Mar 31 2005

    Una politica per l’innovazione?!

    Palazzo Chigi bagnato da un'onda digitale alla MatrixQualcuno ha una qualche idea diversa da quelle mostrate da Stanca e Urbani? io spero di si, ma se dovesse essere utile, ecco alcune ulteriori proposte.

    In questa pagina


    - Intro
    - Proposte
    - Conclusioni


    Intro
    Come fa ad essere ministro dell’innovazione un burocrate
    avvocato che passa l’intera vita professionale nella più ingessata delle aziende
    dell’ITC? Basta essere “credibile” direte voi! e cosa c’è più credibile dell’IBM?
    Il risultato è quindi ovvio: Mr. STANCA alle scorse elezioni era l’unica persona
    ad aver vinto in partenza. Infatti era candidato Ministro di entrambi gli schieramenti.
    Caso eclatante di quell’eccesso di somiglianza tra sinistra e destra che -come
    BUSH dimostra- la danno vinta alla destra. Chi ha da meditare lo faccia per tempo!

    MINISTRO
    Ecco quindi che -come premessa alle mie proposte per l’innovazione- direi: al
    posto dell’ottimo
    granatiere di Sardegna assunto in IBM l’anno della mia nascita
    e sopravvissuto
    immune a tutte le avventure tecnologiche di BigBlue, perchè non cominciamo con
    scegliere un ministro "incredibile"
    .
    Uno giovane che non abbia vissuto troppo tempo nella stessa azienda. Uno come Andrea
    Granelli
    o persino
    un candidato più sfrontato come Gianroberto
    Casaleggi
    o. Pensate
    al CEO di una qualche azienda californiana e ispiratevi ad esso.

    CONSULENTI
    Basta con Negroponte per favore!!! ma possibile che ancora si stia dietro a
    personaggi di questo genere? Negroponte è uno che ha smesso di dire cose
    interessanti 20anni fa! Se volete sentire qualcosa di interessante almeno chiamate
    il figlio (Dimitri) e non lui (Nicholas).
    …e se proprio volete un NUOVO Negroponte, allora chiedete di: Daniel
    Hillis
    (Applied Minds).
    Inoltre… un Ministro dell’INNOVAZIONE dovrebbe avere in squadra molti consulenti
    giovani o giovanissimi. Guardate a chi fa le startup! Guardate a quelli che hanno
    abbandonato l’Italia o stanno per farlo.

    TECNOLOGIA
    Ma è possibile che qui ancora qualcuno pensi che il centro di tutto
    sia la tecnologia? Carissimi, la TECNOLOGIA è UNO DEGLI STRUMENTI a
    disposizione dell’innovazione e non l’innovazione stessa.
    Se volete comprendere l’innovazione, dovete leggere Gladwell, Dertouzos, Rheingold,
    Lessig… e non certo un manuale di SAP o di C++
    Per favore SMETTIAMOLA di porre la tecnologia al centro e sostituiamola con
    il design, con l’umanesimo, con la capacità di creare oggetti/servizi
    ad alto impatto sociale.

    BOLLINI, CERTIFICATI & dintorni
    Le cose che ho sentito su BOLLINI che salvano dall’inferno e su email con FRANCOBOLLI
    DIGITALI
    sono incresciose. Innanzitutto è necessario comprendere che non è
    un singolo Paese a poter regolamentare la Rete. Chiunque ci provi otterrrà
    soltanto di mostrare la sua ignoranza al mondo. Secondo poi NON è utile a
    nessuno il mettere briglie e costruire burocrazie laddove invece è utile far
    scorrere veloce il pensiero e far fluire le idee.

    Ecco quindi che bollini e
    certificati hanno senso se NON sono obbligatori e vivono della credibilità
    che il cliente/utente finale ripone in essi. Ecco dunque che alla dissennata
    politica dei divieti (ad esempio quello della Majors musicali che osteggiavano
    la Rete e gli MP3) si deve rispondere con la capacità delle idee (chiedete
    alla Apple Computer quanto fattura vendendo musica on-line e lettori MP3 e
    capirete).
    Ecco infine che il bollino o il certificato hanno senso se AGGIUNGONO UN VALORE
    (ades. quello ecologico) che LO STATO intende riconoscere per i suoi indirizzi
    morali, o che la gente riconosce per la QUALITA’ concreta (e non puramente cartacea)
    che essi rappresentano.

