Mar 09 2006

    eTech Report 2006 -> updated!

    Posted at 4:56 am under Book & URL, etech06

    etech06 day 1Questo è un post certamente TROPPO lungo. Apertura, Riassunto della conferenza, foto, commenti ai singoli talk, foto e persino una nota sulla festa di Yahoo. Jeff Han, Peter Morville, Bruce Sterling, Tim O’Reilly, Yahoo, Google, A9, WindowsLive, eBay, SecondLife, Adobe, tutte le nuove stelle delle firmamento ICT Californiano… Insomma, da dire c’era parecchio e -stando tutto in una pagina- magari si può anche stampare.

    DISCLAIMER
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    L’eTech NON ha bisogno della mia copertura “giornalistica”. Infatti -a parte il caso italiano- qui è pieno di gente che parlerà dell’eTech e -a dirla tutta- qui anche il giornalista vecchio stampo è anacronistico.

    La gente che è qui E’ l’informazione. Ancora prima di consumarla, la produce, tagga, archivia, correla, consuma, remixa, etc etc.

    Se volete una informazione giornalistica, qui c’è il blog ufficiale dell’eTech: http://www.oreillynet.com/conferences/blog/etech con tutti i suoi comunicati e articoli.

    Qui trovate invece i miei pensieri. Il senso è quello della testimonianza. Qualcosa che ha a che fare con l’aria che si respira, il modo di porsi delle persone, l’interpretazione ultima che posso dare io di una certa tecnologia.

    Inizialmente avevo pensato di postare un report puntuale sui vari talk che seguivo. In realtà la manifestazione è così grande che -anche se lo facessi- avrebbero visibilità meno di un quarto degli speaker. Ecco che ho preferito un approccio più casuale. Citerò solo le cose e le persone che mi hanno colpito in qualche modo (in almeno un caso anche in negativo), indipendentemente dalla loro collocazione cronologica.

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    riassunto complessivo dell’eTech 2006
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    La AI è morta o conciata molto molto male (Bruce Sterling). Niente più Artificial Intelligence ma Intelligente Augmentation (TimO’Reilly). Spazio alla Augmented Intelligence, ovvero la macchina aumentata dall’intelligenza umana. Le persone sono la vera Killer-APP (Jeffrey Veen). Lo sono sempre state, ma le persone ora sono “potenziate” dal web2.0 ovvero un web che rende più immediata l’interazione (ajax) ed è centrato sulla socialità.
    La forza bruta di Google ha battuto l’IA di DeepBlu, ma le folksonomy e la FIDUCIA della gente (filtri) sono la vera tecnologia che ci salva dall’accecante overload informativo.
    Non sarà un algoritmo intelligente a fare per noi una radio su misura capace di piacerci davvero e farci scoprire nuovi artisti (Felix Miller), bensì Last.fm. Una radio composta per noi usando la condivisione dell’attenzione che gli altri utenti (migliaia) hanno avuto verso artefatti o media come quelli che noi stiamo consumando.

    Il tempo è una risorsa deperibile che puà essere solo usato o perso. Niente altro. L’attenzione umana può diventare il bene più condiviso della Rete e -in questo modo- salvare il tempo e costituire la nuova frontiera della tecnologia. L’uomo è la soluzione. Tanto che adesso anche Amazon, lo vende online! E con SecondLife, può darsi che online decida anche di viverci. Per fortuna c’è anche chi dice delle cose che portano a soluzioni opposte, ovvero: servono sistemi che incorporino il TEMPO e la GENTE dentro al design dei nostri sistemi (David Sifry). Ma questo riassunto sarebbe incompleto senza la citazione dello show più forte di questo anno, Jeff Han. Jeff ha dato uno strattone forte alla “computer culture” e le sue finestre!
    Windows è preistoria. MacOS è vecchio. Gli avatar ed i mondi prodotti da Second Life potrebbero non nascere. La sfida delle interfacce tangibili di Jeff Han è posta verso tutti. Forse proprio per questo NON ne sentiremo più parlare. Sentiremo invece parlare molto di Microformat, l’estensione XML per codificare quelle variabili che (item che compongono l’indirizzo etc) usiamo più spesso sul web. Parola di IBM, Technorati, Atom, AOL…

    e Microsoft? Microsoft chi? Qui si è vista solo gente confusa che faceva il giocoliere tentando di far passare per tecnologia un puzzle-portale in Ajax. Strategia di prodotto, questa sconosciuta. In america pare che M$ stia cercando di assumere gente a palate. Vogliono idee, talento e tante tante braccia. Ma confusi come sono questo aumenterà l’entropia interna. Magari non falliranno in due anni, ma probabilmente per M$ è venuta l’ora della polvere come -in passato- l’ha attraversata la IBM. E sono esperienze dopo le quali difficilmente si torna a brillare. A Bill serve un nuovo prodotto miracoloso.

    Al super-show della O’Reilly vincono comunque alcune che delle cose che mi piacciono di più, ovvero: aspetti sociali e ludici nell’uso delle tecnologie a supporto della nostra vita (lavorativa e non). Brand come Sxip, ForCreek, 37Signals sono in continua ascesca. Google fa il minimo e rimane piatto (al n°1). Yahoo sta scalando posizioni alla grande. Con l’acquisizione di Flickr e la gente che ci gira dentro -probabilmente- sarà nuovamente in grado di competere alla pari con il Google-pigliatutto. ah, btw, fossi in Yahoo comprerei FLOCK. Così avrebbero tutto il meglio del “social enviroment” associato al loro marchio e Google avrebbe invece una immagine più “tetra tipo IBM”.

    …anche se poi è vero che in Google si mangia gratis in qualunque dei 4 ristoranti (compreso uno vegetariano) del Campus, mentre Yahoo è un’azienda e non un parco giochi alla Google.

    Beh, qui trovate l’elenco dei singoli interventi e il link alle foto della conferenza.

    INDICE DEGLI INTERVENTI COMMENTATI
    0 - OPENING SESSION: Rael Dornfest, Tim O’reilly, Bruce Sterling

    1 - RAY OZZY (LiveClipboard è un clipboard x il web)
    2 - JEFF HAN (lo stato dell’arte nelle tangible UI)
    3 - L. F. CABRERA (Amazon inaugura la vendita di microworkers)
    4 - CORY ONDREJKA (Second Life)
    5 - DAVID L. SIFRY (Founder e Ceo TECHNORATI)
    6 - ROD SMITH (Ibm)
    7 - AMY JO KIM (Applying Game Design to Mobile Services)
    8 - DEREK POWAZEK (Technorati, The New Community)
    9 - PETER MORVILLE (Ambient Findability)
    10- MARIBETH BACK (Reading Rooms)
    11- JAY CAMPBELL (ancora sui Microworkers)
    12- JULIAN BLEECKER (Pervasive Electronic Games)
    13- JON UDELL (un giornalista che fa 2.0)
    14- CLAY SHIRKY (A Pattern Language for Moderation Strategies)
    15- DAVID LYNCH (Rich Internet Applications)
    16- BRIAN DEAR (Founder e Ceo EVBD)
    17- HANS PETER BRONDMO (First You Google, But Then What?)
    18- CHRISTOPHER PAYNE (Microsoft, ovvero l’unica cravatta!)
    19- MICHEAL H. GOLDHABER (giù il cappello!)
    20- GEORGE DYSON (Finalmente un pazzo sul palco)
    21- DANAH BOYD (crazy, overachieving, passionate, activist grrl)
    22- LEE BRYANT (Headshift)
    23- BRADLEY HOROWITZ (la Flickerizzazione di Yahoo!)
    24- CHRIS MESSINA (Flock, the social browser)

    - Tutti gli altri (17 note dall’eTech)

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    OPENING SESSION
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    La prima riga del sito della Conferenza annuncia da tempo:”ETech 2006 is sold out, and registration is closed. We are full to capacity. Sign up for the ETech newsletter for late breaking news on ETech 2007.”

    nooot baaad.

