Mar 20 2008

    Spimes for Dummies

    OpenSpime video, from YouTube "live" on iPhonePoche tecnologie alle quali ho avuto modo di contribuire direttamente, si sono propagate con la rapidità del progetto OpenSpime. Se ne è parlato molto ed in sedi -giornalistiche e tecniche- rilevanti.
    Una volta tanto, i giornalisti che ne hanno scritto, non hanno preso troppe cantonate (con SL è stato un delirio). Qui trovate davvero tante informazioni su SPIME e sul progetto che stiamo portando avanti. Divertitevi

    SPIME 4 DUMMIES
    Partiamo dalla parola SPIME. E’ un neologismo coniato da Bruce Sterling nel libro Shaping Things. La sua genesi è data dall’unione dei termini SPace and tIME. Sterling ha voluto questo nome per caratterizzare un nuovo genere di oggetti tecnologici, ovvero, quelli che sanno dove si trovano (come il navigatore dell’auto), sanno in che momento del tempo sono (per questo basta un orologio) e -tipicamente- hanno sensori, memoria e connessione.

    Sensori: misurano qualcosa, come può essere la pressione dell’acqua dentro la condotta nella quale stanno viaggiando, o la temperatura dell’aria.

    Memoria: tengono traccia dei rilevamenti fatti dai sensori sino a quando non riescono a comunicare questi dati ad un server internet

    Connessione: Nessuno Spime vive isolato dal mondo. Il senso della raccolta dei dati è la loro condivisione.

    .DSC08647.JPG

    Cosa possiamo farci con questi Spime?
    Fatemi raccontare una storiella. Steve Wozniac, che insieme a Steve Jobs è uno dei fondatori originali della Apple e che -di fatto- ne era la mente tecnica, lavorava per la HP quando cominciarono ad assemplare l’APPLE I nel garage di Jobs. Purtroppo per Woz, il suo contratto di lavoro con HP, prevedeva che lui dovesse chiedere una liberatoria in azienda per potersi occupare -per profitto- di un progetto come quello Apple, ed anzi -di fatto- le sue invenzioni ed il suo lavoro erano -per default- proprità di HP.
    Ecco che allora, un bel giorno, Woz prende il suo scatolotto di legno e silicio, va dal suo capo, e gli dice:”Stiamo facendo un computer per la gente comune”. La leggenda vuole che la domanda del suo capo sia stata:”E cosa se ne fa una persona comune di un computer?” e quindi firmò la liberatoria, contribuendo alla nascita della migliore società che l’informatica abbia visto.

    Senz’altro un genio, e neanche il primo del suo genere.

    .
    Quindi, che diavolo ci fa la gente con gli Spime?
    Ebbene, esistono tecnologie cosidette “abilitanti” che consentono lo sviluppo di molteplici applicazioni, e gli spime sono una di queste. Possono trovare uso nel monitoraggio ambientale, nel controllo a distanza di impianti industriali sia semplici che complessi (persino un banale frigo industriale), così come possono entrare nelle nostre case, nelle nostre automobili o finire sul collare del nostro cane.

    .
    E’ una opinione personale, ma io ritengo che, Web 2.0 + Hardware Sociali, siano il prossimo passo nell’evoluzione della Rete. Chiamiamola Internet of Things se volete, o X-Internet (nel senso di extended internet) o più banalmente Web 3.0 (o 4.0 se per 3.0 si pensa a SL che web non è).

    Comunque sia, il punto è che quando connetti i tuoi sensori alla Rete, il gioco cambia parecchio, perchè se il web2 ha creato l’ecosistema Internet delle persone, mentre adesso il “web3 o Internet delle cose” include anche le macchine. Con la Internet delle cose e gli spimes, per la prima volta l’ecosistema macchine e persone è davvero alla nostra portata.

    .
    nota: Lo so, queste definizioni non hanno alcun senso, ma -a volte- basta mettersi d’accordo, e ficcarle nel vocabolario per ottenere grandi risultati.
    .

    Pensate -ad esempio- al monitoraggio della CO2 che -con OpenSpime- stiamo lanciando. Monitorare il pianeta con la granularità delle persone (e non quella dei Satelliti o delle Agenzie) credo sia una potenzialità da sfruttare al massimo. Pensate all’impatto di WikiPedia sulla conoscenza e su chi la produce. Sensori distribuiti, stanno alla P2P Science come WikiPedia sta all’Enciclopedia Britannica.

