Jan 15 2005

    Le interfacce dimenticate ed il gap generazionale analogico-digitale

    Posted at 11:39 am under Usability & dintorni, accidental user

    SINGER IZEKLe interfacce più difficili da usare
    talvolta sono associate persino a bisogni primari come il riscaldare
    l’ambiente in cui si vive.

    Un tipo di situazione che, nella trasformazione
    digitale di tutti gli artefatti, diventa anche una ottima occasione per parlare
    di gap tra la generazione analogica e quella che vive
    con Internet
    .

    In questa pagina


    - Dieci decimi di vista (dimmi se sei acceso)
    - Attendere 24 ore per stabilizzarsi … (il regno del
    feedback)
    - Accidental user a casa propria
    - Il Gap generazionale analogico-digitale

    - Proposta di revisione dell’interfaccia del riscaldamento
    - Conclusioni


    Dieci decimi di vista
    Due volte l’anno torno
    a casa in Sicilia, ed appena entrato nell’auto dei genitori, il primo oggetto
    digitale che vedo è l’orologio
    dell’auto. Segna sempre l’ora sbagliata. Questo perchè il gioco dell’ora
    solare/legale si incrocia con i miei periodi di vacanza, ma sopratutto per via
    dei minuscoli ed indifferenziati bottoni che dovrebbero servire alla regolazione
    dell’orologio. Compito impossibile se non hai dieci decimi di vista.
    Questa anomalia temporale smette di esistere una volta giunti a casa. Questo perchè
    -aldilà della modernità estetica- tutti i vari orologi e sveglie sono dotati
    di una tradizionale interfaccia analogica, ovvero: una infallibile levetta -collegata
    meccanicamente alle lancette, che si ruota con le dita e che non c’è neanche
    bisogno di guardare- posta sul retro.

    Quando parlo di interfacce, quasi mai faccio riferimento al solo sistema di pulsanti
    e display che compongono l’interfaccia utente di un certo dispositivo, penso
    semmai all’intero sistema di relazione tra l’utente-umano e il qualsivoglia oggetto/servizio
    che sta usando in quel contesto/momento specifico.
    Questo è infatti l’approccio
    classico da interaction designer che mi/ci consente di fare riflessioni
    su alcuni degli equilibri fondamentali del progetto degli oggetti
    tecnologici. Faccio un esempio: tipicamente i progettisti
    danno al display una dimensione fisica (e cognitiva) maggiore di quella che è destinata
    agli interattori.
    Questo, nella migliore delle ipotesi, consente di
    sapere tutto sull’andamento di un sistema e faticare (talvolta troppo) per comprende
    come modificare tale stato. Banalmente, negli orologi analogici che troviamo
    ingiro per casa dai nostri genitori, il "display" è rappresentato dal quadrante con le lancette etc. (molto
    ben visibile) e gli interattori (per la modifica dell’ora, etc) stanno sul dietro
    e sono di dimensioni paragonabili. Spesso, non serve "vedere" esattamente
    questi interattori. E’ sufficiente girarne qualcuno orientantosi con il tatto
    e continuando a guardare il display. Il feedback meccanico ed immediato, garantisce
    la creazione di un adeguato modello concettuale e quindi il successo del compito
    di modifica dell’orario.

    Ora guardate questa interfaccia e provate a fare su essa lo stesso genere di
    riflessioni fatte per l’orologio.

    centralina per la gestione del riscaldamento
    Ovviamente si tratta di un pannello (centralina digitale) per la gestione dell’impianto
    di riscaldamento e che consente sofisticate regolazioni della temperatura sia
    degli ambienti che dell’acqua calda.
    La prima cosa che salta all’occhio è che NON c’è una chiara
    indicazione di acceso/spento.
    La mancanza di un reale pulsante on/off è sostituita da un concetto
    di gestione "continua" dell’erogazione di calore e quindi di STAGIONE. Se si
    seleziona l’estate, ci sarà l’acqua calda (con una certa temperatura di default)
    e non sarà attivato il riscaldamento. Se invece di selezione l’INVERNO, l’acqua
    calda sarà gestita ad una temperatura maggiore che in estate ed il riscaldamento
    attivato secondo un termostato definito dall’utente-umano.

