Oct 16 2004

    Natural Interface: interfacce antropocentriche per l’era post mouse

    Anche la storia delle interfacce naturali è cominciata alla Apple Computer...
    Nel 1988 alla Apple Computer -famosa per il suo Macintosh- produssero alcuni
    videoscenari dove mostravano come i computers del futuro sarebbero stati in
    grado di interpretare i movimenti delle mani, leggere dei testo, e rispondere
    ai comandi vocali. (Tratto dallo Speech del 12/10/04 al NUI)

    In questa pagina


    - Introduzione
    - La prima dote di un assistente è la RICERCA
    - I tre pilastri delle interfacce & le interfacce naturali
    - Computer comandati con lo sguardo

    - CONCLUSIONI: Ma chi ha bisogno di un nuovo computer?


    Introduzione

    Nei video-scenari che la Apple produsse tra il 1987 ed il 1989 è una la cosa che mi ha sempre colpito: l’azienda
    che ha spiegato al mondo cosa fosse il mouse, pensava che nei computer del
    futuro il mouse NON avrebbe trovato posto.
    Così, il Knowledge Navigator -probabilmente il primo
    tabletPC della storia- si accendeva con un gesto (aprendolo fisicamente), riconosceva/rispondeva
    a voce ed era dotato di uno schermo sensibile alla pressione.

    Nel video-scenario del Knowledge Navigator, il primo TabletPC della storia si comandava con la voce ed un touch-screen (1987)

    Subito dopo, nel video-scenario Future-Shock,
    il computer era un semplice schermo trasparente (per certi versi simile alla
    ultima incarnazione dell’iMac disegnata da Ive) che prevedeva il riconoscimento
    dei gesti e dei comandi vocali.

    Nel video-scenario future-shock, i computer si comandano con i gesti e con la voce (1988)
    In questa rivoluzione senza mouse, l’uomo comunica finalmente
    in modo naturale e non attraverso orpelli e input-device prodotti da/per i
    computer. Questo radicale cambio di paradigma di interazione non varebbe a
    nulla se non risultasse un abilitatore utile a "rendere possibili
    fare cose diverse da prima". Ecco quindi che il concetto di assistente digitale
    -una sorta di segretario a cui affidare la gestione di ogni nostro file digitalizzato-
    conquista centralità nei concept di Apple. E da allora, stiamo ancora aspettando.

    I video-scenari sul web (solo lentissimi ed in solo download):
    -
    Knowledge
    Navigator
    (14,1Mb) - Future
    Shock
    (45Mb)

    La prima dote di un assistente è la RICERCA
    Nel web, oggi c’è un solo vero Re, e questo
    è GOOGLE.
    Questo era in qualche modo prevedibile, perché l’accesso rapido e l’organizzazione
    alla conoscenza -primo passo verso l’emersione di comportamenti "intelligenti"-
    passa attraverso la nostra capacità di ritrovare le informazioni.

    La capacità di RICERCA è quindi il primo stadio del problema del trattamento
    della conoscenza nell’era del web. Il punto è che l’input device e la modalità
    con cui ci è consueto interagire con i computer non è la voce o il riconoscimento
    dei gesti, ma il mouse e le finestre di windows e MacOS.

    Ebbene, gestire la crescente complessità del gestire le informazioni residenti
    sui nostri PC e nella Rete con strumenti così primitivi sta diventando IL PROBLEMA,
    ed introdurre un motore di ricerca dentro ai sistemi operativi è la prossima
    sfida (ancora una volta guidata dalla Apple).


    SpotLight
    Il nuovo strumento di ricerca system-wide di Tiger (Mac OS X 10.4),
    aiuta gli utenti a trovare tutto ciò che cercano sul loro Mac. Spotlight è in
    grado di trovare messaggi e-mail, calendari e contatti, oltre a dati, filmati,
    immagini… ogni tipo di documento, insomma.
    I risultati di Spotlight vengono
    mostrati in categorie intuitive che aiutano a navigare, scegliere e infine fare
    clic sull’informazione
    desiderata.

