Jan 17 2006
Da dove vengono le cose?
Harvey Molotch, professore di Studi Urbani all’Università di NewYork (Dip. Sociologia) ha scritto un libro fan-ta-sti-co per ragionare sulla “ricetta” del successo degli oggetti e delle tecnologie con cui viviamo.
Personalmente, era dai tempi della “Caffettiera del Masochista” di Don Norman che non leggevo un libro così ricco di spunti.
Bello, bello!
Capisco di stare oltrepassando il limite della “pubblicità gratutita”, ma il fatto è che era da parecchio tempo che un libro “da lavoro” non mi dava tanta soddisfazione.
“Fenomenologia del tostapane. Come gli oggetti quotidiani diventano quello che sono” di Harvey Molotch è davvero una miniera. Varrebbe l’acquisto anche solo per la incredibile bibliografia!
Ma cominciamo dal principio:
Portato in Italia da Cortina Raffaello Editore, mi ha subito dato la sensazione del libro “sfuggito” ai radar dei grandi Editori così come dei “traduttori per mestiere” (Apogeo?) del settore.
Insomma, un pò come la prima “Caffettiera” che era passata da Giunti, prima di finire verso altri lidi.
Certo l’operazione di re-design della copertina (necessaria per la eccessiva somiglianza con altri titoli) sarebbe potuta riuscire meglio…
Così come anche il titolo che è divenuto volutamente più “alto” dell’originale “Where Stuff Comes From”, finendo per riecheggire troppo un filone che “appartiene” ad altri autori.
Insomma, l’Editore ha fatto un ottimo scouting, una sufficiente traduzione (non priva di stranezze, ma sempre meglio di altre operazioni a cui l’editoria italiana ci sta abituando. es Blink di Gladwell), ha avuto una buona cura delle parti a supporto del testo originale, ma avrebbe forse potuto fare di meglio nella confezione.
Ma chi che si parla?
Il punto centrale del libro è il concetto di lash-up, ovvero di “improvvisa” sinergia tra fattori diversi es. tecnico, geografico, culturali, legislativo/istituzionale ed economico, che INTERAGISCONO con il prodotto sino a determinarne il successo.
Tutti gli aspetti che finiscono per influenzare il prodotto (dal concepimento alla vendita), vengono descritti da Molotch in modo preciso e convincente. Così si “scopre” -ad esempio- perché una certa “bottiglia” che non ha funzionato in un mercato che prevedeva l’acquisto del consumatore finale, possa subito dopo aver successo in un contesto dove il prodotto potesse essere “dimostrato” e veniva acquistato dal referente di una organizzazione.
Allo stesso modo, viaggiando all’interno del libro, si può comprendere qualcosa di più dell’atmosfera culturale californiana, e di come questa ha potuto dar luogo a precise “variazioni” del prodotto “automobile” o “arredo”. …e gli esempi contenuti nel libro sono diverse decine.
Ma c’è dell’altro:
La dimensione “sociologica” che nasce dall’osservazione che Molotch fa degli oggetti quotidiani! Questo perché -esattamente come farebbe un archeologo con un vaso greco- Molotch usa gli oggetti “ritrovati” nel nostro tempo per studiare quello che noi siamo.
Questo ci riporta sempre sulla “stessa strada”: la cognizione umana NON si basa esclusivamente sulle risorse individuali. Al contrario, è MEDIATA DAGLI ARTEFATTI, dal contesto fisico e sociale in cui l’individuo si trova ad agire per realizzare i propri obiettivi.
…ed il prof. Molotch ci ha dato un’altra occasione per tornare a riflettere su tutto ciò.
ok,
Ora non voglio dilungarmi su tutti i possibili esempi e spunti che ho trovato nel libro, ma -sinceramente- io affiancherei ai consolidati libri di Norman anche in molti corsi universitari che si occupino di design sia industriale che interaction, per non parlare delle recenti visioni trasversali tra business e design, dove libri come questo o come il -secondo me- oramai classicissimo “L’estinzione dei Tecnosauri” è assolutamente d’obbligo.
nota: mi sarebbe piaciuto mettere un link al “Master in Business Design” organizzato (anche) da Domus Academy. Purtroppo un sito che NON PERMETTE DI LINKARE UNA PAGINA INTERNA, e che è tutto in roboante flash8 (o non vedi nulla) non permette alternative. Che dire… c’è chi può permetterselo e chi no!
No responses yet


Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
(short