    Ora, se notate i segni di pennarello nero sul bel pannello
    digitale
    , saprete subito
    se questo concetto di stagioni e di continuità di erogazione ha funzionato
    o meno.

    particolare dei pulsanti di accensione/spegnimento dell'impianto
    Perchè ha fallito?
    A mio modo di vedere ci sono "n" ragioni che concorrono, ma alcune sono più rilevanti:

    • l’età "analogica" degli utilizzatori
      di questo specifico impianto
    • la sproporzione tra indicazioni di stato e feedback relativo all’azione
      compiuta dall’utente
    • l’assenza di evidenze che rafforzino il modello
      concettuale basato sulla stagionalità (tutto si riduce a icone metereologiche
      ben poco diffenziate e visibili)

    …e più genericamente la mancanza
    di un reale user centered design.

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    Attendere 24 ore per
    stabilizzarsi…

    Le similitudini tra il citatissimo "frigorifero" che Donald Norman
    descrive minuziosamente nella sua "Caffettiera del masochista" e l’interfaccia
    del riscaldamento qui in esame sono molti. In primis c’è questa difficoltà che
    l’interfaccia ha nel veicolare il modello concettuale (basato sulla contuità e
    sulla stagionalità)
    che propone, ma altrettanta importanza ha il feedback. Un
    impianto di riscaldamento NON può fornire il feedback immediato di
    un piano cottura (vedi subito se la fiamma si accende e dove) o l’interruttore
    di un lampadario (vedi subito se la luce si è accesa).

    L’effetto dell’accesione/spegnimento del riscaldamento
    è legato al tempo di diffuzione/dispersione del calore e questo -per fortuna-
    necessità di un tempo troppo lungo perchè possa essere usato
    come feedback diretto
    .
    Dobbiamo dunque "fidarci" di quello che vediamo sul display di controllo della
    centralina del riscaldamento e dunque il gioco tra modifica degli interattori
    e feedback è centrale.

    Questa semplice suddivisione in aree della centralina di controllo ci consente
    di verificare quanto spazio fisico è stato dedicato ad ogni specifico elemento
    informativo o interattore.

    Ecco le percentuali:

    - area totale del display di stato occupa circa il 16%
    - indicatori di feedback (interni al display di stato) occupano meno del
    3% dello spazio totale.
    - interattori per le regolazioni di base (temperature) = 22%
    - interattori accesione/spegnimento = 10%
    - interattori per la programmazione oltre il 35% (2% per ogni singolo interattore.
    NOTA: tutti i 19 tasti hanno forma fisica e dimensione uguale!)

    L’attenzione alla programmazione (tipicamente la funzione menno utilizzata
    e/o demandata all’installatore) è rilevante e mostra la "tendenza" del progettista.
    La percentuale di spazio dedicato al feedback si commenta da
    sola!!!

    …con l’aggravante
    che il feedback è anche "indistingubile" fisicamente o cromaticamente dal contesto
    in cui è posto, e con il risultato che un umano giovane e normodotato NON PUO’
    VEDERE il feedback se non si trova esattemente di fronte alla centralina e
    a massimo 40cm da essa. Ovvero: l’unico momento in cui il feedback è visibile
    è (al più) l’esatto momento in cui si sta operando alla centralina stessa.
    In questo particolare del display ingrandito del doppio rispetto alle dimensioni
    reali, è anche visibile come le informazioni più rilevanti (temperatura corrente
    e icone in corrispondenza ai quadratini che rappresentano la posizione di "acceso")
    sono poste in diretta concorrenza con l’indicazione della data/ora corrente.

    particolare del display ingrandito del doppio rispetto alle dimensioni reali

    Le immagini sono -in generale- sufficienti anche per comprendere quanto distinguibili
    siano i diversi interattori, ed è possibile anche agigungere che la loro posizione
    -in relazione alla diversa frequenza di utilizzo ipotizzabile- è alquanto opinabile.
    Cosa voglia dire la parola Fix lo lascio alla vostra immaginazione.

