Jul 07 2007

    SecondLife raccontato -in creative commons- a chi fa Televisione

    Posted at 11:11 am under link, television, cc

    Cover di LINK, idee per la televisione, n° 5 Pubblico e TVE’ merito dell’ Hacker Corner voluto da Gomma & Valvola (Shake) se ho incontrato la gente di LINK.

    LINK è un libro seriale (anche se loro la chiamano rivista) fatto da operatori della TV per l’industria della TV. Prima quasi non sapevo che esistessero (a parte Mediamorfosi), e vista la loro appartenenza a un mondo da me molto distante non mi attendevo nascesse nulla, ed invece… le persone che ho incontrato non erano ne mostri “vendi-reality” ne mostri “internert-è-pornografia”, quindi abbiamo ragionato sulle idee (e non sulle rispettive appartenenze o visioni del mondo preconcette) e -dal confronto- è venuto fuori più di uno spunto interessante.

    Quando collabori con la gente della TV devi essere pronto a sentire e vedere cose anche MOLTO diverse dalle tue aspettative ed aspirazioni, ma stavolta il task era molto facile -scrivere un articolo che spiegasse SecondLife a chi fa televisione- ed i punti di contatto e sovrapposizione NON sarebbero dovuti essere molti. Ebbene, più dell’articolo scritto, questa storia è relativa all’esperienza avuta ion questa collaborazione. Credo che sia interessante parlarne e si possa persino imparare qualcosa.

    Sono infatti accadute un po’ di cose interessanti, ad esempio:
    1- Tutta una storia sul pagamento/contratto/licenza relativo all’articolo stesso
    2- Un certo mio dissenso sulla copertina del libro (a posteriori)
    3- Un evidente ritardo nella pubblicazione dell’articolo (che ho scritto oltre 6mesi fa)
    4- Diverse belle sorprese trovata tra i contenuti di LINK e che -se non ci avessi scritto- non sarebbero mai state colte dal mio “radar”.

    punto 1- Tutta una storia sul pagamento/contratto/licenza relativo all’articolo stesso
    Hai scritto un articolo? ti pago, se firmi un contratto…
    E’ stata notevole la professionalità con cui l’amministrazione a cui LINK fa capo mi ha -per tempo- contattato per fornirmi tutti gli estremi necessari alla transazione economica relativa all’articolo da me scritto. A loro va un doppio plauso, sia perché -di questi tempi- è già difficile vedere una amministrazione che non scappa dinanzi ai sui doveri (as esempio: UNICREDIT PRIVATE BANKING mi deve 2.000 euro dal novembre dell’anno scorso. Ottime persone, ma una azienda così macchinosa e disorganizzata non so se merita un futuro!), sia perché la loro reattività ha consentito a questa storia di avere un lieto fine.

    In breve, io ho scritto un articoletto su SL, ed ecco arrivare un contratto che -tra le altre cose- al punto 9) dice testualmente:

    — Lei cede alla nostra società, ora per allora in esclusiva, tutti gli eventuali diritti di utilizzazione economica, senza limiti di tempo, modalità, spazio e forma, relativi a materiale da Lei elaborato o comunque relativo ai risultati dell’attività da Lei svolta in forza del presente incarico, intendendosi la loro cessione remunerata con quanto sopra indicato. —

    Badate, non stiamo parlando dell’opera maxima scritta da Eco e pagata migliaia o milioni di dollari. Stiamo parlando di un articolo scritto dal signor chiunque e che viene remunerato 200 euro circa.

    Ora, una persona responsabile e consapevole (mai dire “seria”), come fa a sottoscrivere un contratto così? Siamo nel 2007!!!! C’è Internet! Ho il mio blog dove è ovvio che scriverò le stesse cose in forma identica o simile. Visto che mi sono sbattuto parecchio, vorrei magari riscriverlo in inglese e pubblicarlo altrove!