    La desktop-ricerca secondo Apple (2004)
    Nel vedere screenshot, presentazioni e nel fare il test di SpotLight io ho provato
    una duplice emozione. Da un lato mi sono detto:"finalmente!". Finalmente potrò
    non curarmi di DOVE registro i files, di COME li chiamo (visione computer-centrica)
    e pensare solo al loro contenuto o a quando li ho prodotti (visione un po’ più
    umana).
    Dall’altro lato mi sono anche detto:"Quanto è complicato!".
    Si perché SpotLight,
    che pure è semplice da usare, stressa fortemente l’uso di menu, search
    box, pop-up etc. Ovvero tutte quelle componenti dell’interfaccia che definisco
    "interattori di
    basso livello" e quindi più complessi.
    Insomma, dal mio punto di vista SpotLight è una benedizione, ed il suo limite
    è -in realtà- il limite con cui -tutte le interfacce grafiche basate sulla metafora
    del desktop- stanno facendo i conti. - SpotLight
    sul sito Apple
    .

    Nota: Forse pensate che -in realtà- la ricerca sul desktop possa trovare
    altre strade e che -forse- è soltanto SpotLight a non essere progettato
    adeguatamente. Beh,provate a scoprire SE e COME il prossimo successore di Windows
    XP cercherà di
    risolvere il problema, e scoprirete che SportLight è già migliore
    delle promesse di Redmond.

    D’altro canto, la vera soluzione potrebbe nascere da chi di Sistemi Operativi
    non dovrebbe saperne molto, ma di ricerca se ne intende parecchio: Google.
    Google
    DESKTOP SEARCH
    è un software che consente di avere sul proprio PC tecnologia
    Google usata per la di ricerca sul Web. Screenshot

    Google Desktop Search è già tra noi
    Google Desktop Search consente di ricercare contenuti prodotti con le principali
    applicazioni (al momento SOLO quelle targate Microsoft) e pone la società di
    Google in concorrenza diretta con Microsoft. D’altro canto, Bill Gates & soci,
    stanno tentando di insidiare la supremazia di Google nel business dei motori
    di ricerca…
    La ricerca viene presentata da un’interfaccia web attraverso il browser di default
    del sistema. Il server
    google utilizza un indirizzo locale 127.0.0.1 e la porta 4664 per svolgere
    le sue funzioni di ricerca nella macchina. Dal punto di vista di Microsoft,
    un temibile parassita che si annida nel centro del suo sistema operativo. …per
    cui la guerra che potenzialmente porta al primo assistente digitale, è ufficialmente
    aperta.

    Bene,
    Nonostante le mirabolanti promesse di SpotLight, Google Desktop Search, etc
    (anche in termini di semplicità d’uso)… io non credo che fosse questo
    il "futuro" a cui pensavano i ricercatori del PARC che hanno inventato
    le interfacce grafiche, o il team Macintosh che le ha perfezionate e rese utili
    alla gente. Insomma, questa roba continua ad essere troppo complicata. SI arrovella
    sul limite intrinseco della metafora del desktop ed è prigioniera di
    un input-device-carceriere chiamato MOUSE!

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    I tre pilastri delle
    interfacce & le interfacce naturali

    La tesi di questo paragrafo è la seguente: Il
    mouse non soltanto determina gli aspetti propri della relazione uomo
    macchina, ma influenza pesantemente anche gli aspetti applicativi e -più in
    generale- lo sviluppo dell’informatica. Contemporaneamente, a cominciare dalle
    interfacce pubbliche prodotte dall’italianissimo Alessandro Valli, mi mostrerò
    come è possibile dimenticarsi del mouse e vivere ugualmente felici.

