eTech day3: Thursday, March 29
Siamo all’ultimo giorno dell’eTech e -come tradizione- non sarà quello più intenso. C’è curiosità per lo speech di Matt Webb che apre la mattina, e mooolta attesa sui due big: Apollo (Adobe) e Google.
Abode è qui per reclutare makers che lavorino alle loro applicazioni usando Apollo, mentre Google… beh, Google -al solito- è qui per fare recruiting mostrando quanto è fico lavorare e vivere al GooglePlex e -relativa novità- come si fa a non essere il diavolo schierandosi con l’ecologia.
Una nota della Google Way… vuoi rendere la tua società almeno parzialmente verde? Comprati una società che fa pannelli solari e ricoprici l’intera sede! Il bello è che così ci guadagneranno subito, anziché attendere i dieci anni (loro dicono 7 o 8) necessari per ammortizzare l’installazione dei pannelli!
From Pixels to Plastic
Matt Webb, Director, Schulze & Webb
Matt Webb è uno simpatico ma che non vi aveva esaltato nelle precedenti edizioni. Per lui è invece arrivata una sorta di promozione, passando da sessione pomeridiana (che sono sessioni concorrenti) a primo speech della mattina (anche se del terzo giorno). Non credo che sia arrivata questa “consacrazione” per merito del libro MINDS HACK che ha scritto per la O’Reilly… perché il libro è solo una raccolta di cose già viste altrove (trucchi legati alla memoria ed alla visione), che non credo abbia arricchito Tim O’Reilly. Quindi deve essere l’argomento interessante…
Matt parte bene. Serve sempre un frame di riferimento e lui c’è l’ha: Noi siamo la Generazione C. Ci interessa poco la TV, ci interessano altre cose, più divertenti, emotive, coinvolgenti nel senso della partecipazione.
Cos’è GEN C? beh, la C sta per:
- communities
- connected socially and electronically
- creative
- controlling
- complexity
I suoi avatar collegati via USB, rilevano la presenza online o cascano fisicamente in terra quando la persona a cui sono collegati è offline.
I computer-fisici rendono informazioni e persone accessibli in modo diverso e migliore di prima.
Ovviamente, complicando un poco l’elettronica di controllo dell’avatar fisico -magari con un processore a basso costo e degli rfid- avremmo a disposizione una trasposizione fisica di informazioni e persone che compenetrano il mondo “reale”. Questo è estremamente interessante per il discorso che faccio anche personalmente in termini di “riduzione della distanza tra bytes ed atomi” (il mio speech al BayCHI).
…gira e rigira siamo sempre più nel pieno di una generazione di Makers, che -seguendo il loro istinto nello sperimentare divertendosi- rappresentano una realtà diversa ed emergente rispetto a quella in cui i prodotti sono un territorio delle grandi compagnie. Chissà se la “promessa” sopravviverà.
- L’abstract dello speech di Matt Webb
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Apollo : Bringing Rich Internet Applications to the Desktop
Ed Rowe, Adobe Systems
FINE DELLA SEPARAZIONE TRA INTERNET E DESKTOP APPs???
La prima applicazione Apollo mostrata da Ed Rowe è un client eBay. Una sorta di iTunes di eBay. Una applicazione che vive solo se collegata “live” alla Rete, ma ha tutte le caratteristiche di una applicazione residente. Questo non è poco, perché significa poter usare pienamente le caratteristiche HW e SW della macchina client, nonché avere (si spera) una maggiore robustezza. Inoltre, una applicazione Apollo è in grado di “subire” modifiche ai dati inseriti dall’utente anche mentre è off-line (ad esempio nuovi task in una applicazione di to-do list), e sincronizzarli alla successiva connessione. Cosa che rende queste applicazioni potenzialmente fantastiche per oggetti come l’iPhone.
btw:Nella demo di Apollo Apps per eBay, ho visto un controller a forma di racchetta da tennis, nel quale va incastrato il wii remote. ;)
Riflessione obbligatoria…
Non è la prima volta che Internet prova a conquistare la macchina su cui gira. Vi ricordate dei servizi PUSH di Explorer 4??
Personalmente ritengo che la situazione sia MOLTO diversa ma non MENO rischiosa. Infatti, se da un lato -come anche Matt Webb ha dimostrato- abbiano a disposizione “n” modi di allargare lo spazio di Internet al mondo fisico e portare -anche con Apollo- i confini tra web e non web alla sparizione, è vero anche che ciò NON avverrà per mano dei soli makers. Tutto il talento disponibile nel creare APPs e devices dal basso NON rappresenta comunque una massa critica sufficiente a cambiare il mercato. Se si vuole avere l’opportunità di arricchire la biodiversità tecnologica con veri e nuovi prodotti/mashup, si deve essere capaci di trasformare in makers fasce molto più ampie di persone. …e non sono le UI che ho visto sin qui nei sistemi come Pipes che riusciranno a fare questo salto.
