Aug 30 2004

    La Gabbia-Voliera per pesci volanti, ovvero: come sfatare il mito dell’utente “medio”

    Posted at 4:43 pm under don norman, carelman

    Questo è un pesce volante. Quello vero!
    Da troppo tempo sento parlare di progettare per l’utente medio, e credo che
    sia venuto il tempo di guardare oltre questa stregonesca caccia al mostro a
    tre teste.

    In questa pagina


    - Introduzione
    - Metti un Carelman alla parete
    - Alla scoperta dei pesci volanti
    - Chi ha bisogno di una voliera acquario?
    - All’inseguimento del mostro
    a tre teste

    - CONCLUSIONI & post-conclusioni


    Voliera-Acquario per pesci volanti - Jacques CarelmanIntroduzione

    Gli oggetti di Jacques Carelman (quello che ha disegnato "La
    Caffettiera per Masochisti" usata in copertina del più celebre
    libro di Donald A. Norman) hanno suscistato in me sempre grande ammirazione.
    Al punto che uso di frequente gli "oggetti impossibili" per introdurre
    alcuni miei corsi di progettazione.

    Oppure, stampo dei grandi A3 a colori con
    alcuni oggetti, nel tentativo di fissare nella mente (mia e degli altri osservatori)
    un qualche concetto specifico.

    "Metti un Carelmann alla parete"
    Una delle volte che mi ritrovai ad appendere alla parete
    la foto di un oggetto di Carelman, fu quella in cui scelsi la voliera-acquario
    per pesci volanti come addobbo per una piccola area tecnica di una azienda per
    la quale stavo lavorando.

    Dato il piccolo spazio, l’A3 della voliera/acquario era impossibile da evitare
    con lo sguardo, e la vita della piccola comunità di programmatori non
    poté evitare di far nascere diverse discussioni sull’oggetto.



    Inizialmente la presero come una "cosa di design". Bella, brutta,
    opinabile o meno, ma fine a se stessa. Con accanto un poster pubblicitario
    o uno di un gruppo rock, la voliera-acquario non suscitava nessuna particolare
    riflessione. Era "solo grafica" sulla parete.


    Così, chiesi il permesso di togliere gli altri manifesti e lasciai sulla
    parete bianca la sola stampa (scontornata) della voliera-acquario.
    A questo punto, la percezione del gruppo cambiò.
    Ok, c’era ancora molto di "grafica", ma l’immagine così "pulita" li
    portò ad osservare meglio l’oggetto in sé, scambiandosi qualche feroce commento sulla sua assurdità.
    Un pò di risate, qualche battuta del tipo "se non la smetti ti
    chiudo iin gabbia con i pesci volanti", ect campeggiarono nell’aria per
    qualche giorno. Poi -finalmente- a qualcuno venne in mente di chiedermi cosa
    "vedevo io" in quell’immagine.

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    Alla scoperta dei
    pesci volanti

    Voi conoscete i pesci volanti? Ne avete
    mai visto uno? Pensate che sia una Chimera o che esista davvero?
    Ebbene, esistono diverse specie di pesci volanti. Se fate un viaggio in barca
    per mare aperto, può capirare di trovarsene qualcuno -la mattina- sul
    ponte. Questi pesci -infatti- si muovono per grandi balzi e durante la notte
    possono non calcolare bene la distanza e larghezza di una imbarcazione e finirci
    dentro senza aver modo di tornare in acqua.

    esemplari di vero pesce volante

    Ma sono questi i pesci della voliera acquario di Carelman?
    Io credo di no.


    Personalmente preferisco pensare che Jacques Carelman abbia giocato bene con
    la figura "misteriosa" del pesce volante e con l’effetto "chimera" che
    essa produce nelle nostre menti.

    Se così non fosse, una voliera acquario
    per pesci voltanti, dovrebbe instillare in noi sentimenti molto simili a quelli
    di un acquario per anfibi con tanto di ranocchie dentro.
    Ma non è così.