    …ed ora, ammesso che questa premessa sia stata digerita
    nella sua pur grande incompletezza, parliamo di proposte NON necessariamente
    in ordine di importanza, priorità o altro.

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    Proposte

    PROPOSTA 1a: Banda larga e promozione del wireless 802.11 gratuito
    Obbligare le società Telecom
    che hanno una offerta broadband a garantire LA STESSA VELOCITA’ di accesso
    in ogni area d’Italia (nord, centro, sud, isole). Più facili ed urgenti
    questo genere di infrastrutture che il ponte sullo stretto.

    Incentivi per qualunque genere di locale/spazio pubblico che sia disposto
    ad offrire la connessione wireless gratutitamente (o secondo tabella ministeriale
    per cui meno si paga l’accesso e maggiore è il contributo d’impianto). Ovvero:
    se il locale offre la connettività gratis,
    il costo di impianto va a zero attraverso opportuni sgravi fiscali.

    PROPOSTA 1b: Promozione e sottoscrizione di una carta europea contro
    il digital divide
    per fare in modo che non soltanto l’Italia, ma l’Europa
    tutta condivida una politica di attenuazione delle barriere tecnologiche che
    dividono nord e sud del Pianeta.

    PROPOSTA
    2a: Le università del Sud sono spesso grandi nell’ingegneria,
    ma producono disoccupati costretti all’emigrazione. Incentivi al centro/sud
    per le società che sviluppano SW e/o che fanno da outsourcer
    per
    compagnie internazionali, potrebbero calmierare questa tendenza e -magari-
    dar vita ad una piccola India in italia. …ed oggi INNOVARE vuol dire anche
    NON AVER PAURA di comprendere che l’INDIA è la nuova mecca del SW,
    mentre l’Italia non ha più neanche la memoria dell’Olivetti.

    PROPOSTA 3: Continuare l’opera
    di transizione delle PA dall’uso della posta cartacea all’email ed anzi aumentare
    questa tendenza con l’uso di sistemi di Voice over IP
    che sostituiscano
    di fatto l’uso della telefonia tradizionale. OGGI SI TELEFONA GRATIS DA PC
    a PC o da palmare a palmare. Non si capisce dunque perchè le nostre
    PA debbano spendere milioni di euro in bollette telecom.

    PROPOSTA 4: Creare un gruppo di
    lavoro che sappia proporre in sede europea una legge sulla revisione del diritto
    di autore.
    L’Europa può e deve
    essere guida di un processo di revisione del concetto di Copyright ispirato
    all’open source, al copyleft, etc. Se vi serve un indirizzo, segnatevi questo libro.

    PROPOSTA 5: codicefiscale@statoitaliano.it - Se al momento
    del rilascio del codice fiscale venisse istantanemante prodotta un account
    email per quel cittadino e -contestualmente- il cittadino avesse il dovere
    di controllare le comunicazioni ricevute a quell’indirizzo, allora una nuova
    modalità di
    comunicazione STATO-CITTADINO potrebbe prendere piede. Questo sistema, a basso
    costo ed estrema efficacia, potrebbe essere introdotto un po’ alla volta, partendo
    dalle generazioni più giovani e dalle persone che fanno già uso
    di questo mezzo e richiedono esplicitamente di ricevere le comunicazioni a mezzo
    email. Ovviamente, questa email dovrebbe essere leggibile sempre e comunque con
    una gestione dello storico molto robusta e con una interfaccia utente estremamente
    semplice. Lo stato potrebbe anche appaltare questo lavoro ad un Gmail della situazione,
    permettendogli di guadagnare attraverso la pubblicità contestuale.

