May 15 2006

    Che mestiere fai?

    Posted at 7:13 pm under politica dell'Innovazione

    _Il momento in cui devo mettere su un biglietto da visita una qualche definizione del mio lavoro -per definizione ibrido- o peggio scrivere la job description del mio team, ho sempre qualche grattacapo.
    In generale, non sono univoce le definizioni di campi come UserExperience, Interacion Design ed anche altri. Inoltre, le singole aziende hanno tutte istituito delle pratiche diverse o -semplicemente- hanno improvvisato e tentato di trovare la loro quadratura interna per tentativi successivi.

    Beh, in attesa che una folksonomy mondiale definisca delle “etichette” se non condivisibili almeno condivise, ecco il mio elenco di Job’s Description legate a Internet per il biennio 2006/2007. (Si sa, le mode contano)

    Prima di ogni cosa, voglio darvi l’elenco -con commento breve- dei job profile che reputo meglio assortiti per la creazione di un Dream Team votato a progetti Internet e Interfacce.

    - Web UI Engineer. Perché non bastano più scripting e CSS. Il web2.0 richiede programmatori di interfacce che usano ambienti strutturati (e non più semplici smanettoni)

    - Interaction Designer. Per me rimane la figura centrale nella progettazione, sia a livello di strategia, che per il concept ed i primi rapidi prototipi.

    - UX/Mkting Manager. Personalmente associo la User Experience al concetto di cliente, di customer services, di creazione di comunità etc. Non vedo questa professionalità come avulsa dal marketing tradizionale e non penso che un Marketing manager di scolastica preparazione possa capire la Rete se non con anni di esperienza.

    - Usability Expert. I test vanno fatti. Chi NON li fa sbaglia con certezza di farlo. Questa è una delle poche sicurezze.

    - Information Architect. L’architetto che organizza DB complessi e siti di informazione o commercio dove è basilare la classificazione dei contenuti

    - Art/Flash/Video Designer. La creatività, la comunicazione deve anche tradursi in pixel. L’eventuale capacietà di uso di specifici ambienti e tecniche -es flash con timeline- piuttosto che conoscenze video, 3d, “tradizionali” può declinare questo profilo e connotarlo.

    - Content Manager. Creazione e gestione dei contenuti nel day-by-day.

    Prima di darvi altre definizioni su Project Manager di vario genere, voglio commentare le figure sopra delineate: Nella realtà le persone che ricoprono incarichi come quelli sora descritti NON necessariemente calzano solo con un profilo.

    Personalmente dovrei usare la fuzzy logic per riuscire a definire correttamente che “mestiere” faccio io rispetto alle definizioni sopra indicate.
    Ad esempio, io ho una %percentuale di “interaction designer”, una Y% di usability expert, una Z% di UX/Mkting manager ed altro ancora.

    Ma anche le percentuali e la fuzzy logic non vi aiutano quando parlate degli altri o esponete voi stessi ad un arco temporale superiore ad un anno. Infatti, le skill cambiano nel tempo, e se ieri ero “designer al 60%”, domani potrei esserlo al 50% o al 70% a seconda del tipo di incarico -e quindi di esperienze- che ho fatto nel frattempo.
    Anche se io tentassi di dire che il DESIGNER progetta e l’ENGINEER realizza, troppo spesso queste etichette si svuotano dinanzi alla specificità di una persona o di un’altra.
    Il problema che però percepisco non è tanto nella fluidità o fallibilità di queste etichette, e anche nella potenziale polemica relativo al posizionamento di questa o quella disciplina di provenienza.

    Il problema che sento io è invece il seguente: è che gli ibridi fanno spesso troppa paura, nonché sono difficili da valutare. Soprattutto per chi NON ha l’elasticità mentale e il background sufficientemente largo.

    Ecco che -per dafault- vincono le professionalità e gli skill tecnici. Più facili da valutare e più “solidi” di altri. Così, un passo alla volta. si eliminano le “teste pensati” al prodotto in sé e si aumenta il numero di quelli che il prodotto “lo sanno fare”. Peccato che -spesso- non sappiano proprio come farlo e -per questo- le aziende finiscano in balia di azioni di marketing -a volta- claudicanti e consulenti -a volte- incompetenti.

    Per questo e per altre miriadi di ragioni, il vecchio adagio del TEAMWORKING e del progetto come attività INTERDISCIPLINARE, non credo debbano essere mai banalizzati.


    Il team e l’interdisciplinarietà dell’approccio SONO un metodo per ridurre i rischi di cattiva progettazione. Così come lo è il METODO ed i TEST!

    Al contrario, chi -PER NON CORRERE RISCHI- preferisce il FARE al PENSARE, dotandosi di tecnologia e facendola prevalere -sempre e comunque- al PROGETTO, io -ritengo- sia molto esposto all’errore.
    Certo “nessuno è mai stato licenziato per aver assunto IBM”, ma sappiamo tutti bene quante tecnologie inutili ed infruttuose sia state acquistate in nome di questo.

    D’altro canto, assumere una tecnologia è un pò come assumere una persona, ed io stesso ho assunto molte più persone di quante abbiano assunto me. :) Non perché io sia “buono” e -in fondo- neanche perché mi sono ritrovato più spesso dalla parte “giusta” della scrivania.
    Semplicemente perché è sempre più difficile trovare chi si ricordi ancora -in occidente- tutto è cominciato da LEONARDO. E chissà -lui- che mestiere faceva.

    Se NON condividete questi job profile, oppure avete scoperto come organizzare una perfetta divisione dei compiti, che valorizzi aspetti umani e qualità personali, vi prego di scrivermi.

    Se -invece- volete ulteriore motivo di “critica”, allora guardate le due figure professionali che ho lasciato per ultime. …Talvolta le più “odiate”. Certamente sempre nell’occhio del ciclone: i Project Manager.

    - Project Manager “tecnico”. Di PM ce ne sono almeno due generi. Quelli pià di estrazione tecnica che -di fatto- sono dei sw engineer (programmazione back-end) o sw architect (sistemi) che hanno fatto esperienza consulenziale e si sono adattati alla gestione di team tecnici. Tipicamente sono il metronomo di progetto, scrivono gran documentazione tecnica e non hanno grande affinità relazionale ne verso il team di sviluppo, ne verso il committente. La loro esperienza tecnica però spesso è assolutamente necessaria per raggiungere obiettivi ambiziosi anche in parziale assenza del tempo o del talento realmente necessario.

    - Account/Project Manager. Questo secondo tipo di PM ha una grande esperienza di comunicazine/contatto/vendita verso il Cliente e grandi doti relazionali e di presentazione. Qualche volta si dimentica del team interno e -tipicamente- non ha grandissime facoltà nella gestione del tempo o nella stesura della documentazione. Eccelle però nel veicolare il massimo valore del progetto e tutelare -in fase di realizzazione- che tale valore non sia disperso “per ragioni tecniche” e -come talvolta accade- svuotato del suo senso e della sua ragione di essere.

    Ovviamente, questa lista è ben lungi dall’essere LA lista COMPLETA delle figure professionali che possiamo incrociare nelle aziende del settore IT e comunicazione, ma puà essere un buon inizio. Almeno ha ridotto all’osso gurismi e madrakate.

    Commenti e critiche a leeander -at- gmail.com

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