Jan 25 2007
Non è una news, ma una riflessione: Il Governo ha tassato i brevetti!
Sono cliente di alcune società milanesi specializzate nella registrazione di marchi e brevetti. Nelle scorse settimane, una di queste società , ha inviato a tutti i cllienti una allarmante missiva che -in soldoni- diceva:”Il Governo ha messo una tassa di registrazione sui brevetti, quindi dateci il tempo di capire che impatto ha e come e regolamentata perché ci sarà un discreto casino”.
La mia prima reazione è stata di stizza: “Quale ratio ha una tassa sull’innovazione in paese (inutile non riesco a mettere la maiuscola) che stenta già così tanto a crescere?”. Ho però evitato di scriverne su questo blog. Non ne sapevo ancora abbastanza. Adesso però…
Disclaimer: Credo si possa avere spirito critico ed eventualmente valutare le specifiche azioni di un Governo, senza per questo sentirsi attribuire una faziosità di destra o sinitra. Queste ultime -infatti- sono classificazioni non sostenibili ne nell’architettura delle informazioni e neanche a lume di ragione.
L’Economy (Panorama), titola:”BEN VENGA LA TASSA SE CI PROTEGGE!”
Lascio a voi ogni possibile valutazione sulla parzialità dell’affermazione, e mi occupo invece di cosa dice Tremonti (che questa tassa l’aveva abolita) e Maria Ludovica Agrò (no, non siamo parenti), ovvero il direttore dell’Ufficio Italiano Brevetti.
Una breve premessa: un brevetto può essere registrato a livello nazionale, comunitario (UE) o “mondiale”. In realtà “mondiale” significa che sono state effettuate “n” diverse registrazioni che -di fatto- coprono tutte le nazioni dove vi sia una adeguata legislazione (non ho idea di come funzioni in Afganistan!). Naturalmente è possibile registrare un brevetto con una disposizione geografica “a macchia di Leopardo”, ovvero NON tutelandosi in alcune nazioni ritenute non interessanti come possibile mercato.
Di solito le Nazioni dove una invenzione che -avendo già avuto successo altrove- lì non è ancora tutelata, vedono sbocciare concorrenti locali. Questi si occuperano di “dissodare” il mercato -a volte- svenandosi e comuqne senza poter estendere tutele altrove (perché ci sono già le vostre) e -quando eventualmente quel mercato davvero fiorisse- voi lo potreste sempre entrarci -magari- partendo da una posizione economica che vi consente di inondare di pubblicità il paese e far sparire “dalla comunicazione” il più piccolo concorrente locale.
Ma a parte le strategia macchiavelliche, il punto è che BREVETTARE COSTA SEMPRE e OVUNQUE, quindi bisogna saper bilanciare gli step di investimenti in tutela con quelle che sono le reali prospettive economiche derivanti dal brevetto stesso.
Perché brevettare costa? Perchè -banalmente- serve competenza specifica per:
1) Rispettare i vincoli posti dalle Leggi vigenti
2) Perché serve VERIFICARE la reale unicità del brevetto!
Mentre il punto 1 è autoesplicativo, il punto 2 merita qualche riga in più.
Di fatto, se qualcuno brevetta una invenzione e viene fuori che ne esisteva una “simile” brevettata precendetemente, il brevetto più recente può essere invalidato e le tutele derivanti decadono!
Gli studi privati che si occupano della registrazione dei brevetti, non soltanto aiutano l’inventore a descrivere opportunamente il frutto del suo ingegno, ma verificano -sentendo i registri brevetti del pianeta- se vi sono brevetti simili.
Così, per raffinamenti successivi- si raggiunge una formulazione del brevetto che tuteli tutto e solo ciò che davvero è difendibile. Il resto, non solo sarebbe un costo inutile, ma soprattutto garantirebbe dei “punti di aggressione” al brevetto in toto. Una situazione questa, con cui nessun avvocato desidera ritrovarsi.
E adesso veniamo alla situazione italiana:
Sino a qualche anno fa, la tassa di registrazione dei brevetti era in vigore. Questo -nella mia personale esperienza- significava che -comunque- ci si rivolgeva ad uno studio di consulenza specializzato. Questo perché l’Ufficio Italiano Brevetti non appariva essere un interlocutore competente. Quindi -semplicemente- nelle spese esposte dal consulente privato, venivano aggiunti i vari costi di registrazione per singolo paese Italia compresa.
Il precedente Governo, in modo piuttosto “populista” ma forse anche in ragione della inadeguatezza dell’ufficio brevetti, poteva scegliere se potenziarlo o se abolire la tassa. Ed ha scelto di abolire la tassa. La mossa -dal punto di vista della comunicazione- è stata percepita come vincente:”Non pago un non-servizio e inoltre spingo l’innovazione togliendo una gabella”.
