May 11 2007

    L’apprendimento è una cosa da Museo

    Posted at 12:03 am under musei, secondlife, apprendimento, elearning

    Nel passato la scuola è stata nomade e di Agorà: E’ ora che torni ad esserlo. Qualcuno conosce a quali coordinate x,y,z, dove tiene le sue lezioni Kevin Kelly?

    In un mondo dove i professori di medie e superiori hanno -spesso- difficoltà a stare al passo con la capacità dei loro studenti di avere accesso alla conoscenza usando Internet, telefonini ed altre diavolerie, viene spontaneo chiedersi se la Scuola -così com’è organizzata- ha ancora un senso. Per fortuna possiamo contare sui Musei… ovviamente non sto parlando dell’Italia, che però può davvero fare moltissimo in questa direzione.

    La prima volta che vidi Keyhole -poi acquisito da Google e rinominato GoogleEarth- rimasi di stucco. Era il primo oggetto adatto all’apprendimento remoto che avessi mai visto. Non perché non conoscessi le piattaforme di LMS (anzi…) ma perché NON CI HO MAI CREDUTO.

    GoogleEarth ha qualcosa di magico, ovvero:
    1- consente di interagire con il suo contenuto attraverso la manipolazione diretta (non è come tenere un oggetto tra le mani, ma ci si avvicina molto di più di un LMS e con un WiiRemote…)

    2- consente una esperienza continua, ovvero NON possiede una strutturazione in pagine che è una “riduzione” della conoscenza. Al contrario ne è una sua rappresentazione diretta, consentendo la creazione di modelli mentali coerenti e corretti.

    3- è un sistema potenzialmente aperto a rappresentare mappe speciali (differenti mappature della Terra piuttosto che qualle della Luna o di Marte) così come ad essre customizzato (vedi la possibilità di generare ed aggiungere contenuti) e condiviso.

    GoogleEarth è stato un gran punto di partenza e sulla condivisione non è un esempio eccellente, mentre oggi come oggi basta vedere quello che -seppur episodicamente- accade su SecondLife per convincersi di quanto stia funzionando la didattica basata sull’esperienza condivisa.
    Quando penso alle lezioni di building e scripting dentro SecondLife, non posso fare a meno di pensare che sto gettando lo sguardo sul futuro. Chiaro: un futuro che non va bene per tutti, e che non può essere probabilmente allargato al 100% delle necessità didattiche. Ma è comunque un approccio che ha senso in moltissimi casi.

    Aldilà della battuta d’apertura, se Kevin Kelly aprisse la sua scuola su SL, io ne seguirei volentieri i corsi. E non li immagino come la riproduzione di un’aula, ma come una passeggiata tra gli esempi che SL stesso offre come spunto, piuttosto che come una chiacchierata sotto degli ulivi, etc.

    … pensateci, a che tipo di edificio assomiglia di più una scuola vista da fuori? Ospedale non conta. Avete detto Fabbrica o Manicomio? Comunque sia, il modello è l’educazione di massa. Quella adatta -forse- ad un mondo dell’era industriale e della catena di montaggio. Non voglio svilire il sottopagato sforzo di chi ci sta educando. Però è un fatto che il professore -soprattutto nelle scuole medie e superiori- NON è più veramente credibile come il detentore della conoscenza e -forse- l’unico punto di accesso degli studenti verso il sapere.

