Dec 15 2004
GUI acrobatiche: idee & ambienti che stanno provando a rivitalizzare la metafora del desktop
Ho
già molto scritto e parlato dei limiti che il mouse impone all’evoluzione
delle interfacce per computer, ed io stesso –nella SRLABS- lavoro a
progetti dove l’interazione è priva di mouse ed i computer si controllano
con sguardo e voce.
Nonostante ciò, è probabile che sarà ancora
lungo il periodo di tempo che ci separa dalla “scomparsa” del
mouse, e vale certamente la pena osservare come le interfacce basate sulla
metafora del desktop, provano ad evolversi nel rispetto dei constrain di
mouse e schermi.
In questa pagina
- Cara mi si è ristretto il monitor
- I primi sono stati quelli di Sphere…
- Il Progetto Looking-glass
- Fuor di metafora
- A passeggio tra widgets e wallpaper ben disegnati
- E se usassimo due monitor!?!
- Conclusioni
Cara mi si è ristretto
il monitor
Ogni giorno che passa la digitalizzazione
delle nostre attività, sia ludiche che lavorative, aumenta. I nostri
computers fanno sempre più cose, e noi abbiamo sempre più cose
da fare “con loro”. La conseguenza diretta di questo incremento
della quantità d’uso
e di relazione tra uomo e computer, e che i desktop (o scrivanie) che fanno da
sfondo alle nostre applicazioni, si sono trasformati in enormi aree di parcheggio
per cartelle, documenti, alias per il lancio dei software di maggiore uso, etc.
Ad aumentare la conflittualità a schermo è anche la “moda
tecnologica” –o forse dovremmo dire le esigenze del business dell’informatica-
che passando dai monitor CRT (a tubo catodico) ai flat-screen LCD, ci ha ristretto
i pollici. Motivo per cui, mentre potremmo permetterci un comodo 21pollici CRT
con pochi euro, ci sveniamo per un 15 pollici all’ultimo grido (con massimo
3 pixel bruciati!!!) e che configuriamo subito con una risoluzione per cui le
icone diventano tutte casette del monopoli.
Che fare allora se lo schermo si fa stretto? Basta dare la colpa al 2D!!!
E si, secondo qualcuno il problema sarebbe proprio questo, ed avere una GUI a
tre dimensioni LA prossima soluzione.
I primo sono stati quelli
di Sphere
SphereXP è un rimontaggio del desktop 3D per Microsoft Windows XP che
offre un nuovo modo di organizzare gli oggetti, icone ed applicazioni sul desktop.

Proposto ancora a livello di concept e realizzato soltanto in versioni non particolarmente
performanti, SphereXP rende disponibile una sorta di super-desktop a forma di
sfera. L’utente, posto al centro della sfera stessa, può “orientare” il
proprio spazio di visualizzazione del monitor, verso una parte della sfera interna.
Usando così un’area di “parcheggio” notevolmente più ampia
del desktop convenzionale.
…e, detta così, sembra proprio adatta a realtà immersive
e controllo oculomotorio…
Il progetto Looking-Glass
In SUN devono aver fatto uso di stimolanti pesantissimi
per sognarsi questo mondo 3D, ma alla fine sono riusciti a produrre “una
realtà di vetro per
il desktop futuro”.

A sentire loro, gli sviluppi tecnologia basata su Java, porteranno alle possibilità di
avere un windowing 3D tale da offrire agli utenti-desktop (del prossimo futuro)
un’esperienza ben più ricca dell’attuale.
Nel prototipo SUN, le finestre che visualizzano le applicazioni
più non
sono impilate e sovrapposte, bensì disponibili in un gioco di piani immersi
in un ambiente 3D.

Le icone -se cliccate- possono diventare “oggetti 3D” e come
tali essere manipolabili come “nel mondo reale”. Sembra
tutto un po’ casa della Barbie, ma non manca qualche chicca, come il poter
mettere un post-it “dietro” una finestra.
Fuor di metafora
Non se quanto sin qui visto vi ha convinto della bontà di queste interfacce
3D o se continuate a preferire che il mondo sia piatto. Per chiarirci meglio
le idee io ho raccolto altre due opinioni: quella di chi vive progettando interazioni
solo 3D, e quella di chi –come il Jurassico JN- non ne vuol sapere.
MUSE -
http://www.musecorp.com/online_demos.htm
Per quanto possa sembrare incredibile, al mondo c’è gente che continuamente
sperimenta nuovi modi di far entrare le tre dimensioni con cui percepiamo lo
spazio, dentro alla cornice di un monitor. Tra questi c’è l’infaticabile
stuolo che lavora con la piattaforma MUSE: un software che permette agli sviluppatori
di generare websites e spazi collaborativi 3D.