Riguardo Apollo… per quanto in alfa, al momento non si può dire che abbia una interfaccia utente che consenta di allargare la popolazione degli sviluppatori anche a non tecnici. …Riparliamone dunque se e quando ne avrà una.
Allargando il campo: In generale, tutte le nuove tecnologie per l’automatizzazione o la creazione di Web Apps che sono emerse in questo eTech, sono ancora a livello di framework e/o sono ambienti di sviluppo che facilitano di certo la vita agli sviluppatori, nonché trasformano in sviluppatori alcune fasce di makers: ma -secondo me- non è ancora abbastanza. Hypercard ed il vecchio FileMaker 4 sono -da questo punto di vista- ancora non superati!!!!!
ah, dimenticavo: LEGGETEVI IL POST DI MAX ZAGLIO. Lui la vede più nera…
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The Making of Virtual Earth
John Curlander - Microsoft/Virtual World 3D
John Curlander parte dalla “visione di Bill Gates“, che parla di un web completamente 3D con cui vedere le vetrine dei negozi etc. Per realizzare questa stessa visione, nell’estate del 2005 alla Vexcel era nato il progetto Virtual World 3D. La Vexcel, azienda indipentende capace di collezionare 3000 città completamente mappate in 5 anni, all’inizio usava quei sistemi per cui un’auto dotata di fotocamere digitali commerciali va ingiro e scattando milioni di foto.
Questo sistema -per quanto economico- necessitava molto tempo per la realizzazione degli scatti nonché incapace di correggere tutta una serie di errori su texture e su alcune prospettive.
Quando la Vexcel fu acquisita da Microsoft, il progetto cambio scala… L’idea fu subito quella di costruire una fotocamera ad-hoc per le rilevazioni. Qualcosa che potesse funzionare non da sopra un’auto ma da un aereo o un satellite, nonché facesse “n” scatti con forte sovraposizione, su più spettri cromatici e -naturalmente- ad alta risoluzione.
I differenti spettri cromatici sono fondamentali per distinguere rapidamente le costruzioni dalla vegetazione o dall’acqua, e questo facilita notevolmente l’ottimizzazione della qualità. Tutte cose irrealizzabili con macchine fotografiche tradizionali (anche professionali e con rullini adatti), ma che diventano fattibili a patto di costruire un hardware ad-hoc.


Una delle caratteristiche dei dati raccolti ad alta sovrapposizione è che è possibile ricostruire -almeno parzialmente- la struttura 3D delle immagini. Di fatto, avendo dei molto precisi sul punto da cui l’immagine è stata scattata (GPS) e con una così alta sovrapposizione, si possono “inseguire” i punti dell’immagine utili a definire la topografia tridimensionale dei luoghi.
Questi dati, mixati con i tradizionali dati altimetrici, e filtrando adeguatamente le singole aree della ripresa (che consente di “estrarre i palazzi” ad uno ad uno), portano a risultati davvero credibili.
Infatti, isolare il singolo palazzo aiuta a definirne la struttura geometrica (con dettaglio MOLTO alto) e dunque a mappare la texure in modo davvero efficace.
Una tecnologia del genere è adatta per supportare applicazioni relative a turismo, apprendimento o -ad esempio- a visualizzare dati real-time che provengono da altri sistemi, ades: controllo del traffico auto in città densamente abitate.
Certo, personalmente non ho ben capito come possano estrarre geometrie così dettagliate, ma l’effetto è fantastico. Almeno un paio di volte meglio dell’attuale Google Earth.
Ma tutto questo è ancora un due dimensioni e mezzo, e le texture dei palazzi -sul fianco- sono molto piatte e poco dettagliate.
Ecco allora che un’altra fotocamera speciale, torna sul tetto di un’auto e comincia a collezionare dati simili a quelli che Vexcel facevano all’inizio, ma con maggiore dettaglio e -ancora una volta- con gamme cromatiche capaci di fornire dati su geometria e tipologia del contenuto di ogni singolo scatto.
E’ facile immaginare cosa accadrà appena queste due tecniche di ripresa saranno capaci di ricostruire ambienti su vasta scala.
NON PENSATE a SECOND LIFE… apparentemente -per adesso- il discorso non è inerente questo genere di mondi. Il senso -secondo me- è che è più facile mettere alcune caratteristiche “sociali” dentro Live Earth che non mettere Live Earth in qualche modo dentro SL.
Tags: California, ETech, San Diego




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