Apr 25 2007

    L’Antologia dell’ Interaction Design

    Bill MoggridgeBill Moggridge è uno dei fondatori della società di design di maggiore successo del pianeta, la IDEO. Ma non soltanto. Moggridge è una delle personalità che più ha creduto (e contribuito) a far crescere la schiera di coloro che -negli Stati Uniti- hanno fatto dell’Interaction Design un modo di costruire valore per l’intero mercato dell’ICT. Non è cosa banale OGGI, che la produzione è tutta stata portata all’estero e solo il know-how ovvero la capacità di fare ottima PROGETTAZIONE è il vero vantaggio competitivo della grande Silicon Valley. Perché ne parlo oggi? Perchè ho tra le mani il suo nuovo libro.

    disclaimer: Il successo della Silicon Valley si basa su know how, networking e capitali di ventura. In questa sede mi interessa parlare di prodotto e non dell’intero sistema SV. Tuttavia, se ad esempio fate riferimento ad un prodotto come l’iPod, la scritta che ci trovate sopra è “designed in California, assembled in Taiwan, China, etc”.

    Designing InteractionsFINALMENTE UN LIBRO
    Mi piace partire dalla descrizione di questo oggetto fantastico che è il libro di Moggridge. Quasi 800 pagine TUTTE A COLORI. Hardcover, bella copertina, un DVD con quasi due ore di interviste ai protagonisti dell’IxD, una grafica accattivamente, un linguaggio semplice. Il perfetto libro per anche per chi vuole cominciare a studiare INTERACTION DESIGN. Forse il primo vero libro con le necessarie caratteristiche didattiche ad essere aggiornato, non noioso, non chino sulle tecniche, capace di far sognare il giovane lettore. Un libro ricco, moderno, fatto per durare. MIT PRESS! Editori locali… guardatevi com’è fatto, please.

    Ma partiamo dall’inizio…
    Avendo tra le mani questa ANTOLOGIA DEL DESIGN DELL’INTERAZIONE che Bill Moggridge ha messo insieme, si può percorrere la storia del design delle interfacce attraverso le persone che hanno maggiormente contribuito a scriverla.

    Bill Moggridge è uno che avrebbe potuto raccontare tutto con farina del suo sacco, ma ha preferito vestire i panni curatore e collezionare 36 -più una- interviste (snack preview qui sul sito), e far sì che la storia si raccontasse da sola. SI, perché avere -tra gli altri- personaggi come DOUG ENGELBART (l’inventore del mouse - intervistato nel 2003) o Larry Tesler e Bill Atkinson (inventori del menu pull down sul LISA) e tutti gli altri protagonisti, significa davvero raccontare LA STORIA del design dell’interazione.

    D’altro canto, il libro colleziona anche una serie di protagonisti -sempre collegati a concetti base- molto recenti. Tra questi vale certamente la pena di evidenziare le ricette di semplicità su cui insistono i Google-guys (Page e Brin) ed il simplicity guru JOHN MAEDA (recentemente incontrato qui a Milano grazie a Meet the Media Guru).

    Sempre affasciante Hiroshi Ishii, ma anche Terry Winograd è uno spettacolo. Il professorone di Stanford (che ha anche supportato i GoogleGuys anche da studenti) parla di come esistano tre modi interagire con il mondo, ad esempio quando si fa shopping: MANIPULATION, LOCOMOTION e CONVERSATION. …roba che fa molto comodo ai miei personali trip sulle interfacce conversazionali.

    Tra i nomi importanti ma meno noi ai più, c’è da evidenziare il contributo di Joy Mountford (fondamentale il suo contributo al primo Quicktime. Peccato avarla mancata per un soffio nel mio ultimo giro californiano) e Cordell Ratzlaff (”l’effetto genio” del MacOSX ed altre chicce)

    Ma una delle storie che ho ascoltato con maggiore piacere è quella di Tim Mott, uno che ha dato un contributo importante alla generazione della metafora del desktop, ma anche uomo chiave del Macromind Director e co-founder della Electronic Arts!