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    Accidental User a casa
    propria

    Usare un sistema raramente (nell’ideale del produttore
    soltanto due volte l’anno per il "cambio stagione") ci rende tutti
    -per definizione- accidental user. Se aggiungiamo il fatto che l’utente-umano
    che abbiamo ipotizzato utilizzi questo specifico sistema sia un utente della
    generazione analogica, esso è ancor di più un accidental user.
    In tal senso, le regole "alla norman"
    come "favorire il riconoscimento piuttosto che il ricordo" e le regole
    generali su feedback e sul modello concettuale, diventano enormemente importanti.

    Ma ci sono anche altri elementi che ci rendono "accidental user". Ad
    esempio, sembra che i progettisti della centralina presa in esame diano per scontato
    che questa sia posta in una casa che è abitata con continuità,
    mentre a renderci accidental user basta il semplice fatto che questo impianto
    sia installato in una casa dove andiamo due volte l’anno. Tra l’altro, la tipologia
    delle case dove si va due volte l’anno, coincide con quella delle case visitate
    in tempi diversi da diversi componenti della famiglia. Ad esempio: la casa di
    montagna dove vanno prima i genitori con gli zii e qualche pargolo, e poi i figli
    adolescenti o giovani adulti con amici.

    la centralina quando la mascherina è chiusa
    In tal senso, la mascherina che copre la totalità della centralina (tranne
    il display) appare fortemente in contrasto con il "povero" accidental user che
    ci si imbatte. Infatti è quasi impossibile collegare il feedback (quadratini
    accesi) con ciò a cui
    fanno riferimento. Anzi, già accorgersi della loro presenza/assenza rappresenta
    un compito arduo come pochi "aguzzate la vista" (NDA: rubrica de
    La Settimana Enigmistica). Il semplice fatto di comprendere se ciò che si sta
    guardando sia acceso/spento non è affatto scontato, e -in generale- nessuno è
    capace di dirlo soltanto guardando il display (o senza un suggerimento da parte
    di terzi).

    Un altro fatto che è meno secondario di quanto non si possa supporre,
    è la forma/funzione della
    mascherina. Questa copertura NON intende separare le opzioni "AVANZATE" da
    quelle di uso quotidiano, ma semplicemente CELARE -per fini estetici- TUTTI e DICIANNNOVE GLI
    INTERATTORI.
    Creando
    però poi -alla sua apertura- un unico momento di "scoperta" e
    quindi un carico cognitivo istantaneo molto più alto del necessario.

    A mascherina chiusa, la BLACK BOX della centralina ha un aspetto alquanto misterioso
    e -per molti versi- è indistinguibile da una centralina di gestione di un allarme
    o da chissà quale altro artificio da casa moderna (ad esempio un impianto di
    illuminazione/irrigazione) di cui le nostre abitazioni vanno colmandosi.

    In breve: Questo oggetto/pannello non sai cos’è (l’informazione
    mostrata con giorno della settimana, ora e temperatura non è sufficiente
    a riconoscere l’oggetto) e non sai sai se è acceso.

    Per scoprire queste semplici informazioni
    osserverai la posizione della centralina (quella di un allarme sta -tipicamente-
    nascosta in un camerino, quella del riscaldamento è -in molti casi- in bella
    vista in corridoio) ed il fatto di sapere a priori che esiste un impianto di
    riscaldamento piuttosto che uno di allarme, irrigazione automatica, etc.