    PROPOSTA
    6: trasparenza nelle PA.
    Non soltanto tutti i documenti pubblici dovrebbero
    essere reperibili tramite archiviazione digitale (cosa in parte già in
    essere) ma sopratutto deve essere GARANTITA LA LORO INDICIZZAZIONE SU MOTORI
    DI RICERCA INTERNET, nonchè la loro "reperibilità" tramite
    un archivio on-line che sappia guidare la ricerca dei cittadini tramite apposite
    chiavi (architettura delle informazioni coerente per l’intero sistema PA)

    PROPOSTA 7: eLearning e periodi sabbatici pro innovazione. L’innovazione
    richiede continuo aggiornamento. La tradizionale offerta didattica stenta
    a star dietro a tutto questo. Il tessuto delle piccole e medie aziende italiane
    NON ha la forza di sostenere l’apprendimento continuo, e quindi le nostre "teste" sono
    destinate ad impoverirsi lavorando. Il Ministero dell’Innovazione potrebbe
    farsi portavoce di un complesso programma di alleanze tra aziende ed università italiane
    e straniere per cui un lavoratore possa essere retribuito anche durante periodi "sabbatici" che
    trascorrerà dentro le strutture di innovazione convenzionate. Allo
    stesso tempo, contenuti ed apporti provenienti dalle Università potranno
    essere messi a disposizione su un unico portale ministeriale (wiki) e coordinati
    attraverso specifcici percorsi didattici. Permessi retribuiti e garanzia
    di accesso a questa knowledge base deve essere garantita a tutti.

    PROPOSTA
    8: Standard per le interfacce pubbliche
    . bancomat, biglietterie automatiche,
    siti della PA, … Ogni CITTADINO è circondato da migliaia di artefatti
    digitali e sopratutto NON DIGITALI che propongono modalità d’uso diverse.
    Questo genera un aumento della frustrazione nell’uso delle tencologie e -in
    parte- contribuisce al rigetto dell’innovazione in sè. Inoltre, nel
    turista, tutte queste differenze possono provocare ulteriore smarrimento.
    Dunque, un libro bianco sulle caratteristiche che le interfacce pubbliche,
    aprirebbe le porte ad uno standard d’uso che unisce l’Italia, è propositivo
    per UE, sostiene l’innovazione, migliora la nostra quotidianità, etc

    PROPOSTA 9: Tutela delle nostre scuole di design! In italia è nato
    un certo modo di fare design. Una scuola della progettazione. Generazioni
    di architetti e di "artigiani" del design. Tutelare queste
    realtà, sopratutto
    quelle più rivolte verso i mercati innovativi (vedi il caso dell’Interaction
    Design Institute di Ivrea) è un dovere che non può essere
    lasciato nelle sole mani dei privati. Infatti, queste scuole formano personale
    che consentono di continuare la tradizione italiana ed esportare conoscenza
    che differenzia il nostro Paese. Troppo facile sarebbe dire che i conti non
    sono sufficientemente in attivo per stimolare l’interesse di questo o quel
    soggetto privato. Troppo facile -sopratutto per aziende estere- dirottare
    il nostro focus e pensiero verso altre linee e ragionamenti appiattiti verso
    altre culture. Troppo facile distogliere e perdere questa unicità.
    Il design è IL marchio DOC dell’Italia
    nel mondo. La tutela è necessaria.

    PROPOSTA 10: Incentivi per la distribuzione globale dell’informazione
    locale.
    E’ incredibile come nell’era dell’informazione si abbia
    una visione così unica, uniforme e "distante" del mondo
    che ci circonda. Il fatto del giorno è uguale su tute le testate.
    Il nuovo parco giochi a 100metri da casa invece lo scoprirò dopo anni.
    Nell’era delle CNN è difficile far sentire
    la voce dell’informazione diversa e ancor di più quella dell’informazione
    locale. Sarebbe invece utilissimo incentivare (con modalità da comprendere
    bene, ma ho delle idee…) la diffusione multicanale delle informazioni prodotte
    localmente. DTT, siti web, news sul telefonino, potrebbero essere la versione
    riformattata di quelle immagini e parole che i giornalisti della Rete locale
    hanno prodotto per il loro uso locale. Così, le news di Agrigento
    potrebbero essere viste, ascoltate e lette ovunque world wide, comunicando
    in modo più largo
    l’Italia agli stessi italiani ed al mondo.