    SI PARTE!
    Rael Dornfest (O’Reilly) apre la conferenza ripercorrendo la storia dell’eTech.
    La sala è stracolma. Si respira l’elettricità e non c’è alcuna separazione relae tra palco e gente in sala. Non è un fatto architettonico è un fatto di energie. L’effetto è quello che tutti qui -in sala- siano protagonisti e non semplici testimoni. Magnifico l’effetto dei fischi/applausi diretti a chi è qui per la prima volta, e -subito dopo- la completa autocelebrazione di chi (i più in sala) sono stati qui anche in passato ed oggi possono dirsi dei “veterani” dell’eTech.

    L’escursus del divertentissimo Real Dornfest termina introducendo il tema di questa edizione: La Attention Economy. Poi la palla passa al superboss ideatore (si dice) di questa manifestazione.

    Tim O'Reilly
    Tim O’reilly è ora sul palco. E’ stand-innovation.
    Tim O’Reilly spiega come si individuano le tecnologie emergenti. Racconta quali sono i criteri che sin dall’inizio sono stati utilizzati per trovare il giusto focus ed i giusti attori per fare dell’eTech lo specchio di quello che sta accadendo.

    …accidenti! Tempo fa ho detto:”la prossima killer-APP è l’utente!”.
    Tim O’Reilly sta dicendo (molto meglio) la stessa cosa. Il suo modello è quello per cui le tecnologie emergenti sono -spesso- tecnologie esistenti che si aprono ai propri clienti, incorporandoli in qualche modo, nell’offerta complessiva.
    Cosa sarebbe Flickr senza le folksonomy create dai suoi utenti?

    Ma Tim ha tante più carte di quante non se ne possano vedere se si è distanti dalla prospettiva californiana e tira fuori il titolo giusto per le sue idee: IA not AI: Intelligent augmentation not artificial intelligence

    nota su Tim O’Reilly
    Mi fa molto ridere sentire spesso nei corridoi gente che dice:”ma davvero?” che suona come “Oh, really?”

    Tim O’Reilly, fondatore e padrone della compagnia editoriale più avanti del pianeta usa, ichat, safari, mail… insomma è un macintoshiano di ferro. Da lui ho appreso dell’esistenza e diffusione di un software dal nome colloquy. Non male!

    Lui non sembra uno gentile e non è un fico. Certo veste in modo molto distratto e street, ma è consapevole del suo ruolo di padrone di casa e vista la “casa” non è roba da poco. Porta un maglione manica lunga a maglia grossa (apparentemente di lana) con sopra un gilet di velluto (marrone). Vi sembra poco? Qui siamo in una sala dove sentiamo tutti un pò freddo perché l’aria condizionata è troppo alta. Ma siamo sempre a SanDiego, California in una sala con 500 e più persone!

    beh, ora so perché all’etech si tiene l’AC così forte: per consentire a Tim di usare il suo gilet preferito!

    (qui si vede bene il gilet)


    Dopo Tim O’Reilly viene presentato Bruce Sterling. Il modo di introdurlo è:Introducing Bruce Sterling “a machine to inspire geeks!”

    Sterling parte in quarta. Critica fortemente il linguaggio che -troppo presto- ha cominciato a parlare di intelligenza artificiale. Non c’è nulla di intelligente in una scatola che non capisce, non conosce, non percepisce.

    Linking, ranking and searching. Questo è -ad esempio- quello che fa google. E funziona!
    Cosa c’entra l’intelligenza artificiale? Qui c’è il rischo di costruire una intelligenza artificiale che finalmente riesca a progettare Google!

    Certo che Sterling è un personaggio. Parla come se recitasse. E certamente il discorso l’ha provato molte volte. Sale sul palco con una giacca di pelle improponibile per pesantezza in un interno -con oltre 500 persone- a San Diego. Poi lo toglie gettandolo in terra sotto al palchetto!

    Questa è la “Internet of things” ed ecco come dovrebbe funzionare:

    - identificatori univoci per ogni oggetto
    - rfid
    - geoposizionamento
    - versione virtuale dell’oggetto prima che l’oggetto esista
    - sostenibilità

    Prendiamo il più banale degli oggetti quotidiani, e rendiamolo univocamente identificabile, ricercabile, etc. Immediatamente posso “scalare” l’oggetto quotidiano sul livello della socialità, e fare del nuovo layer che ricopre l’oggetto il “valore” con ui noi interagiamo.

    Infine una battuta (ma sino ad un certo punto): il web2.0 è una roba che tenta di ridare il potere ai geeks, dopo la grande fatica per farlo -lentamente- passare dai programmatori verso le altre componenti del progetto.

    Per il resto, sul pensiero si Sterling, guardate qui.

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    Note dai Talk dell’eTech
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    RAY OZZY
    Simple Bridge-Building
    Intro: I contenuti del web sono spesso separati dal resto delle informazioni che abbiamo sul nostro PC. Anche un semplice cut/paste può diventare qualcosa di complesso o poco funzionante e -comunque vada- perde la struttra dei dati per strada. Non vi piacerebbe avere un cut/paste XML tra web e OS?

    di che si tratta: LiveClipboard è un clipboard x il web. Si basa sul fatto che i dati che manipola siano in xml, ed usa delle icone per richiamare un menu con i classici cut/paste. Questo LiveClipboard condivide le risorse con il browser e quindi è come fare un cut/paste dal menu del sw. Questo consente di esportare dei clipboard fatti su un sito “qualsiasi” dentro qualsiasi altra applicazione. Il tutto mantenendo intatta la struttura interna (microfomat) dei dati copiati.
    L’uso di Microformat è la genialata della situazione, in quanto consente di mantenere la struttura xml dei dati e dunque, con un singolo PASTE si può -ad esempio- compilare un form (standard).

    NOTA: Microformats are simple semantic XHTML extensions for expressing numerous common concepts (people, events, etc.) on today’s Web. Si veda qui.
    Questo formato può essere anche usato come ponte da/verso i molteplici formati rss usati dai blog più comuni.
    Da questa opportunità di fare da ponte, e dalla intrinseca natura aggiornabile degli rss, ecco che nasce l’oportunità di rendere “live update” contenuti che restano in formato microformat e che mantengono dunque la loro capacità di essere esportate ovunque con un semplice cut/paste.

    Sappiamo tutti che non è così, si tratta solo di uno standard XML al lavoro, ma… La sensazione è che il microformat abbia una sua “intelligenza” capace di usare la semantica dell’xml per riarrangiare il contenuto informativo dentro ai contenitori nei quali viene usato.

    Fico, utile e semplice da usare. Facciamolo tutti!

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    JEFF HAN
    The Future of Interfaces Is Multi-Touch: La bellezza di un mondo senza interfacce!
    intro:

    di che si tratta: Jeff stupisce! Ne avevo già parlato. Avevo mostrato i suoi video. Ma LIVE è un’altra cosa. La sua è una presentazione estremamente visiva. Jeff si limita a commentare quello che sta mostrando. Fa da sottotitolo ad una cosa che mostra funzionante e -soprattutto- estremamente performante. Il suo “tavolo” consente di manipolare in modo continuo e diretto anche centinaia di video contemporaneamente. …qui tutti vorremmo sapere che razza di PC c’è sotto al tavolo!

    Il mondo di Jeff Han è multiuser, perché il suo “tavolo” è in grado di gestire contemporaneamte “n” input, ovvero “n” dita che si muovono sul tavolo e manipolano gli oggetti.
    Gli oggetti stessi, possono a questo punto essere disegnati in modo completamente diverso dal passato. Possono avere una struttura interna (pensate ad un outline e poi dategli una struttura wireframe, pensate ad un corpo e dategli uno scheletro, delle bolle d’acqua e applicate le regole dei fluidi) e questo consente di dare nuova regole e nuova vita agli oggetti che mettiamo dentro ai nostri computer.