    Questo mondo è diverso! E non perché c’è Wikipedia, ma perché è cambiato il LUOGO e la modalità ACCESSO alla conoscenza stessa. Mi piace leggere il pensiero di Socrate in merito alla scrittura, aiuta a riflettere: «Tu offri ai discenti l’apparenza, non la verità della sapienza; perché quand’essi, mercé tua, avranno letto tante cose senza nessun insegnamento, si crederanno in possesso di molte cognizioni, pur essendo fondamentalmente rimasti ignoranti e saranno insopportabili agli altri perché avranno non la sapienza, ma la presunzione della sapienza» (fonte: wikipedia)

    Bhe, io non la penso come Socrate e so bene che non ci sono abbastanza maestri alla Kevin Kelly per insegnare a tutto il Pianeta. So anche che Internet è scrittura, e non una serie di guru che passeggiano in SecondLife. Sarebbe bello, non è per tutti.
    Allo stesso modo so anche che l’attuale ricetta ha creato una separazione DOCENTE - STUDENTE simile a quella che hanno persone che vivono in mondi completamente diversi. Il lavoro del docente -così com’è- è una battaglia disperata. Pochi soldi, pochissime strutture, ruolo pesantissimo di educatore e formatore. Ragazzini molli e dediti a tutt’altro. Modelli che la società fornisce, a dir poco distruttivi. Insomma, si deve fare qualcosa.

    Inglese, Internet e Laboratori di pratica sono cose che tutti -compreso il corpo docente ed il legislatore- sanno che sono indispensabili. E’ però difficile pensare che ogni scuola possa avere i fondi per tutto ciò. Forse dovremmo spendere meno in sanità pubblica (che poi spesso funziona così così), stipendi statali (sono troppi) e moooolto di più in formazione e ricerca, ma soprattutto dovremmo creare un approccio ed una mentalità per cui ogni momento didattico possa poter diventare una esperienza.

    ok… il termine “esperienza” sembra una di quelle parole che risolve tutto, mette tutti d’accordo e poi non si sa che è. Proviamo ad essere più precisi…
    Nel 1996/7 -insieme a Giuseppe Taibi- ho scritto un paper sull’Apprendimento in età Prescolare. L’approccio era abbastanza visionario. Si parlava di già “smart objects” e di oggetti d’uso quotidiano resi “interattivi” da tecnologie che venivano integrate in essi. Si parlava di luoghi -che definirei per somiglianza “musei” o “gallerie”- che consentivano ai loro giovani visitatori di scoprire la maggior parte del contenuto e delle storie, interagendo con le cose. Facendo un esempio banale, se c’è un tavolo questo è capace di raccontare la sua storia, di cosa è fatto, dove e come è stato costruito, dove e perché è stato up-gradato a smart object e come si “usa”. I docenti, in questo modo, non sarebbero stati i depositari dela conoscenza assoluta bensì le guide alla scoperta della conoscenza stessa. In questo modo, nell’immaginario del bambino, la conoscenza smette di essere qualcosa che sta nella mente dell’adulto e diventa qualcosa che sta ovunque e può essere scoperta in molti modi.

    L’apprendimento tramite l’esperienza non è dunque soltanto qualcosa che si può fare in SecondLife (sarebbe ridicolo pensare questo) ma è qualcosa dove cambia -più che il media- soprattutto il ruolo del docente. Non più un “broadcast” ma una intera rete da navigare. La parola rete non l’ho usata a caso e non reputo di debba intendere come sinonimo di Internet. Semmai intendo che -alle scuole con approccio tradizionale- bisognorebbe pian piano aggiungere una forma di “specializzazione nella creazione di un certo specifico tipo di esperienza che nasca per essere condivisa con altre scuole”. Le “gallerie” del mio paper del 1997 potrebbero stare dentro alle scuole che abbiamo adesso. La banda larga OVUNQUE ed una maggiore mobilità dei discenti, dovrebbe consentire di vivere “n” esperienze dirette che si aggiungono alle classiche lezioni frontali, modificando nel tempo il ruolo del docente e instillando nei discenti -più che la nozione specifica- la curiosità, il senso di scoperta, la capacità della scoperta.

    A qualche mio anziano professore del Liceo Scientifico Leonardo di Agrigento, che dovesse leggermi adesso, verrebbe in mente che sono impazzito. La realtà è invece che il ponte holodec di StarTrek è alla nostra portata. Se non possiamo riportare in vita Socrate e chiedergli cosa ha detto davvero, possiamo ricreare incredibili esperienze dicattiche. Questo non soltanto come è già dimostrato dalla significativa -breve- esperienza che ha visto apparire Mazzini in SecondLife, ma anche attraverso assistenti virtuali abbastanza intelligenti da raccontare la storia dei personaggi che interpretano e rispondere a qualche domanda.