    Ovviamente mi attendo che qualche addetto ai lavori mi spieghi che NON E’ semplicemente
    possibile avere una "interfaccia" per ogni diversa tipologia di impianto/casa,
    ma tutte queste mie valutazioni dovrebbero comunque porre qualche interrogativo
    su come questo genere di interfacce sono state pensate (in termini di utenza
    da servire) e standardizzate (sopratutto in termini si "stili" di design, interattori
    ed icone).
    Certo è potenzialmente vero che i giovani-adulti in vacanza nella
    casa di montagna si trovino più a proprio agio dei genitori con l’interfaccia
    tutta digitale della centralina in questione, ma anche qui ci sono dei dubbi.
    E’ infatti evidente che basta
    un termostato vecchio stile per rimettere in dubbio il maggior feeling di questi
    utenti più giovani
    ,
    ed è altresì vero che le interfacce computer-mouse-based hanno così tanto monopolizzato
    il pensiero di questa generazione, che un semplice cambio di paradigima come
    questo può comunque metterci in difficoltà.

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    Il Gap generazionale
    analogico-digitale


    Volendo fare una dissertazione un po’ più ampia sul discorso del gap generazionale,
    si può facilmente ribaltare l’idea per cui si dovrebbe essere favorevoli all’uso
    di interfacce tutte-digitali pensate per le "nuove" generazioni.
    E’ -infatti- sufficiente pensare che l’Italia
    (e più in generale l’Europa) è parte di una area geografica a crescita negativa
    (o zero), ed aggiungere che la maggiore longevità della popolazione
    ci rende una società che è già invecchiata e che fatica a rigenerarsi. Questo
    è un fatto abbastanza diffuso in tutta la socità occidentale e deve farci riflettere
    sulla modalità e lo spirito con cui progettiamo le nostre interfacce.

    Non soltanto è utile osservare come i nostri genitori (io ho 37 anni, i genitori
    sono tra i 55 ed i 65) usano il videoregistratore o la radiosveglia, ma anche
    come i nostri zii (di circa 50 anni) usano l’internet banking
    senza neanche essere troppo agili con il mouse. Ed infine, se proprio vogliamo
    imparare tutta la lezione, dobbiamo trovare ed osservare una delle nostre nonne
    (over 80) alle prese con la loro inseparabile macchina da cucire.

    La macchina da cucire della Nonna
    Chi di voi saprebbe muoversi agilmente tra tutte queste leve di metallo?
    Io credo pochi.

    Eppure, non sono molti gli attrezzi di casa ad essere
    così difficili da innovare.
    Una macchina da cucire che vuole attrarre le nostre generazioni (o quelle ancora
    più giovani) deve necessariamente mostarsi MOLTO diversa dal nugolo di leve di
    quella della nonna. Deve parlare un linguaggio più "digitale" ed assomigliare
    di più (tramite display e menu) ad oggetti che OGGI ci sono più vicini e quotidiani.

    Un tentativo estremo interessante l’ha fatto la SINGER, provando
    a separare l’HARDWARE da cucito, dal SOFTWARE fatto di trame e ricami diversi
    e personalizzabili.

    La SINGER IZEK ed il suo fido GameboySi,
    quello che vedete è proprio un GAMEBOY. Non solo. Questo
    modello NON è neanche
    così moderno (sarà del ‘99 o 2000 e si vede l’ispirazione
    chiaramente iMac
    ) e non so bene quanto successo (immagino poco) abbia avuto.

    Il punto è però che il gameboy è la piattaforma di gioco più venduta ed usata
    di sempre, e che quella sua tipica interfaccia a cursore è già ben nota
    a milioni di giovanissimi.

    Inoltre, l’idea della nonnina che da sola in casa sistema retipunti per famiglia
    e vicinato di palazzo, e molto distante da quella di giovani appassionate del
    cucito che mostrano alle amiche -via webcam- il loro ultimo ricamo
    fatto per personalizzare un jeans a vita bassa.

    Insomma, serve una macchina da cucire che possa innestarci bene in un ambiente
    dove si cuce anche dal PC!

