NO-more desktop metaphora!

Steve Jobs - Keynote Agosto06Una delle funzioni principali del desktop del nostro computer (o meglio della sua interfaccia utente) è quella di rendere evidente il contenuto del proprio computer. Eppure, ogni volta che Apple fa un upgrade del suo OS X, lancia una nuova feature che nega il desktop univoco e inventa nuovi spazi e nuove visuali (persino il tempo) con cui l’utente può guardare al proprio PC.
Tutto molto fico, ma cosa succederà al 24simo gadget introdotto?

IL KEYNOTE DI AGOSTO
Non è bastata l’idea di essere in vacanza per “saltare” il keynote di Steve Jobs, ed è valsa la pena di rinunciare a due ore di mare per vedere l’ennesimo show dell’uomo che -più dei suoi inventori- ha dato le GUI, il mouse e la metafora del desktop al mondo.

Eppure, ogni volta che Apple fa un upgrade del suo OS X, lancia una nuova feature che nega il desktop e inventa nuovi spazi e nuove visuali (persino il tempo) con cui l’utente può guardare al proprio PC. Da pochi giorni, queste modalità rinnega-desktop sono addirittura sei. Troppe per non dover pensare anche a come armonizzarle tra loro e con il resto dell’OS.

Proviamo ad elencarle brevemente:
1- Exposé: isola/mostra tutti i file aperti contemporaneamente, oppure libera la scrivania in un batter d’occhio
2- Dashboard: un coltellino svizzero che sta nascosto nel dock ed è pronto ad aprire migliaia di gadgets in pochi attimo
3- fast user switching: Per gestire diversi utenti e/o diverse vostre attività/personalizzazioni
4- Front Row: la consolle multimediale in stile Apple
5- spaces: un moltiplicatore di display
6- timemachine: il backup semplice e bello come quasi come una forma d’arte

TimeMachine

TIME-MACHINE: IL BACKUP E LA POESIA
La mia personale stima per Apple si è moltiplicata vedendo con quale coraggio hanno interpretato un tema scontato e tecnico come quello del BACKUP.
- http://www.apple.com/macosx/leopard/timemachine.html

L’idea di “negare” per un attimo la lampante realtà del proprio desktop e spostarsi e navigare una dimensione TEMPO è davvero buona. Vero, molti studenti fuori di testa di Domus Academy o simili potevano pensare una cosa simile, ma tipicamente le AZIENDE NON HANNO IL CORAGGIO di fare innovazioni così concettualmente dirompenti. In questo senso, l’iniziativa Apple è fantastica, e -per questo- la mia stima si è moltiplicata.
Indipendetemente dal successo di TimeMachine (e vi giuro che mi sarebbe servita già un paio di giorni dopo l’annuncio), la Apple farà un test fondamentale per comprendere quanto gli “utenti” siano pronti a gestire anche la dimensione tempo attraverso la propria interfaccia grafica.
Questo “esperimento” ha molto senso anche da un punto di vista “antropologico” e in linea con quella ipotesi sull’ HOMO CONEXUS di cui cercherò di parlarvi a breve.

LA MANCANZA DI UN MODELLO CONCETTUALE UNIVOCO E LA REGOLA DELLA PREVEDIBILITA’
Semmai, il problema che alla Apple si troveranno presto ad affrontare è la mancanza di un “modello concettuale” univoco per tutti questi spazi alternativi alla metafora del desktop.

La scrivania così riconoscibile e semplice che ha fortemente contribuito a alfabetizzare il pianeta, si trasforma in un barocco mobile con i “segreti” (ovvero i cassetti nascosti), che diventa quindi -per definizione- meno usabile per tutti.

La forza visuale ed emotiva delle GUI aliene, diventa invisibile ed incomprensibile per chi non ne è avvezzo. Al punto che funzioni come exposé (la prima ad essere introdotta) o FrontRow rischiano di rimanere sconosciute agli stessi possessori di computer. Non esagero! Provate a dare in mano il vostro mac ad un utente PC, o a venderlo ad un neofita mac e vedrete se “soprono” da soli i tasti da premere per scatenare le funzioni no-desktop di cui è ricolmo l’OS X.

Ecco che sembra inevitabile una grande nuova razionalizzazione della GUI! ma mentre pensavo a quale fosse il punto di convergenza di tutte queste features no-desktop, mi è nata una ipotesi estrema…

E SE CI FOSSE UN GRANDE PIANO?
Supponiamo per un istante che l’azienda che ha fatto conoscere il mouse e le GUI ad un -allora- ignaro pianeta di users da tastiera, abbia in serbo un nuovo input-device. Qualcosa che usi le telecamere (che hanno messo su tutti i computers targati con la mela), oppure un input-device tipo WII (che Apple e Nintendo abbiano accordi segreti sono in molti a supporlo).

Se così fosse, una “rivoluzione” completa e istantanea delle GUI come le conosciamo oggi sarebbe equivalsa ad un suicidio commerciale. Ecco che avrebbe avuto assolutamente senso l’introdurre -un poco alla volta- un modo nuovo di rapportarsi all’uso del computer, per poi fare il colpaccio introducendo un singolo HW, che espande -o semplifica- tutta l’ipotetica “nuova metafora” svelata.

Oppure, potrebbe avere un ruolo questo nuovo brevetto per display-touch che qui -grazie allo spunto di Folletto- si è ipotizzato fosse introdotto nell’iPhone.

TimeMachine

E SE INVECE NON CI FOSSE IL GRANDE PIANO?
Alla Apple sembrano trascurare del tutto il web2.0, sottovalutare i giochi e -adesso- sembrano rischiare il non-senso moltiplicando i desktop nello spazio e nel tempo (time-machine) e rischiando di confondere definitivamente l’utente del “più semplice” mac.

Certo, proporre (farsi interprete) il podcasting è stato un bel dire. Poi però, tentare di ripetere lo stesso approccio con il Photo-casting è stato un fallimento. Oramai, nessuno -compresa la Apple ed il suo iPhoto- può fare i conti senza Flickr.

Ebbene, in tutti i giochi di strategia è evidente l’errore di chi gioca guardando soltanto ai propri pezzi o alle proprie carte. Così come, sarebbe un errore equivalente anche quello di farsi “guidare dal mercato” senza avere una specifica capacità tattica, propositiva. Capire in che situazione sia oggi la Apple non è chiaro.

CONCLUSIONI
Personalmente NON credo che alla Apple avranno il coraggio di puntare sulla sostituzione del mouse.
Mi piacerebbe, ma non lo faranno. Penso invece che si siano markettizzati al punto da dire che -ogni uscita dell’OS X- ci vuole almeno una roba ad effetto che strappi l’applauso.
I tempi delle Macintosh Human Interface Guidelines e di Don Norman sono lontani e nessuno teme di dover pagare il prezzo della propria indisciplinta GUI.

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