    Non soltanto la partecipazione nel monitoraggio del Pianeta sensibilizza le persone e disintermedia tutto il classico sistema dell’informazione Scientifica, ma anche -sul piano concreto- consente la raccolta di dati con una granularità del tutto nuova.

    Un Sindaco di un Comune, potrebbe decidere OGGI di mettere un sensore su ogni tetto di casa dove ci sia alimentazione e connettività!
    Meglio se lo fa coinvolgendo la sua cittadinanza. Meglio ancora se comprendendo in un progetto di ampio respiro, sia le aziende locali (come sponsor, magari) che le persone che hanno talento e competenza per l’analisi dei dati raccolti.
    Dati che poi potrebbero finire nella brochure turistica (se buoni) o suscitare reazione e voglia di cambiamento.

    Dati che avrebbero effetto sul mercato immobiliare, sulle priorità che si danno le famiglie e -in fin dei conti- sulla politica.

    Quindi, non chiedetemi cosa ci fa la gente con gli Spime, perché è ovvio cosa ci fa: Ci si cambia il mondo.

    .
    David, Lee & YuSSemmai, io credo, dovremmo essere noi tutti a non farci strappare dalle mani questa tecnologia e chiederne l’uso. Abbiamo diritto a sapere e partecipare. Non dobbiamo attendere 10 anni, come sta avvenendo con il WiMax. E non dobbiamo restare tagliati fuori, come accade alle zone non coperte da ADSL.

    Comprendo la difficoltà ogni qual volta si presenta una nuova tecnologia, ma gli Spime stanno al Pianeta come Internet sta all’informazione. Avremo un modo alternativo di produrre ed accedere alla conoscenza. E credetemi è l’unica cosa concreta rimasta in una economia completamente virtuale.

    Badate bene: sin qui ho parlato di SPIME e di Internet delle cose e non della tecnologia che -come WideTag- sto contribuendo a creare e che abbiamo chiamato OPENSPIME o della micro-azienda che la sottende, WideTag.

    .
    ..
    DSC08777.JPGWIDETAG 4 DUMMIES
    Cominciamo anche qui con una storia. Sapete cosa ci fa un Software Engineer dalle grandi doti creative, un designer dell’interazione con il vizio dell’imprenditoria ed un singolaristà insieme? :)) Si, lo so, sembra una barzelletta, quindi partiamo dall’inizio…

    Si da il caso che io sia preoccupato per la CRISI CLIMATICA. Lo sono in molti, ma -a meno che un TORNADO non piombi su Milano- il calduccio crescente ci fa bene allo spirito ed abbassa i costi del riscaldamento. Quindi, la nostra attenzione al problema tende a decadere lentamente e -alla fine- sparire con un sorriso per il nuovo acquisto di una t-shirt manica corta a metà febbraio.

    Così, dopo aver visto il documentario di Al Gore, ho cominciato a ragionare su cosa avesse senso fare per mantenere alto il nostro stato di allerta rispetto al problema Climate Crisis.

    Misurare e pubblicare. Era quella la risposta. Ma non come fanno gli scienziati, ma come faremmo noi della Rete. Cominciai dunque a parlarne ingiro e -ad ogni persona che coinvolgevo- l’idea acquisiva maggiore robustezza.

    Parlandone con Roberto Ostinelli -adesso uno dei cofounder di WideTag- lui ha subito cominciato a tracciare l’architettura di comunciazione che gli Spime avrebbero potuto usare. Qualcosa di geniale, leggero e sopratutto APERTO. Un protocollo di comunciazione OPEN SOURCE che chiunque potrà utilizzare per connettere i propri sensori al web.

    I soliti noti, Folletto, Dario, Aaron e qualche nuovo talento più legato all’hardware (Stefano), abbracciarono l’idea dando un contributo sia pratico che di vision.

    Nel mentre, io incontravo David Orban al quale ho subito raccontato il tutto e detto che volevo generare qualcosa che avesse effetto globale e pensavo lui dovesse essere il terzo founder della Company. Beh, siamo andati alla conferenza giusta nell’anno giusto (ho azzeccato il tema spime + climate crisis) ma avreste dovuto esserci e vedere cosa ha combinato la banda di italiani (mai così tanti) capitanata da David. Grandissimo.

    …beh, devo averlo detto alla persona giusta, visto l’impatto mediatico pazzesco che abbiamo avuto nelle prime tre settimane dalla presentazione del prototipo funzionante.

    Ma per essere presi sul serio e per poter continuare a lavorare al progetto non basta una bella presentazione e una buona copertura stampa. Dovevamo fare una azienda. E’ così che è nata WideTag inc.
    Italiana nell’anima e nello sviluppo (a Torino) e californiana nella mente e nell’approccio (per adesso hostata a San Francisco).