    E qui entra in campo la genilità di molte
    delle creazioni di Carelman.
    Anziché provare a riprodurre in modo credibile e fascinoso il misterioso
    pesce volante, Jacques Carelman ha scelto di farlo rigido e plasticoso come
    una vera paccotiglia da venditore ambulante. Poi ha messo insieme una vera gabbia
    per uccelli con un mezzo acquario et voilà, l’opera d’arte è servita!

    Il pesce volante di Carlman non è quello che si trova in natura e
    non è neanche la chimera. Il pesce volante di Carelman è soltanto
    una provocazione: non esiste.

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    Chi ha bisogno di una voliera - acquario?
    Se già in natura il pesce volante ve lo ritrovate
    sul dock senza neanche volere… Chi sarebbe disposto ad andare a caccia
    di un pezzo di plastica come quello che Carelman ha messo nella sua voliera-acquario?
    Direi nessuno.


    Charlie, cacciatore di pesci volanti

    …Ma ammesso che un siffatto pesce volante esistesse davvero (e ribadisco quello
    di Carelmann concettualmente non esiste), dove dovremmo tenerlo se non lì dove
    Carelman l’ha infilato?

    Quale sarebbe il suo ambiente ideale? Con che profondità dell’acqua,
    con che altezza della gabbia? Io credo che basta esprimere il problema
    in questi termini per rendersi conto che anche la voliera-acquario è essa
    stessa un oggetto mitico e ridicolo.
    La voliera acquario è un ambiente creato su misura per un "abitante" che è solo
    un fantoccio mal scopiazzato da quello esistente. Un abitante che è il miraggio di una figura mitica, ma che nella realtà, semplicemente non esiste.

    Ecco, in questo -io credo- stia la provocazione di questa opera di Carelman.
    Cosi’ capace di calamitare i nostri sguardi, con l’inutilità, il ridicolo,
    e l’evidente inappropriatezza di tutto il suo apparire.

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    All’inseguimento del
    mostro a tre teste

    Hydra, mostro a tre teste (dal cartone di HERCULES)Ora provate voi stessi: Immaginatevi per un attimo
    di essere Carelman e di dover progettare una "gabbietta da trasporto" per
    mostri a tre teste. Fatto? Avete riso?

    Eppure, nonostante tutta la mia fuffa filosofica e le risate, io vedo continuamente
    gente che si affanna a costruire voliere-acquario e/o ad inseguire mostri a
    tre teste.
    Lo vedo accadere ogni volta che un particolare pesce volante -anch’esso reale
    e mitico al tempo stesso- viene evocato durante una riunione di progetto: parlo
    dell’utente medio.

    A sentire la descrizione delle azioni e delle aspettative che
    i diversi componenti del tipico team di progetto, non c’è dubbio: L’utente
    medio ha certamente TRE teste.

    Come potrebbe -se non con tre teste diverse- pensare di compiere
    evoluzioni di navigazione da UFO, e al contempo gioire dell’ultima RICH MEDIA
    Application (metodo fico per dire che le pagine pesano un casino) e -tra un
    click e l’altro- essere contento di farsi profilare attraverso il semplice
    modulo di tre pagine?


    Certo, si potrebbe anche discutere seriamente (o persino litigare) all’interno del team pur di sviscerare il problema, ma noi siamo gente educata: tiriamo fuori la parola magica (utente medio) e siamo nuovamente tutti d’accordo.

    Ma come si fa a parlare di utente medio quando il sito/servizio deve ancora nascere? Come si riesce a definire dei cluster di utenti/clienti quando non soltanto non si � mai fatta una indagine etnografica di alcun genere e/o non si analizzano neanche i log/file?

    Almeno in questi casi dovremmo convenire tutti che la definizione utente medio serve solo a nascondere la nostra ignoranza dei fatti, ed invece -con solenne fiducia nella forza d’animo di chi usa i nostri progetti web- ci facciamo subito portabandiera dell’utente mediamente superdotato.


    …ed in fondo, non siamo forse essere multimodali, multitasking, ipercablati e multistressati?