    - Ribadisco il link per ascoltare un abtract delle interviste

    Riassumendo un pò di valutazioni sul libro di Moggridge:
    - E’ bello come oggetto, stampato a colori, robusto, etc
    - E’ ricco di contenuti ed ha estenzioni importanti come il dvd ed il website dedicati
    - E’ perfetto per la formazione, anche grazie al suo approccio storico
    - Non è una mera vetrina di personaggi, ma semmai di soluzioni di design che vengono raccontate dai loro autori

    Non male direi!
    Certo sarebbe bello poter completare questa antologia con i contributi dei vari Norman, Nielsen, Raskin ed altri eccezionali protagonisti… Così come sarebbe stato bello poter postare dei commenti alle schede dei vari autori. Ma forse sarebbe stato chiedere troppo, e la sovrapposizione con altri luoghi del web sarebbe stata troppo alta.

    Gillian Crampton SmithAdesso però ho un sassolino da togliermi dalla scarpa…
    Non posso infatti non avere un sussulto nel vedere Gillian Crampton Smith essere la protagonista assoluta del libro. A lei infatti è dato il compito non soltanto di introdurre il libro ma di introdurre il concetto stesso di design dell’interazione.

    Gillian è tutt’ora in Italia, dove era arrivata per guidare l’Interaction Institute di Ivrea. Quello stesso istituto malamente chiuso (scusate, si dice “fuso”) dalla TELECOM ITALIA e che tanta ricchezza culturale stava producendo. Una operazione per cui persino uno come John Thackara si è inalberato!

    La struttura di Ivrea poteva davvero essere importante. Non perché non esistessero altre eccellenze italiane nel campo (Domus Academy ha ottenuto risultati eccezionali negli anni), ma per via della sua struttura esterna, del suo network chiamato Explorers Club e di quello Steering Committee dove c’erano già (e parliamo di 5 anni fa) tutti i grandi nomi che oggi abbiamo ritrovato nella antologia di Moggridge.

    Cosa significa questo?
    Che qualcuno ha deciso non soltanto di interrompere l’azione culturale di una scuola che operava in un settore chiave dell’innovazione, ma che facendolo ha anche interrotto un network di relazioni potenzialmente dirompente.
    Se guardiamo all’elenco dei protagonisti presenti nel libro, a parte gli statunitensi ci sono solo inglesi. Non pochi. E quasi tutti legati a quel Royal College of Art of London che la stessa Gillian ha guidato per molti anni!

    E’ ovvio che ci sono soltanto sue possibilità:
    1) Questa cricca di gente si è fatta un “Best of” dove si gratificano a vicenda.

    2) La California è la culla della cultura dell’interaction design, ma scuole come il Royal College of Art of London hanno davvero dato un grande contributo alla generazione di questa cultura. Di contro, chi NON ha avuto modo di esprimere questo genere di contributi, è finito fuori dai giochi. Fuori dal futuro. Gillian aveva attaccato l’Italia al treno dell’innovazione! ma il bastone (pardon, tronchetto) del PADRONE è finito tra le ruote del carro e fermato la corsa della scuola e contribuito a fermare anche il Paese!

    Beh, le ipotesti sono comunque due: Ognuno è libero di credere cosa preferisce, ma… mentre nel primo caso nessun danno concreto è stato perpetrato ai danni dell’Italia, dei talenti del nostro Paese, etc, nel secondo caso SI.

    -> una foto che vale quanto mille parole
    Alcuni dei principali protagonisti dell'IxD mondiale, riuniti in Italia per definire le Fondamenta dell'Interaction Design

    pps. prima che spariscano dal web, ecco cosa ha dichiarato testualmente Thackara ai tempi della chiusura dell’IDII

    INTERACTION IVREA MORPHING
    A brutal policy change by its main sponsor, Telecom Italia, has forced Interaction Design Institute Ivrea to move to Milan and effectively merge with Domus Academy. The two organizations describe the move stoically as “a great opportunity for growth”, but the fact remains that the Ivrea team will be broken up and funding for the combined entity drastically reduced. Telecom’s decision is short-sighted and represents a stupendous destruction of value: It is breaking up a hub, five years in the making, for a new community of practice in a subject area strategically crucial for telecoms.

    Molti dei fouriusciti di Ivrea, lavorano a Milano ma NON in Domus Academy, bensì qui.

    - L’ Interaction Institute oggi

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