    Inoltre, io sono una persona abituata a vivere su un mercato libero e trasparente. Dal mio punto di vista -indipendemente dalla merce e dagli attori coinvolti- l’esclusiva si paga non al prezzo “standard” del compratore ma al prezzo “ad-hoc” del fornitore. Per cui, o niente esclusiva, oppure il prezzo lo faccio io. Se mi dai 200 euro non firmo il punto 9, se me ne dai Xmila, firmo.

    televisionBeh, qualcuno mi ha detto… “questo è il contratto standard ma poi NON è che si corra dietro a chi non lo segue alla lettera”. ANCORA PEGGIO: ovvero, tu autore dai via la tua roba per poco, però sai già a priori che NON RISPETTERAI il contratto. Ma questa -a seconda di dove la guardi- è follia della burocrazia oppure un imbroglio, una firma in malafede!!! sono quelle cose che distruggono il nostro paese. In mente mia già pensavo:”vedi, non si può lavorare con la gente della TV”.

    La situazione sembrava allo stallo. Era evidente che mai un gigante del genere avrebbe eliminato il punto 9 del contratto per una transazione così banale. Al contempo io ho troppo rispetto delle cose fatte bene per firmare con cialtroneria un qualsivoglia agreement. Allora mi sono confrontato con il mitico Giuseppe Turri (Attitudo) e gli ho chiesto consiglio. Dalla conversazione con lui è nata l’idea che ha salvato la situazione, i CREATIVE COMMONS. Ho quindi scritto alla redazione di LINK che ero disposto mettere fuori l’articolo in licenza creative commons. LINK non mi avrebbe pagato nulla, ed io avrei -senza firmare nulla- garantito loro la priorità di pubblicazione con scadenza primo settembre 2007 (ovvero nessun altro avrebbe pubblicato il pezzo prima dell’1 settembre 2007). Questa è la licenza che ho proposto. Per LINK questo si sarebbe tradotto in: Nessun onere economico, nessuno sbattimento per l’amministrazione e l’ufficio legale. Obbligo del loghino in fondo alla pagina.

    Un piccolo grande passo per tutti noi, e che avrebbe portato la Licenza Creative Commons (che io ritengo il futuro della regolamentazione dei contenuti) ad apparire su una rivista MEDIASET. Non poco per un signor X qualunque.

    Ebbene, esisteva un precedente! Soltanto uno ma significativissimo: un articolo pubblicato l’anno prima a firma di Juan Carlos De Martin di Creative Commons Italia. Nessun altro autore si era mai posto il problema, quindi non c’era stato seguito.

    Beh, ora c’è. Al costo di 200 euro guadagnati in meno (pagando le tasse stiamo parlando di una cena con pizza per due a Milano) ora esiste un precedente preciso: un autore che realizza per MEDIASET qualcosa e lo da in licenza Creative Commons. Un pezzo di futuro che appare timidamente sotto forma di loghino a pié di pagina (207) in questa era di FORMAT e di DIRITTI D’AUTORE lunghi cento anni (nell’era di Internet!!! 100 anni) e che rallentano lo sviluppo culturale del Pianeta. Come si suol dire: my two cents.

    Cover di LINK, idee per la televisione, n° 5 Pubblico e TV

    punto 2- Un certo mio dissenso sulla copertina del libro (a posteriori)
    In questa storia di mondi che si confrontano (Internet & TV) e di convergenze ancora moooolto lontane, emergono le differenze culturali. Ad esempio, in copertina si legge distintamente:”DRESS UP YOUR AUDIENCE”.

    A me fa un pò ridere che la TV possa vestire sartorialmente i suoi utenti. Mi è evidente semmai il contrario. La TV mi apre ancora abbastanza convinta di essere in una posizione di forza. Parla sottointendendo una IMAO (In My Arrogant Opinion) di chi sta -ancora- gestendo un potere forte. …ma io penso a quello che sta facendo Al Gore senza possedere una TV o un FORMAT e vedo un futuro dei média mooolto diverso da oggi. La TV credo debba entrare nell’ordine di idee che il suo target di dieci anni fa si è estinto, e chi sta la guardando oggi è un animale molto diverso.