    Una personale (e dunque opinabile) rilettura della letteratura in fatto di
    Human Computer Interaction, mi ha convinto del fatto che una interfaccia sia
    composta da "n" diversi fattori determinati dalla "macchina", dall’uomo, dal
    contesto, dal compito, etc. L’approccio olistico dell’Interaction Design. …Ma
    se dovessi parlare dell’interfaccia nei termini di ciò che quotidianamente
    progetto, allora non esiterei a definire l’interfaccia (come suggeritomi dall’articolo dell’ottimo Paolo Salone) un sistema che
    si basa su tre principali pilastri:
    - Input Device (ovvero lo strumento con cui concretamente
    vengono mediati i nostri comandi
    diretti alla macchina)
    - Tecnica di Interazione (ovvero quelle modalità operative di base che mi consentono
    -attraverso l’input device- di compiere operazioni specifiche)
    - Compito (scopo ultimo dell’azione che l’utente può raggiungere
    attraverso l’uso della macchina)

    Dal mio punto di vista:
    In prima istanza il compito complesso è determinato
    dalla somma delle varie azioni rese possibili dalle tecniche di interazioni
    disponibili, e dato che queste dipendono in modo diretto dall’Input device,
    quest’ultimo è la misura -sia in senso negativo che positivo- di ciò che è
    possibile fare con una certa tecnologia. Ed in effetti, aldilà di ogni ragionamento
    accademico, ciò che le persone percepiscono di una qualsivoglia tecnologia
    informatica è -in prima istanza- la sua interfaccia.

    I tre pilastri dell'interfaccia

    Può dunque darsi che il mouse sia il segno dei computer del presente e l’interazione
    naturale quella dei computer del futuro?

    Beh, questa è pressapoco la mia tesi. D’altro canto vi immaginate
    SpocK & Kirk che -mentre viaggiano con la loro Enterprise- armeggiano con dei
    mouse? e HAL2000 con il mouse? BladeRunner con i mouse? Il Millennium Falcon? Fateci
    caso: in nessun modello di futuro vorremmo portare con noi il mouse. …è un
    fatto che dovremmo far valutare da uno psichiatra, ma è così.

    Questo -probabilmente- perché il mouse NON E’ MAI STATO una tecnologia
    antropocentrica ed usabile.

    Al mouse ci siamo abituati strada facendo, ma
    la gestualità ed il coordinamento occhio-mano che ci obbliga di sviluppare,
    non può essere definito “naturale” (al punto che nelle generazioni
    meno giovani la vera difficoltà nell’uso del PC è data
    proprio dalla mancanza di un adeguato coordinamento).

    Il “buono” del
    mouse è il suo essere standard. Il suo inestimabile contributo è quello
    di chi si è fatto carico di traghettare l’umanità verso
    l’era digitale. Ma il suo mestiere probabilmente finisce laddove le interfacce
    naturali cominceranno a funzionare davvero.

    E qui è il caso di cominciare a mostravi qualche alternativa concreta.

    L’espressione "natural interaction" gira in Rete da un pò, ma al mio
    orecchio è giunto sopratutto attraverso una persona specifica: Alessandro Valli.
    Il team di Firenze con cui Alessandro lavora, si è spesso confrontato con la
    problematica delle interfacce pubbliche poste in luoghi particolari (ad esempio
    i Musei), e con la necessità di avere una fruizione contemporanea e multipla
    dell’informazione disponibile nel sistema.

    Le formule applicate sono quelle legate al riconoscimento della posizione della
    persona che intende interagire con il sistema, oppure dei suoi gesti. I fruitori
    che si confrontano con queste interfacce NON hanno bisogno di alcun training,
    perché è il sistema stesso ad offrirgli degli spunti e/o -mentre altri lo stanno
    usando- a scatenare quei meccanismi di emulazione così adatti all’apprendimento.

