Sep 08 2006
HOMO CONEXUS
L’espressione “Homo conexus” non ha ancora una voce su WikiPedia. Il web2.0 ha di recente trovato tra i suoi massimi detrattori (vedi questo articolo) il mitico Tim Berners Lee, l’inventore del web! Eppure… io mi sono fatto una altra idea!
Di recente è stato pubblicato su Technology Review un articolo dal titolo “homo conexus”. L’articolo ha fatto molto rumore ed è stato ripreso da un lunghissimo elenco di testate e blogger internazionali.
In Italia, è stato ripreso dal settimanale Internazionale, che ha riassunto così la tesi del giornalista James Fallows:
“Dopo due settimane di full immersion nella rete, Fallows è arrivato alla conclusione che il web 2.0 presenta aspetti in contrasto tra loro. Da un lato è molto più vicino alla vita reale, grazie a un’integrazione fra i servizi e la vita quotidiana. Dall’altro lato però, il web 2.0 continuerebbe a comportarsi in modo poco analogico, dimostrandosi infatti più efficace nelle informazioni di tipo digitale (vero/falso, buono/cattivo).”
Di conseguenza, chi -come me- leggendo su Technology Review l’espressione HOMO CONEXUS ha subito pensato all’evoluzione dell’HOMO SAPIENS è rimasto piuttosto deluso dal contenuto “spicciolo” dell’articolo in questione.
Ma perchè ho subito pensato all’HOMO SAPIENS 2.0?
Beh, poche cose mi rendono più insicuro che contraddire addirittura l’inventore del web, ma non posso fare a meno di ricordare George Basalla, ovvero:”noi non siamo ciò che pensiamo di essere, bensì gli artefatti che usiamo“.
Internet è uno strumento cognitivo, che ha dunque un impatto diretto sul nostro modo di pensare. Basti l’esempio che -mentre in passato “isolato e irrangiungibile” erano sinonimi di SICURO e INATTACCABILE- oggi ci basta dimenticare il cellulare in casa per sentirci “estromessi” e quindi “vulnerabili”.
Ma per questo bastava il web 1.0 e -forse- non era ancora in caso di scomodare l’homo sapiens 2.0!
Adesso, aldilà delle distinzioni di lana caprina tra tecnofili, bisogna ammettere che artefatti cognitivi “superiori” come Google Earth (il primo oggetto di questo genere), ma anche GMail, SecondLife, Skype e simili, hanno sulla massa (niente di dileggiativo), facendo shiftare il modo di percepire il PIANETA ed il TEMPO (che oramai è mix flessibile di sincrono e asincrono) in modo profondamente diverso dal passato.
nota: Qualcuno dirà che SecondLife e Skype non sono applicazioni Web2.0. Bene, questo -in verità - dipende da cosa definite come web 2.0. In questo caso, io intendo una seconda generazione di applicazioni che usano la Rete, indipendentemente dal linguaggio su cui sono basate.
Ma c’è dell’altro.
Se l’evoluzione dell’uomo si basa sul pollice opponibile (e non sto parlando di inviare SMS), allora provate a riflettere su quanto può impattare l’uso di tecniche di interazione specifiche.
Spostare delle leve è diverso che premere il pulsante del mouse. E fare click su “un mondo che reagisce e collega in tempo reale” è diverso che avere un delay da web1.0 e non trovare nessuno dall’altra parte (esclusiva questa del web “sociale”, ovvero 2.0).
Si, perché -e qui concorco con James Fallows - “The new Web is analog, not digital”. Affermazione che però -per me- significa che -finalmente- Internet è davvero una RETE DI PERSONE e non una rete di computer.
Faccio un esempio tratto dalla mia esperienza personale. Nel 2000 -insieme a due cari amici- ho fondato Idearium.ORG e -come tagline- abbiamo scritto la eZine/Community nata attorno alle interfacce. Ebbene, in 6 anni di onorata carriera, Idearium NON HA MAI messo online strumenti di community classici, come forum e simili, ovvero strumenti interattivi. Quello che è stato fatto è invece -al contrario di moltissime eZine e community simili- dare una IDENTITA’ CHIARA e una VISIBILITA’ forte a tutti gli autori del “blog”.
Così facendo, le PERSONE che sono state coinvolte nel progetto, hanno sempre di più cominciato a conoscersi, collaborare, incontrarsi e -GENERARE OFFLINE- quella community che è IDEARIUM.
Oggi più che mai, Idearium è un gruppo di persone che si sentono di continuo usando tutti i media disponibili e facenti tutti parte di un “magma a rete” che è esattamente quello descritto nell’articolo di Technology Review. Dunque -dal mio punto di vista- ogni singola persona che è parte della comunità “connessa” da idearium e dalla Rete è composta da HOMO CONEXUS.
Ma Idearium è una goccia in un infinito oceano di situazioni simili. E se Idearium può essere un piccolo esempio italiano ci è facile immaginare quanto si debba “moltiplicare” l’effetto HOMO CONEXUS per emulare la ragnatela di relazioni presente a Londra o nella Silicon Valley.
D’altro canto, strumenti come LinkedIn dimostrano ampiamente quanto la rete possa cambiare la nostra percezione di isolamento, distanza e -soprattutto- le nostre concrete opportunità future.

Adesso,
come si fa a pensare che tutto questo enorme cambiamento cognitivo non impatti davvero su ciò che l’uomo è. Come non pensare davvero che, la Rete a livello di artefatto cognitivo, ed il web 2.0 a livello di interazione sociale e strumento di conoscenza (senza tirare in mezzo il concetto di intelligenza collettiva, etc), non abbiamo impatti così stravolgenti da dover upgradare il “Vecchio” HOMO SAPIENS?
Ne vedremo delle belle. ;)
ps. non è che lo dite a TBL, vero? :D
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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