    Jeff Han -eccolo qui-, è distante anni luce da computer intelligenti e forme di vita “spostate” in Rete. Lui ha costruito un tassello fondamentale di un sistema che sembra biologico. Qualcosa su cui -delle forme di “vita” artificiali e digitali- potranno prendere una strada nuova ed eccitante.

    Han ha dato uno strattone forte alla “computer culture” e le sue finestre! E lo ha fatto da solo. La sua non è una ricerca finanziata da chissà quale multinazionale o università. E’ un suo lavoro.
    Windows è preistoria. MacOS è vecchio. Gli avatar ed i mondi prodotti da Second Life potrebbero non nascere. La sfida delle interfacce tangibili di Jeff Han è posta verso tutti. E adesso dobbiamo capire se l’essere contro tutti ne favorirà la sparizione oppure vedremo l’incorporamento di queste tecnologie dentro altre.

    Certo, non sappiamo quanto costi il “tavolo/schermo” che sta usando ma il sistema è più o meno tutto qui, ed il computer che sta usando alla fine si scopre che: è un portatile DELL con Windows!

    Semmai il punto debole di Han è che quello che ha sviluppato è una fantastica demo in cerca di un FOCUS che trasformi il tutto in una applicazione. Han sta puntando forse troppo in alto e se la Microsoft o la Apple non decidono di abbandonare tutto e passare ad un HAN OS, lui si ritroverà a montare la sua splendida macchina nei musei della tecnologia. Va bene che in California ci sono parecchi ottimi musei, ma si può fare molto di più con la sua roba e focalizzarsi su una qualche applicazione concreta non gli farebbe male. Anzi, sarebbe un modo per completare quell’OS di gesture che nella sua super-demo non hanno trovato spazio. In bocca al lupo Han. Spero che un eventuale insuccesso non ti incattivisca troppo.

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    L. F. CABRERA (Amazon)
    Artificial, Artificial Intelligence: What It Is and What It Means for the Web

    intro: Amazon vende le PERSONE online. Non è una novità, e non si tratta di tratta degli schiavi. Si tratta di trovare -tramite Amazon- molto rapidamente delle persone che possono svolgere per voi un lavoro al PC.

    di che si tratta: Niente di nuovo sotto al sole si Amazon. Il turco meccanico proposto da Amazon NON è altro che una agenzia interinale in tempo reale. Il fatto è che esistono “n” siti indiani che vendono “cloni” di applicazioni note (es. eBay) per meno di 200$. Quello che Amazon ha aggiunto è tutta la gestione del processo (che non è banale) ed un posto sicuro nel quale effettuare il pagamento.

    Semmai, la carta in più dell’offerta commerciale di Amazon, è che non potete comprare solo degli sviluppatori, ma qualsiasi altra attività UMANA che può essere svolta attraverso dei computer. Ad esempio, un utente del sistema Amazon ha speso centinaia di dollari per fare un sondaggio. Ha fatto vedere a 10.000 persone due suo foto ed ha chiesto se lo preferivano con la barba o senza.

    CastingWords.com è un altro sistema simile. Prendete un podcast, lo buttate dentro al sistema, e delle PERSONE ve lo trascrivono restituendolo come file di testo.

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    CORY ONDREJKA
    Web 3.0 (Second Life)
    intro: Quelli di Second Life si sentono avanti di anni e sono venuti qui in metà di mille (è certamente il team sponsor più ampio) per dimistrarlo a tutti noi fermi ancora al Web2.0. In effetti, a guardare questi ragazzi tutti molto cool, tutti in nero, e tutti dai comportamenti british. Si vede che hanno un approccio diverso da tutti gli altri. Si, in effetti sono gli unici che -a prima vista- danno l’impressione di tirarsela. Beh, prima di iniziare, potete dare un occhio a questa foto.

    di che si tratta: Second Life non è un gioco. E’ un enviroment completamente edificato e posseduto dai suoi residenti. Stiamo parlando di un ambiente dove -negli ultimi 30giorni- sono entrati 70mila redisenti e sono stati venduti oltre 240mila item. Un luogo che eroga (o brucia) oltre 90mile ore d’uso al giorno. Sul fronte della auto-creazione dal basso, SecondLife è un posto dove più di 5000persone hanno modificato con degli script il loro ambiente, mentre quasi tutti i residenti in generale usano i tools grafici per continuare ad accrescere il loro ambiente.

    D’altro canto, anche la presentazione che stiamo vedendo qui a San Diego, non è realizzata in powerpoint, ma è uno slideshow che gira dentro ad uno schermo che l’avatar del nostro relatore (il gatto nero) ha attivato dentro Second Life.

    Parlando dei residenti di SecondLife parliamo di gente vera. Non solo Geeks, ma un vero e proprio mondo -dove i due sessi sono quantitavamente ugualmente rappresentati- dove fare incontri, consumare il proprio digital-lifestyle, ed imparare. Cory Ondrejka pone un accento particolare su SecondLife come ambiente di apprendimento. Non solo ci mostra molte immagini che rappresentano delle “classi” in attività, ma ci da anche alcune informazioni sulle contribuzioni spontanee che i residenti danno quando domande e richieste di supporto si verificano nei loro paraggi.

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    DAVID L. SIFRY (Founder e Ceo TECHNORATI)
    The Economics of Attention: A Layman’s View of the Economic Model of Attention
    intro: Incredibile! Questo ragazzone dalla faccia pulita NON ha lo sguardo ed il portamento del genio. Avrei detto che fosse un gruista, invece è il fondatore (!) e ceo di una delle aziende più cool della Rete: technorati!

    di che si tratta: Il tempo è la più scarsa e deperibile delle risorse! Il tempo può essere usato o perso. Niente altro. Ma se il tempo e l’attenzione sono merce rara, cosa possiamo fare?

    Incorporare il TEMPO e la GENTE dentro al design dei nostri sistemi (es. cosa è POPOLARE OGGI su Technorati)

    Per questo è fondamentale rendere facile la submission di informazioni che manifestino l’attenzione che la gente ha verso un certo fatto o artefatto

    Quindi…
    anche qui esce drammaticamente sconfitta l’IA ed i super-sistemi da milioni di dollari. Al contrario: coinvolgere la gente in processi creativi e condivisi è potente e a basso costo!

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    ROD SMITH
    Do-it-yourself IT - (Sponsored by IBM )
    intro: Rod Smith è il VP emerging web tech di IBM.

    di che si tratta: In quanto talk sponsorizzato non mi aspettavo grandi contributi. Le cinque (di numero) slide di Rod Smith centrano però un problema serio: il web2.0 e la voglia di rifare tutte le applicazioni esistenti è anche il rinascimento dello scripting. Ma è lo scripting adatto a proteggere gli invesitmenti anche nel breve/medio periodo? C’è da attendersi una soluzione IBM che consenta di mettere su qualche Middleware una parte di questi investimenti da tutelare, lasciando i dati nella cassaforte dell’Xml e riducendo al minimo il rischio dello scripting. Come? Rendono facile -per glli utenti- agire su un middleware capace di generare vere applicazioni. Bello! …vediamo anche se la demo funziona.

    La demo ci precipita subito in un ambiente che definire “rudimentale” è poco. Sembra un php Nuke con icone raccattate in rete. L’interfaccia nasconde intere parti di sè dietro ad insignificanti triangolini che sembravano semplice grafica! …ciò nonostante con questo accrocchio di può partire da GoogleMaps ed avere le previsioni del tempo dell’isolato in cui abitate in pochi click. Non siete davanti ad un PC? Con pochi altri click generate un RSS del clima sopra casa vostra e -a quel punto- ci vuol poco a riceverlo come e dove volete.

    Non vi basta?
    Beh, allora tirate dentro NON solo l’isolato di casa vostra, ma la vostra intera agenda. Saprete anche che tempo fa al prossimo appuntamento, o a casa della zia.