    Ed in tal senso -aldilà del successo avuto- la possibilità
    di separare e quindi condividere con altri, la dimensione software del cucito,
    rende estremamente moderna l’impostazione SINGER basata sull’interfaccia gameboy.

    un moderno ambiente per cucire... anche dal PC

    A mio modo di vedere -ribadisco: indipendentemente dal successo di questo specifico
    prodotto e su
    Amazon hanno smesso di venderla
    - quello della SINGER
    IZEK
    è un innegabile pezzo di futuro. Se
    avrà successo
    o meno l’idea di SINGER dipende -ritengo- più dall’imporsi di catene dell’abbigliamento
    usa e getta (come la svedese H&M) o dai prezzi del MADE IN CHINA, che non
    dall’idea stessa che condividere la dimensione digitale del cucito e basarsi
    sul interfacce da gioco sia sensata o meno. Questo per non parlare della dimensione
    emozionale e di amichevolezza di prodotti ed interfacce… (vedi l’articolo sul
    Segway ed il design emozionale)

    Macchina da cucire con interfaccia assurdaEcco quindi che il progetto di un nuovo artefatto NON può dipendere
    soltanto dal fatto che il "nuovo" debba essere necessariamente digitale.

    Allo
    stesso tempo, si deve tener conto non soltanto delle statistiche sull’invecchiamento
    della popolazione, ma anche degli archetipi di interfaccia che possono essere
    più o meno diffiusi negli utilizzatori di quel prodotto specifico. Insomma, oggi
    più che mai nessuno può sottrarsi all’user centered design e/o ad originali ed
    adeguate soluzioni dettate dall’interaction design.

    In caso contrario, il rischio è di produrre una macchina inusabile e sopratutto
    porre l’interfaccia in una "terra di nessuno" esattamente a metà strada del gap
    analogico-digitale.

    Guardate la macchina qui accanto, con i suoi DUE DISPLAY e quasi 80 tasti…
    Altro che design emozionale! E’ più triste di un PC beigé.

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    Proposta di revisione
    dell’interfaccia del riscaldamento

    Prima di proporre una qualunque rivisitazione della centralina in questione,
    è opportuno porsi dei criteri e degli obiettivi da cogliere. Ad esempio, io vorrei
    che la mia centralina:

    -
    Dedichi il massimo spazio fisico possibile all’indicazione
    visiva dello stato
    di acceso/spento del riscaldamento e dell’acqua calda.
    - Indichi l’orario o la temperatura alla quale è previsto l’accesione/spegnimento (editabile)
    - Indichi la temperatura corrente (possibilmente dicendo DOVE
    è rilevata e se sta salendo o scendendo).
    - Separi le funzionalità base da quelle avanzate, e sia dotato di interattori
    fisici
    per le operazioni più ricorrenti mentre di pulsanti (digitali) per le
    funzioni di programmazione

    Infine,

    - Preveda un avanzato concetto di stagionalità e consenta
    il controllo anche di eventuali impianti di condizionamento dell’aria
    .

    Tenuto conto della poca raffinatezza di questo prototipo, si possono comunque
    fare alcune valutazioni.

    Esempio di redesign

    Nell’ immagine (1) la centralina (chiusa) mostra un grande display
    ad alta leggibilità (come quelli adottati per i navigatori per auto). Delle
    icone illuminate mostrano subito quale parte dell’impianto sia accesa. Sul display
    vengono elencate con cura le informazioni principali.
    Ad esempio:

    Martedì 12 gennaio
    2005 - Impianto regolato su: INVERNO

    Impianto impostato su: Temperatura acqua calda: 24° C
    Temperatura ambienti: 21° C

    Stato attuale: Attuale temperatura ambiente:
    19° C
    Impianto in funzione

    Prossimo evento: spegnimento tra 45 minuti

    Nell’immagine (2) Si nota che centralina
    è dotata di DUE sportellini. Quello di destra contiene l’interfaccia per la
    programmazione più di dettaglio dell’impianto (es. gestione remota, etc), mentre
    lo sportellino principale (a destra ed in figura aperto) rende visibili:
    - alcune informazioni
    scritte direttamente sulla centralina
    -
    i pulsanti (in corrispondenza alle icone)
    di accensione spegnimento e modifica delle singole parti (aria condizionata,
    acqua, riscaldamento)
    - i cursori per la modifica delle impostazioni.