    Progetti con Interfacce Naturali di Alessandro Valli

    Questi sistemi non soltanto "umanizzano" il tipo di interazione a cui le persone
    devono ricorrere per fruire del contenuto informativo, ma umanizzano anche
    i sistemi stessi, dotandoli talvolta di una apparenza e di comportamenti più
    umani.
    -
    Alcuni
    progetti di Alessandro Valli

    NOTA: Se state pensando:"Ok, forse i PC non vanno bene in certi contesti pubblici,
    ma potrebbero funzionare benissimo palmari ed altre tecnologie
    portatili…" beh, allora leggetevi questo mio vecchio articolo: KILLER
    WIRELESS MUSEUM
    . Se invece state pensando che solo taluni contesti non
    siano adatti al PC tradizionale e che -comunque- non esistono alternative…
    beh, date un occhio al resto di questo articolo.

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    Computer
    comandati con lo sguardo

    La prima cosa che fu necessaria insegnare alla gente
    quando fu introdotto il mouse, fu il concetto di SELEZIONE dell’oggetto/voce
    con il quale si intende operare. Questa selezione preventiva fu tradotta
    in una tecnica di interazione chiamata POINT and
    CLICK.
    Ovvero: la selezione di un oggetto/voce specifcico viene
    effettuata portando il PUNTATORE sul comando/voce
    es. evidenziandolo attraverso un singolo "semplice" CLICK (attraverso il tasto
    presente sul mouse).

    Ebbene, le interfacce naturali che mi mostrerò in questo paragrafo si basano sulla separazione del point and click, e sulla opportunità di evidenziare/preselezionare
    un oggetto/voce della GUI semplicemente guardandola. In un istante successivo,
    sarà possibile associare una qualche azione specifica, attraverso un CLICK
    che avviene con diverse modalità, ad esempio: comando vocale, tasto speciale
    esterno, tasto della convenzionale tastiera, etc.

    Se vi sembra una cosa difficile, vi posso assicurare che è meno difficile che
    imparare a coordinare occhio e mano per muovere il puntatore sullo schermo.
    Infatti, qualunque punto dell’interfaccia grafica voi vogliate raggiungere
    con il mouse, dovete prima guardarlo. Beh, con queste nuove interfacce guardarlo
    è uguale a raggiungerlo e preselezionarlo. Dovete solo sceglire se "cliccare"
    o meno.

    Come oramai sappiamo dai "tre pilastri dell’interfaccia", il fatto di cambiare
    input-device influenza ogni aspetto dell’interfaccia. Ad esempio, in tutti
    i prototipi e sistemi da noi realizzati con la modalità eye-controlled, non
    esiste il puntatore
    . Niente freccine e altre ulteriori mediazioni grafiche.
    Ciò che guardi reagisce!

    Gli occhi, più la pressione di un singolo tasto, vengono usati come input device

    IMMAGINE IN ALTO - A sinistra:
    l’uso congiunto di un tasto della tastiera e dello sguardo ricompone il POINT
    and CLICK classico. Al centro: Il sistema monitorizza glli
    occhi (se sono nel suo campo visivo) e determina COSA la persona guarda nello
    schermo, fornendo un immediato feedback/preselezione di ogni item puntato. A
    destra: …sto testando il sistema tenendo le mani rigorosamente
    sotto al mento!

    QUI SOTTO:
    Una prima interfaccia sperimentale per la gestione di una intera casa. Progetto
    realizzato per conto del Fraunhofer Institute e mirato a persone normodotate
    o con disabilità motorie minori. Progetti successivi (indipendenti)
    ci hanno consentito di prototipare sistemi altamente utilizzabili da persone
    con gravi disabilità motorie. Per
    informazioni scrivetemi.

    Domotica Eye-Controlled

    Al momento, queste interfacce si basano su un hardware piuttosto costoso:
    un Eye-Tracker Tobii. Questo NON consente la immediata scalabilità della
    soluzione su un mercato consumer, ma io penso sia estremamente importante
    sia per mercati verticali e utenti "speciali" che -più in generale- per
    dare una consistente spinta verso la ricerca/creazione di paradigmi di
    interazione più natuali.

