Dec 12 2007

    La futile rincorsa della Pubblicità

    Posted at 4:29 pm under adv, danah boyd

    Cross Media Advertising by Dr Dietmar SchantinSono TRE gli spunti che hanno ispirato questo mio post. Il primo, in ordine di tempo, risale ad agosto. Dietmar Schantin, per me sconosciuto sino a quel giorno, appare in qualche modo nel mio aggregatore con le sue slide su “come si è orientato il consumo dei media nell’arco della singola giornata“. L’altro è un articolo della vamp dell’eTech Danah Boyd, mentre l’ultimo spunto è il risultato di una conversazione con il prode Dario. Ora vi racconto…

    Le sue due slide pubblicate qui da Dietmar Schantin le trovate subito sotto. Queste mostrano come cambia l’attenzione del pubblico rispetto ai vari media nel corso di una singola giornata.

    Cross Media Advertising by Dr Dietmar Schantin
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    Avete guardato bene le slide prima di proseguire?

    Ebbene, il motivo di tanta attenzione al modificarsi del consumo dei media NON è studiare la “convergenza” auspicata da Negroponte, piuttosto che studiare il fenomeno dei Social Media, piuttosto che -e qui dico come la penso io- vedere emergere un nuovo ecosistema dell’informazione connessa.

    Il nostro Dr Dietmar Schantin sta semplicemente illustrando quali tecniche usare in termini di mix di canali per INSEGUIRE il malcapitato utente che tenta di sottrarsi alla pubblicità!

    Chiaro che la mia non vuole essere una critica personale a Schantin, di cui anzi ho apprezzato lo sforzo. Soltanto trovo utile comprendere DOVE STIAMO ANDANDO.

    Ad esempio, non posso dimenticare che GOOGLE non sia un tech company, ma una società che gestisce immensi spazi pubblicitari. Così come non posso fare a meno di ricordarmi che la trasformazione della cultura in esperienza sia qualcosa che sta aprendo enormi spazi all’advertising.

    Per capirci, una volta la CocaCola si limitava a dare una tinteggiata di rosso a Babbo Natale (che storicamente è verde ma non aderiva al colore del brand cocacola, per cui andava cambiato), mentre oggi la pubblicità entra nei videogames tanto quanto nei musei.
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    Questo INSEGUIMENTO senza sosta, questa “pianificazione media” ha delle vittime.
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    E qui veniamo alla ragazza prodigio dell’eTech: Danah Boyd.

    Danah Boyd

    Danah, ha pubblicato di recente un interessantissimo post (ripreso e tradotto persino da quelli di Internazionale) dove sostanzialmente si interroga su chi siano gli eserciti di persone che cliccano banner ed annunci testuali.

    Non è una questione banale. Io -ad esempio- non ricordo di aver cliccato un banner negli ultimi anni. E sono stati pochissimi anche gli annunci testuali da GoogleSense.

    Sono molte le persone che conosco che NON “vedono” la pubblicità. Questo fenomeno di cecità momentanea, che è cominciato con la TV, si sta ALLENANDO e PERFEZIONANDO ogni giorno di più attraverso l’uso dei media digitali.

    Saranno gli anni passati accanto ad un eye-tracker, ma.. La mia teoria è che -dopo anni di web- si sia in grado di determinare cos’è pubblicità in un blink. Quasi a livello di sistema autonomo. Quel tipo di comportamento automatico che usiamo per lo più associato ai nostri movimenti fisici.

    Ed è qui che l’articolo di Danah diventa davvero intrigante. Ascoltate:

    Ninety-nine percent of Web users do not click on ads on a monthly basis. Of the 1% that do, most only click once a month. Less than two tenths of one percent click more often. That tiny percentage makes up the vast majority of banner ad clicks. Who are these “heavy clickers”?


    I suspect that heavy ad clickers in social network sites and other social media are more likely to trend lower in both economic and social capital than the average user.

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    Una minore sicurezza economica e culturale, nonché una minore conoscenza del media (in senso profondo e non come user di facebook) espone davvero a “raptus da click”, “acquisto istintivo” e tutti gli altri fenomeni che possono essere associati ad un overload pubblicitario?

    Danah si è subito dichiarata non in grado di dimostrare la sua tesi, ma più ci penso e più la sua idea mi pare sensata.
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    E’ stato così che mi sono tornate in mente le parole di Dario -con cui ho l’onore di lavorare- che mi raccontava della sua “visione” durante la Fiera dell’Artigianato a Milano. La Fiera è suddivisa in più padiglioni e -per spostarsi da uno all’altro- si passava da zone di “transito” sovraccaricate dai soliti noti spammers della nostra civiltà: i venditori d’auto, le telecomunication companies, etc. Ebbene, Dario astraendosi per un attimo e mutato in colui che stava facendo uno studio etnografico, ha notato il comportamento elusivo della persone.
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    La cecità all’adv sta penetrando il mondo “reale”. Che l’inseguimento abbia inizio.