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    AMY JO KIM
    Putting the Fun in Functional: Applying Game Design to Mobile Services
    intro: Personalmente è da anni che porto ingiro un seminari dal titolo inequivocabile: “imparare da Pong” e “I giochi sono una cosa seria”. Nello speech di Amy Jo Kim (mai sentita prima) cercavo quindi delle conferme. E’ andata come previsto, con un pò di “mobile” che rende tutto ancora più ludico.

    di che si tratta: Che i giochi sappiamo tenere alta la motivazione, e che le loro interfaccie ed input devices abbiano scandagliato il mondo più delle applicazioni “serie” sono due assunti che è difficile smontare. Amy Jo Kim aggiunge delle considerazioni -banali ma vere- sulle generazioni tirate su dai videogiochi. Sulla capacità di gestire dati e informazioni complesse alle qualli i giochi ci abituano, nonché un discorso più consistente su LIVELLI e PREMI (es. punti extra, goodies, etc).

    Livelli e Premi sono dei meccanismi che -ad esempio- sono facilmente esportabili in situazioni di eCommerce. Così un utente “trusted” è uina specie di uomo dai superpoteri. Un buono d’acquisto diventa una vita extra. L’avatar -magari che strizza l’occhio ai giochi di ruolo- diventa un modo per facilitare la socialità.

    In particolare, comunque questo speech fa riferimento agli ambienti e le applicazioni mobili, e a quanto i designer di questi sistemi possano apprendere dall’esperienza già realizzata dai giochi.

    Infine, Amy mostra le similitudini tra MySpace e le classiche strutture da videogioco. …ed in effetti: punteggi, feedback, livelli, spazi customizzabili, MySPace (ma anche youtube) ha tutto questo.

    Amy ha conluso dicendo che -per chi ha bisogno- lei fa queste robe di lavoro e può contattare il suo Studio amyjo@sfufflebrain.com. Io mi permetto di dire lo stesso, magari su scala italiana. :)

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    DEREK POWAZEK (Technorati)
    The New Community
    intro: Derek Powazek è autore di un vecchio ed interessante libro “Design for Community: The Art of Connecting Real People in Virtual Places”. Un libro semplice, che avrebbero potuto scrivere in molti. Ma anche un modo concreto di suggerire il passaggio dal PORTALE (si parlava di queste cose allora in Italia) a qualcosa d’altro. Non a caso, Derek lavora con Technorati come Senior Designer e -considerata la sua giovane età (nonché il fatto che negli US non si fanno le seghe sui nomi ed i gradi)- non è un brutto risultato.

    di che si tratta: Guardate la lista dei primi 100blog di technorati! Molti dei blog che occupano le posizioni importanti NON sono Aziende o Organizzazioni, ma persone indipendenti che stanno ridisegnando il modo di pensare le community. Kottle, BoingBoing, e tutti le altre FONTI e PERSONE INDIPENDENTI hanno sostituito i portali e le “company town” dalle quali qualunque utente/persona può essere espulsa in un attimo. Il web impari è stato il web 1.0.

    In questa era di web2.0 invece, persino strumenti “aridi” come degli analizzatori di log possono diventare degli strumenti sociali. E’ il caso di MeasureMap (Quella di Veen acquisista da Google), che “inseguendo” i trackback trasforma letture e commenti in discussioni.

    I pro e contro di questa fase sono…
    PRO: ognuno è indipendente, nessuno può “spegnere” un altro, maggiore umanità dell’enviroment, meno stupidi ingiro, nessuno sporca casa propria.
    CONTRO: nessuno alla guida, nessuna moderazione, difficoltà di convergere, tools non facili.

    Le moderne company town sono Flickr, YouTube, MySpace, Friendster, LiveJournal, TypePad, Last.FM

    Una company NON PUO’ creare una community. Se però sei fortunato ed hai una company, una community può venire a visitarti. Ad esempio: JPG Magazine -una associazione di fotografia- che anziché creare un proprio sito ha INVASO Flickr con i suoi decine di migliaia di associati.

    Final Toughts: Community used to be defined by location, affiliation, or membership. But today, the internet is fostering a giant network of interconnected communitites, most without any central authority. What happens when communities form and no one’s in charge?

    Comunità decentralizzate sono specchio di comunità reali. Il lifecycle della affiliazione ad una community passa per la collaborazione e si completa -spesso- con l’acquisto di un proprio spazio di espressione. In questo senso i Blog sono la “casa” di molta parte della comunità reale che vive e si esprime attraverso la Rete. Questo ha forzato le Aziende ad interagire con il resto del mondo (la gente soprattutto), ed ora non si torna più indietro.

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    Ambient FindabilityPETER MORVILLE
    Ambient Findability
    intro: Beh, è Peter Morville! Uno dei talk più attesi dell’intero eTech e certamente quello più utile del pomeriggio in cui è in schedule. Lui è il “bibliotecario” che ha fatto (con Louis Rosenfeld) dell’Information Architecture una roba “cool” che può gareggiare con cose “frivole” come il web design. Peter, che ha sempre meno capelli e comincia ad assomigliare davvero ad un tranquillo bibliotecario, parla con pacatezza. D’altro canto, la sua competenza è evidente dal modo in cui ritaglia ogni singola frase. …sin qui è stato anche l’unico ad usare un puntatore laser. Un piccolo vezzo nella non dichiarata gara -tra relatori- ha chi ha il telecomando più fico.

    di che si tratta: Il talk di Morville è un continuo crosslinking vero JJ Garret ed i suoi “Elements of the UX” e Don Norman “Emotional Design”. In questa ragnatela di competenze, il focus di Morville è la FINDABILITY, ma il panorama degli elementi indispensabili annovera anche: Useful, Usable, Desiderable, Findable, Credible, Accessible e VALUABLE. Il risultato di questa somma? La QUALITA’.

    Peter è per la soluzione “Multiple paths for the same information”! Il contrario di Yahoo e le sue directory unidirezionali con la pretesa di catalogare il mondo. Questo anche perchè Peter Morville dice che il SEARCH è un problema ANCORA irrisolto.
    Vedi: www.semanticstudios.com/pub…

    La definizione Morvilliana di FINDABILITY è: l’abilità di trovare qualcosa o qualcuno in qualunque momento e da qualunque luogo.
    A livello di output di motori come Google, essere nei primi in alto è vitale. In tal senso la Findability aumenta anche la Credibility. Se sta così in alto è perché molti lo linkano, quindi è credibile. (beh, su queste associazioni di pensiero “all’americana” io avrei qualche annotazione).

    La FINDABILITY è fondamentale (e figuriamoci se non lo è nel talk del suo “padre”) anche perché siamo nell’era in cui una marea immensa di informazione viene creata, ed in cui è l’attenzione a mancare.

    Oggetti come AmbientOrb ed il recente concept AmbientPen http://www.ambientdevices.com/cat/images/gallery/AmbientPen.jpg possono probabilmente trovare uno spazio, ma l’interscambio di informazioni tra l’rss o la email ricevuta su AmbientOrb è solo il più piccolo esempio di come le informazioni possono apparire nel mondo reale.

    In generale un architetto -di informazioni come di case- deve avere un piede nel passato ed uno nel futuro.
    Ed oggi, con il mondo ricolmo di BLOG, siamo nella piena VENDETTA DEI BIBLIOTECARI. Pensateci: i metadata sono una roba SEXY!