Le interfacce prodotte con MUSE sono molto “televisive” (l’azienda è legata
al tema dello shopping su iTV) e coinvolgenti, e la galleria delle loro realizzazioni
merita senz’altro una visita .
Si diceva…… Chissà cosa ne pensa il sudaticcio JN –proprio
lui che è nato
professionalmente in SUN- di queste “pazzie in tre dimensioni”.
Beh, io non ho avuto modo di chiederglielo ma l’australiano David
Weizades SI. Sentite qua cosa dice:
DW: Many of the next generation
operating systems and interfaces such as Apple’s Mac OSX, Longhorn, and Sun’s
Project looking glass have 3D interfaces. What are your thoughts on the 3D
interface?
JAKOB NIELSEN: I think we should mainly work on the 2D design. There are
cases where 3D works well like construction, engineering, medicine and so on
but most of the things we do with computers are more information orientated.
As long as we’re
stuck with a 2D computer screen that means the information needs to be in a 2D
medium.
Produttori di schermi olografici: perfavore datevi da fare!
A passeggio tra
Widgets e wallpaper ben disegnati
Sphere e gli altri forse NON sono la risposta, ma va comunque a loro riconosciuto
di aver sollevato (e in parte risolto) il problema. Cosa non da poco in un ambito
colmo di brainframes come l’informatica. Certo, prima di arrivare ai brainframes,
anche un po’ d’ordine
In merito a quali possona invece essere delle risposte più concrete,
ecco un paio di esempi:
…Wallpaper “usabili”
Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Forse –in
quanto umano- non vedrò mai i raggi gamma propagarsi nell’universo,
ma –di certo- di wallpaper per masochisti ne ho visti
davvero moltissimi. Immagini bellissime quando le si vede nella loro interezza
che –una volta messe sul desktop e ricoperte da mille icone- diventano
un puzzle che crea disturbo e distrazione.
Oppure, immagini complesse e cromaticamente monotone. Tutte, sempre composte
in modo uniforme ed indifferenziato. In modo che –nel parcheggio per icone-
non possa emergere alcun ordine o differenziazione d’area.

Guardate questi esempi. Per ogni serie di sfondi (a,b,c) si può già immaginare
come possano “reggere” all’invasione quotidiana di oggetti
ed icone che andranno a sovrapporsi. Questo senza parlare della "trovabilità" del
singolo documento e/o della semplice possibilità di ordinare le icone
in gruppi.
…eppure, bilanciare la reperibilità delle icone poste sulla scrivania
con la godibilità dell’immagine di sfondo dovrebbe essere cosa saggia.
…Widget & Dashboard
Widget & Dashboard –personalmente- penso che siano soluzioni con il
fiato corto, ma visto che siamo in un’era di transizione possono aver senso
e trovare il loro nucleo di utilizzatori. Soprattutto in ambito Mac, visto che
il nuovo OS X ne comprenderà parecchi.

