Oct 13 2006
L’Interaction Design secondo Adaptive Path!
Dan Saffer è uno dei volti “nuovi” di Adaptive Path, ovvero: l’azienda di JJ Garret “inventore” di Ajax e Jeff Veen, personaggio fulcro dell’ HOTWIRED degli anni d’oro, nonché alfiere della User Experience ed oggi uomo GOOGLE. Dan è andato a parlare di “cos’è l’IxD” ai microfoni di ITconversation. Terreno non facile dove ha svolto un “compitino” non brillantissimo ma non privo di spunti.
Partiamo innanzitutto da Dan Saffer, nuovo spokesman di IxD della compagnia di JJ Garret. Ecco la sua pagina su Adaptive Path ed il suo libro:Designing for Interaction: Creating Smart Applications and Clever Devices.
Ecco un piccolo estratto dall’intervista audio.
Cos’è l’interaction design? esistono tre livelli a cui si può dare una risposta. Quello più rapido, meno tecnico e -probabilmente- più efficace con i parenti è:”fare interaction design significa fare in modo che la tecnologia risulti più facile e divertente da usare”.
Non sarà un modo colto e dettagliato di dire le cose, ma senz’altro ci si fa capire dai più.
Il secondo livello di risposta punta invece l’indice sul “design behaviours and for behaviours”. Ovvero quell’approccio progettuale che parte dallo studiare i comportamenti delle persone e valuta come poterlo innovare/supportare al meglio.
Ma behaviour design è anche il “design dei comportamenti di oggetti e servizi tecnologici”. Dove con “comportamento” di una tecnologia, si prova a dare dignità e spessore a tutto ciò che sta attorno alla semplice interfaccia del servizio/oggetto high tech. Per certi versi, volgendo lo sguardo alla umanizzazione per step di pixel e macchine.
Il terzo livello della risposta è più articolato e profondo: Interaction design è il progetto di tutto ciò che connette le persone ad altre persone, attraverso i prodotti e servizi tecnologici che pervadono la nostra quotidianità presente e futura.
Ma sopratutto IxD ci riporta alla “I”, ovvero alla “deep communication” che significa creare una “relazione” senza confini tra utenti, macchine, interfacce, nuovi utenti; e “D” “ che non significa semplicemente stile, bensì cultura del progetto. Non solo design dell’interfaccia, insomma.
Tutta questa spiegazione su cos’è l’IxD consente a Dan Saffer di tentare di mettere un poco di ordine tra le diverse discipline (o etichette) che vanno da IxD a Ux.
Secondo Dan, UI design comprende visual, IA ed altro. IxD è un ombrello sopra UI design, perché aggiunge la dimensione della fisicità, dello spazio, dei servizi.
IxD è molto riferito alla centralità dell’utente e mette dentro il progetto grandi contributi emozionali. Ciò nonostante non è usabilità (leggi test) e si sovrappone ma non sostituisce anche altri domini di competenza (ad esempio nel marketing).
In tal senso, la User Experience (UX) è -a sua volta- un ombrello che comprende l’IxD, la comunicazione ed il marketing.
…e tutto sommato In linea di massima, io concordo con questo sistema ad “ombrelli multipli”.
Siccome però questo ginepraio delle competenze -che molti usano come scudi per lottare su ogni pezzo di pane- è meno semplice di quel che non possa trasperire, allora voglio citarvi anche David Armano (Creative Director a Digitas) che -con grande tempismo- ha pubblicato sul suo bel blog, l’articolo:User Experience Design De-constructed.

Io non condivido al 100% lo schema di David, ma il suo articolo è molto più specifico e vi suggerisco di leggerlo.
Per il resto, ascoltatevi Dan Saffer ai microfoni di ITconversation
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