Jan 31 2006
Ajax: il “Click’n Go” si è fatto grande! (e l’economia riparte con il Web2.0)
Alcuni anni fa ho scritto che il “claudicante” mondo dell’html funzionava solo per “click’n go” ed avrebbe dovuto -presto o tardi- far spazio a delle esperienze di navigazione prive del “momento di bianco” in cui piomba l’utente (soprattutto quello senza banda larga) tra un click e l’altro.
PROLOGO: Quando scrivevo della necessità di superare il “momento di bianco”, il riferimento era alla battaglia dello “statico” html contro una tecnologia Flash (che spesso mostrava forti limiti). L’una e l’altra tecnologia erano destinate ad evolversi, ed ora è venuto il momento di fare un piccolo punto della situazione.
E’ stato Jesse James Garrett (quello di Elements of the User Experience) a dare il “la” ad una delle più evidenti discontinuità nella continua evoluzione della Rete. Jj ha dato un nome ed un manifesto a quello che oggi conosciamo come AJAX, e da allora il web non è più lo stesso.
Ma cos’ Ajax? (che JJ pronuncia “ea-giaax“)
Jj dice:”Ajax NON è una tecnologia, ma l’unione di più tecnologie che sono fiorite in tempi recenti e che stanno cominciando a lavorare insieme in potenti nuovi modi” (vedi AjaxMatters)
Ajax prevede l’uso estensivo di Javascript come collante di una serie di tecnologie diverse:
1- il normale layer di presentazione xHtml/Css
2- il Document Object Model, ovvero la modalità W3C compliant per consente ad uno script (quindi lato client) di modificare dinamicamente gli elementi che compongono la pagina;
3- XMLHttpRequest che consente alla pagina web di interrogare al volo un DB (o altro) che sta sul serve server;
4 - XML / XSLT come formato dei dati che viaggiano tra client e server;
Questo “Ajax Engine” elimina la dinamica click’n go dell’html convenzionale e la sostituisce con una “intermediazione” continua tra utente e server.
Ad esempio,
Una pagina che contiene un form può “accorgersi” client-side di ciò che l’utente sta compilando e “accendere o spegnere” specifici campi del form/interfaccia per facilitare e dinamicizzare la compilazione dello stesso.
La sensazione a pelle è la stessa che si ha quando si utilizza una applicazione residente, mentre in realtà si sta adoperando una “pagina-ajax” che è capace di comunicare (via xml/javascript) con il server, e recuperarne i dati (comportamenti) necessari.
Ajax ha spianato la strada a quello che oggi chiamiamo “Web 2.0″, e questa ondata di servizi ed applicazioni web avanzate, sta trainando l’intera ripresa dell’economia delle esperienze.
Con Ajax si sta stringendo il gap che c’era tra un banale sito WEB ed una applicazione residente. Ma quella che rappresenta una novità inaspettata è che la riduzione del gap stia avvenendo in modo totalmente diverso da quanto ampiamente previsto dai fautori delle “Rich Internet Application”.
I siti Ajax non hanno quasi nulla a che fare con i web-film o web-cdrom dalla grafica e animazioni seducenti (legate soprattutto alle qualità di Flash) che abbiamo visto negli ultimi due anni e che -spesso- hanno mostrato ampi limiti sul fronte applicativo e dei servizi.
Ajax apre quindi una fase nuova nel design dei siti e per descrivere questo nuovo approccio voglio usare le parole di un grande personaggio.
Tim O’Reilly, nel suo lungo editoriale che ha spianato la strada al Web2.0 ha detto:”AJAX is also a key component of Web 2.0 . Il capo e fondadore della O’Reilly dice:”noi stiamo entrando in un periodo che non ha precedenti nella storia delle innovazioni legate alla interfaccia utente, e che permetterà agli sviluppatori web di essere -finalmente- in grado di produrre applicazioni web ricche quanto le applicazioni residenti in locale“. - Ecco una intervista di Tim O’Reilly sulla BBC
Tutto chiaro dunque? si passa tutti a sviluppare usando ambienti che consentono di sviluppare applicazioni Ajax?
Beh, non è ancora venuto il momento!
Dirk Knemeyer -ad esempio- sostiene una tesi diversa: Desktop applications must replace Web applications.
Secondo Dirk, la Apple deve parte del suo successo al fatto di aver fatto un sacco di cose giuste al momento giusto. Non ultima la soluzione scelta per il suo store musicale iTunes: una applicazione desktop che emula l’esperienza utente di un website, fornendo ai propri utenti il meglio dei due mondi!
Io condivido l’analisi che Dirk fa di iTunes, tutto giusto!
Aggiungo anche che un computer scollegato dalla Rete poco più che un inutile pezzo di ferro.
In tal senso -in termini di esperienza fruita da un utente- la separazione tra applicazioni residenti e website è superflua!
e adesso?
beh, per le idee confuse e deve mettere in piedi una applicazione “dinamica” entro domani, ci sono i consigli di Jonathan Boutelle in italiano su Flashability ed in inglese nel suo estesissimo sito personale, da cui vi segnalo:”Why will Ajax Win?“.
Compreso che l’html non è più “statico e stupido” come una volta, dal canto mio io avrei da dire le seguenti cose:
1) Con il grande Rick Cambiassi, usando Ruby on Rails (quindi Ajax a tutto spiano) abbiamo costruito una Intranet aziendale in poche settimane!
2) Le RIA “classiche” avranno un nuovo momento di slancio grazie al successo di FLEX!
Al prezzo di tempi di caricamento tipici da RIA (quindi elevati e negativi o -almeno- così sono tutte le volte che il designer NON è in grado di sfruttare le potenti funzioni di streaming di flash) i siti “flash” avranno una maggiore capacità di avvicinarsi alle caratteristiche di dinamicità tipiche delle applicazioni.
Qui però va aggiunta una nota: Flash ha fatto tanta strada sulle ali dei volenterosi designer che hanno imparato actionscript e non per il contributo di grandi programmatori con il pallino della grafica. Flex a me pare più un ambiente da “programmatori” che da designers, e questo rischia di creare una discontinuità importante nella alimentazione del fenomeno flash.
infine, un pò di sana polemica:
3) E’ difficile -per chi -come me ha vissuto fortemente la cosidetta new economy- vedere come oggi non si possa più neanche citare la FUNESTA BOLLA DI INTERNET, ma tutti oggi si accalchino a parlare di Web2.0!
…che dire: speriamo che questi termini restino in uso tra gli addetti ai lavori (che sanno dargli un significato convenzionale sensato) e non finiscano in mano anche a quella minoranza di manager ignoranti, markettari furbastri e analisti finanziari dalle gestioni “allegre” che hanno già fatto la loro parte nel primo disastro economico dell’era della Rete.
4) A non far nulla -magari con la scusa “ricordati della new-economy” sono bravi tutti. Solo che mentre in Italia la maggior parte dei decisori sono congelati dalla PAURA DI FARE (o quanto meno di perdere la poltrona), i nostri computer viaggiano su Skype, Flickr, Technorati, Del.icio.us, Newsvine, GoogleEarth… per non parlare della gara a rincorrere Google sia sul fronte dei motori (vedi i vari iBoogie, Hakia e gli altri) che sulla strategia generale. Per informazioni rivolgetevi ad una azienda chiamata Yahoo!
Vorrà dire qualcosa, no?
Quindi… Chiamate pure come volete questo nuovo momento di crescita economica legato alla Rete, ma -per carità - non stiamo soltanto a guardare!
ah, dimenticavo: Grazie Mat! Grazie Andre.
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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