Nov 14 2006
La forma del Futuro
Bruce Sterling è un grande scrittore di fantascienza, ma anche un visionario che immagina futuri potenziali per il nostro presente.
Da qualche settimana, la sua Internet di cose, i suoi SPIME , e le sua gizmo-logic (gingillogica), sono disponibili al lettore anche in Italiano. La Apogeo ha infatti tradotto “SHAPING THINGS”, di cui io ho parlato a Marzo ‘06 (eTech Report). Ma vediamo come e perché siamo prossimi ad una Internet di cose…
Bruce Sterling è innanzitutto un personaggione.
Non è un caso che abbia aperto la scorsa edizione dell’eTech di San Diego, CA. Così come non è un caso che -nel filone recentissimo del “design del futuro”- soltanto lui e John Thackara, stiano cercando di colmare il vuoto progettuale che separa il mondo post-industriale e internettiano, dal futuro che ci attende.
Sterling scrive cose fantastiche e immaginifiche come:
“Mentalmente, separare gli uomini e gli oggetti è più facile che intenderli insieme come sistema ampio e interdipedente. Ma questa divisione tassonomica ci rende ciechi riguardo ai modi ed ai mezzi attraverso cui gli oggetti mutano e lascia in ombra quelle aree di intervento nelle quali la progettazione può dare nuova forma alle cose.”
Questa affermazione forte non ci deve stupire, d’altro canto: noi non siamo ciò che pensiamo di essere, bensì gli artefatti che usiamo (G. Basalla).
Inoltre, secondo quanto Sterling afferma, non possiamo parlare di “culture”, bensì di tecno-culture, ovvero da culture con il loro bagaglio di tecnologie. E da questo punto di vista, nessuna tecno-cultura riesce a fare a meno delle tecno-culture precedenti, che -al contrario- ricliclerà , integrerà , augmenterà secondo i suoi desideri e capacità .
Sterling suddivide le tecno-culture a noi più vicine come ere dei manufatti, macchine, prodotti. Poi -a partire da queste tecno-culture ancora esistenti- ha cominciato ad immaginare le tecno-culture prossime venture. Così, quando un prodotto viene farcito di diversi livelli di informazione supplementare, al punto che il “consumatore” impiega più tempo nella fruizione delle informazioni e delle funzionalità che non nell’impiego del prodotto stesso, allora parliamo di tecno-cultura dei “gingilli“.
E secondo Sterling è un gingillo-vino anche quel vino che -per parlare si sé, della sua tradizione, della sua terra, delle ricette, del suo trasporto, del suo consumo- immerga il consumatore in una “esperienza” che trascende il vetro ed il succo d’uva ben lavorato. Ma non è questa l’intuizione più forte del libro.
Una delle grandi abilità di Sterling nel delinerare i suoi coinvolgenti mondi futuri è la sua capacità di attribuire nomi alle cose. Cosa che lui fa con stessa la forza di chi -uomo- ha ricevuto l’incarico di dare il nome alle cose direttamente da dio.
Volendo far evolvere i prodotti dell’evoluzione umana oltre al quel “manufatto”, quelle “macchine” e quei “prodotto” del nostro presente, si è inventato un paio di termini molto geek. Non appagato dal l’invenzione dei Gizmo (nell’edizione italiana “gingilli”) Sterling si èspinto ancora più avanti nella tecno-cultura prossima ventura. Alla ricerca del termine cool che crea la spaccatura tra presente e futuro, nonché caratterizza (motiva) un intero libro, ha inventato il termine SPIME: ideale crasi di SPACE e TIME.
Questa degli SPIME e della “internet di cose” è la parter più bella del libro di Sterling. Cosa sono gli SPIME in concreto? beh, in sostanza agli SPIME, Bruce Sterling ha affidato il futuro del mondo degli rfid. Ma non solo.
Gli SPIME sono “oggetti” che hanno una realtà già da “progetti” o da “deisderi”, ovvero ben prima di essere prodotti e veicolati al consumatore. D’altro canto, gli SPIME sono tali aldilà della dimensione fisica che essi hanno durante il “breve” periodo d’uso.
Gli SPIME sono meta-oggetti, composti fisicamente sulla base del data-mining degli spime precedenti e dall’interazione delle persone con la nuvola di informazioni che lo SPIME genera.
Nuvola che non è più solo “informazione diretta tra produttore e consumatore”, ma che è auto-prodotta dallo SPIME attraverso le interazioni che esso ha con l’intera tecno-cultura sincronica determinata dagli SPIME.
Che delirio è? E’ l’idea che ogni oggetto, attraverso i propri rfid, generi delle storie (memorie delle interazioni) e che queste storie possono intrecciarsi e copnsentire infinite analisi di dati (data mining).
Ma non è tutto.
Arfidi (oggetti rfid passivi) e SPIME popoleranno un mondo più controllato, tracciato, ma anche interattivo e -sperabilmente- più sostenibile e meglio progettato.
I modelli 3D e le immagini del prodotto, determinano il “prodotto” ben prima della sua fisicità richiesta ed ottenuta dall’acquirente. La “fine” dell’oggetto fisico è ecologicamente pre-disposta, mentre la sua nuvola di informazioni ispirerà nuovi
Acquirente che -in un futuro di questo genere- potrà -almeno in parte- stampare a casa tramite plotter 3D, oggetti o parte di essi.
Gran problema questa storia di stamparsi in casa oggetti con parti mobili… Vero momento di futurologia del libro “Shaping Thigs”.
Certo amo l’idea di popter avere una stampante 3D con cui rendere fisica la mia isola su Second Life, ma sono conscio dei limiti che separano una “foto tridimensionale di cera”, da un oggetto animato o funzionante. Quello, credo che ancora per molto tempo sarà il DHL dei miei e-fornitori a “materializzarlo” e -su questo punto- dissento dalle sperenza di Sterling così come dalle prediche sulla singolarità di Kurzweil.
Certo, non posso non amare le cose che scrive Sterling (a cui tutti dobbiamo molto come autore), ma ho qualche dubbio sul contributo al design che può dare questo libro.
Certo, comprarlo, leggerlo e pensarci su è doveroso. Condividerne le tesi, va invece fatto con prudenza. :)
In realtà però, ciò che Sterlign vuole dirci è soltanto questo: La nostra società , sta già correndo in direzione della sincronicità . Lo fa per via della diminuizione delle distanze fisiche date da internet come dagli aerei.
Questo perché una società sincronica è essenzialmente legata al rapporto tra uomo e tempo.
Quello che so è che non avrò presto la mia stampante 3D, come non avuto la macchina volante. Ciò nonostante gli SPIME sono già tra noi e la internet di cose è inevitabile. Questo, Sterling, lo ha capito prima di altri, e leggere il suo libro vale -se non altro- ad aprire uno spiraglio in più nelle nostre menti, nonché godere della sua abilità nel “Vedere” e “dare il nome” alle cose che anche noi abbiamo sotto agli occhi.
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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