    Io NON vedo la TV. Semmai seguo dei programmi. La Rete che li trasmette non influenza in alcun modo la percezione che ho io del prodotto televisivo. L’editore è un media trasparente quanto un cavo di rete.

    punto 3- Un evidente ritardo nella pubblicazione dell’articolo (che ho scritto oltre 6mesi fa)
    I tempi della carta stampata appartengono ad un’era differente da quella di chi vive otto ore al giorno connesso alla Rete. Il “ritardo” percepito si è certamente trasformato in un bel prodotto patinato, curato in ogni dettaglio, interssante, senza pubblicità e… costoso! 15,00 euro.

    Dal punto di vista della condivisione della conoscenza, la carta consentirà ai pensieri espressi dagli autori dei tanti articoli, di raggiungere luoghi impermeabili alla Rete. Ma per un altro verso, ha ritardato di quasi sei mesi la condivisione di idee che io avrei voluto mettere a disposizione degli altri.
    Questa impossibilità di trasmettere le idee per tempo, non soltanto ha negato agli altri di leggere il mio pensiero just-in-time ma ha anche rallentato il feedback che ne avrei potuto cogliere. Questo -per me- è stato rilevante.

    Ed anche se oggi potete trovare:
    - le SLIDE del mio pensiero riguardo a INTERFACCE e SECONDLIFE
    - il VIDEO di un mio recente speech sul tema (WMV, banda larga),

    nonché
    - il VIDEO delle ILLUMINANTI parole di Pabini Gabriel Petit.
    In tanti abbiamo rallentato per adeguarci ad un media diverso: Questo è un fatto.

    punto 4- Diverse belle sorprese trovata tra i contenuti di LINK e che -se non ci avessi scritto- non sarebbero mai state colte dal mio “radar”.

    Volevo chiudere questo mio lungo post con una nota super-positiva. Leggendo LINK ho trovato davvero tanti spunti interessanti. Non soltanto laddove le idee sono espresse da chi vive il mondo da un altro punto di osservazione (interessanti le idee di Henry Jenkins, piuttosto che Antonio Dini) ma anche ri-trovare persone come Tommaso Tessarolo che avevo incontrato ai tempi di X-Media e che ha sempre vissuto a cavallo tra TV e Rete. Ebbene, le riflessioni sulla “doppia interfaccia” dell’iPod che ha fatto Tommaso sono tanto evidenti (sotto lo sguardo di tutti) quanto acute. Spiegarle con semplicità non era opera facile. Farlo su LINK -che parla alla gente della TV- è un fatto rilevante.

    Beh, è tutto. Ringrazio le persone che hanno reso possibile la pubblicazione in CC del mio articolo e -soprattutto- hanno contribuito a rendere positiva questa scorribanda di leeander in uno spazio diverso dal solito.

    Grazie Fabio!
    ps. non ri-pubblicherò l’articolo scritto per LINK su leeander per adesso.

    Dettagli del libro

    * Titolo: Link. Idee per la televisione. Pubblico e tv
    * Editore: RTI-Reti Televisive It.
    * ISBN: 8890074299
    * ISBN-13: 9788890074295
    * Pagine: 240

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    2 responses so far

    2 Responses to “SecondLife raccontato -in creative commons- a chi fa Televisione”

    1. fabiozon 10 Jul 2007 at 5:44 pm 1

      Ciao Leeander,

      ho letto con molta attenzione il tuo post e condivido la maggior parte delle cose che hai scritto.

