La Gabbia-Voliera per pesci volanti, ovvero: come sfatare il mito dell’utente “medio”

Da troppo tempo sento parlare di progettare per l’utente medio, e credo che
sia venuto il tempo di guardare oltre questa stregonesca caccia al mostro a
tre teste.
In questa pagina
- Introduzione
- Metti un Carelman alla parete
- Alla scoperta dei pesci volanti
- Chi ha bisogno di una voliera acquario?
- All’inseguimento del mostro
a tre teste
- CONCLUSIONI & post-conclusioni
Introduzione
Gli oggetti di Jacques Carelman (quello che ha disegnato "La
Caffettiera per Masochisti" usata in copertina del più celebre
libro di Donald A. Norman) hanno suscistato in me sempre grande ammirazione.
Al punto che uso di frequente gli "oggetti impossibili" per introdurre
alcuni miei corsi di progettazione.
Oppure, stampo dei grandi A3 a colori con
alcuni oggetti, nel tentativo di fissare nella mente (mia e degli altri osservatori)
un qualche concetto specifico.
"Metti un Carelmann alla parete"
Una delle volte che mi ritrovai ad appendere alla parete
la foto di un oggetto di Carelman, fu quella in cui scelsi la voliera-acquario
per pesci volanti come addobbo per una piccola area tecnica di una azienda per
la quale stavo lavorando.
Dato il piccolo spazio, l’A3 della voliera/acquario era impossibile da evitare
con lo sguardo, e la vita della piccola comunità di programmatori non
poté evitare di far nascere diverse discussioni sull’oggetto.
Inizialmente la presero come una "cosa di design". Bella, brutta,
opinabile o meno, ma fine a se stessa. Con accanto un poster pubblicitario
o uno di un gruppo rock, la voliera-acquario non suscitava nessuna particolare
riflessione. Era "solo grafica" sulla parete.
Così, chiesi il permesso di togliere gli altri manifesti e lasciai sulla
parete bianca la sola stampa (scontornata) della voliera-acquario.
A questo punto, la percezione del gruppo cambiò.
Ok, c’era ancora molto di "grafica", ma l’immagine così "pulita" li
portò ad osservare meglio l’oggetto in sé, scambiandosi qualche feroce commento sulla sua assurdità.
Un pò di risate, qualche battuta del tipo "se non la smetti ti
chiudo iin gabbia con i pesci volanti", ect campeggiarono nell’aria per
qualche giorno. Poi -finalmente- a qualcuno venne in mente di chiedermi cosa
"vedevo io" in quell’immagine.
Alla scoperta dei
pesci volanti
Voi conoscete i pesci volanti? Ne avete
mai visto uno? Pensate che sia una Chimera o che esista davvero?
Ebbene, esistono diverse specie di pesci volanti. Se fate un viaggio in barca
per mare aperto, può capirare di trovarsene qualcuno -la mattina- sul
ponte. Questi pesci -infatti- si muovono per grandi balzi e durante la notte
possono non calcolare bene la distanza e larghezza di una imbarcazione e finirci
dentro senza aver modo di tornare in acqua.

Ma sono questi i pesci della voliera acquario di Carelman?
Io credo di no.
Personalmente preferisco pensare che Jacques Carelman abbia giocato bene con
la figura "misteriosa" del pesce volante e con l’effetto "chimera" che
essa produce nelle nostre menti.
Se così non fosse, una voliera acquario
per pesci voltanti, dovrebbe instillare in noi sentimenti molto simili a quelli
di un acquario per anfibi con tanto di ranocchie dentro.
Ma non è così.
E qui entra in campo la genilità di molte
delle creazioni di Carelman.
Anziché provare a riprodurre in modo credibile e fascinoso il misterioso
pesce volante, Jacques Carelman ha scelto di farlo rigido e plasticoso come
una vera paccotiglia da venditore ambulante. Poi ha messo insieme una vera gabbia
per uccelli con un mezzo acquario et voilà, l’opera d’arte è servita!
Il pesce volante di Carlman non è quello che si trova in natura e
non è neanche la chimera. Il pesce volante di Carelman è soltanto
una provocazione: non esiste.
Chi ha bisogno di una voliera - acquario?
Se già in natura il pesce volante ve lo ritrovate
sul dock senza neanche volere… Chi sarebbe disposto ad andare a caccia
di un pezzo di plastica come quello che Carelman ha messo nella sua voliera-acquario?
Direi nessuno.