    L’altra domanda da dummies è “perché in California?”
    Chi la fa vince il tapiro d’oro. La risposta conterrebbe così tante ragioni per farla in California, da cambiare pesi e natura di questo post e diventare un libro. La prima ragione comunque è che è davvero difficile avere un impatto globale partendo dall’Italia. Siamo la nazione più bella del pianeta ma -tecnologicamente- viviamo in un fosso. D’altro canto, il primo che mi presenta un venture capital italiano (chessò, uno che ha investito in Facebook, Flickr, Google, Apple, ah ah) che non sia così stupido da chiedere il 50% della company, vince una t-shirt con la scritta Earth Monitoring.

    DSC08604.JPG

    OPENSPIME 4 DUMMIES
    Cosa facciamo esattamente? Abbiamo un protocollo di comunicazione aperto e disponibile che può essere usato da chiunque per connettere sensori e altri hardware vari al web2. Non parlo di sistemi proprietari. Parlo davvero di prendere un pò di elettronica e connetterla a googlemaps (giusto per fare un esempio che potete vedere già funzionante) con una chiamata http, non dovendosi curare di protezione del dato (encryption), storage, data mining e visualizzazione dei dati aggregati.

    Ovviamente, esistono “n” altri pezzi di tecnologia che accompagnano il protocollo.
    - server pubblici (architettura distribuita) dedicati a funzioni specifiche. Ad esempio la raccolta dei dati CO2
    - server dedicati (per applicazioni industriali che non vogliano necessariamente rendere pubblici tutti i dati)
    - sistemi di certificazione (per quelle applicazioni dove è necessario avere la CERTEZZA sia di chi è il mittente che del DESTINATARIO coinvolti nel processo di comunicazione dati)
    - server di instradamento (un router ogni tanto tra miliardi di spime e migliaia di server)

    Ma anche
    - progetti hardware che riguardano prototipi da noi realizzati i cui progetti vengono resi disponibili come open-source
    - nonché altri hardware che invece raggiungono (speriamo presto) la dignità di prodotto e possono essere acquistati belli e pronti, con software e documentazione a corredo.

    E adesso, WELCOME to a COMPUTERLESS WORLD
    Non c’è bisogno di essere dei geni per vedere che l’Internet delle cose sta muovendo i primi passi. Nabaztag, Chumby, Ambient Orb, sono soltanto i più noti progetti di harware connessi alla RETE che NON sono connessi ad un computer.
    Si tratta di una NUOVA categoria di oggetti. Per adesso priva di sensori, ma certamente più vicina ad futuro che interconnetterà sempre più le nostre tecnologie d’uso quotidiano. Il computer non è più l’unico essere dominante, mentre il cellulare -probabilmente- non farà in tempo ad esserlo.

    DSC08569.JPG

    CONCLUSIONI
    Sono alcuni anni che parlo di MAKERS, ovvero di una generazione che apre le robe e ci ficca le mani dentro. Ecco, noi siamo passati dall’essere designer e softwaristi, ad essere Makers. E adesso vogliamo coinvolgere quanti più di voi, in questa avventura. Dummies or not.

    Voi cosa siete pronti a fare?

    .
    ..

    …..
    disclaimer: Qualcuno mi ha chiesto se ASSUMIAMO. eh eh, calma ragazzi, noi stiamo investendo molto ma non si vive d’aria e -per fortuna- il mondo è pieno di cose interessanti da fare. Per adesso, la cosa migliore che possiare fare, è smanettare con la nostra roba e tirar fuori delle ficate pazzesche. Il talento non vi manca di certo, e stavolta l’opportunità c’è. I geni dell’elettronica, sono comunque in cima alla nostra lista.

    14 responses so far

    14 Responses to “Spimes for Dummies”

    1. Francescoon 20 Mar 2008 at 5:02 pm 1

      Non posso che farti i miei complimenti e un grosso “IN BOCCA AL LUPO” per i vostri progetti.

    2. Antonio Leonforteon 21 Mar 2008 at 9:58 pm 2

      Premesso che è bello leggere l’entusiasmo per l’avventura che state vivendo, e pur condividendo il fascino della cosiddetta “Internet delle cose”, non capisco il senso di monitorare capillarmente la CO2 con dei sensori.

      A quanto ne so, la CO2 non è un gas tossico… viene aggiunta a litri nell’acqua minerale (le bollicine sono appunto CO2)… puoi respirare CO2 a livelli elevatissimi senza alcun problema (eccetto un leggero sapore acidulo ed un pò di irritazione al naso).

