Nov 07 2004
SEGWAY: Una buona ragione per parlare (anche) di design emozionale
Dopo qualche anno di attesa è giunto anche da noi il “pedone
elettrico” che
promette di cambiare il paesaggio delle nostre città.
In questa pagina
- Introduzione
- Chi è Ginger
- La prova su strada organizzata per Idearium
- Il design emozionale
- Il sogno (e la realtà) di Ginger
- Ridisegnamo le città
- RINGRAZIAMENTI
Anche se nell’articolo di oggi c’entra
molto il perenne Don Norman, all’inizio di questa storia, c’è Bruno
Biondi.
Chi è Bruno Biondi? Bruno –che oramai è un amico- è un
appassionato dell’innovazione che ha attraversato tutte le possibili ere
dell’auto & dintorni. Così, mentre negli anni ’80 aveva
una Jeep, nei primi anni ’90 ha guidato prima una familiare e più avanti
una monovolume gigantesca, nel 2000, non ce l’ha fatta proprio più a
sopportare il caos del traffico cittadino ed è passato alla Smart. Sembrava
fatta! Aveva superato tutte le fasi della moda e della necessità ed
era approdato al mezzo ideale per girare in città. …almeno sino
a quando ha visto Ginger.
Chi è Ginger
Premesso che ora Bruno ha portato Ginger a Milano, detto anche che
non “muove un passo” se non con Ginger, ed aggiunto che se deve proprio
usare l’auto chiude Ginger nel bagagliaio…
Possiamo “finalmente” rivelare che IL Ginger è una
delle più incredibili innovazioni degli ultimi tempi: un pedone
elettrico.
Un pedone elettrico è un aggeggio a motore elettrico di nuova concezione
che consente di andare a passeggio senza far fatica, senza inquinare e -diciamolo
pure- divertendosi parecchio.

Ginger –il cui nome ufficiale è Segway HumanTransporter-
vi consente di andare davvero dove volete. Si muove -come un pedone- sui marciapiedi,
ha una autonomia (19Km per carica) ed una velocità (25km/h) del
tutto adatti agli spostamenti in città. Non ci credete?
Forse perché state pensando al percorso in auto!
Fate un esperimento: andate su Maporama o un altro sito di mappe e calcolate
la distanza “a piedi” che percorrete ogni giorno (i pendolari sono
esclusi). Controllando, io sono rimasto stupito, infatti –mappa alla mano-
io percorro casa-ufficio 3,7Km! Compresa la fermata in edicola ci metterei
un’ora a piedi (a circa 4km/h), mentre in auto mi ci vogliono circa 18/20minuti.
Con il Segway, mantenendo velocità attorno ai 12km/h (metà della
velocità massima) ci metterei circa lo stesso tempo dell’auto ma…
- senza aumentare il traffico
- senza aumentare l’inquinamento
- senza stress e –ripeto- divertendosi
inoltre…
- spendendo zero o –per essere precisi- circa un euro per 250Km percorsi!
Ed è anche doveroso aggiungere che è zero anche il conto del bollo
e della manutenzione (a patto di controllare le gomme ogni tanto).
La prova su strada organizzata
per Idearium
Durante la prova su strada organizzata dalla Segway Italia per Idearium, ne
abbiamo davvero viste delle belle.
All’inizio c’era scetticismo. Certo la simpatia
dell’attrezzo è comunicata
immediatamente dal suo movimento, ma i dubbi erano tanti. Con il mitico Aaron
(grazie!) ci domandavamo: Ma a chi servirà davvero questo robo?
…non abbiamo fatto in tempo a spostarci dal luogo dell’incontro
con i promoter di Segway alla piazza dove dovevamo far le foto, che già una
signora che avrà avuto l’età delle nostre nonne (70?), una
signora sui cinquanta, ed un nonnetto che era arrivato in bici, CI HANNO CHIESTO
DI PROVARE il segway.

E’ successo il delirio.
Emozioni, risate, pioggia di domande ed infine –ciliegina sulla torta-
la curiosità di uno stuolo di vigili! Domande (curiosità, non richieste
di esibire “patente e libretto”), tanta attenzione e persino qualche
scrupolo, hanno attraversato i diversi momenti del confronto con i ghisa.