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    MARIBETH BACK
    Reading Rooms: The Design of Immersive Social Media Spaces
    intro: …ho il sospetto di aver scelto questo talk più per la provenienza dal mitico PARC (ora Fuji Xerox Palo Alto Laboratory) che non per fiducia in questo specifico oratore. D’altro canto all’eTech ci sono sempre “n” eventi contemporanei e talvota scegliere quello meno invaso di persone può risultare proficuo. …inoltre, il cattivo uso del microfono che fa Meredith, rende l’ultimo talk della giornata un tantino più morbido. Dopo 10 ore non guasta.

    di che si tratta: Meredith è una tipica ricercatrice. …e se le dessero una parte in un film… farebbe la ricercatrice! Lei è all’eTech per raccontarci la storia di un esperimento sull’azione ed i luoghi della LETTURA durato 5 anni e che ha previsto la costruzione sia di luoghi fisici che si scenografie ed interattori appositamente studiati. Non un esperimento sulla usability o sulla tecnologia, ma un esperimento sull’azione di LEGGERE che parte dal TEXT per comprendere e ridisegnare il CONTEXT.

    Gli esperimenti mostrati -realizzati a cavallo di PARC e MIT/Medialab- hanno coinvolto diversi musei, tra cui il Museo della Tecnologia di San Jose, ed hanno consentito di verificare sul campo una serie di ipotesi interessanti, persino relative agli aspetti intrensicamente sociali della lettura nei ragazzi. Si scopre così che un CANE DI LEGNO che contiene uno schermo su cui leggere un testo, viene apprezzato di più che lo schermo nudo o non connotato da un valore di “compagnia” nel “consumo” del testo in sé.

    Per chi -come me- è stato sempre affiscinato da posti come l’Exploratorium di San Francisco e pensa che la secondarietà dell’Italia parte SOPRATTUTTO dalla mancanza di adeguati stimoli che ricevono i nostri cittadini più giovani, Meredith è una portatrice di buone notizie. Qual’è la notizia? La grande attenzione che AZIENDE che hanno finanziato questa ricerca, ISTITUZIONI MUSEALI private che le hanno dato spazio, e CENTRI DI RICERCA conclamati hanno dato ad un progetto come questo che, a dirla tutta:
    - non la renderà certo famosa
    - non riempie la sala dell’eTech

    Meditiamo, perché dentro al Web2.0 ci vogliamo entrare tutti, mentre poi sono le persone come queste che ci fanno apparire il mondo un posto migliore. http://xenia.media.mit.edu/~mbb/

    “Reading is one of our oldest technologies; we continually recreate it as one of our newest. Reading is at the core of our technological society, more vital than computers, telephones, or the automobile. It is central to our social, legal, cultural, and economic systems. Reading impacts each one of us personally, every day of our lives. We read not only text, but context.”

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    JAY CAMPBELL
    Making Online Communities Productive
    intro: Non c’è molto da dire, semmai c’è parecchio su cui riflettere. Il messaggio di Jay Campbell infatti è concreto e -per certi versi- anche angosciante: Pensa ai visitatori del tuo sito come parte del tuo staff. taglierai costi, diventerai più famoso, eviterai alcuni lavori a basso valore aggiunto. Lascioa voi ogni ipotesi sul futuro del “microlavoro” e sulle inadeguatezze legali e conseguenti abusi ai quali andiamo incontro.

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    julian at etechJULIAN BLEECKER
    Pervasive Electronic Games

    di che si tratta: Parte in sordina, ma è nel crescendo di progetti -tutti realizzati- che Julian (uomo non slanciato e dal capello riccio) da il meglio di se. La sua casistica parte da giochi che mettono insieme -un pò in modo banale- cyberspazio e luogo fisico tramite delle “caccia al tesoro” (si può cercare anche un banale adesivo) che partono dalla rete e -tramite foto e sharing- ritornano in rete dopo essere state vissute nel “mondo reale”. Poi tira fuori un progetto davvero intrigante: uno schermone dove -scaricata sul proprio una apposita applicazione, si riesce a far muovere (un passo alla volta usando i numeri della tastiera) un nostro “avatar”. Da lì all’interazione del nostro avatar con un oggetto (tipo pallone) da spingere in goal in un gioco comunitario dove si può cambiare squadra in ogni momento, il pass è breve. Poi c’è il pacman (già visto) che ti consente di vedere attraverso un palm qualcosa che insegui mentre ti muovi nel mondo reale. etc etc. Buona performance. Tante idee. Interessante personaggio.

    Julian, che è una persona affabile e con cui ho avuto modo di scambiare idee e contatti, ha mostrato com la presenza e le informazioni in uno spazio virtuale, possano essere mixate in modi diversi e creativi con la presenza e le informazioni che esistono in uno spazio fisico. Julian è una delle menti migliori che ho incontrato qui all’eTech. Date un occhio al suo Blog

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    JON UDELL
    Attention Focusing Strategies
    intro: Jon Udell è più che altro un giornalista. La sua è la presentazione graficamente più povera vista sin qui. Meno di lui solo gli Speaker che NON hanno usato slide.

    di che si tratta: Interessante l’idea di smontare i feed rss nell’integratore e consentirne un re-browsing attraverso la data, l’autore o altre informazioni semanticamente valide e presenti in modo coerente nei vari feed. Di per se NON sarebbe una grande idea, ma se tutti usassero Microformats…

    Questi link su Jon e la sua attività meritano il post in questo report
    http://207.22.26.166/
    http://del.icio.us/judell/podcast+jonudell

    intervista con Bill Gates: http://weblog.infoworld.com/udell/2005/09/15.html#a1302

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    CLAY SHIRKY
    Shut Up! No, *You* Shut Up: A Pattern Language for Moderation Strategies
    intro: fondamentale per i costruttori di community e social sw in generale. La libertà di parola, ed i software sociali possono continuare ad evolversi e rappresentare per l’umanità un cambiamento storico, solo se ne riusciremo a gestire il rumore interno, continuando a PROTEGGERE le opportunità di collaborazione.

    http://conferences.oreillynet.com/cs/et2006/view/e_sess/7791
    Shirky’s talk details the building of a pattern language for moderation; will describe some of the commonest strategies;

    di che si tratta: Clay ci ha mostrato gli “n” modi per consentire un filtering dei commenti (o altra forma collaborativa) in siti di grande traffico. Un esempio su tutti: l’interfaccia di slashdot che consente di “abbassare la visibilità” di tutti i commenti che hanno un rating negativo da parte dei lettori. NON vengono tolti, ma dato che si consente un browsing dei commenti in base al gradimento, quando i commenti diventano troppi, gli utenti/lettori finiscono per usare il criterio del gradimento per selezionare quelli che hanno il tempo di leggere. Tutto questo condito da meccanismi di non-voto per chi ha appena postato etc etc. Slashdot don’t have USERS but Writers and Readers. vedi: http://social.itp.nyu.edu/shirky/wiki/?n=Main.Slashdot

    Per partecipare alle attività di Shirky
    - social.itp.nyu.edu/shirky/wiki
    - moderation_strategies@yahoogroups.com

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    DAVID LYNCH (Adobe formerly Macromedia)
    Rich Internet Applications and the Service Oriented Client
    intro: L’annuncio di David Lynch (senior vice president and chief software architect. Uno di casa all’eTech) è che da oggi Flash & Flex vanno a braccetto con Ajax.

    di che si tratta:
    Flickr in versione flex carousel è fichissimo! Carousel è soltanto una delle “n” visualizzzazioni rese possibile da Flex e che possono essere integrate in modo facile in una architettura Web2.0

    AJAX alternatives? ULC, Carousel, XWT/Vexi?
    http://www.javalobby.org/java/forums/t64898.html

    Il nuovo falsh player sniffa le applicazioni aperte e rende possibile aggiornare un file excel aperto se questo è l’esportazione diretta di dati che si hanno sul web.

    Service Oriented Clients will emerge to complement the capabilities of SOA and deliver rich, effective experiences to the user. This talk presents a services oriented client that enables compelling, rich experiences, including a strong data model, native access to services, message queuing, persistence, best-practice development patterns such as MVC, and predictable operations across browsers, operating systems and devices.