      La CO2 è pericolosa solo ed esclusivamente a livello globale, per il cosiddetto global warming, dunque sapere che in un certo quartiere c’è una concentrazione media lievemente superiore ad un altro non credo possa interessare nessuno.

      Oppure mi sfugge qualcosa ?
      Antonio.

    3. Massimo Sgrellion 22 Mar 2008 at 12:40 am 3

      Geniale! Devo ammettere che quanto avete pensato è semplicemente geniale. Unisce alcuni degli elementi più attuali al mondo: la tecnologia, il mobile, l’allerta sul clima, ….
      Anch’io sono un imprenditore italiano che sta tentando di aprirsi dei varchi facendo leva sull’Internet e condivido il fatto che rispetto alla Silicon Valley “l’Italia *purtroppo* è più un fosso”. Mi piacerebbe che riuscissimo a cambiare questa triste realtà in tempi rapidi (e noi ci stiamo provando dal Lago di Garda), ma comprendo - ed in parte appoggio - chi decide che l’unico modo per farsi ascoltare è quello di predicare dal palco giusto, gli USA.
      In bocca al lupo e teneteci informati

    4. adminon 22 Mar 2008 at 5:30 am 4

      Massimo, mi pare che voi stiate facendo benissimo. Incontiamoci. :)

    5. adminon 22 Mar 2008 at 5:50 am 5

      Antonio, ti ringrazio di aver sollevato la questione, perché mi da l’opportunità di fare ulteriore chiarezza.

      La CO2 NON E’ DANNOSA in modo DIRETTO per l’uomo. Lo sarebbe soltanto a concentrazioni altissime che non potrebbero mai reallizzarsi di fatto, perché le sue conseguenze indirette ci avrebbe ucciso molto prima.

      Certo, la CO2 -sempre come tu stesso dici- è PERICOLOSISSIMA in quanto causa della Crisi Climatica. Ed è questo il punto.

      Secondo me, tu stai trascurando l’effetto di monitoraggio continuo e granulare che queste tecnologie possono consentire. Talmente continuo e granulare che -se avessimo già mappato Milano ad esempio- non soltanto sapremmo in quale isolato c’è più o meno CO2, ma di fatto ne avremmo anche una mappa della PRODUZIONE. E accidenti se questo cambia le cose.

      Ad esempio, quando si dimostrasse che in inverno sono i riscaldamenti delle case e non le auto a produrne, non si potrebbe fare SOLO politiche per targhe alterne e bollino di ingresso in città e NON FARE nulla sul fronte riscaldamenti. Quindi misurare influenza non solo la consapevolezza ma anche le politiche.

      Inoltre, l’effetto di coinvolgimento delle persone dal basso è fondamentale. Per la Crisi Climatica non basta chiamare il medico. Non c’è nessuno a cui delegare la risoluzione del problema. Siamo noi stessi il problema, a partire dai nostri consumi. Ora, sul monitoraggio dei consumi esistono già “n” sistemi, compresa la bolletta che paghiamo alla nostra Società Energetica che ci fanno riflettere. Sulle coseguenze immediate dei nostri consumi mancava invece una sistema di monitoraggio.

      Inoltre, vorrei aggiungere una piccola nota: La CO2 interessa a tutti, ma gli SPIMEs e -in particolare l’architettura OpenSpime- non è relegata ad un qualsivoglia specifico tipo di sensore. Puoi monitorarci quello che vuoi, ed infatti, insieme ad una Associazione con cui faremo presto un mini-comunicato stampa, stiamo già pensando a dei micropannelli per la misurazione della radiazione solare. …ma potrebbe anche essere la pressione dell’acqua nelle condutture, misurata attraverso Spimes che ci… nuotano dentro!!!

      .
      ..
      ah, dimenticavo: anche voi mi pare che facciate delle robine non da ridere!!!

    6. paoloon 24 Mar 2008 at 9:59 am 6

      Manca un pezzo di frase: “Una volta memorizzati questi dati”

      Fantastica descrizione di OpenSpime!

    7. paoloon 24 Mar 2008 at 10:56 am 7

      Altro piccolo errorino:
      “Quindi, non chiedetemi cosa ci fa la gente con gli Spime, perché è ovvio cosa ci fa: Ci cambia il mondo.”
      –>
      “Quindi, non chiedetemi cosa ci fa la gente con gli Spime, perché è ovvio cosa ci fa: Ci SI cambia il mondo.”