Sono stati gli sviluppatori della konfabulator i
primi ad inventardi i moderni “widget”. Certo –da tempo sul
mac- c’erano dei pannelli di controllo che facevano da shortcut di intere
applicazioni, ma l’integrazione profonda con il desktop è cosa più rencente
e la connessione ad Internet always-on ha fatto il resto,
Date un occhio a http://www.widgetgallery.com/
…OS X – Fast Users swithcing
Va subito detto che alla Apple nessuno si è mai sognato di
dire che, la
gestione “veloce” di più utenti che usano lo
stesso computer, potesse essere usata come funzione “allarga-monitor”.
Eppure, sia alcuni giornalisti che diversi smanettoni dell’OS hanno preso
ad utilizzare questa funzionalità in modo mooolto particolare.
Ecco cosa mi è capitato di leggere:
Cosa meglio, infatti, della multiutenza
per creare utenti legati a singoli, impegnativi progetti? Un ambiente per i giochi
e il tempo libero, uno per il lavoro di scrittura di un lungo romanzo (con sfondi
di scrivania, icone e documenti personalizzati), uno per la posta elettronica,
uno per la dichiarazione dei redditi. Le possibilità, insomma, sono legate
solo dalla fantasia di chi lo usa e dalle sue esigenze.
Capito?!?
Un utente farebbe dunque bene ad avere “più personalità” e “diversi
approcci al lavoro” e quindi –con un semplice click nel posto giusto-
potrebbe accedere ad un piccolo mondo separato che è stato –da
lui- progettato per accogliere un suo momento di attività specifica.
Tra
l’altro, considerata la modalità grafica (una animazione
tipo cubo) con cui lo switching avviene, è stata progettata dagli specialisti
di Apple proprio per ENFATIZZARE il passaggio da un User all’altro. Enfasi
che se usata invece nella modalità proposta dal giornalista che ha scritto
il testo evidenziato, diventa un ottimo allenamento per raggiungere uno stato
di “dissociazione” della personalità.
…Non per far
polemica, ma in tanti anni di Interaction Design, questa non l’avevo
proprio mai pensata.
E se usassimo due monitor?
Personalmente non uso più computer “fissi” da diversi anni.
Oramai i portatili (sopratuto quelli Mac di fascia alta) fanno tutto ciò che è necessario
e –in più- puoi portarli in treno. :)
Ebbene, aumentare più di tanto la dimensione dello schermo di un portatile è un
controsenso. Si giunge infatti immediatamente ad un aumento di peso/dimensione
che abbassa la portatilità stessa. Inoltre, con un monitor troppo grande,
diventa anche più facile incorrere in piccoli incidenti d’uso, come
urti casuali etc.
Certo, uno schermo in formato widescreen è un gran bene (e –come
al solito- i primi a capirlo sono stati quelli della Apple). In formato wide,
anche un 15pollici pare adeguato alla maggior parte degli usi. …ed in effetti,
oggi la maggior parte delle grandi aziende che costruiscono PC portatili di fascia
alta, ha in catalogo un 15” wide-screen.
In tutti gli altri casi, ovvero quelli in cui 15pollici non bastano, si può risolvere
efficacemente il problema aggiungendo un secondo monitor (evitando di portarselo
in treno), magari di tipo più “televisivo” e con una dotazione
più adatta a fruire di filmati a pieno schermo.
Certamente spenderemo di più, ma stavolta il sistema sarebbe davvero il “massimo” dell’high-tech.
Non un “trucco da geek”, ma un passo verso la fusione di entertaimnet
casalingo e informatica di massa.
…persino “zio” Bill pensa
che sia una buona idea. …anche se –personalmente- reputo la loro
interpretazione della multimedialità da solotto ampiamente perfettibile,
e la loro scommessa con il mercato tale -secondo me- da non eguagliare neanche
i “fasti” della
Xbox. Sbagliala ancora Bill!
Conclusioni
Nessuna delle soluzioni proposte in questo articolo è giusta o sbagliata
in senso assoluto, ed una prova con la GUI-acrobatiche (soprattutto per gli affezionati
della gestione grafica dell’Amiga) va assolutamente fatta.
Volenti o nolenti, anche i widget compariranno nei nostri OS Exposé-like.
Imperversando per qualche anno per poi sparire, portandosi -spero- dietro
graffette di help e quant’altro.
In ogni caso,
molte altre strade (desktop dinamici e agenti intelligenti, che oggi sono ancora
fuori dal radar) compariranno e svaniranno nel tentativo di dar ordine alla nostra
scrivania.
…Nel frattempo, uno sfondo di scrivania ben disegnato, un search intarsiato
sul desktop e –ove
necessario- un secondo monitor, ci consentiranno di “sopravvivere” ancora
per qualche anno. :)
Infine -io spero- l’era del mouse e di conseguenza delle
GUI basate sulla metafora del desktop, lascerà spazio ad altri approcci.
Forse così, i nostri figli non dovranno batter le dita su una tastiera
QWERTY pensata per non fare incastrare i bastoncini di legno che componevano
le “nonne” della nostra magnifica OLIVETTI LETTERA 32.
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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