Poi, quando Bruno ha rotto l’incantesimo dicendo:”lo vuole provare?” La
risposta è stata:”no… Non qui. Non in divisa. Ci sono le
telecamere…”
E’ stata la volta che ho voluto più bene ad un vigile. Era tornato
un “essere umano”. Segway l’aveva stregato e reso “normale” come
noi. :)
Andati via i vigili e risposto (direttamente noi e non i promoter) con prontezza
alle domande di alcuni ragazzi extracomunitari che si erano avvicinati, mi è tornato
in mente il dubbio principe. Così, non riuscendo a trattenere ancora la
domanda, mi sono vestito di tutta la candidezza possibile ed ho chiesto: Bruno,
Ma davvero pensi che la gente lo comprerà?
Bruno mi ha spiegato che è presto per dire come andrà in Italia,
ma che la partenza è stata buona. Tanto per intendersi il Ministero ha ritenuto che il Segway
fosse perfettamente idoneo a circolare nelle nostre città senza alcuna
particolare restrizione. Per il resto, per ora si può fare riferimento
agli Usa. Negli States, il Segway è usato per consegnare la posta, muoversi
all’interno dei grandi parchi a tema o per raggiungere rapidamente aree
diverse del medesimo impianto industriale, mall o quant’altro.
Nel frattempo, Aaron è riuscito a staccarsi dal suo Segway, così ci
siamo concentrati su alcuni dettagli inerenti il design del nostro nuovo oggetto
del desiderio.

- Il quadrante in stile mac… Giusto per sentirsi a “casa”.
:)
- Il cavalletto… Non pensavo che ci fosse, ed invece c’è.
- Le borse… Per portarsi dietro tutto ciò che si vuole ci sono
due modi. Zaino a tracolla, oppure borsa “speciale” montata sul manubrio
del Segway. Quest’ultima porta sino a 35Kg.
- Il pulsante BLU: trasforma il segway in un servo elettrico che consente di
salire i gradini senza fare alcuna fatica.
- Le tre chiavi. Nera per i neofiti (limita la velocità a 10km/h), gialla
per gli intermedi, rossa per i velocisti da pista ciclabile (25km/h).
- Le Gomme per interni! …si, il Segway non lascia tracce. Potete passare
dalla strada al parquet di casa. I batteri ci sono, i segni di gomma invece no.
- I LOG/FILE! Possono essere scaricati e letti solo dalla casa produttrice, ma
ci sono, e possono dire molto sull’uso: il consumo e lo stato di “salute” del
vostro Ginger.
Proprio in questi giorni, Don Norman, viene in Italia a presentare la
sua ultima fatica: Emotional Design, Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti
della vita quotidiana.
In questo libro -edito all’insegna del risparmio dalla APOGEO- il vecchio
Don riscopre ed approfondisce un aspetto sin qui poco esplorato del nostro rapporto
con il design: l’emozione.
Vi siete chiesti perché le cose belle funzionano meglio? O
perché un vino mediocre sembra più buono in un bicchiere da degustazione
in fine cristallo?
Beh, ciò accade perché il design di certi oggetti ci “predispone” bene,
ci rende più aperti e disponibili, più desiderosi di usare, più attenti
sia dal punto di vista cognitivo che sensoriale. Insomma, apriamo tutti i pori
e puntiamo tutti i neuroni laddove ci sia qualcosa che riesca a sedurre la nostra
attenzione.
Così, l’iMac colorato voluto dal genio di Steve Jobs al suo ritorno
alla Apple, conteneva un computer del tutto normale, ma riuscì lo stesso
a risollevare le sorti di una azienda alla soglia del fallimento.
Allo stesso modo in cui –altri oggetti del desiderio come l’iPod-
sono riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo di molti di noi. Non
soltanto come un gadget ma -soprattutto- come un oggetto emozionale. A me è capitato
con l’ultimissimo iPod-Photo, che porto con me perché usandolo
mi comunica quella stessa emozione che mi da il portare una foto sgualcita nel
portafoglio, o l’appendere alla parete del mio ufficio una vecchia stampa
di un certo paesaggio visibile dalle parti di Realmonte (AG).
Ed oggi, c’è il Segway. Un robo elettrico dalla forma di per sé poco
aggraziata, che coinvolge fortissimamente i suoi possessori (o anche chi soltanto
lo prova per qualche minuto) in questo stato “emozionale” di positiva
seduzione.
E non sto parlando soltanto di vedere qualche Segway in giro per DisneyLand con
Pippo a bordo, parlo dell’emozione sincera che ho provato in prima persona.
Così come l’ho vista nei volti di chi capitava per caso dalle parti
della “prova su strada” organizzata per Idearium e –passando
o soffermandosi a provare il Ginger- sorrideva. …E poi l’ho rivista
nelle foto e nei video che abbiamo girato: ho visto un nugolo di facce sorridenti.