    8. paoloon 24 Mar 2008 at 11:03 am 8

      Ok, ultimo messaggio per oggi ;-)
      Vi va di venire a fare una presentazione nell’istituto di ricerca dove lavoro?
      Vedi http://cit.fbk.eu/en/fbk_home
      C’e’ molta gente che fa cose affini e a cui OpenSpime potrebbe interessare assai.
      Nel caso inviami una email, ok?

    9. adminon 24 Mar 2008 at 11:23 am 9

      eh eh, con Paolo come revisore volontario -finalmente- si potrà leggere un post di leeander privo di errori. :D

    10. Antonio Leonforteon 25 Mar 2008 at 10:21 pm 10

      Leandro,
      le tecnologie con cui state lavorando sono studiate dai militari ormai da parecchi anni: sciami di sensori di sparsi dagli aerei (con localizzatore GPS) che una volta dispiegati sul territorio, creano reti wireless mesh sfruttando la geo-localizzazione per il routing.

      Voi non avete il problema del routing perchè i vostri sensori si appoggiano sul “backbone” internet, se capisco bene, il che li rende perfetti ovunque ci sia copertura GPRS. Comunque molto interessante, il vostro progetto, anche se sono scettico sulla specifica applicazione legata al monitoraggio della CO2.

      Le emissioni CO2 principali (riscaldamento) sono calde, il che vuol dire che salgono in alto dove vengono poi trasportate dai venti in quota: ne so qualcosa perchè come pilota di parapendio… ci volo dentro :-) Le misure di CO2 a terra secondo me hanno un minimo di attendibilità solo nelle giornate stabili (alta pressione e basso gradiente termico verticale) e prive di vento.

      Detto questo, mi sembra comunque che la iniziativa CO2 monitoring sia una buona idea “marketing” per farsi conoscere, all di là della sua validità scientifica. Perchè non provate a inventarvi qualcosa per valutare il traffico in tempo reale, ad esempio piazzando sensori sui lampioni (ma forse a questo hanno già pensato…)

      Ultima nota: anche noi pensiamo di trasferirci nella mitica Silicon Valley alla fine del 2009. In questi giorni stiamo chiudendo il nostro primo round di finanziamento qui in Italia (incredibile eh ? Neanche io ci avrei scommesso un cent, e infatti lo abbiamo cercato sopratutto in centro europa), ma siamo già proiettati verso il secondo round, che assai verosimilmente sarà in US.

      Mi farebbe piacere fare due chiacchiere con voi, che se capisco avete già compiuto il salto verso la SV, anche perchè quando toccherà a noi potrebbe tornarci utile sul piano pratico/logistico… Io sono di base a Roma ma viaggio spesso, magari riusciamo a incontrarci…

      A presto e in bocca al lupo col vostro progetto.
      Antonio.

    11. […]  http://www.leeander.com/2008/03/spimes-for-dummies/ […]

    12. Andrea Canzion 13 Apr 2008 at 3:56 pm 12

      Quando ho sentito parlare per la prima volta di Spime e di OpenSpime, (ieri, sentendo l’intervista di Zamperini su sky24) ho pensato che quest’idea del sensore e la realizzazione piu’ concreta che abbai sentito sin ora della teoria sulla cooperative awareness, e cscw che avevo approfondito anni fa nella mia tesi di laurea.

      ho pensato che potrebbe essere fruttuoso lo scambio di idee con chi ha studiato il problema dell’ interazione e cooperazione telematica dal punto di vista accademico e teorico.. ovviamente non sto parlando di me :) ma del ns esperto italiano dell argomento prof g. de michelis, Universita Milano Bicocca e soprattutto di un docente cileno, ora docente in cile, Edmundo P. Leiva-Lobos http://www.informatik.uni-trier.de/~ley/db/indices/a-tree/l/Leiva=Lobos:Edmundo_P=.html
      che ha scritto numerosi testi
      http://www.springerlink.com/content/net9hk8u7g3r204m/
      sull argomento..

    13. adminon 13 Apr 2008 at 10:26 pm 13

      Ciao Andrea,
      conosco bene e collaboro -su altri temi- con Giogio De Michelis. Non conoscevo invece Edmundo P. Leiva-Lobos, sul quale comincerò a documentarmi. :)
      Grazie della dritta

    14. […] spiegano gli ideatori del protocollo, OpenSpime offre svariate possibilità di applicazione e ha potenzialità sicuramente interessanti, al punto tale di poter aprire una nuova era del Web […]

    Trackback URI | Comments RSS

    Leave a Reply