    6 responses so far

    6 Responses to “La futile rincorsa della Pubblicità”

    1. darioon 12 Dec 2007 at 5:23 pm 1

      Ciò che ho notato alla Fiera mi ha stupito.
      Quei visitatori erano per la maggior parte appartenenti ad un target molto “sensibile” ai messaggi pubblicitari (per capirci: quelle persone che comprano oggetti inutili perchè visti in tv e poi si lamentano: “ma in pubblicità sembrava così bello”), eppure ignoravano lo “spam” in modo magistrale, evitando gli stand “brandizzati” ed intasando duelli precedenti e successivi, con pattern che mi hanno evocato proprio le heatmap dell’eye-tracking (con cui ebbi a che fare prima di avere l’onore di lavorare con Leeander).

      Dal comportamento della gente in Fiera era come se il “messaggio pubblicitario” fosse stato epurato della sua componente “pubblicitaria” restando un semplice “messaggio”. Lo stand di carabattole cinesi, quello sì! Pieno di oggetti assurdi, sembrava gridare: “Siamo carabattole cinesi, GUARDATECI! TOCCATECI!! COMPRATECI!!!”, mentre lo stand della compagnìa telefonica bisbiglava: “Sono una compagnìa telefonica.” e nulla più.

      Forse era semplicemente un cattivo posizionamento dell’advertising (come inserire una pagina pubblicitaria di detersivi per piatti in una rivista di automobili) e non un passo avanti nel modo di comportarsi dei consumatori.
      Forse gli “spam stand” hanno avuto poco successo perchè quel target conosce abbastanza bene il medium “bancarella” da risulare immune all’”acquisto istintivo” di un prodotto fuori contesto.
      O forse chissà, ci stiamo sbagliando e quegli “spam stand” non erano lì per vendere o attirare visitatori, ma soltanto per ribadire la presenza del proprio marchio anche all’interno di un mondo che con esso non ha nulla da spartire.

      Dopotutto, citando Danah Boyd, “receptivity is more than just clicks”.

    2. Egonon 12 Dec 2007 at 9:45 pm 2

      psst, è “danah boyd”, scritto pure in minuscolo http://www.danah.org/name.html

    3. adminon 13 Dec 2007 at 9:09 am 3

      Grazie Egon ;)

    4. paolo marencoon 14 Dec 2007 at 8:29 pm 4

      pensare che la pubblicità è quella che tiene in piedi , a oggi , giornali e tv…i media calanti…e si sta comunque spostando sul web…io oggi facevo una considerazione…sto vivendo un trend di cambiamenti di vita quasi epocali….ex abbonato al Sole per alcuni anni, poi semplicemente acquirente, oggi non compro più quotidiani….stop, poche notizie scelte e rapide sul web , e Metro e City quando li trovo in mano…..non guardo più la Tv…nemmeno i Tg …assolutamente inessenziali, inutili, schierati…..magari mi scopro a passare un ora su Youtube dove fatichi a chiudere il passaggio da uno all’altro ..quando ti agganci…..e poi?? faccio il pane nel forno in casa , da due mesi, uno alla settimana…come si faceva in tempo di guerra …come dire futuro-web e passato , che si incontrano…non sarà che l’web con la sua libertà proiezione al futuro va d’accordo con cose antiche come farsi il pane in casa?? ve lo lascio come tema….ma io trovo le due cose vicine, pur così apparentemente distanti…

    5. adminon 14 Dec 2007 at 9:20 pm 5

      Trovo bellissimo il porter considerare contemporanei YOUTUBE ed il farsi il pane in casa. Anche io l’ho fatto (il pane in casa per anni) per alcuni anni. Con il supporto di una macchina è vero (Severin), ma con tanta dedizione. :)

    6. Giovanni Reon 13 Jan 2008 at 8:57 pm 6

      In una mia presentazione a persone che di lavoro stampano comunicazione visiva, ho mostrato un video di un minuto girato all’iingresso di una qualsiasi città italiana.
      Dopo il video ho chiesto se avevano notato qualcosa.
      - “niente di particolare” la risposta.
      Nel video c’erano 28 pubblicità tra cartelloni, banner, insegne, ecc.
      Una pubblicità ogni 2 secondi. E’ logico che il cervello elimina questo surplus di informazione (non voluta).
      Il mio consiglio era di stamparne meno, con più qualità (bellezza) che almeno ci diverta mentre giriamo per le città.

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