Jul 13 2006
Augmented Reality 2.0
Di Augmented reality si parla da almeno quindici anni, ma adesso qualcosa sta rapidamente cambiando. Negli ultimi tre anni e -sopratutto nel corso del 2005- alcune tecnologie si sono davvero irrobustite e -adesso- è possibile realizzare delle applicazioni che vanno ben oltre la “semplice” apparizione di oggetti 3D laddove erano stati posti dei marker (vedi foto qui a sx). Leggetevi questo articolo e date un occhio ai VIDEO che ci sono in fondo alla pagina!
La prima volta che mi sono imbattuto nel concetto di Augmented Reality era il 1997 ed ero uno studente di Domus Academy. Allora, l’evento chiave del corso era l’Apple Design Project e una dozzina di diversi team di studenti partecipavano alla competition interna per poter partecipare alla premiazione di Cupertino. Così, con Omer Unal e Nicholaus Goettsche, decidemmo di fare della augmented reality e di un concetto di social network ante litteram, la chiave del nostro progetto (e andammo a Cupertino).

Nel progetto “Memories of Relations” la Augmented Reality di cui parlavamo era soltanto un concept e non una tecnologia funzionante, ma affascinò molti interlocutori. Con una magia che oggi potremmo definire alla Harry Potter, una “normale” lente di ingrandimento, si trasformava in un oggetto che rendeva visibili dinanzi ai nostri occhi, persone idee e appunti di lettura, di altre visitatori che -in quel momento come nel passato- avevano visitato i nostri stessi luoghi. Luoghi non comuni, perché infusi di una grande ritualità ed una bassa socialità : Le biblioteche contenenti testi antichi.
Dopo aver prodotto questa “macchina da allucinazione digitale”, io -come molti- mi sono ritrovato nel bel mezzo del vortice dell’era di Internet e -come dice Kevin Kelly o anche il più nostrano Andrea Benassi- il successo del web ha catalizzato l’attenzione di noi tutti. E’ dunque sparito così spazio a quei mondi del 3D -più o meno immersivo- che tanto faticosamente avevano destato le nostre fantasie con TRON e IL TAGLIAERBE. Certo… sino ad ora.
Ma cosa potremmo farcene oggi della augmented reality?
La augmented reality è un approccio quasi antitetico al 3D immersivo della realtà virtuale, ma usa la stessa matrice di competenze e -volendo- molte tecnologie simili.
nota: per vedere come funziona la AR in pratica, potete leggere questo articolo (ben illustrato) di Patrick Sinclair; un ricercatore del team che si occupa di Pervasive Computing alla University of Southampton.
Il concetto di base è semplice: proiettare dei “pezzi di mondo digitale” all’interno di una realtà fisica. E dato che la realtà fisica che noi percepiamo è fondamentalmente guidata dai nostri occhi, si tratta di proporre alla nostra vista una immagine in cui elementi digitali, vivono nella scena fisica che noi percepiamo direttamente.
Questo lo si può ottenere in diversi modi. La cosa più banale è quella di mettersi degli occhiali e proiettare sulla lente dei semplici menu di accesso a informazioni varie. Così come -sempre sfruttando degli occhiali- è possibile far comparire nella nostra realtà fisica persone (videoconferenza), oggetti (entertaiment o learning) posti all’interno della scena attraverso “markers”.
I markers sono delle “carte” su cui è stampato un simbolo facilmente riconoscibile (anche quando ruotato) che vengono “individuati e tracciati” attraverso una telecamera. Il computer si occupa poi di “sostituire” i markers con qualcosa d’altro, prima che l’immagine “aumentata” sia proposta all’utente,
Ma gli occhiali non sono l’unico modo di sfruttare questo concetto.
Se pensiamo al mondo dell’automotive ed ai sistemi di proiezione di informazioni direttamente sul parabrezza delle auto di alta gamma, arriviamo rapidamente al concept di “auto e strade intelligenti”.