    E se -ancora una volta- alcuni giornalisti hanno banalizzato l’evento Mazzini in SecondLife puntando sulle feste serali dove l’avatar si è divertito a ballare, in molti hanno comunque colto lo spessore delle parole che gli esperti del Risorgimento hanno fatto dire ai loro storici protagonisti.

    solo un brevissimo esempio tra quelli riportati da La Repubblica:
    Entra Mazzini e la prima domanda non sembra contemplare giri di parole: “Ti pesa la tua immagine di rivoluzionario fallito?”. “Non sono affatto fallito altrimenti voi non sareste qui”. Eppoi: “Non ho lasciato la carboneria, è la carboneria ad essere andata verso la Giovine Italia”. Ma qualcuno insiste: “Non ti pesa essere meno conosciuto rispetto agli altri personaggi?” “Non sono affatto sconosciuto, studiami”.

    D’altro canto, tecnologie come grandi schermi o proiettori a basso costo banda larga, possono aprire una finestra dell’aula verso mondi incredibili. Una super-cartoon direbbe qualcuno… Teatro direi io. Ma con in più la capacità di crescere attraverso l’uso che ne farebbero tutte le scuole connesse. La persona che interpreta Mazzini può essere supportata da enciclopedie online, piuttosto che da un assistente virtuale che segue il dialogo e suggerisce le potenziali risposte, apprendendo comunque da quelle che lo studioso da poi ai suoi interlocutori. Un software tipo rete neurale potrebbe imparare rapidamente ad emulare i comportamenti del personaggio interpretato, sino a poterne essere un surrogato adeguato a degli utilizzi di base.

    Chi -invece- non ha problemi di riesumare Vip del passato è questo corso di lungue “full immersion” in SecondLife: LanguageLab! Languagelab.com is a language school unlike any other. Learning takes place in an immersive and realistic virtual space with a remarkable voice system that enables students and teachers from anywhere in the world to interact.

    Anche se c’è ben poco da considerare virtuale una esperienza come quella qui descritta, NON di soli incontri virtuali si può apprendere. La storia del tavolo parlante e delle gallerie fisiche è fondamentale per bilanciare la dieta del piano didattico. Ma se torniamo a parlare di Gallerie la mente non può che andare ai Musei ed al loro sotto-utilizzo attuale.

    Prima di tutto, i Musei dovrebbero essere maggiormente protagonisti nel processo di educazione. Non parlo solo del fatto che le scuole devono visitare di più i musei, questo è il minimo indispensabile. Quello di cui parlo è invece relativo ai musei stessi, che devono dotarsi di una serie di fondamentali estenzioni che gli consentano di raggiungere le scuole (e le case).

    Il museo potrebbe avere una piccola Ip-TV o un podcast su un tema specifico. Gli autori di questo canale dovrebbero poter essere raggiungibili direttamente dalle scuole e -magari- tenere delle lezioni (incontri) direttamente via videoconferenza tra museo e aule di scuola.

    leonardo-da-vinci-action-figureIl museo non è solo qualcosa che si può visitare, ma è qualcosa che ti può parlare, che puoi esperire. Del museo mi devo poter portare a casa non soltanto FOTO (e basta con i divieti!), racconti (podcast e video), bookmarks, contatti personali con gente del museo, ma anche i “banali” gadgets! T-shirt, libricini, giocattoli, tazze, pupazzetti, etc. Serve tutto!
    E non soltanto perché migliorare lo stato dei conti del museo, ma soprattuto perchè genera convivialità (bar interno, luogo di incontro, salette attrezzate disponibili per eventi esterni, etc) ma perché talvolta, un pupazzetto può contribuire a creare una immagine positiva ed eroica della persona e delle idee che costituiscono la nostra cultura. Se necessario, che l’action figure di Leonardo faccia concorrenza alle Braz. Con una competizione così dura, perderà certamente molte battaglie, ma potrebbe vincerne alcune davvero decisive. Fornendo un esempio e diventando un protagonista dell’immaginario e dei giochi di qualche ragazzino.