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    BRIAN DEAR (Founder e Ceo EVBD, ovvero Events and Venues database)
    When Do We Get the Events We Want
    intro: Brian Dear è un omaccione che vedreste benissimo anche davanti al barbecue domenicale. Il suo mantra è “Maximaze event discovery” ed è qui all’eTech per mostrare in preview assoluta il loro prodotto.

    di che si tratta: questo sito per gli eventi si è arricchito di feaures molto buone (rss, etc) ma soprattutto ha tirato fuori una parte di “Dream Event” che è molto più che una wish-list. Si tratta dell’opportunità di creare una “domanda di eventi” dal basso, aggregando i desiderata della community di utenti di EVBD.

    Il tools permette di gestire un vero e proprio processo di organizzazione dell’evento dal basso step-by-step. Dalla singola richiesta di un utente, sino alla creazione e distribuzione di poster grafici (Wanted) che rendono visibile -sul proprio blog ad esempio- l’evento desiderato, ed infine sino al contatto con il performer richiesto. Certo questo NON è una vera garanzia che si possano portare gli U2 in Sicilia, ma con questo strumento per tentare l’impossibile. :)

    http://www03.eventful.com/ -> etechdemo

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    HANS PETER BRONDMO
    First You Google, But Then What?
    intro: Search engines have become the oracles of our age. We turn to them for “answers” about almost everything. But how do we remember, review, and remix those answers?

    di che si tratta: Da provare! un modo unico di taggare il mondo, importarlo in Plum, condivederlo con gli altri (ed accedere ai “mondi” taggati dagli altri) e tornare indietro sano e salvo. Qualcosa di più che Del.icio.us perchè puoi catalogare tutto e non solo Url. Ma c’è dell’altro. La socialità di Plum è superiore, e l’interfaccia semplice ed amichevole di Plum strapazza Del.icio.us.

    Qui si tratta di una roba che -mentre ascolti una canzone con iTunes- può essere richiamato con un click, inserire la musica nella tua “library”, cercare per te sul web copertine, canzoni simili e quant’altro, nonché pubblicare -in tre click- la tua libreria sul tuo blog!

    La User Experience è pazzesca e -da oggi- Plum ha delle API che consentono di accedere a tutta la forza di Plum. Ad esempio, una estensione di Plum si connette al tuo AddressBook e consente di pubblicare -in un click- i dati relativi ad una persona o l’intera agenda.

    nota: questi tipi di Plum hanno le t-shirt più fiche dell’eTech, ed anche il sito non è niente male http://www.plum.com/home.plum (assomiglia molto a MeasureMap di Veen)

    - http://www.demo.com/demonstrators/demo2006/63023.html
    - http://www.clickz.com/experts/contact_author/index.php/63033
    - http://www.margaretolson.com/

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    CHRISTOPHER PAYNE
    Search and the Network Effect: Sponsored by Microsoft
    intro: un talk sponsorizzato da Microsoft per presentare il loro ambiente WindowsLive.

    di che si tratta: mah! secondo me è una robaccia! Non sapendo cosa fare sul web, hanno fatto tutto. E dovendo sviluppare rapidamente, tutto è fatto a pezzi che ognuno può intergare come vuole. Risultato? Il portale generalista reinventato. SI può potenzialmente fare tutto e quindi dovremmo tutti cantare alleluia. La verità è che comunque metti insieme i tuoi pezzi la user experience rimane rasoterra e l’eccitamento è zero. Non c’è alcun piacere nel consumare le informazioni in pagine tutte uguali e tutte simili all’output di una ricerca in google. Questa gente ha ancora sbagliato strada. Ha molti muscoli e poca strategia di prodotto. Che dire? E’ Microsoft!

    almeno una features però va citata: una roba per cui facendo il drag’n drop di un pezzo di testo di una qualunque pagina web, si crea un archivio di questi “appunti” che mantiene anche il link alla pagina di provenienza. E’ poco. Ma c’è una buona idea alla base. Se anziché fare tutto, avessero sviluppato BENE delle idee semplici come questa, creando una buona esperienza ed una ottima integrazione, allora -forse- avrebbero una chance.

    La verità è che l’omino (omuncolo direi) M$ è l’unico in cravatta di tutto l’eTech e dietro alla sua buona capcità di presentazione c’è il nulla assoluto. Come quello che ha portato M$ a fare un navigatore che vi mostra la prospettiva di strada come ripresa dall’interno dell’auto (con immagini vere) e anziché dire che è una sperimentazione buona si e no per un PhD universitario, presenta la cosa come un prodotto.

    Questa gente è tanto incompetente da fare impressione, e con il loro marchio sulla testa diventano anche MOLTO più antipatici di quanto -a livello personale- forse non meriterebbero.

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    MICHEAL H. GOLDHABER
    The Real Nature of the Emerging Attention Economy
    intro: questo talk è relativo a quel gioco multiruolo e multilivello che chiamiamo “cultura occidentale”. Micheal Goldhaber parla di economia dell’attenzione dai primi anni ‘90. Le sue parole aprono la mente.

    di che si tratta: L’economia è un gioco multilivello. Il primo livello è stato l’ecnomia feudale, il secondo l’economia industriale. Il prossimo livello sarà l’economia dell’attenzione.
    Come nei giochi multilivello, ogni cambio rapprenta un cambio radicale delle condizioni di gioco. L’intensità di interazione -ovvero transazione- è drammaticamente in ognuno di questi livelli.

    L’apertura ai viaggi, alle libertà personali, al contrasto della schiavitù che hanno rapprentato le aperture dell’era industriale rispetto a quella feudale, ora sono ampissime e si chiamano Internet, high-school, etc.

    chi possiede la tua attenzione?
    In parte tu. In parte tutti gli altri stimoli (persone, artefatti o eventi) che -in modo permanente o temporaneo- lasciano una scia della propria interazione con te.

    http://www.well.com/user/mgoldh/
    88206.web.tnn9o.info/

    Think of the human world as a Massively Multiple Interactive Game (which it is). As interactions change and increase we are passing to a new level, something that hasn’t really happened to the same depth for centuries. The rules, fundamental values, and just about everything else are diverging from what was familiar in the level characterized by the exchange of Money, the prevalence of Markets and the dominance of Industrial production of standardized goods (call this MMI). The new level also depends on human abilities and desires, but now what matters most is our strictly limited abilities to pay attention and our much greater (on average) desires to receive it. The full passage will take many decades, but we are already well along.

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    GEORGE DYSON
    Turing’s Cathedral
    intro: Finalmente un pazzo sul palco. Già Goldhaber ci ha rapito dalla matrice, facendoci vedere in modo nuovo il mondo fuori di noi. Adesso Dyson -a utore di: Darwin Among the Machines, 1997- compone il suo talk attraverso un escursus storico che ci fa rivedere con ordine il passato senza il quale saremmo perduti.

    di che si tratta: Sinceramente non sono in grado di raccontarvi l’universo di numeri e storie in cui ci ha precipitato Dyson. Segnatevi il nome, studiatelo, interpellatelo, leggete i suoi libri.

    The digital universe was conceived by Old Testament prophets (led by Leibniz) who supplied the logic, and delivered by New Testament prophets (led by von Neumann) who supplied the machines. Alan Turing (1912-1954) formed the bridge between the two.

    This presentation will examine the current state of the digital universe in light of what the prophets have been saying over the years.

    Once-radical speculations about artificial intelligence, non-von-Neumann architectures, reliable computation from unreliable elements, and the success of template-based addressing in biology, are driving the current proliferation of metazoan codes.