Cartelli fisici -opportunamente taggati- che vengono identificati dalle telecamere dell’auto ed associati ad informazioni remote gestite dalla rete autostradale. Nonché visualizzati dinanzi ai nostri occhi in modo augmentato, ovvero sostituendo il TAG fisicamente posto sul cartello un opportuno segnale contestualizzato ed aggiornato in tempo reale.
Secondo questo approccio, quando una “strada” cambia stato, istitendo ad esempio un divieto di parcheggio, i segnali mutano in tempo reale. E se -oltre alle telecamere- l’auto fosse dotata di wlan, potrebbe essere lo stesso cartello “locale” ad avvisare le auto “in zona” della loro infrazione. Come ultimo passaggio, l’auto potrebbe avvisare il suo leggittimo proprietario della mutata situazione.
Non è una cosa impossibile da fare!
Semmai, il un problema molto serio potrebbe essere quello della sicurezza informatica. Cosa succederebbe -ad esempio- se i cartelli posti dinanzi ai nostri occhi fossero in realtà una finzione creata da un hacker? Oppure -se lo stesso hacker- controllasse il dispositivo di proiezione di immagini del mio parabrezza, facendomi vedere qualcosa che davvero non esiste?
L’automotive potrebbe dunque non essere il settore che lancerà per primo l’uso pervasivo della augmented reality, ma l’architettura?
Qualche tempo fa -nel mio primo report dall’eTech- vi avevo parlato di una tecnologia di derivazione militare che era in grado di ricostruire in 3D in real-time semplicemente girando con una telecamera (singolo punto di vista). Ora, pensate ad un architetto che entra in casa, fa un giro e ne ha disegnato il progetto 3D. A quel punto comincia ad inserire nella casa muri, colori, mobili e -semplicemente orientando la telecamera verso lo spazio che sta “editanto”- questi oggetti “entrano nel vivo” della scena, apparendo come iper-realistici a chi stia guardando la stanza, attraverso lo schermo (e la telecamera) del computer dell’architetto. Vi sembra difficile? Beh, cominciate a dare un occhio qui.
Lo shift profondo tra “Virtual reality” alla vecchia maniera e la Augment Reality sta -se vogliamo- tutto negli “occhiali” e nella “Libertà di movimento”. Nella Virtual reality vediamo spesso immagini di persone la cui vista reale viene completamente sostituita dalla vista creata da un computer (e dunque virtuale). LO spazio fisico degli utilizzatori di VR viene “escluso” dalle loro percezioni (e quindi la libertà di movimento va “controllata”) e sostituito da uno spazio virtuale in cui l’utilizzatore viene immerso.
Anche alla Augmented Reality servono schermi, occhiali, parabbrezza o lenti per mediare il modo in cui noi vediamo, però ci lascia essere padroni del nostro spazio fisico e lo usa per collocarvi e muovervi oggetti viruali.
Potentissimo alla fine, il concetto di TAGGARE con un simbolo qualcosa che sta realmente nel vostro mondo reale e sostituirlo o augmentarlo dinamicamente con qualcosa d’altro.
Capisco che -nella mente di qualcuno- possa subito scattare la voglia di taggare cane, collega, moglie e vicini di casa per “vederli in modo diverso” attraverso dei normali occhiali da non togliere mai… Ma devo avvisarvi: la tecnologia non è ancora così pronta, Quindi -per adesso- è meglio che vi limitiate a godervi i video che ho selezionato da YouTube. :)
Ecco dei video da vedere!
MIXED REALITY
GIZMODO AUGMENTED REALITY GAME
AUGMENTED REALITY <--- il top possibile ad oggi
sempre in tema gioco/perfomance, c’è anche questo video. :)
…peccato prenda un poco troppo spazio come “consolle di videogiochi”. Mi sa che -per un paio di anni ancora- dovremo accontentarci del fan-ta-sti-co Wii di Nintendo
Infine, ecco una articolo su Idearium, in cui si parlava già (anche) di Augmented Reality…
- Virtuality: La Realtà Virtuale ci riprova (e giovediscienza aiuta)
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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