…Ma ammesso che un siffatto pesce volante esistesse davvero (e ribadisco quello
di Carelmann concettualmente non esiste), dove dovremmo tenerlo se non lì dove
Carelman l’ha infilato?
Quale sarebbe il suo ambiente ideale? Con che profondità dell’acqua,
con che altezza della gabbia? Io credo che basta esprimere il problema
in questi termini per rendersi conto che anche la voliera-acquario è essa
stessa un oggetto mitico e ridicolo.
La voliera acquario è un ambiente creato su misura per un "abitante" che è solo
un fantoccio mal scopiazzato da quello esistente. Un abitante che è il miraggio di una figura mitica, ma che nella realtà, semplicemente non esiste.
Ecco, in questo -io credo- stia la provocazione di questa opera di Carelman.
Cosi’ capace di calamitare i nostri sguardi, con l’inutilità, il ridicolo,
e l’evidente inappropriatezza di tutto il suo apparire.
All’inseguimento del
mostro a tre teste
Ora provate voi stessi: Immaginatevi per un attimo
di essere Carelman e di dover progettare una "gabbietta da trasporto" per
mostri a tre teste. Fatto? Avete riso?
Eppure, nonostante tutta la mia fuffa filosofica e le risate, io vedo continuamente
gente che si affanna a costruire voliere-acquario e/o ad inseguire mostri a
tre teste.
Lo vedo accadere ogni volta che un particolare pesce volante -anch’esso reale
e mitico al tempo stesso- viene evocato durante una riunione di progetto: parlo
dell’utente medio.
A sentire la descrizione delle azioni e delle aspettative che
i diversi componenti del tipico team di progetto, non c’è dubbio: L’utente
medio ha certamente TRE teste.
Come potrebbe -se non con tre teste diverse- pensare di compiere
evoluzioni di navigazione da UFO, e al contempo gioire dell’ultima RICH MEDIA
Application (metodo fico per dire che le pagine pesano un casino) e -tra un
click e l’altro- essere contento di farsi profilare attraverso il semplice
modulo di tre pagine?
Certo, si potrebbe anche discutere seriamente (o persino litigare) all’interno del team pur di sviscerare il problema, ma noi siamo gente educata: tiriamo fuori la parola magica (utente medio) e siamo nuovamente tutti d’accordo.
Ma come si fa a parlare di utente medio quando il sito/servizio deve ancora nascere? Come si riesce a definire dei cluster di utenti/clienti quando non soltanto non si � mai fatta una indagine etnografica di alcun genere e/o non si analizzano neanche i log/file?
Almeno in questi casi dovremmo convenire tutti che la definizione utente medio serve solo a nascondere la nostra ignoranza dei fatti, ed invece -con solenne fiducia nella forza d’animo di chi usa i nostri progetti web- ci facciamo subito portabandiera dell’utente mediamente superdotato.
…ed in fondo, non siamo forse essere multimodali, multitasking, ipercablati e multistressati?
Squillino dunque le trombe, e si parta con l’ode all’utente medio: mobile e multicanale.
Perchè non si può dire (se non per necessità retoriche
ma senza pensarlo sul serio) che Internet abbia già cambiato il mondo
e la società. …Che ha cambiato l’economia non conviene dirlo. Però dire
che l’utente medio è wireless e multicanale, si può dire: fa
anche molto fico.
A questo punto, chi volesse progettare un portale pensato
per l’utente mobile, wireless ed a tre teste ha una sola ingegneristicamente
perfetta possibilità:
progettare un passeggino (o gabbietta da passeggio) per mostri a tre teste.
State
ancora ridendo?
CONCLUSIONI & post-conclusioni
E’ venuto il momento di dirvi perché ho appesa la voliera acquario nella
sala tecnica. Non certo per insegnare ad altri a non cadere nella trappola
del costruttore di voliere acquario che sappiano accogliere comodamente ogni utente medio… La tentazione è così forte
che può capitare a tutti. Bensì per stabilire una convenzione
all’interno del gruppo di lavoro. Una convenzione che stabilisce l’impegno
comune a tutti nel riformare il nostro stesso linguaggio e costringerci ad
abbandonare il bingo delle cazzate da riunione. Niente metafore calcistiche
e parole magiche che ognuno percepisce a proprio modo.
Al contrario delle scorciatoie, quella icona a parete ci ricorda che ci siamo
ripromessi di affrontare le difficoltà quotidiane di chi vuole esprimere
e condividere idee e concetti capaci di superare i confini del proprio compagno
di banco lavorativo e diventare un progetto pensato per la gente.
Non utenti medi che ci vengono incontro per qualunque problema di progetto, risolvendo contemporaneamente tutte le istanze. Ma persone tutte diverse che -lavorando
duramente- possono essere descritte attraverso attività tipiche,
attraverso gruppi, attraverso metodologie statistiche che ci aiutiano a comprendere
meglio le PERSONE o almeno ad averne una approssimata idea numerica dei comportamenti.
Dovremmo
fare questo:
- abolire le vuote scorciatoie linguistiche (utili solo alla retorica da riunione);
- stringere un patto con il diavolo (il marketing) condividendone parte dell’approccio;
- aver voglia di lavorare sodo sui numeri. (potete cominciare da questo articolo su BoxesAndArrows)
…e non solo la "sala tecnica" di
cui parlavo prima, ma anche l’usabilità italica
dovrebbe smettere di cacciar le streghe e parlare dei fatti, mostrare i numeri,
snocciolare le prove oggettive.
POST-CONCLUSIONI
La mia interpretazione degli oggetti d’arte di Jacques
Carelman non fa testo. Essa è legata al mio background più che
ad una profonda e solerte conoscenza dell’arte. Dunque, per non fare sgarbo
a nessuno, ho voluto aggiungere questa post-conclusione in cui Jacques Carelman
stesso definisce i suoi oggetti.
"Le attivita’ umane sono innumerevoli e varie. Alcune persone dirottano
gli aerei, altri i fondi pubblici o la conversazione. Io preferisco, per quanto
mi riguarda, dirottare l’uso corrente degli oggetti comuni. E’ molto meno pericoloso,
piu’onesto, ed infinitamente piu’divertente. I miei oggetti, perfettamente
inutilizzabili, sono esattamente il contrario di quei gadget di cui la nostra
societa’ consumistica e’ ghiotta. Se qualcuno me lo domandasse, io li qualificherei
come: grotteschi, poetici, spassosi, assurdi, filosofici, astuti, puerili,
profondi, ironici… Osservandoli lo spettatore sara’ allora pregato, secondo
il suo umore, il suo gusto e la sua cultura, di cancellare la qualifica di
inutili!"
Jacques Carelman