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    DANAH BOYD
    G/localization: When Global Information and Local Interaction Collide
    intro: Danah è una miniera. Come lei stessa dice:”Basically, i am just another crazy, overachieving, passionate, activist grrl“. …e che abbia una vita molto impegnata si vede.

    di che si tratta: Ci voleva questa versione street di Indiana Jones (fusione del look aggressivo e del personaggio “ricercatrice a Berkley”) per sentir dire cose di buon senso come: (1)- do not overdesign (2)- integrate designers and customers support (ebbene si, qui presumono che i designer progettino le interfacce ed abbiano una presenza costante dentro alle aziende…)

    Ma non sono state queste le parole più interessanti (ne ha usate milioni in 20minuti) che ha detto. I due concetti più rilevanti sono:

    1) FAMILIAR STRANGERS
    Troppa roba da dire: fate un salto qui.

    2) DESIGNING for G/LOCALIZATION
    Empower user to
    - personalize and culture-ize (come in flickr)
    - control access of their expressions
    - be cultural spokepeople

    Let user manage private, public and opportunities for sinchronicity

    -
    Ma come dicevo, Danah mixa nel suo blog anche parecchi link verso altre persone interessanti, nonchè spunti polemici e ben documentati come questo riguardante il CHI2006. Tra le persone che ho trovato tramite il blog di Danah c’è Bradley Horowitz, di cui mi è molto piaciuto questo post “Creators, Synthesizers, and Consumers

    Boyd’s talk focuses on the design implications resulting from the relationship between global information access and local social interaction. How can attention networks be incorporated into systems to bridge the global/local contexts? Why do bottom-up organization systems support global/local information needs? Why is personalization dependent on social clusters?

    Se volete chiedere a Danah perché ha cambiato colore dei capelli (il sospetto è che lo abbia fatto per il diverso tasso di umidità tra la Berkley e SanDIego) potete scriverle qui: dmb [at] sims.berkeley.edu

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    LEE BRYANT (Headshift)
    Humanizing the Enterprise Using Ambient Social Knowledge
    intro: Questa è una company veramente TOSTA, con un SITO FICHISSIMI, e -finalmente- EUROPEA. (Londra, ovviamente)

    di che si tratta: Questa gente ha capito tutto. Non ha peli sulla lingua e distrugge il concetto stesso di software dinosauro (ERP, SAP) per aziende dinosauro. Lo STORAGE non è nulla se le informazioni così gelosamente conservate NON hanno un senso nella costruzione del valore per l’azienda.

    …Personalmente sono troppo d’accordo con loro. Dico continuamente -anche in azienda- che bisogna buttar via un sacco di roba che abbiamo già e costruire il nuovo. Il punto è che nessuno -compreso me- sa bene quanto sarà possibile proteggere (se sarà possibile proteggere) il nuovo investimento richiesto. Ed anche nelle aziende a cui NON manca il CORAGGIO (pochissime) è probabile che non ci sia il DENARO sufficiente per sostenere lo shift mentale richiesto (di cui la scrittura di nuovo software è solo una parte minore).

    Ecco le tre lezioni che Bryant dice di avere appreso dalla pratica:

    * We need to let go of conveyor belt information processing in favour of immersion in the ambient “flow,” trusting that information will find people if the network is sufficiently connected. Scary!

    * Social tagging, blogs and the “wiki way” support the negotiation of language and shared meaning within groups; the new challenge for information architects is how to add value to this process, rather than get in the way.

    * Groups and teams need their own maps and their own viewpoints.

    Insomma, è tempo di spendere meno in hardware per lo storage e molto di più nella FINDABILITY.

    Infine,
    Il sito aziendale di HeadShift è il mio NUOVO sito preferito in assoluto. Un posto dove c’è dentro tutto il web2.0, ma anche molto di più. La struttura stessa del sito è moderna come niente altro io abbia visto in una sola company. Ed i contenuti non sono da meno. Ecco un raro esempio di una azienda che comunica come fosse un blog come un altro, esponendosi in prima persona (mittente) generando stimoli.

    IL RESTO è QUI: http://www.headshift.com/moments.cfm

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    yahoo social media
    BRADLEY HOROWITZ
    Social Media at Yahoo!
    intro: Questo è il tipo di cui parlava Danah e sono quindi subito andato a vedere il suo talk. Lui ha iniziato dicendo che non sa bene che lavoro fa, ed essendo un team manager ha ben pensato di descrivere cosa fa attraverso il lavoro delle persone che lavorano con lui. Magnifico direi.

    di che si tratta: beh, la “vision” è la seguente: enable people to find, use, share and expand all human knowledge.

    Dopo le directory di Yahoo, il search per parole di Altavista, il pageRank di Google, cosa segurà? Secondo Horowitz seguirà il “social search”. Search throught people!
    Take power from webmaster (pagerank and proxy date) and give to the user. (Trush, rating, etc)

    Il centro del pensiero di Horowitz nel search sociale è legato a come sono fatte le community in sè, ovvero: http://www.elatable.com/blog/?p=5 Con questa visione si arriva ben presto a progetti come LaunchCast che altro non è che la versione Yahoo di Last.FM

    …ricordiamoci però che Yahoo ha comprato Flickr…
    Flickr è IL miracolo da cui è partito tutto l’entusiasmo del Web2.0.
    Un intero ecosistema, creato da meno di 10 dipendenti, ha reso “dipendenti da Flickr” le milioni di persone che ne hanno fatto il loro riferimento per la fotografia e gli aspetti sociali relativi alla condivisione delle proprio foto.

    Ogni possibile via per allargare ed aprire Flickr è stata usata. Utenti/sviluppatori hanno reso disponibili per flickr uploader, visualizzatori e molto altro. D’altro canto, i blog personali degli utenti, si sono trasformati in millioni di manifesti pubblicitari per Flickr (e questa è stata la forza virale di Flickr).

    Ebbend, dice Horowitz:”Ora siamo alla flickrization of Yahoo!

    Infatti, usare -ad esempio- i cluster di Flickr (vedi LOVE) è un gran modo di classificare dinamicamente le immagini (o i contenuti in generale). Ma c’è di più. Nei TAGS si può scegliere ad esmepio di vedere le “most interesting”. Un modo “magico” di selezionare le immagini miscelando il numero delle visioni, il numero di persone che l’hanno scelto come favorits, etc.

    Tutto questo SENZA avere uno STAFF editoriale, ma facendo fare agli utenti quello che vogliono (beh. in realtà qui gli utenti stanno espandendo con il loro lavoro il team di Flickr)

    Ebbene, mixare il modo di Flickr di estrarre ciò che conta dalla marea delll’informazione può essere usato per come output del search di Yahoo, evidenziando -ove possibile- la provenienza del consiglio espresso.

    Una delle prime incarnazioni di questo search aumentato dalle persone è: http://answers.yahoo.com …che può prendere ancora più energie e partecipazione dalla connessione con i Yahoo Groups.

    Tra le cose mostrate da Horowitz…
    Molto forte una applicazione mobile che usa le MAPPE di Yahoo (finalmente scrollabili) e consente di posizionarsi su una mappa dove appaiono anche le persone connesse attraverso un gruppo di yahoo o i contatti di Flickr.
    ovviamente l’upload di immagini (opportunamente collocabili nella mappa) è compreso nel prezzo.

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    flockBART DECREM & CHRIS MESSINA
    Flock, the social browser
    intro: Il talk l’ha fatto tutto Chris Messina che -come il nome tradisce- è di genitori italiani. Chris & Bart hanno avuto la grande fortuna/bravura di trovare un VentureCapital che li sostenesse da zero ed ora hanno in mano una Killer-APP da favola. …questo purché il mercato vada nella direzione da loro ipotizzata.

    di che si tratta: Flock! http://www.flock.com/ lo conoscevo da diversi mesi (grazie, Rick!) ma è quest’ultima vesione che ho apprezzato qui all’eTech che scatena le fantasie. Questi ragazzi sono in scia con Yahoo (che prediligono a Google come search di default) ed al mood “sociale” che Horowitz professa.
    Di fatto, Flock -raffinatissimo anche nella grafica- porta direttamente nel browser quelle funzionalità “sociali” (rating, url sharing, etc) che in questa fase sono proprie di quelle che chiamiamo applicazioni web2.0 e questo suo posizionamento ne è tanto la forza quanto la debolezza.
    Infatti, al momento, non si è capito se le “traccie lasciate ingiro dagli utenti” possano essere collezionate in un browser (nel senso che questo è quello che Flock fa, ma bisogna vedere se agli utenti andrà bene), ma se così fosse… Chris e Bart saprebbero più cose degli utenti di chiunque altro, nonché avrebbero realizzato quel search sociale di cui Horowitz parla. Accidenti, qui c’è il serio “rischio” che questi due ragazzi diventino potenti nello stesso ordine di grandezza di Google e Yahoo!