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    CONCLUSIONI: Ma chi ha
    bisogno di un nuovo computer?


    Il continuo cambiamento delle tecnologie informatiche è costretto in un gioco
    di forze opposte.

    Da un lato, i produttori di HW/SW che DEVONO vendere continuamente
    qualcosa di nuovo, ma che NON POSSONO rischiare cambiando più di tanto quello
    che già ha avuto successo commerciale e diffusione. In questo mondo, il marketing
    (o almeno quello di serie B) sceglie prima le deadline e poi il contenuto. …
    il debuggin ed il supporto lo faranno direttamente i clienti.

    Dall’altra parte ci sono le persone.
    Taluni già ampiamente disillusi
    dall’inseguire continuamente le "innovazioni". Altri ancora ampiamente
    sedotti.

    Così, ci ritroviamo in un mondo nel quale si può avere la fibra
    ottica in casa, e - per scrivere una lettera- si usa l’onnipresente WORD 11 (che
    -per la vergona- è stato ribattezzato WORD 2004). Il quale è
    -praticamente- il risultato del peggioramento continuo del WORD 4. Ciliegina
    finale: scriviamo le nostre lettere con una tastiera QWERTY, inventata per evitare
    che -scrivendo troppo velocemente- si accavallassero i bastoncini di legno delle
    antenate delle macchine da scrivere.

    Se questo è il progresso dell’informatica, lasciatemi dire che qualcuno ha imboccato
    un vicolo cieco.
    Dal mio punto di vista, oggi abbiamo la potenza di calcolo e le tecnologie
    abilitanti per ricominciare a pensare al futuro del computer. Perché no, proprio
    ripartendo dai video-scenari e dagli assistenti digitali pensati quasi vent’anni
    or sono dai geni della Apple Computer.
    …certo, sino a qualche tempo fa, forse qualcuno avrebbe potuto convincermi
    che "la tecnologia non era ancora pronta", ma non è così.
    Vi ho mostrato già
    degli esempi concreti, e posso aggiungere dell’altro. Un gruppo di otto ragazzi
    che lavora con me alla SR LABS di Milano, con un normale computer desktop comprato
    alla CDC, ha integrazione un Eye-Tracker TOBII ed un sistema
    di ricoscimento vocale acquistabile ovunque.
    Oggi, quel computer, risponde ai
    comandi vocali (con un vocabolario definito a priori) e associa questi comandi
    alla SELEZIONE VISIVA che la persona che gli sta dinanzi sta facendo. Il
    nostro sistema sa se qualcuno gli sta dinanzi, ed agisce
    in conseguenza ad azioni indicate con gli occhi e
    la voce
    (ad es. è
    in grado di eseguire un copia/incolla detto a voce, dove il COSA copiare ed il
    DOVE incollarlo è indicato con lo sguardo).

    Se un gruppetto di otto persone (di cui soltanto due ingegneri) sono riusciti
    a mettere insieme tutto ciò, cosa potrebbero fare le mitiche startup californiane
    o i 3000 ricercatori di Microsoft se soltanto lavorassero in una direzione opportuna?

    Qual’è la direzione? Ovviamente quella delle tecnologie antropocentriche
    e delle interfacce naturali. La IT with Human Face il cui ispiratore è il
    precocemente scomparso Michael Dertouzos (alcuni
    articoli raccolti da Business 2.0
    ), già capo del MIT ed autore del
    libro
    "The
    Unfinished Revolution"
    .

    So che nel dirlo salto una serie di passaggi logici e non pretendo di essere
    chiaro, ma comincio a pensare che il computer definitivo NON sarà un
    computer!

    Consetitemi una ultima nota: Tutte le interfacce e gli scenari che vi
    ho mostrato sono rigorosamente MADE IN ITALY. Qualcuno in alto si svegli! Perché
    i treni dell’innovazione continuano a passare.

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