    Squillino dunque le trombe, e si parta con l’ode all’utente medio: mobile e multicanale.
    Perchè non si può dire (se non per necessità retoriche
    ma senza pensarlo sul serio) che Internet abbia già cambiato il mondo
    e la società. …Che ha cambiato l’economia non conviene dirlo. Però dire
    che l’utente medio è wireless e multicanale, si può dire: fa
    anche molto fico.

    A questo punto, chi volesse progettare un portale pensato
    per l’utente mobile, wireless ed a tre teste ha una sola ingegneristicamente
    perfetta possibilità:
    progettare un passeggino (o gabbietta da passeggio) per mostri a tre teste.

    State
    ancora ridendo?

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    CONCLUSIONI & post-conclusioni

    E’ venuto il momento di dirvi perché ho appesa la voliera acquario nella
    sala tecnica. Non certo per insegnare ad altri a non cadere nella trappola
    del costruttore di voliere acquario che sappiano accogliere comodamente ogni utente medio… La tentazione è così forte
    che può capitare a tutti. Bensì per stabilire una convenzione
    all’interno del gruppo di lavoro. Una convenzione che stabilisce l’impegno
    comune a tutti nel riformare il nostro stesso linguaggio e costringerci ad
    abbandonare il bingo delle cazzate da riunione. Niente metafore calcistiche
    e parole magiche che ognuno percepisce a proprio modo.
    Al contrario delle scorciatoie, quella icona a parete ci ricorda che ci siamo
    ripromessi di affrontare le difficoltà quotidiane di chi vuole esprimere
    e condividere idee e concetti capaci di superare i confini del proprio compagno
    di banco lavorativo e diventare un progetto pensato per la gente.

    Non utenti medi che ci vengono incontro per qualunque problema di progetto, risolvendo contemporaneamente tutte le istanze. Ma persone tutte diverse che -lavorando
    duramente- possono essere descritte attraverso attività tipiche,
    attraverso gruppi, attraverso metodologie statistiche che ci aiutiano a comprendere
    meglio le PERSONE o almeno ad averne una approssimata idea numerica dei comportamenti.

    Dovremmo
    fare questo:
    - abolire le vuote scorciatoie linguistiche (utili solo alla retorica da riunione);
    - stringere un patto con il diavolo (il marketing) condividendone parte dell’approccio;
    - aver voglia di lavorare sodo sui numeri. (potete cominciare da questo articolo su BoxesAndArrows)

    …e non solo la "sala tecnica" di
    cui parlavo prima, ma anche l’usabilità italica
    dovrebbe smettere di cacciar le streghe e parlare dei fatti, mostrare i numeri,
    snocciolare le prove oggettive.

     

    POST-CONCLUSIONI
    La mia interpretazione degli oggetti d’arte di Jacques
    Carelman non fa testo. Essa è legata al mio background più che
    ad una profonda e solerte conoscenza dell’arte. Dunque, per non fare sgarbo
    a nessuno, ho voluto aggiungere questa post-conclusione in cui Jacques Carelman
    stesso definisce i suoi oggetti.
    "Le attivita’ umane sono innumerevoli e varie. Alcune persone dirottano
    gli aerei, altri i fondi pubblici o la conversazione. Io preferisco, per quanto
    mi riguarda, dirottare l’uso corrente degli oggetti comuni. E’ molto meno pericoloso,
    piu’onesto, ed infinitamente piu’divertente. I miei oggetti, perfettamente
    inutilizzabili, sono esattamente il contrario di quei gadget di cui la nostra
    societa’ consumistica e’ ghiotta. Se qualcuno me lo domandasse, io li qualificherei
    come: grotteschi, poetici, spassosi, assurdi, filosofici, astuti, puerili,
    profondi, ironici… Osservandoli lo spettatore sara’ allora pregato, secondo
    il suo umore, il suo gusto e la sua cultura, di cancellare la qualifica di
    inutili!"

    Jacques Carelman

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