    Attenzione dunque…


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    Altre cose di cui tenere traccia (in ordine sparso)
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    (1) La “Joel Spolsky’s Usability” - Joel è simpatico, dinamico, irriverente, capace. E’ un caterpillar con il senso dell’umorismo. …però con la usability sta un pò esagerando. Ha molto buon senso, ma la SUA usability per me non vale l’ascolto del talk. Meglio parlarci in corridoio. - http://conferences.oreillynet.com/cs/et2006/view/e_sess/8559

    (2) Microformats: http://conferences.oreillynet.com/cs/et2006/view/e_sess/8292 (la più incasinata sessione di questa fascia oraria. A metà tra un talk tecnico ed una semplice carrellata di applicazioni. Insomma, qui tutti spingono su Microformat e -in effetti- sembra davvero la cosa giusta da fare.

    (3) AttentionStreams vs. the Firehose. La gente della ATTENSA è uno sponsor dell’eTech e ci hanno già riempito di magliettine ed altri gadgets. Immagino di poterne sapere abbastanza all’expo. http://conferences.oreillynet.com/cs/et2006/view/e_sess/8495.
    Lo stesso criterio di “esclusione” l’ho seguito anche per il talk “Foldera Unveiled”

    (4) Building Apps for the Business Web. Un titolo che ti fa sentire in colpa a non partecipare al talk, ma l’anno scorso la gente di SalesForce ha portato all’eTech una brutale presentazione di prodotto. E chi si fida più?

    (5) Greasemonkey: Remixing the Web. Il Remixing è stato il tema dell’eTech 2005. Questo ragazzo del North Carolina (di IBM) si deve essere perso!

    (6) Mi è spiaciuto invece non dare una opportunità di ascolto al talk dal titolo: “Hunch Engine” con Eric Bonabeau.
    A hunch engine uses interactive evolutionary algorithms to help users navigate large spaces, combining the ability of computers to sift through massive amounts of data and that unique human ability to see “stuff” (sometimes even when stuff is not there) with their right brains. The hunch engine enables a form of “high-throughput screening by humans.”

    (7) La festa di Yahoo! il DJ Set, il cibo e l’alcool a menetta, nonché i Martini serviti in bicchieri illuminati dall’interno.
    yahoo's party

    (8) Le macchine dotate di celle a combustibile con tanto di modellino in vendita. Penso che ci farò un giro per le strade di SanDiego, anche se -da dentro l’auto- non è che cambi nulla.

    (9) la Electronic Frontiers Foudations (t-shirt molto cool. Posterò una foto prima o poi)

    (10) Tim O’Reilly. A fine serata, stremato come gli altri, se la tira molto meno e si è persino tolto maglione e gile (era ora direi) per dare spazio ad una normalissima maglietta di cotone!

    (11) LINDA STONE: Attention asThe *Real* Aphrodisiac. (secondo me, data la presenza, ci ha provato con il titolo).
    Linda Stone sembra una professoressa di Harvad, ma forse è solo lo spessore ed il taglio degli occhiali a dargli questo aspetto, perché -invece- lei è un EX vicepresident di Microsoft! Sarà per boicottare Powepoint che parla senza alcun supporto di slide?

    (12) DICK HARDT ovvero uno che si muove come fosse il Brad Pitt della situazione! (SKIP 2.0)
    Cosa mi ha colpito? L’hanno detto in tutte le salse, ed hanno pure messo degli annunci nei bagni dell’Hotel: WE ARE HIRING!

    …solo tecnici mi raccomando! …e penso pure che l’annuncio NON l’abbiano messo nel bagno delle donne.

    (13) FELIX MILLER: LastFM, The Musical myware. Da spyware a myware la distanza è breve, ma d’altro canto l’attenzione della gente è sulle cose. LastFM aggiunge alla musica “shuffle” di Apple, la presenza delle altre persone,e questo allarga -rimandendo nel profilo- la quantità di musica nuova che si può scoprire ed apprezzare.
    Gli utenti accettano dunque che il sistema li spii per poter a loro volta accedere alla conoscenza (attenzione) che altri utenti ripongono attorno alla musica.

    It’s time to put listener in charge! and this could be done with social networking music.
    (8milioni di submission al giorno. Un miliardo di submission nel 2005).

    (14) SETH GOLDSTEIN (Root) - Il web 2.0 è il primo web dell’attenzione. I web-services sono aperti alla condivisione e vivono dell’attenzione delle persone. Queste però sono immerse nell’overload informativo. Per quello che si è capito, si tratta di un posto dove mandare i dati relativi alla tua attenzione e quindi storicizzarli e gestirli. Ecco che così diventa facile sapere come abbiamo “speso” la nostra attenzione un mese fa, o come la spendiamo statisticamente in un certo periodo di tempo. I grafici proposti sono abbastanza oscuri e GoldStein stesso dice che stanno lavorando alla semplificazione dell’interfaccia.

    (15) MATT WEBB + BEN CERVENY

    playsh, the Playful Shell
    Ben Cerveny ha un passato in Ludicorp, FrogDesign, Organic (una delle agenzie più fiche dei primi anni del web) ed è quindi un veterano assoluto di questo settore. Matt Webb è uno che pensa in modo lucido e acuto ed è recentemente diventato famoso per una ottima idea trasformata in un flop editoriale: Mind Hacks. Io ne ho una copia e vi assicuro che è un buon libro/collettore di esempi e pensieri sul funzionamento della nostra mente (interessante il capitolo sulla visione, soprattutto per chi non ha una competenza precedente). Bei nomi. Che siano venuti a dire qui è ancora un mistero :)) , ma incontrando Matt nell’ascensore di YMCA ho potuto conoscerlo meglio. Questi sono due ragazzi in gamba e -insieme alla gente di Headshift- l’unica rappresentanza europea all’eTech. Ben fatto Matt! :)

    (16) BILL SCOTT (Yahoo!). Andate subito a prendere la Design Pattern Library (regole) e User Interface Library (oggetti già pronti) che sono disponibile per tutti, e vedrete che c’è parecchio di buono.

    nota: l’approccio è ben diverso dal puzzle di Microsoft. Anche in Yahoo sono stati spiazzati dalla rapidità dell’esplosione del Web2.0, ma loro avevano già fondato il Yahoo Labs e da lì sono nate delle soluzioni puzzle che Yahoo NON SA come mettere insieme dentro una strategia, ma che possono essere estremamente utili per la enorme comunità di sviluppatori che in Yahoo sono stati capaci di mettere insieme. Yahoo è un pò in ritardo su Google, ma entrambe sono comunque anni luce avanti a Microsoft.

    (17) L’ultima riga voglio dedicarla ai due altri italiani presenti all’eTech. Non essere “l’unico” mi ha fatto sentire meno come un “appartenente ad una regione ai confini del mondo”. Tra l’altro, il fatto che altri occhi ed orecchie abbiano potuto vedere cose differenti dalle mie, aumenta la quantità e qualità della conoscenza che -partendo dall’eTech- potrà arrivare anche dalle nostre parti. Un’altra piccola comunità di interessi sta probabilmente nascendo e spero di reincontrare ancora persone come Massimo Zaglio e la sua orgogliosa felpa con la scritta “Torino” (calcio, non olimpiadi invernali).

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