L’attuale Governo, che mi pare meno di “facciata” ma inetto come pochi sul fronte della comunicazione, ha rimesso la tassa e -a quanto dice la mia omonima a capo dell’ufficio brevetti- questo dovrebbe garantire l’erogazione di un opportuno servizio di verifica dell’unicità del brevetto stesso, aumentando dunque le tutele. La domanda è: Potrò fidarmi, oppure dovrò comunque servirmi dei consulenti privati?
Se SI, allora siamo punto e a capo!
Quello che penso io, in poche righe è questo: Un paese come il nostro -ovvero in GRAVE difficoltà sul fronte dell’innovazione- ha bisogno di ogni TRUCCO per restiturci il primato di popolo di “naviganti ed inventori”.
L’Italia è un paese semiridicolo dove nessun telegiornale o trasmissione di “scienza e tecnologia” parla di Wii, iPhone, Web2.0, SecondLife, etc. Mentre tutti sono pronti al “lancio di WINDOWS VISTA”!
L’Italia è un paese dove una delle principali catene retail (Mondadori Informatica) può permettersi di NON VENDERE il Nintendo Wii! …ed io non posso fare a meno di pensare che il solito monopolista degli OS c’entri qualcosa nel determinare una politica commerciale apparentemente suicida!
Ma come si fa a decidere di NON vendere il principale oggetto di culto del momento?!?!
Io non posso saperlo, ma da ieri non compro più nulla al Mondadori Informatica. Chiuso!
Dove voglio arrivare?
In California se sei un imprenditore o anche solo un uomo di tecnologia, un innovatore, sei Hype. La società ti celebra perché crei ricchezza. La gente ne parla, l’economia cresce e stimola altra gente e -nel giro di poco- ci si ritrova in uno Stato che -da solo- è l’ottava potenza del pianeta.
Questo successo dipende ANCHE dalla forza della comunicazione. Dallo spirito, dalle speranze e dalle visioni che le innovazioni generano. Secondo me, NON CI SI PUO’ LIMITARE a dire “Abbiamo tassato i brevetti”. E’ da pazzi. O si affronta il tema in modo ampio o si è peggio che populisti, si è stupidi!
Secondo il mio modesto parere di innovatore sul campo, il Governo dovrebbe fare principalmente due cose:
1) Confrontarsi con gli altri Paesi sul concetto stesso di brevetto, copyright etc e definire cosa e per quanto tempo ha senso che sia “tutelabile”. Al contempo fare degli accordi internazionali che facilitino l’estensione (e abbassino i costi) dei brevetti che hanno ancora un senso.
2) Stimolare in tutti i modi possibili -e con creatività - lo spirito sopito dell’Italia degli innovatori.
L’Italia è un paese talmente ricco di talento che -secondo me- non abbiamo neanche bisogno del rientro dei cervelli. Basterebbe non uccidere quelli che sono ancora qui o -magari- non costringere anche questi ad emigrare.
Infine una preghiera: Basta giornalismo IGNORANTE!
Non ne posso davvero più di leggere ridicoli articoli da scuola elementare dove -professionisti della scrittura- esasperano verso il basso il contenuto ed il senso dell’innovazione e della tecnologia.
Giornali che si rivolgono ai lettori come a degli stupidi ignoranti, generano una nazione di stupidi ignoranti. Perché cultura non è solo un bel quadro o un documentario, ma anche un fumetto, un videogioco. Accidenti, la mia trasmissione preferita negli US è “Dirty Jobs” o i documentari sulle grandi imprese della tecnica, mentre qui in Italia usiamo uno schema binario tipo: umanista significa cultura alta e tutto il resto -al più- è tecnico e interessa a pochi.
Troviamo il modo di svincolarci da questo ciclo vizioso! So bene -perchè li conosco- che esistono centianaia di giornalisti in gamba. Basta liberarci dell’idea che il “popolo” è stupido. Che la cultura è una e per pochi. Basterebbe ammettere che il canone e -ritengo- anche il sostegno pubblico alla carta stampata, ha senso perché i giornali e le televisioni SVOLGANO DAVVERO UN RUOLO PUBBLICO! E una volta tanto contribuiscano a costituire la spina dorsale di questo paese.
E con questo -per oggi- penso di averne dette abbastanza.
Tassate ciò che diavolo volete, ma costruite uno spirito! Date speranza a giovani, imprese, imprenditori, finanziatori, etc etc. Perché non si può sempre avere la forza di partire pur sapendo che si dovrà lottare contro tutti!
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Alcuni link:
- http://www.uibm.gov.it/ (Ufficio Italiano Brevetti)
- http://www.sviluppoeconomico.gov.it/ (Ministero dello Sviluppo Economico)
- http://www.ufficiobrevetti.it/ (Uno studio di consulenza di Pisa)
- http://www.giambrocono.com/ (uno dei più noti consulenti dell’area lombarda)
- http://www.jacobacci.com/ (uno studio specializzato in marchi e brevetti di “fascia alta”)
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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