…ma quando è stata l’ultima volta che –anche voi- avete
sorriso per una tecnologia?
Il sogno (e la realtà)
di Ginger
La parte più difficile nel pensare al Segway come ad una opportunità concreta, è il
cambio di mentalità che richiede in ognuno.
Molte delle nostre città sono infatti disegnate per le auto e dalle auto.
Basta guardare quanto spazio occupano ferme, quanto in movimento, quanto limitano
i nostri spostamenti a piedi, quanto del nostro tempo (e del nostro denaro) occupano
per essere acquistate, manutenute, parcheggiate, etc etc.
Segway è diverso. Fa sognare di poter –di botto- cancellare le strade
dalle nostre città e divenire tutti pedoni.
Qualcosa che avrebbe un impatto ancora maggiore del semplice dire “da domani
tutti in bicicletta”, anche perché non è vero che si possa
davvero andare tutti in bici.
Semmai, segway, bici, mezzi pubblici ed altri mezzi che recupereremo dal passato
o che verranno dal futuro (nota: segnatevi il nome centaur) dovranno
rispondere ad un requisito semplice: inquinamento ZERO, proporzione peso macchina/peso
trasportato quasi in equilibrio.

Quindi…
Speriamo presto di avere ognuno l’opportunità su misura per sé,
e smettere di spostare 5/6mila chili di metallo e plastica per andare in ufficio.
D’altro canto, è proprio questa proporzione che mette in evidenza
che l’auto in città non è mai stata una buona idea.
Ed anche se con questa mia prossima affermazione vado fuori il mio seminato:
auto = benzina = inquinamento = petrolio = guerra = poveri
E questo non è solo un “particolare” di cui noi “designer & tecnologi” non
dovremmo occuparci. Questa è la nostra generazione, il nostro tempo e
per molti versi anche il nostro mestiere: contribuire con
idee che possono plasmare il mondo verso modelli sostenibili e gradevoli. Un
mix di opportunità e
senso del cambiamento che –più delle ipotesi di immediati/enormi
guadagni dalle vendite- ha fatto maturare in Bruno l’idea di puntare sul
Segway. Andava fatto.
Ridisegnamo le città
Premesso che questa figura non rende assolutamente l’idea…
Pensate soltanto
a quello che potrebbe voler dire ridisegnare le città per un nuovo "ecosistema"
della mobilità sostenibile. Biciclette, Segway, Tram elettrici, scarpe da ginnastica…
Potrebbe essere tutto verde, con l’eccezione delle piste ciclabili e dei "sentieri"
per pedoni elettrici. Anche i TRAM -come avviene già da qualche parte- potrebbero
muoversi su rotaie parzialmente ricoperte dall’erba. Restando visibili (per
ovvi motivi di sicurezza) ma integrate nel contesto.
RINGRAZIAMENTI
Visto che a questo mondo nessuno regala
niente, ed i soldi da spendere nel Segway sono appena stati messi nel lunghissimo
elenco delle cose che devo ancora comprare… Al posto di un buono
d’ordine, il mio amico Bruno
dovrà –per ora- accontentarsi di un semplice grazie.
Grazie per aver organizzato la prova su strada. Grazie
di essermi venuto a trovare in ufficio salendo sino al quinto piano con Ginger
(in ascensore) e parcheggiandolo direttamente davanti alla porta del mio ufficio
(portando uno scompiglio incredibile in tutti i ragazzi). Grazie per avermi raccontato
la storia del suo rapporto con l’automobile (e per avermi concesso di scriverla).
Ma grazie –soprattutto-
per aver portato questo “aggeggio” a Milano, facendoci sentire meno “terzo
mondo” della tecnologia e più “innamorati” dell’innovazione.
Si, perché –per dirla quasi alla Norman- il Segway mette il sorriso
come poche “cose di tecnologia” sanno fare.
Giuro che non ricordo un impatto con un oggetto tecnologico, che mi abbia fatto
tanto sorridere e divertire da quando ho acquistato il mio primo Mac. Era il
1990, ed un monitor 12pollici a colori che si accendeva con una faccina sorridente
poteva davvero rallegrarti la giornata. Allora ci avevo investito quasi 6 milioni
di lire, che erano praticamente tutti i soldi che avevo. Oggi, per acquistare
un Segway servono 4/6mila euro, e… Beh, vi farò sapere. :)
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Leandro Agrò - 10+ anni di Design & Management
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