    PROPOSTA 11: Fondi focalizzati su precisi temi di ricerca. Una
    delle cose che ho visto nelle mie recenti gite americane è la capacità di
    chi gestice fondi pubblici nel dare un indirizzo alla ricerca. Infatti, i
    fondi, sono legati a temi specifici che -di anno in anno- si evolvono seguendo
    quelle che sono le esigenze di sviluppo del Paese o le più promettenti
    linee di business. A livello europeo molto è già stato fatto
    in questo senso. A livello italiano invece si danno aiuti a "pioggia" per
    l’acquisto di un PC o roba simile. E’ chiaro che queste sono iniziative utili
    e basilari, ma è anche evidente che
    bisogna trovare un modo per finanziare la ricerca nelle aziende (a cui vanno
    garantiti ampissimi sgravi fiscali) e nelle università. Meglio ancora
    se si ha la capacità di suggerire un indirizzo comune, incentivando
    la capacità del
    sistema Paese di dare risposte concrete a problemi precisi (es. sistemi VoIP
    per comunità complesse come le PA, piuttosto che sui sistemi che consentono
    il risparmio energetico e/o la gestione intelligente dell’energia elettrica prodotta a livello locale e ridistribuibile sulla rete).

    …insomma dovendo proprio scegliere tra utilizzare un fondo per creare un
    solo palazzo in Italia (a Genova ) e farcirlo di presunti geni, oppure dare
    a tutti i presunti geni ingiro per l’Italia una opportunità di trovare dei
    fondi (anche se in cambio chiede focalizzazione), io continuo a preferire
    la seconda strada. …questo -forse- anche perchè del palazzo di Genova e
    dei presunti geni al suo interno se ne sa meno di quel che si saprebbe di
    una loggia massonica

    PROPOSTA 12a:
    Dare all’innovazione
    un motore
    ecologico.
    Prodotti e servizi "innovativi" a "basso impatto
    ecologico"
    potrebbero essere inclusi in un elenco redatto dal Ministero. Elenco che avrebbe
    la funzione di privilegiare questi prodotti/servizi nelle PA. In pratica, per
    la PA che acquista una tecnolgia ecologica rispetto ad una NON ecologica, lo
    Stato si impegna a pagarne/scontarne/detrarre la differenza.

    PROPOSTA 12b:Turismo & innovazione. L’Italia
    è il "bel Paese" e deve vivere tra prodotto, innovazione, servizio,
    ma anche -se non sopratutto- di un turismo di nuova generazione. L’innovazione
    tecnologica ha con il turismo poca parentela ma grande compatibilità.
    Incentivare economicamente tutti i progetti che coniugano correttamente queste
    due valenze (dai campus estivi, agli alberghi high-tech, passando per treni wireless
    e guide cittadine virtuali che girano su un palmare) può essere un modo
    per generare una nuova importante triangolazione per cui ciò che di innovativo
    si introduce nel settore turistico viene co-finanziato dallo Stato se esistono
    le caratteristiche di non intrusività ecologica. Il "turismo" congressuale
    e scientifico potrebbe essere una nuova e rilevante voce di attività per
    il comparto turistico, ma anche una oppportunità per creare sul territorio
    infrastrutture digitali ed ecologiche.

    PROPOSTA 12c: I beni culturali in digitale.
    Esitono "n" progetti
    che mirano a digitalizzare il patrimonio dei Beni Culturali Italiani e renderlo
    fruibile in qualche modo. L’attuale impatto sul pubblico di queste diverse attività è
    prossimo allo zero. La capacità di attrazione turistica e/o di ecommerce
    su gadget e vialtre modalità di reddito indiretto è ugualmente
    zero. E’ invece abbastanza prossimo il momento in cui la capacità tecnologica
    di prodotti free come WIKI, Flickr o altri, garantiranno la indicizzabilità di
    milioni di contenuti distribuiti. La proposta vuole quindi essere quella di cercare
    una intergrazione del nostro patrimonio digitale sui Beni Culturali NON attraverso
    un super-sito centralizzato ed abnorme, ma attraverso le più naturali
    e distribuite capacità offerte dalla
    rete. tecnicamente i mezzi dipenderanno dal momento di attuazione (es. modalità
    di aggregazione simili ad A9), e quindi ciò che conta è sopratutto
    la creazione di un Ente dedicato (magari un marchio dato in appalto esterno)
    che possa guadagnare e sostenersi ANCHE attraverso attività di ecommerce
    e che abbia come finalità
    quella di dare al mondo grande visibilità (integrata e diffussa) delle
    nostre potenzialità legate ai beni culturali.