    Ci tengo a parlare di musei attrezzati non solo per erogare i propri servizi, ma anche per ospitare gruppi di lavoro ed eventi esterni. Peché al museo ci devono essere soltanto pochi costosi eventi “importanti”. Cazzo, ma se siamo tutti qui a dire che hanno valore, allora facciamoci i barcamp al museo. Rendiamoli vivi. Magari salta fuori anche un coinvolgimento mooolto diverso della città e dei suoi talenti. Un sacco di gente sarebbe orgogliosa di poter scrivere nel CV che collabora con il museo. Però deve avere l’opportunità di farlo!

    Certo non basterebbe neanche qualche gadgtes e la maggiore apertura a calmierare il gap tra l’italica via ai musei ed i vari Exploratorium di San Francisco o Musem of Science di Boston, ma da qualche parte bisogna comunque cominciare.

    foto by Batrace - http://www.flickr.com/people/batrace/L’avventura del sommergibile Toti al Museo della Scienza di Milano ha rappresentato un buon esempio come andrebbero fatte le cose. Almeno per l’idea avuta e per il coraggioso, significativo e simbolico trasporto che da Augusta l’ha portato sin dentro le vie di Milano. Vedere realizzata un’opera complessa come il trasporto del Toti e -magari- essere testimone di un sommergibile che passa nel bel mezzo delle vie della città, apre la mente. Insegna che molti limiti possono essere valicati!

    Quindi, più che la visita -comunque gradevole- all’interno del sommergibile, è proprio l’idea che lo si sia portato sin qui a dare l’esempio giusto: fa pensare in grande. Comunica orgoglio.

    Unico neo, quella codarda, disdicevole, infima, FIRMA per la MANLEVA richiesta all’ingresso del sommergibile. Insomma, il Museo -se ti fai male- se ne lava le mani. Roba mai vista -ad esempio a San Diego- dove ho visitato portaerei, sommergibili russi, navi vecchie di cento anni, aerei della seconda guerra mondiale etc.

    Tornando al Museo Leonardo di Milano… Certo, la polvere e lo stato di abbandono di intere sezioni del museo di Milano mettono tristezza, ma si vedono segnali anche positivi, come i nuovi laboratori dove sperimentare con genetica, arti applicate e soprattutto robotica. Vi state chiedendo perchè sono così POCO critico? perchè bisogna anche rendersi conto che il museo della Scienza di Milano è grande e contiene materiale impegnativo (treni, navi, etc) e soprattutto che fa tutto con soli 10 milioni di euro annui. Vi sembra un cifrone? Beh allora sintonizzatevi sugli hollywoodiani 80 milioni a disposizione dell’equivalente museo di Londra.

    Chissà quando, la visione degli oggetti autoesplicativi o il live museum dello Zoolander dello scorso Natale. Speriamo però che nell’attesa ci si riesca a liberare dell’idea di apprendimento da cd-rom, e -magari- si smetta di pensare a second life solo come un luogo di perdizione. E’ stato simile a questo il processo di nascita del web, e i detrattori di allora immagino che adesso abbiano tutti cambiato versione dei fatti…

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    One Response to “L’apprendimento è una cosa da Museo”

    1. Senza Identitàon 23 May 2007 at 11:45 pm 1

      Welcome to the Human Network…

      Come avevo scritto qualche tempo fa l’evoluzione di Internet porterà ad una completa separazione dei contenuti dalla presentazione. SOA e RIA renderanno accessibili le informazioni ai motori di ricerca sotto forma di dati strutturati. XAML (il lingu…

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