      Permettimi di sottolineare però un concetto che non ritengo vero. Dici:

      “A me fa un pò ridere che la TV possa vestire sartorialmente i suoi utenti. Mi è evidente semmai il contrario. La TV mi apre ancora abbastanza convinta di essere in una posizione di forza. Parla sottointendendo una IMAO (In My Arrogant Opinion) di chi sta -ancora- gestendo un potere forte. …ma io penso a quello che sta facendo Al Gore senza possedere una TV o un FORMAT e vedo un futuro dei média mooolto diverso da oggi. La TV credo debba entrare nell’ordine di idee che il suo target di dieci anni fa si è estinto, e chi sta la guardando oggi è un animale molto diverso”

      Di fatto questo dossier di Link racconta proprio le trasformazioni del pubblico, perlomeno di una sua parte. L’enorme potere di scelta che lo spettatore ha oggi nelle mani. La domanda che fa da filo rosso a tutto il dossier è: l’offerta di contenuti televisivi è cambiata, come cambia il pubblico? Per questo ci sono Dini, Sfardini, Jenkins, Tessarolo, Montis e Turi…
      Non è corretto dire che il nostro punto di vista, il nostro sguardo sul mondo, nella sua arroganza ignori queste trasformazioni. Link da anni, dalla fine degli anni ‘90 per la precisione, ha dedicato buona parte delle proprie energie all’analisi del nuovo, dell’innovazione, sia nel campo delle tecnologie che nella produzione o nei consumi di tv. Siamo una delle tante emanazioni di Mediaset, ma abbiamo anche un’identità definita, una nostra storia personale.

      Il ragionamento sul pubblico tv, però, è più complesso di quanto si pensi.
      Da un lato.
      Il nuovo pubblico, attivo, performante, fuori dal flusso rappresenta solo una parte del pubblico tv. Un nucleo di spettatori che manifesta abitudini di consumo e di condivisione dell’esperienza nuove. Per certi versi alcune caratteristiche tipiche di quella sottocultura studiata per primo proprio da Jenkins, quella dei fan, sono tracimate nel consumo di massa. Stiamo parlando in ogni caso di una parte di pubblico ancora minoritaria dal punto di vista numerico, anche se di vitale importanza (rappresenta infatti il pubblico di domani!). L’editore poi non è trasparente. Non ancora, non per la maggior parte delle persone (poi che la cultura vada a traino delle avanguardie è un altro discorso). E allora c’è tutta un’altra parte consistente del discorso che dobbiamo fare.

      E vengo alla copertina (anche se con qualche salto logico): questo dossier di Link è dedicato in buona parte al nuovo pubblico; ma anche a come il pubblico viene visto/percepito dai broadcaster (generalisti e pay). E qui le cose cambiano. Perché i broadcaster, gli editori, in un modo o nell’altro considerano il loro pubblico come un valore da realizzare, conquistare, trattenere, si tratti di abbonati o pubblico da vendere agli inserzionisti, di fatto la tv (in parte anche quella di servizio pubblico) interpreta la propria audience in termini commerciali. È importante, quindi, vedere come le cose stanno cambiando da questo punto di vista. Capire come la Net Tv (Internet 2.0), le nuove piattaforme distributive eccetera, stanno cambiando il modo di concepire questo business. Quello che si evince è che oggi, a differenza di solo qualche anno fa, non è più possibile rivolgersi a un pubblico compatto, più o meno indifferenziato, oggi è importante fare scelte attente, perché anche la tv generalista che per definizione deve rivolgersi a tutti ha bisogno di scegliere in modo sempre più attento e dettagliato il proprio pubblico, pena perderlo per strada.
      In questo senso, allora: dress up you audience.
      A parte il gioco ironico e il controcampo rispetto al mondo You Tube e Internet 2.0, c’è la volontà di sottolineare la necessità di un rapporto nuovo con il proprio pubblico, di cambiare il modo di percepirlo.

      Sono contento che questo numero di Link ospiti contributi che reputi
      interessanti. Tommaso è una vecchia conoscenza. Lo stimiamo molto.

      Grazie del post. È sempre un piacere ragionare sui concetti e non sulle appartenenze.

    2. Tobiatachon 01 Oct 2007 at 9:01 pm 2

      touchè… bravo leandro… come al solito…

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