a NUOVI PROBLEMI così come a IMPREVISTE NUOVE SFIDE.
Altro sarebbe avere a che fare con gente come Larry Lessig, come Danny Hillis, come Chris Anderson (Wired).
Il Ministro dell’innovazione dovrebbe essere un suggeritore a tutto campo! Come direbbe Kelley di IDEO: un IMPOLLINATORE TRASVERSALE. Un personaggio capace di comunicare e spingere per scelte coraggiose. Non un fanatico dell’informatica o dell’ambiente, ma certamente un ibrido di queste e di mille altre idee. Per assurdo, l’unico nome che mi viene in mente in Italia è quello di BEPPE GRILLO!
Che c’entra questo con il libro di Don Norman? Beh, è vero ho divagato, ma diciamo che una cosa è dare voce e ascoltare i VECCHI SAGGI, ed altro è farsi guidare da loro verso il futuro.
Adesso non è perché ho parlato di Grillo che io sia uno della antipolitica o un terrorista. Non sono neanche incazzato. Lasciatemi però dire che dinanzi a questi vecchi bacucchi ingessati, a me vien da ridere!
Una risata irriverente e distruptive come quelle del ClueTrain Manifesto!!!
Innovachè? Futuro? Maddaaaaaaaai…
Tags: 7thFloor, Apogeo, book, ClueTrain, cover, Design, Don Norman, Il Design del Futuro, IxD, libro


Hai scritto un articolo che ne vale tre. ;)
…diminuisce un po’ l’efficacia comunicativa! :D :D :D
Cmq beh, il libro è nella sequenza degli acquisti da fare, un po’ come dici tu: è da prendere, anche solo perché è comunque Norman. :)
Per il resto: niente da dire, hai già detto tutto tu. Al più… si dovrebbe spargere la voce… ;)
OBI WAN KENOBI, per giove, non Obi One :)
Scherzi a parte, grazie della indicazioni preziose!
Per assurdo ho per le mani un libro molto interessante sul concetto di futuro, design e resto del mondo. Cradle to Cradle è il titolo, ne scriverò presto (se riesco a finirlo ;) ).
A me personalmente il libro è piaciuto, perchè sul design di sistemi intelligenti non avevo mai avuto modo di riflettere. Certo il vecchio Norman pesca a mio parere molto all’interno di McLuhan.
Non è sicuramente un libro al livello della “caffettiera”, non lo è nell’approccio e non lo è nei temi della discussione… giurerei di aver sentito un vago retrogusto Nielsen-iano, un approccio alla “Web usability”, ma è una mia opinione personale.
Le idee espresse in relazione ai sistemi intelligenti sono assolutamente discutibili. Non mi pare, però, che nell’approccio di Norman ci sia un riconoscimento del fatto che l’”automazione” come prospettiva di impiego di un sistema intelligente possa anche essere utile all’uomo.
Per quanto riguarda il titolo: non darei credito a nessuno che oggi mi venisse a parlare di “design del futuro” per due motivi: 1. nella mia giovane e breve esperienza nel campo web ho visto che di “futuri” ne esistono tanti e non uno solo. 2. l’estensione del campo del design mi rende difficile immaginare un pensiero unico del design del futuro.
Foll… ho a lungo tentato di capire QUALI fossero i tre articoli a cui fai riferimento. Ci provo:
1) recensione libro don norman
2) One Laptop for Child
3) Chi dovrebbe occuparsi del futuro vs chi proprio NO
ci ho azzeccato?
Bru, Grazie del WAN. Pensa che c’era pure scritto nella pagina che ho linkato. :D
Scusa su quale numero di 7th floor c’è l’intervista di Bagnara a Norman di cui parli? Ho provato a scaricare un paio di pdf della rivista ma non trovo l’intervista.
Grazie e complimenti
Ciao Alvin, è il numero speciale dedicato al design, nonché il più recente in termini di uscite. Non è ancora scaricabile dal sito (di solito vengono pubblicati i PDF dopo che il esce il numero successivo). In ogni caso, esistono “n” posti dove la rivista cartacea può essere richiesta (non so il numero speciale, ma sin qui è stato un progetto free press). Ti consiglio di contattare la redazione, di solito sono attenti a richieste e commenti.