    PROPOSTA 13: Regitration Authority Italiana… Credo che sia
    il momento di riformare il modo sovietico in cui è stata impostata la
    R.A. italiana. La concessione di licenze a soggetti privati può funzionare
    meglio, rendere il sistema più flessibile e dare -finalmente- un servizio
    decoroso agli utenti della rete. D’altro canto o così o la desinenza .it
    semplicemente sarà eliminata dall’uso
    corrente che le generazioni prossime faranno della rete.

    PROPOSTA 14: il 113 della Rete Esiste il 113 della rete? dove
    segnalare un sito che truffa i propri clienti o un sito che riporta immagini
    di pedofilia, etc? Come dare traccia della sicurezza del proprio sito a possibili
    clienti?
    La
    nostra vita è oramai avvolta da un layer digitale ed il cittadino DEVE sapere
    trovare anche all’interno di questo mondo quei punti di riferimento che lo Stato
    ha già messo a disposizione sul territorio e che vanno adesso ricreati sulla
    Rete. Di questo e non di vincoli alla libertà ha bisogno la Rete per crescere.

    La Polizia di Stato sta già facendo qualcosa in questa direzione, ma troppo poco
    è quanto emerge in termini di risultati concreti. Una chiara indicazione politica
    in tal senso è auspicabile e potrebbe far uscire questo genere di attività dall’autoreferenzialità
    in cui oggi si trovano. Rete deve significare non soltanto deregolamentazione,
    disintermediazione, copyleft, ma anche sicurezza, oppure le prime tre perderanno
    la battaglia contro i virus, lo spam, il malaffare, la contraffazione, etc.

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    Conclusioni
    Io NON credo che queste mie idee siano poi tanto di
    DESTRA o di SINISTRA. Non riesco a pensare all’innovazione solo in questi termini
    e NON credo che sarebbe giusto farlo. D’altro canto le voci di GOVERNO e di OPPOSIZIONE
    che sento sono così povere e -in alcuni casi- così cilatrone che
    davvero chiunque -me compreso- si sente abile a parlare di questo o quel futuro
    possibile. Io -almeno- l’innovazione l’ho fatta sul campo (non sono molte le
    persone che conosco che contribuiscono a progetti tipo: controllo di computer
    con lo sguardo). Io -almeno- ho scoperto il P2P certamente prima (e meglio) del
    Ministro Urbani. …Io almeno so cos’è Flickr, mentre il
    ministro Stanca -probabilmente- scommetterebbe che si tratti di una marca di
    patatine.
    …io penso dunque di avere facolt&agrave di parola e di speranza. Speranza -ad esempio- che il prossimo Ministro conosca -se non Wiki, i blog ed i social network - almeno AMAZON, GOOGLE e YAHOO. …io, spero che il prossimo
    Ministro abbia almeno l’accortezza di chiamare a sè della gente che cos’è Wiki o
    a cosa servano i
    social network sia almeno in grado di spiegarglielo.

    DISCLAIMER: forse alcune delle cose che propongo possono sembrare
    stupide o superficiali. Io vorrei potervi dire che sono robuste e potenti e che
    sono frutto di mesi di lavoro e riflessione da parte di un comitato di saggi…
    invece sono soltanto il risultato di un paio d’ore di libera scrittura senza
    saggi sotto al tavolo. Semplicemente tutto e solo quello che una persona di buona
    volontà e forse di buon senso, può fare in una mattinata lavorativa.
    Insomma, ad avercene di tempo e di saggi per fare proposte… E se proprio di
    me non vi fidate, chiedete consiglio ad uno SERIO, che di innovazione parla da oltre dieci anni.

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