    L’immagine (3) evidenzia come la centralina abbia DUE COLORAZIONI
    (come molti car stereo), una per l’estate (arancio/ambra) ed una per l’inverno
    (blu celeste). Tutte le informazioni vengono rese coerentemente a tale illuminazione
    ed icone e pulsanti sono retroilluminati in tono.

    Ovviamente l’impianto può essere spento o acceso del tutto premendo un unico
    tasto (in fondo a destra), in modo da non perdere alcuna delle impostazioni
    in essere.

    Per la modifica delle impostazioni basta leggere le istruzioni scritte direttamente
    sulla centralina (non nel display, bensì serigrafate direttamente sull’involucro)
    e quindi:
    - premere il tasto/icona corrispondente a ciò che si intente spegnere/accendere/modificare
    (una singola pressione fa accedere alla modifica. Una pressione lunga accende
    o spegne).
    - appena l’impostazione attuale viene mostrata sul display, è sufficiente
    premere le frecce/cursori per aumentare o diminuire temperatura o orario.

    Infine (4), per gli utenti con preferenze più analogiche,
    si potrebbe avere un modello dotato di un roller (in basso) che sostituisse
    i due tasti cursore per la regolazione di temperatura/orario. Questo consentirebbe
    anche l’adozione di un display ancora più ampio. La posizione di questo roller
    -in basso- dovrebbe gli evitare urti involontari. Comunque sia, toccando il
    roller, viene immediatamente visualizzato a video il feedback (molto evidente)
    relativo a ciò che si sta modificando (di default il riscaldamento in inverno
    e l’aria condizionata in estate). In ogni caso, il test con gli utenti dovrebbe
    fugare i dubbi sul posizionamento del roller e sul linguaggio mostrato a video.

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    Conclusioni
    In base alla mia educazione al design delle interfacce, quei numeri uno e zero
    scritti a pennarello su un costoso marchingegno appena acquistato, sono
    un segno inequivocabile del fallimento dell’interfaccia progettata dal
    produttore. Il discorso potrebbe finire lì.

    Certo, nel regno dei vincoli di prezzo, di standard, di imitazione tra
    aziende che realizzano prodotti simili, e -più in generale- della progettazione
    centrata sull’ingegnezzazione a tutti i costi, ogni singolo artefatto ha
    l’interfaccia che si merita e tutte sono giustificabili.

    Io però mi chiedo
    sino a
    quando display minuscoli e grafi incomprensibili saranno vincenti in virtù alla
    semplice NON-consapevolezza degli utenti finali.
    Credo anche che qualcuno -sopratutto ad oriente- comincerà ben presto
    questa opera di semplificazione legata alle opportunità dell’user-centered
    design, e saprà anche
    star basso con il prezzo. Ecco che le tematiche qui discusse diventeranno motivo
    di selezione del prodotto e influiranno in modo determinante sullla vita o
    la morte di tante aziende.

    Certo, si può tutti star fermi in attesa che accada, o anche pensare
    che non accadrà
    mai…
    Ma -dal mio punto di vista- "l’usabilità"
    è un criterio determinante nella selezione naturale di TUTTI gli artefatti.
    Nessuno
    è abbastanza protetto da potersene non curare all’infinito. Chi ha da
    svegliarsi, è opportuno che lo faccia prima di ritrovarsi con i conti a
    rosso e non avere più la capacità economica per investire nel suo stesso
    futuro.

    NOTA: In questo articolo NON è stato
    dettagliata più di tanto l’interfaccia e -volutamente- non ci si è scostati
    dall’impostazione di base a cui questo genere di interfacce fanno riferimento.
    Ovviamente, entrambe le strade erano ampiamente percorribili. Personalmente
    amerei una centralina disponibile in vari colori con display a vista. Un
    pò iPod ed un pò iMac.

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